Anno 1863: l'anno della svolta?

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Anno 1863: l'anno della svolta?

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Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mer 20 Nov 2013 - 19:41

Il 2013 sta per finire e con esso le commemorazioni per i vari 150enari. Tirando le somme di ciò che accadde nel 1863, possiamo considerare quell'anno come l'anno della svolta della guerra? Quale fu l'entità e la portata delle vittorie militari Unioniste? Le ripercussioni di campagne come quelle di Gettysburg, Vicksburg e Chattanooga influenzarono la volontà di combattere delle due nazioni e dell'economia Sudista tanto da segnare un punto di svolta? La vittoria federale era solo questione di tempo o tutto era ancora da decidere?

Ciao

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  R.E.Lee il Gio 21 Nov 2013 - 18:15

Nell'estate del 1863 le cose presero una brutta piega per il Sud, ma ancora vi erano concrete speranze di raddrizzare la situazione, secondo me.
Ad est l'ADV nonostante le terribili perdite subite a Gettysburg, rimaneva un unità temibile e combattiva: non dimentichiamo che appena 2 mesi prima aveva inflitto una terribile batosta all'unione in quel di Chancellorsville. Riuscire ad averne ragione non sarà cosa facile...
Ad ovest le cose andavano un pò peggio dopo Vicksburg; però in campo vi era ancora l'armata del tennessee saldamente arroccata nelle vicinanze di Chattanooga pronta a sbarrare la strada agli eserciti invasori. Inoltre su quell'enorme fronte, la cavalleria sudista, soprattutto quella agli ordini del mitico Forrest, costituiva una minaccia continua per vie di comunicazione, rifornimenti ecc...unioniste.
In buona sostanza, a mio parere, è un pò presto parlare del 1863 come l'anno della svolta decisiva del conflitto.
Io indicherei l'autunno del 1864 come il momento in cui la guerra prese "l'andazzo" decisivo per colpa o per merito (a seconda della parti), delle sconfitte sudiste subite ad atlanta e poi a nashville.


Lee

PS: Ragion per cui ho votato per la quinta opzione
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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Giancarlo il Gio 21 Nov 2013 - 20:21

Ho votato x il no.
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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Ven 22 Nov 2013 - 13:32

Ho votato (con qualche esitazione) per la terza opzione. Dopo il 1863 la Confederazione aveva esaurito in gran parte il potenziale umano per poter sferrare offensive o per poter comunque difendersi adeguatamente. Inoltre l'Unione aveva trovato due, tre condottieri (Grant, Sherma e aggiungerei anche Sheridan) che non si curavano di eventuali sconfitte, moralmente e psicologicament determinati ad andare sino in fondo. Se mai la Confederazione ha avuto opportunità è stato all'inizio del conflitto e dopo Chancellorsville, con l'invasione della Pennsylavania. Ma certo sono questioni molto opinabili.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Dom 24 Nov 2013 - 18:05

Io al momento mi sento di votare per la seconda opzione. Secondo me il 1863 fu l'anno di svolta della guerra per un serie di motivi:

1. L'Unione trova finalmente alcuni generali da posizionare ai vertici delle proprie armate ed emergono altri validi nomi per i comandi di corpi d'armata e divisioni. Questi, oltre ad avere evidentemente delle doti in più rispetto ai predecessori, hanno avuto modo di fare esperienza in diversi contesti e sono oramai dei veterani determinati a ottenere la vittoria.

2. La Confederazione al contrario perde alcuni dei migliori leader militari di cui disponeva, e la seconda armata principale necessita di una ristrutturazione totale dopo il definitivo collasso del suo alto comando.

3. Come dice Banshee, con le campagne del 1863 si esaurisce il potenziale umano del sud e grosse concentrazioni come quelle precedenti alle campagne di Shiloh, Perryville, Gettysburg e Chickamauga non sono più attuabili senza sguarnire pericolosamente aree vitali.

4. Le vittorie dell'Unione e la penetrazione federale ad ovest determinano l'inizio del declino del morale e della volontà di combattere del sud. In alcune aree dove il sostegno alla causa secessionista era tiepido si assiste ad un'aumento della resistenza al governo confederato.

In conclusione quindi, gli eserciti confederati dopo il 1863 potevano ancora combattere e vincere delle battaglie, infatti fu quello che avvenne. Ma i gli uomini disponibili a prendere le armi contro le armate nemiche erano ormai quasi esauriti, così come quelli da utilizzare per sostenere le attività produttive e industriali volte alla sopravvivenza delle armate e della popolazione civile. I civili cominciarono ad essere sempre più esposti alle incursioni nemiche e l'impossibilità di difenderli, assieme all'apparato produttivo, generò l'inizio della perdita di fiducia nella vittoria e nella volontà di combattere.

Ciao

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Dom 24 Nov 2013 - 22:56

Anche io ho votato per la seconda opzione. Mi sembrano abbastanza realistiche le motivazioni esposte dal ns. comandante.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Lun 25 Nov 2013 - 11:19

P.G.T. Beauregard ha scritto:Io al momento mi sento di votare per la seconda opzione. Secondo me il 1863 fu l'anno di svolta della guerra per un serie di motivi:

1. L'Unione trova finalmente alcuni generali da posizionare ai vertici delle proprie armate ed emergono altri validi nomi per i comandi di corpi d'armata e divisioni. Questi, oltre ad avere evidentemente delle doti in più rispetto ai predecessori, hanno avuto modo di fare esperienza in diversi contesti e sono oramai dei veterani determinati a ottenere la vittoria.

2. La Confederazione al contrario perde alcuni dei migliori leader militari di cui disponeva, e la seconda armata principale necessita di una ristrutturazione totale dopo il definitivo collasso del suo alto comando.

3. Come dice Banshee, con le campagne del 1863 si esaurisce il potenziale umano del sud e grosse concentrazioni come quelle precedenti alle campagne di Shiloh, Perryville, Gettysburg e Chickamauga non sono più attuabili senza sguarnire pericolosamente aree vitali.

4. Le vittorie dell'Unione e la penetrazione federale ad ovest determinano l'inizio del declino del morale e della volontà di combattere del sud. In alcune aree dove il sostegno alla causa secessionista era tiepido si assiste ad un'aumento della resistenza al governo confederato.

In conclusione quindi, gli eserciti confederati dopo il 1863 potevano ancora combattere e vincere delle battaglie, infatti fu quello che avvenne. Ma i gli uomini disponibili a prendere le armi contro le armate nemiche erano ormai quasi esauriti, così come quelli da utilizzare per sostenere le attività produttive e industriali volte alla sopravvivenza delle armate e della popolazione civile. I civili cominciarono ad essere sempre più esposti alle incursioni nemiche e l'impossibilità di difenderli, assieme all'apparato produttivo, generò l'inizio della perdita di fiducia nella vittoria e nella volontà di combattere.

Ciao
Sono nella sostanza d'accordo. Ho qualche dubbio sul punto 4. Forse più che perdita di fiducia (il morale sembra resistere fino al 1864 inoltrato) si afferma un maggior distacco di parte della popolazione dalla Confederazione circa la sua sorte: ma più che per gli eventi bellici, a mio avviso, dalle misure adottate dal Governo, quali la coscrizione obbligatoria e la requisizione forzata. Ma son tutti temi che son aperti alla ricerca e alle diverse opinioni.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  R.E.Lee il Mar 26 Nov 2013 - 11:52

Riconosco la validità delle opinioni del Ns Comandante nei punti 1,2,3, ma sul 4, secondo me, se Atene (il Sud) piangeva, Sparta (il Nord) non rideva.
Anche a Nord non si facevano salti mortali riguardo allo svolgimento degli eventi bellici: la continua carneficina continuava e , nel 1863, non se ne intrevedeva ancora la fine. Tutto ciò aveva fatto sorgere nella popolazione Nordista una forte opposizione alla guerra.
Oramai era chiaro anche ai più miopi che il Sud non voleva rientrare nell'unione se non con la forza bruta; "che senso ha una (libera) unione rimessa in piedi a suon di colpi di cannone e con centinaia di migliaia di vittime annesse?", si chiedevano ormai in molti.
A ciò si aggiunse il fatto che il proclama di emancipazione di Lincoln tanto reclamizzato, fece calare il morale delle truppe e della popolazione nordista aumentando pericolosamente le diserzioni: i soldati non volevano che la guerra, scoppiata per tenere insieme l'unione, si trasformasse in una guerra per liberare gli schiavi. In più ad est, il punto in cui l'opinione pubblica premeva e contava di più sia a nord che a sud, al comando dell'esercito sudista vi era un Generale ritenuto quasi invincibile nonostante Gettysburg.
I movimenti pacifisti nel Nord sorgevano un pò ovunque e Lincoln dovette usare la maniere forti spazzando via con la forza della sua autorità, tutti quelli che si opponevano al conflitto.
Per questo a mio avviso, nel 1863 non era giunta ancora la resa dei conti....

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Mar 26 Nov 2013 - 19:02

C'è molto di vero anche in ciò che scrive l'amico R.E.Lee. Il morale unionista (eccezion fatta per parte dei soldati e degli abolizionisti-repubblicani più convinti) non è che fosse proprio alle stelle nel 1864. Tuttavia - e questo mi pare il punto di diffrenza tra 1863 e 1864 - il gap tra il bacino umano unionista e quello sudista era divenuto SOSTANZIALE: in breve, i confederati non avevano più possibilità di scatenare offensive con prospettive stretegiche di successo (la campagna di Hood lo dimostra). In breve la guerra era divenuta di attrito e logoramento: e una guerra di attrito /logoramento puramente difensiva, premia sempre chi prende l'offensiva e ha superiori numeri. L'unica prospettiva di vittoria per la Confederazione era la conduzione di un'audace guerra offensiva ove possibile (est) e di contenimento ove non possibile (ovest). Solo così il morale unionista poteva crollare significativamente. A ciò si aggiunga che un Grant uno Sherman o uno Sheridan non si piegavano neppure se sconfitti sul campo di battaglia.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  dan-acw il Mer 27 Nov 2013 - 17:36

Ho votato per la terza opzione in quanto, pur ritenendo che i confederati potessero ancora vincere la guerra nel 1864 (fino alla caduta di Atlanta), il 1863 segnò la fine di ogni e qualunque operazione a largo raggio, all'offensiva e con armate rinforzate (niente più gettysburg o chickamauga o perryville).
Il 1863 fu l'anno n della svolta in quanto i confederati in soli 4 mesi persero oltre 100000 uomini senza ottenere vittorie (gettysburg e Vicksburg) o ottenendo vittorie sterili(chickamauga
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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Gio 28 Nov 2013 - 0:50

Quindi niente ripercussioni sul fronte interno? Chiaro che non è possibile segnare un punto preciso in cui il morale del sud crollò ma nelle campagne del 1863 era riposta molta fiducia da parte dei confederati e le sconfitte furono gravi, il morale della nazione ne risentì e contribuì ad alienare certe fasce della popolazione.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  dan-acw il Gio 28 Nov 2013 - 10:56

P.G.T. Beauregard ha scritto:Quindi niente ripercussioni sul fronte interno? Chiaro che non è possibile segnare un punto preciso in cui il morale del sud crollò ma nelle campagne del 1863 era riposta molta fiducia da parte dei confederati e le sconfitte furono gravi, il morale della nazione ne risentì e contribuì ad alienare certe fasce della popolazione.

Ciao
E' vero ma per risollevare il morale della popolazione e per diminuire l'opposizione al governo sarebbe bastata qualche vittoria.
Quello che non doveva mancare (ed in definitiva "mai" mancò) era il morale della truppa, solo questo poteva dare la vittoria ai confederati e nel 1864 soprattutto nell' ANV il morale era ancora molto alto.

In definitiva credo che le ripercussioni sul fronte interno ci furono ma non furono rilevanti per il prosieguo della guerra.
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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Gio 28 Nov 2013 - 12:31

P.G.T. Beauregard ha scritto:Quindi niente ripercussioni sul fronte interno? Chiaro che non è possibile segnare un punto preciso in cui il morale del sud crollò ma nelle campagne del 1863 era riposta molta fiducia da parte dei confederati e le sconfitte furono gravi, il morale della nazione ne risentì e contribuì ad alienare certe fasce della popolazione.

Ciao
Per ciò che concerne Gettysburg, sappiamo che la popolazione reagì piuttosto bene: se ne è occupato G.W.Gallagher diffusamente. Chiaro che le sconfitte ebbero ripercussioni sul morale, ma da quel che ho letto il fronte interno resse sino alla fine del 1864.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  HARDEE il Ven 29 Nov 2013 - 8:50

Signori buongiorno.

Ho votato per la seconda opzione, perché ritengo il 1863 l’anno dell’inizio della fine per la Confederazione;
La sconfitta di Gettysburg aveva eliminato ogni speranza di una battaglia determinante ( quello che nel pugilato viene denominato “Colpo d’incontro”) , la sconfitta costò moltissimo in termini di effettivi, frustrò le speranze del Sud e sul piano diplomatico rese improbabili gli intervento militare di Francia ed Inghilterra.

La Confederazione era tagliata in due, tre capitali erano state conquistate , molti porti erano
sotto il controllo unionista e il blocco navale, sempre più serrato. Inoltre L’Unione aveva ancora una consistente
riserva di uomini, mentre il Sud l'aveva esaurita.

Cominciavano a scarseggiare , in modo allarmante, i medicinali e i beni di prima necessità; il Sud era in ginocchio, ma anche in quella difficile situazione non mancarono: né la determinazione, né la volontà di combattere . Se non aveva più la forza per condurre un’offensiva ,tipo quella che portò alla battaglia di Gettysbur, poteva sempre difendersi e forse ad arrivare ad una pace di compromesso.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  R.E.Lee il Ven 29 Nov 2013 - 12:18

Banshee ha scritto:
P.G.T. Beauregard ha scritto:Quindi niente ripercussioni sul fronte interno? Chiaro che non è possibile segnare un punto preciso in cui il morale del sud crollò ma nelle campagne del 1863 era riposta molta fiducia da parte dei confederati e le sconfitte furono gravi, il morale della nazione ne risentì e contribuì ad alienare certe fasce della popolazione.

Ciao
Per ciò che concerne Gettysburg, sappiamo che la popolazione reagì piuttosto bene: se ne è occupato G.W.Gallagher diffusamente. Chiaro che le sconfitte ebbero ripercussioni sul morale, ma da quel che ho letto il fronte interno resse sino alla fine del 1864.

Banshee
Secondo un documentario sulla civile americana (non ricordo se quello sulle battaglie di Jay Wertz oppure quello di Peter Bates...Embarassed ) per ciò che concerne il morale delle truppe, all'inizio del 1865 esso era ancora sorprendemente alto...

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Ven 29 Nov 2013 - 14:57

R.E.Lee ha scritto:
Banshee ha scritto:
P.G.T. Beauregard ha scritto:Quindi niente ripercussioni sul fronte interno? Chiaro che non è possibile segnare un punto preciso in cui il morale del sud crollò ma nelle campagne del 1863 era riposta molta fiducia da parte dei confederati e le sconfitte furono gravi, il morale della nazione ne risentì e contribuì ad alienare certe fasce della popolazione.

Ciao
Per ciò che concerne Gettysburg, sappiamo che la popolazione reagì piuttosto bene: se ne è occupato G.W.Gallagher diffusamente. Chiaro che le sconfitte ebbero ripercussioni sul morale, ma da quel che ho letto il fronte interno resse sino alla fine del 1864.

Banshee
Secondo un documentario sulla civile americana (non ricordo se quello sulle battaglie di Jay Wertz oppure quello di Peter Bates...Embarassed ) per ciò che concerne il morale delle truppe, all'inizio del 1865 esso era ancora sorprendemente alto...

Lee
Assolutamente sì, concordo. La corrispondenza dei soldati dal fronte ce lo conferma -

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Ven 29 Nov 2013 - 16:49

Che all'inizio del 1865 il morale delle truppe confederate fosse ancora alto, se mai lo fu dopo la caduta di Atlanta e la conseguente marcia verso il mare di Sherman nel 1864, francamente viene difficile da pensare che fosse possibile. Le lettere che arrivavano ai soldati dalla Georgia, Sud e Nord Carolina, non erano di incitamento a proseguire la lotta ma erano disperati appelli a tornare di corsa a casa.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Ven 29 Nov 2013 - 17:47

Infatti non mi riferivo al morale delle truppe ma della popolazione civile. Anche in questo caso non sostengo che il 1863 sia stato l'anno in cui ci fu un crollo del fronte interno ma che in seguito a quegli eventi per la prima volta iniziò il declino, un declino che per le varie ragioni su cui ci troviamo tutti d'accordo non fu possibile arrestare ma che peggiorò. Il vero e proprio crollo ci fu probabilmente tra il 1864 e il 1865, altrimenti non si spiegherebbero ad esempio i risultati delle elezioni per il governatore del North Carolina del 1864 dove Vance (ironia della sorte un sudista unionista) che basava tutto sul proseguimento della guerra batté clamorosamente Holden con un programma incentrato sulla pace. Holden conquistò solo tre contee per un totale di 13.000 voti contro i 45.000 di Vance, pure i soldati dello stato impegnati al fronte votarono per Vance e continuare la guerra con una proporzione di 6 a 1.

Ciao

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Ven 29 Nov 2013 - 18:10

Vance fu davvero molto bravo a rivincere le elezioni del 1864, considerando che il suo tesoriere di Stato, Jonathan Worth, scriveva a fine agosto 1863: "Io sono per la pace, direi quasi a tutti i costi, perchè temo molto che alla fine dei conti avremo solo quella che gli yankees ci detteranno...Non vedo altro mezzo per giungere ad una rapida fine di questa guerra disastrosa , se non una azione diretta delle masse che devono subirla."

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Ven 29 Nov 2013 - 20:42

Generale Meade ha scritto:Che all'inizio del 1865 il morale delle truppe confederate fosse ancora alto, se mai lo fu dopo la caduta di Atlanta e la conseguente marcia verso il mare di Sherman nel 1864, francamente viene difficile da pensare che fosse possibile. Le lettere che arrivavano ai soldati dalla Georgia, Sud e Nord Carolina, non erano di incitamento a proseguire la lotta ma erano disperati appelli a tornare di corsa a casa.

Meade
Potresti citare convreti esempi di lettere provenienti dai soldati, specie dalla ANV?

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Ven 29 Nov 2013 - 22:18

P.G.T. Beauregard ha scritto:Infatti non mi riferivo al morale delle truppe ma della popolazione civile. Anche in questo caso non sostengo che il 1863 sia stato l'anno in cui ci fu un crollo del fronte interno ma che in seguito a quegli eventi per la prima volta iniziò il declino, un declino che per le varie ragioni su cui ci troviamo tutti d'accordo non fu possibile arrestare ma che peggiorò. Il vero e proprio crollo ci fu probabilmente tra il 1864 e il 1865, altrimenti non si spiegherebbero ad esempio i risultati delle elezioni per il governatore del North Carolina del 1864 dove Vance (ironia della sorte un sudista unionista) che basava tutto sul proseguimento della guerra batté clamorosamente Holden con un programma incentrato sulla pace. Holden conquistò solo tre contee per un totale di 13.000 voti contro i 45.000 di Vance, pure i soldati dello stato impegnati al fronte votarono per Vance e continuare la guerra con una proporzione di 6 a 1.

Ciao
Credo che su questo si sia un pò tutti d'accordo.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Dom 1 Dic 2013 - 0:07

Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:Che all'inizio del 1865 il morale delle truppe confederate fosse ancora alto, se mai lo fu dopo la caduta di Atlanta e la conseguente marcia verso il mare di Sherman nel 1864, francamente viene difficile da pensare che fosse possibile. Le lettere che arrivavano ai soldati dalla Georgia, Sud e Nord Carolina, non erano di incitamento a proseguire la lotta ma erano disperati appelli a tornare di corsa a casa.

Meade
Potresti citare convreti esempi di lettere provenienti dai soldati, specie dalla ANV?

Banshee

Io non ho mai scritto di avere concreti esempi di lettere scritte da soldati della ANV. Ho scritto che le lettere che mandavano i famigliari delle terre invase dai federali ai soldati loro parenti, erano appelli a tornare a casa al più presto.

Fonte: Storia Illustrata - Marzo 1967 - pag. 142: " Gli uomini se ne vanno perchè da casa scrivono che la famiglia è alla fame; che gli schiavi sono fuggiti. Che non c'è nessuno per lavorare i campi.".

Di lettere di soldati della ANV ho letto lo stralcio della lettera del gen. Ramseur (ufficiale di Early) scritta alla moglie il 25 settembre 1864: : "Sono costernato nel dire che i nostri uomini sono stati dominati. Non sono riusciti a conservare il loro sangue freddo e non hanno combattuto con lo stesso valore con cui erano soliti battersi sino a oggi..." finisce scrivendo di credere comunque nella vittoria finale anche se più che "morale alto" la lettera dà la senzazione di una grande amarezza provata dell'ufficiale.

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Messaggio  Banshee il Dom 1 Dic 2013 - 9:14

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:Che all'inizio del 1865 il morale delle truppe confederate fosse ancora alto, se mai lo fu dopo la caduta di Atlanta e la conseguente marcia verso il mare di Sherman nel 1864, francamente viene difficile da pensare che fosse possibile. Le lettere che arrivavano ai soldati dalla Georgia, Sud e Nord Carolina, non erano di incitamento a proseguire la lotta ma erano disperati appelli a tornare di corsa a casa.

Meade
Potresti citare convreti esempi di lettere provenienti dai soldati, specie dalla ANV?

Banshee

Io non ho mai scritto di avere concreti esempi di lettere scritte da soldati della ANV. Ho scritto che le lettere che mandavano i famigliari delle terre invase dai federali ai soldati loro parenti, erano appelli a tornare a casa al più presto.

Fonte: Storia Illustrata - Marzo 1967 - pag. 142: " Gli uomini se ne vanno perchè da casa scrivono che la famiglia è alla fame; che gli schiavi sono fuggiti. Che non c'è nessuno per lavorare i campi.".

Di lettere di soldati della ANV ho letto lo stralcio della lettera del gen. Ramseur (ufficiale di Early) scritta alla moglie il 25 settembre 1864: : "Sono costernato nel dire che i nostri uomini sono stati dominati. Non sono riusciti a conservare il loro sangue freddo e non hanno combattuto con lo stesso valore con cui erano soliti battersi sino a oggi..." finisce scrivendo di credere comunque nella vittoria finale anche se più che "morale alto" la lettera dà la senzazione di una grande amarezza provata dell'ufficiale.

Meade
In breve, trattasi di una tua rispettabilissima opinione.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Dom 1 Dic 2013 - 11:48

Banshee ha scritto:
In breve, trattasi di una tua rispettabilissima opinione.

Banshee
Non capisco a quale opinione fai riferimento. Quelli che ho esposto sono dati di fatto. Se tu sei in possesso di lettere di soldati confederati che a fine 1864 che erano ancora con il morale alto non devi fare altro che postarle. Prendendo per vero che esistano, probabilmente a tali soldati veniva nascosto quello che accadeva nelle retrovie.
Così riporta questa scena nel suo diario J.B. Jones, del Dipartimento della Difesa Confederato, in un magazzino di Richmond a una donna a cui vengono chiesti 70 dollari per un pò di farina: "Dio mio! Come posso pagare tanto? Ho 7 figli. Che debbo fare?", risponde il commerciante con una scrollata di spalle. "Non vi resta che mangiare i vostri figli".
Lo stesso funzionario scrive ancora nel suo diario su Richmond: "Non c'è modo di accumulare scarti o rifiuti". I cittadini della capitale confederata erano costretti a essere "spazzini così bravi" che "non rimaneva niente agli avvoltoi".
Questa era la situazione nella capitale. Figurasi cosa accadeva negli stati confederati invasi dai federali.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Dom 1 Dic 2013 - 14:08

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:
In breve, trattasi di una tua rispettabilissima opinione.

Banshee
Non capisco a quale opinione fai riferimento. Quelli che ho esposto sono dati di fatto. Se tu sei in possesso di lettere di soldati confederati che a fine 1864 che erano ancora con il morale alto non devi fare altro che postarle. Prendendo per vero che esistano, probabilmente a tali soldati veniva nascosto quello che accadeva nelle retrovie.
Così riporta questa scena nel suo diario J.B. Jones, del Dipartimento della Difesa Confederato, in un magazzino di Richmond a una donna a cui vengono chiesti 70 dollari per un pò di farina: "Dio mio! Come posso pagare tanto? Ho 7 figli. Che debbo fare?", risponde il commerciante con una scrollata di spalle. "Non vi resta che mangiare i vostri figli".
Lo stesso funzionario scrive ancora nel suo diario su Richmond: "Non c'è modo di accumulare scarti o rifiuti". I cittadini della capitale confederata erano costretti a essere "spazzini così bravi" che "non rimaneva niente agli avvoltoi".
Questa era la situazione nella capitale. Figurasi cosa accadeva negli stati confederati invasi dai federali.

Meade
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Dati di fatto? Non mi pare. Hai citato un barno tratto dal diario di Ramseur da cui risulta che il morale in sostanza nell'esercito (ANV) era ancora discretamente alto. Non dubito che il morale della popolazione civile fosse basso: l'ho detto io stesso. Ma esso declinò solo verso fine 1864/inizio del 1865, forse anche prima. Al contrario, il morale dell'esercito (con le eccezioni dovute a casi particolari o a sconfitte/ritirate) era mediamente piuttosto alto. Basta leggere il bellissimo libro di J. Tracy Power "Lee's Miserables" (North Carolina Press, 1998: studio su circa 1.200 lettere o diari) o le memorie di E.P. Alexander (tra le molte).

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