Anno 1863: l'anno della svolta?

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Anno 1863: l'anno della svolta?

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Dom 1 Dic 2013 - 14:17

Non capisco...stai dicendo che pur sapendo che i propri familiari stavano morendo di inedia a casa, i soldati confederati al massimo si dispiacevano solo per qualche sconfitta o rititirata a fine anno 1864?

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Dom 1 Dic 2013 - 16:34

Generale Meade ha scritto:Non capisco...stai dicendo che pur sapendo che i propri familiari stavano morendo di inedia a casa, i soldati confederati al massimo si dispiacevano solo per qualche sconfitta o rititirata a fine anno 1864?

Meade
Ovviamente non erano felici di apprendere le difficoltà e la crisi dei propri cari. Ma il soldato in genere ha una percezione molto diversa e tende a vivere secondo gli umori dell'armata, dei propri commilitoni e dell'andamento della guerra.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Generale Meade il Dom 1 Dic 2013 - 17:29

Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:Non capisco...stai dicendo che pur sapendo che i propri familiari stavano morendo di inedia a casa, i soldati confederati al massimo si dispiacevano solo per qualche sconfitta o rititirata a fine anno 1864?

Meade
Ovviamente non erano felici di apprendere le difficoltà e la crisi dei propri cari. Ma il soldato in genere ha una percezione molto diversa e tende a vivere secondo gli umori dell'armata, dei propri commilitoni e dell'andamento della guerra.

Banshee
Infatti lo storico Benjamin Thomas scrive al riguardo: "Le diserzioni indebolivano le forze di Lee. Dopo Natale, quando l'esercito di Sherman si diresse verso il Nord, e ogni corriere portava dolorose notizie dalle spose e dalle famiglie dell'avvicinarsi di quei predoni, uomini delle due Caroline in numero crescente se la svignarono di notte portandosi via le armi."

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Dom 1 Dic 2013 - 18:07

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:Non capisco...stai dicendo che pur sapendo che i propri familiari stavano morendo di inedia a casa, i soldati confederati al massimo si dispiacevano solo per qualche sconfitta o rititirata a fine anno 1864?

Meade
Ovviamente non erano felici di apprendere le difficoltà e la crisi dei propri cari. Ma il soldato in genere ha una percezione molto diversa e tende a vivere secondo gli umori dell'armata, dei propri commilitoni e dell'andamento della guerra.

Banshee
Infatti lo storico Benjamin Thomas scrive al riguardo: "Le diserzioni indebolivano le forze di Lee. Dopo Natale, quando l'esercito di Sherman si diresse verso il Nord, e ogni corriere portava dolorose notizie dalle spose e dalle famiglie dell'avvicinarsi di quei predoni, uomini delle due Caroline in numero crescente se la svignarono di notte portandosi via le armi."

Meade
Ma questa testimonianza non fa che rafforzare quanto ho scritto: solo a partire dal 1865 si assiste ad un tracollo del morale degli uomini al fronte con diserzione sempre più massiccia.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  HARDEE il Lun 2 Dic 2013 - 6:14

Signori Buongiorno,


Il 1863 fu l'anno della svolta, ma il 1864 lo fu della sconfitta e questa fu decisa ad Atlanta, Il cambiamento del comandante dell'Armata del Tennessee determinò una svolta strategica delle operazioni,; una svolta offensiva che il Sud non poteva permettersi; fino ad Atlanta la discussa strategia di Johnston ebbe un'azione di contenimento, che determinò forti ripercussioni sugli Stati fedeli all' Unione., dove in molti cominciavano a chiedersi se valeva la pena continuare una guerra per far rientrare nell'Unione degli Stati che non volevano farne parte. Dopo la sostituzione del comandante dell'Armata del Tennessee, su quel fronte, non ci furono che sanguinose sconfitte subite dai confederati , che ebbero l’effetto di ricompattare il Nord alienando l'opposizione Democratica. La caduta di Atlanta dopo una dolorosa sconfitta sudista, diede la certezza agli Unionisti che la guerra si poteva vincere e che la capitolazione sudista era solo questione di tempo. Il Generale Grant fece sparare una scarica dalle sue batterie verso il fronte confederato e a Washington si fece festa. Atlanta è una città e come tale poteva anche essere sacrificata, ma dopo le sanguinose sconfitta confederata ,la caduta della citta’, ebbe un effetto benefico sul morale del Nord


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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  dan-acw il Lun 2 Dic 2013 - 11:12

HARDEE ha scritto:Signori Buongiorno,


Il 1863 fu l'anno della svolta, ma il 1864 lo fu della sconfitta e questa fu decisa ad Atlanta, Il cambiamento del comandante dell'Armata del Tennessee determinò una svolta strategica delle operazioni,; una  svolta offensiva che il Sud non poteva permettersi; fino ad Atlanta la discussa strategia di Johnston ebbe un'azione di contenimento, che determinò forti ripercussioni sugli Stati fedeli all' Unione., dove in molti cominciavano a chiedersi se valeva la pena continuare una guerra per far rientrare nell'Unione degli Stati che non  volevano farne  parte. Dopo la sostituzione del comandante dell'Armata del Tennessee, su quel fronte, non ci furono che sanguinose sconfitte subite dai confederati , che ebbero  l’effetto di  ricompattare  il Nord  alienando l'opposizione Democratica. La caduta di Atlanta dopo una dolorosa sconfitta sudista, diede la certezza agli Unionisti che la guerra si poteva vincere e che la capitolazione sudista era  solo questione di tempo. Il Generale Grant fece sparare una scarica dalle sue batterie verso il fronte confederato e a Washington si fece festa. Atlanta è una città e come tale poteva anche essere sacrificata, ma dopo le sanguinose sconfitta confederata ,la caduta della citta’,  ebbe un effetto benefico sul morale del Nord


                                                                                                                                                                   Hardee

veramente le ripercussioni dovute alla condotta di Johnston si ebbero unicamente sugli stati confederati e non certo su quelli dell'unione. Quelli che si domandavano se ne valesse la pena far rientrare a forza i confederati nell'unione lo facevano dopo aver viste le decine di migliaia di morti e feriti che ogni mese tornavano dai campi di battaglia della Virginia e non certo per quello che accadeva in Georgia.
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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  HARDEE il Lun 2 Dic 2013 - 12:57

dan-acw ha scritto:
HARDEE ha scritto:Signori Buongiorno,


Il 1863 fu l'anno della svolta, ma il 1864 lo fu della sconfitta e questa fu decisa ad Atlanta, Il cambiamento del comandante dell'Armata del Tennessee determinò una svolta strategica delle operazioni,; una  svolta offensiva che il Sud non poteva permettersi; fino ad Atlanta la discussa strategia di Johnston ebbe un'azione di contenimento, che determinò forti ripercussioni sugli Stati fedeli all' Unione., dove in molti cominciavano a chiedersi se valeva la pena continuare una guerra per far rientrare nell'Unione degli Stati che non  volevano farne  parte. Dopo la sostituzione del comandante dell'Armata del Tennessee, su quel fronte, non ci furono che sanguinose sconfitte subite dai confederati , che ebbero  l’effetto di  ricompattare  il Nord  alienando l'opposizione Democratica. La caduta di Atlanta dopo una dolorosa sconfitta sudista, diede la certezza agli Unionisti che la guerra si poteva vincere e che la capitolazione sudista era  solo questione di tempo. Il Generale Grant fece sparare una scarica dalle sue batterie verso il fronte confederato e a Washington si fece festa. Atlanta è una città e come tale poteva anche essere sacrificata, ma dopo le sanguinose sconfitta confederata ,la caduta della citta’,  ebbe un effetto benefico sul morale del Nord


                                                                                                                                                                   Hardee

veramente  le ripercussioni dovute alla condotta di Johnston si ebbero unicamente sugli stati confederati e non certo su quelli dell'unione. Quelli che si domandavano se ne valesse la pena far rientrare a forza i confederati nell'unione lo facevano dopo aver viste le decine di migliaia di morti e feriti che ogni mese tornavano dai campi di battaglia della Virginia e non certo per quello che accadeva in Georgia.
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Ciao Daniele


Cito dal saggio di Benjamin Thomas "Abramo Lincoln"

Gli amici della causa dell'Unione ricordavano il luglio e l'agosto 1864 come i giorni più oscuri della guerra[...] Grant fallì il suo tentativo di rompere il fronte a Nord del James [...] Il piccolo Sheridan, dal viso duro e dal portamento rigido aveva bisogno di più forze per fronteggiare Early [...] Con Sherman bloccato davanti ad Atlanta, una vittoria di Ferragut nella Baia di Mobile, servì ben poco ad alleviare la tristezza. Wells scrisse nel suo diario << Non v'è dubbio che prevale un gran senso di scoraggiamento>>

[...]

Il presidente Lincoln scrisse " Questa mattina, come ormai da alcuni giorni, mi sembra straordinariamente probabile che questa amministrazione non venga rieletta. [...].”
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In una nuova Wigwam a Chicago del 29 agosto 1864, il Governatore Seymour dichiarò nel suo discorso programmatico:

L'amministrazione non può salvare l'Unione. Noi sì. Mr Lincoln considera molte cose al di sopra dell'Unione. Noi mettiamo l'Unione avanti a tutto. Egli ritiene che un proclama valga più della pace. Noi pensiamo che il sangue del nostro popolo sia più prezioso degli editti del presidente"

Il Programma politico concepito dal democratico Vallandighan : dichiarava: “ la Guerra un fallimento e chiedeva la pace immediata”.

I delegati democratici avevano appena raggiunto le loro sedi quando la situazione subì un sorprendente mutamento. Il telegrafo trasmise un messaggi o da Sherman: << Atlanta è nostra e completamente vinta>>.
La gioia corse come un lampo per tutto il Nord. Lincoln, quasi in risposta al programma elettorale democratico, invitò a una giornata di ringraziamento per i notevoli successi elargiti dalla Provvidenza a Mobile e ad Atlanta. Grant ordinò una salva di colpi di cannone da ogni batteria orientata verso il nemico.


N.B. Ciò che ho descritto le definisco ripercussioni, ma non ho problema a cambiare il termine , se questo non è ritenuto consono. L'effetto comunque rimane il medesimo.


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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  Banshee il Lun 2 Dic 2013 - 18:53

HARDEE ha scritto:Signori Buongiorno,


Il 1863 fu l'anno della svolta, ma il 1864 lo fu della sconfitta e questa fu decisa ad Atlanta, Il cambiamento del comandante dell'Armata del Tennessee determinò una svolta strategica delle operazioni,; una  svolta offensiva che il Sud non poteva permettersi; fino ad Atlanta la discussa strategia di Johnston ebbe un'azione di contenimento, che determinò forti ripercussioni sugli Stati fedeli all' Unione., dove in molti cominciavano a chiedersi se valeva la pena continuare una guerra per far rientrare nell'Unione degli Stati che non  volevano farne  parte. Dopo la sostituzione del comandante dell'Armata del Tennessee, su quel fronte, non ci furono che sanguinose sconfitte subite dai confederati , che ebbero  l’effetto di  ricompattare  il Nord  alienando l'opposizione Democratica. La caduta di Atlanta dopo una dolorosa sconfitta sudista, diede la certezza agli Unionisti che la guerra si poteva vincere e che la capitolazione sudista era  solo questione di tempo. Il Generale Grant fece sparare una scarica dalle sue batterie verso il fronte confederato e a Washington si fece festa. Atlanta è una città e come tale poteva anche essere sacrificata, ma dopo le sanguinose sconfitta confederata ,la caduta della citta’,  ebbe un effetto benefico sul morale del Nord


                                                                                                                                                                   Hardee

Non credo che il cambio nel comando dell'AoT abbia determinato una cambio nella strategia. Lo stesso Johnston nelle sue memorie sostiene che sarebbe passato all'offensiva (prescindo dal fatto che sia vero o meno). Il che è evidente, dato che arretrando ad oltranza, l'unica alternativa possibile per chi arretri vicino ad un punto strategico, diviene attaccare per evitare di essere preso in trappola o assediato. Se si pensava di poter fermare Sherman occorreva farlo prima. Johnston non lo fece e neppure inflisse significative perdite al nemico: la battaglia di arretramento fu a tutti gli effetti un fallimento. Avrebbe Johnston fatto meglio di Hood nell'attaccare Sherman vicino ad Atlanta? Visti i precedenti c'è da dubitarne (vedi Seven Pines). Appartiene alla mitologia che Johnston abbia in qualche misura demoralizzato il Nord: l'unica demoralizzazione che ottenne fu sulle sue truppe- Quanto all'idea che i democratici volessero la pace, anche qui mi pare che a parte qualche voce isolata, essi fossero compattamente per il prosieguo della guerra. Atlanta non fu la svolta della guerra: se proprio vi fu una svolta nel 1864 e pertinente alla campagna della Georgia, essa piuttosto può farsi risalire all'aggiramento dello Snake Gap Creek. Lì i confederati iniziarono un'inesorabile ritirata.

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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  HARDEE il Mar 3 Dic 2013 - 2:53

Banshee ha scritto:
HARDEE ha scritto:Signori Buongiorno,


Il 1863 fu l'anno della svolta, ma il 1864 lo fu della sconfitta e questa fu decisa ad Atlanta, Il cambiamento del comandante dell'Armata del Tennessee determinò una svolta strategica delle operazioni,; una  svolta offensiva che il Sud non poteva permettersi; fino ad Atlanta la discussa strategia di Johnston ebbe un'azione di contenimento, che determinò forti ripercussioni sugli Stati fedeli all' Unione., dove in molti cominciavano a chiedersi se valeva la pena continuare una guerra per far rientrare nell'Unione degli Stati che non  volevano farne  parte. Dopo la sostituzione del comandante dell'Armata del Tennessee, su quel fronte, non ci furono che sanguinose sconfitte subite dai confederati , che ebbero  l’effetto di  ricompattare  il Nord  alienando l'opposizione Democratica. La caduta di Atlanta dopo una dolorosa sconfitta sudista, diede la certezza agli Unionisti che la guerra si poteva vincere e che la capitolazione sudista era  solo questione di tempo. Il Generale Grant fece sparare una scarica dalle sue batterie verso il fronte confederato e a Washington si fece festa. Atlanta è una città e come tale poteva anche essere sacrificata, ma dopo le sanguinose sconfitta confederata ,la caduta della citta’,  ebbe un effetto benefico sul morale del Nord


                                                                                                                                                                   Hardee

Non credo che il cambio nel comando dell'AoT abbia determinato una cambio nella strategia. Lo stesso Johnston nelle sue memorie sostiene che sarebbe passato all'offensiva (prescindo dal fatto che sia vero o meno). Il che è evidente, dato che arretrando ad oltranza, l'unica alternativa possibile per chi arretri vicino ad un punto strategico, diviene attaccare per evitare di essere preso in trappola o assediato. Se si pensava di poter fermare Sherman occorreva farlo prima. Johnston non lo fece e neppure inflisse significative perdite al nemico: la battaglia di arretramento fu a tutti gli effetti un fallimento. Avrebbe Johnston fatto meglio di Hood nell'attaccare Sherman vicino ad Atlanta? Visti i precedenti c'è da dubitarne (vedi Seven Pines). Appartiene alla mitologia che Johnston abbia in qualche misura demoralizzato il Nord: l'unica demoralizzazione che ottenne fu sulle sue truppe- Quanto all'idea che i democratici volessero la pace, anche qui mi pare che a parte qualche voce isolata, essi fossero compattamente per il prosieguo della guerra. Atlanta non fu la svolta della guerra: se proprio vi fu una svolta nel 1864 e pertinente alla campagna della Georgia, essa piuttosto può farsi risalire all'aggiramento dello Snake Gap Creek. Lì i confederati iniziarono un'inesorabile ritirata.



Banshee
Ciao Banshee,

Ho già risposto col mio precedente intervento  (al tuo) sull'importanza che il Nord diede alla caduta di Atlanta e alle coseguenze che l'evento ebbe sull'opinione pubblica settentrionale, pertanto in questo intervento mi limiterò a chiosare su ciò che hai scritto..


Non credo che il cambio nel comando dell'AoT abbia determinato una cambio nella strategia. Lo stesso Johnston nelle sue memorie sostiene che sarebbe passato all'offensiva (prescindo dal fatto che sia vero o meno). Il che è evidente, dato che arretrando ad oltranza, l'unica alternativa possibile per chi arretri vicino ad un punto strategico, diviene attaccare per evitare di essere preso in trappola o assediato.


Se il cambio del comandante non determina un cambio di strategia, perché cambiarlo? Purtroppo non ci è dato di sapere quando è come il Generale Johnston avrebbe attaccato, Atlanta poteva anche diventare una Petersburg; d'altronde anche l'Armata della Virginia Settentrionale si era progressivamente ritirata, con tutte le differenze che vuoi, ma sempre di arretramento si tratta; Petersburg si trova a 40 km a Sud di Richmond a  100 km a Sud di Spotsylvania Court House e a circa 200 km a Sud dai Confini naturali dello Stato della Virginia.
Von Clausewitz incombeva, come la spada di Damocle, sia su Johnston come su Lee.

Se si pensava di poter fermare Sherman occorreva farlo prima. Johnston non lo fece e neppure inflisse significative perdite al nemico: la battaglia di arretramento fu a tutti gli effetti un fallimento. Avrebbe Johnston fatto meglio di Hood nell'attaccare Sherman vicino ad Atlanta? Visti i precedenti c'è da dubitarne (vedi Seven Pines)

Neppure Lee fermò Grant e Grant per continuare l'avanzata ignorava anche le sonore batoste. << Se una sconfitta non si ammette, non è una sconfitta >> E agli occhi del mondo così appariva, un esercito sconfitto generalmente si ritira, se penetra sempre più nel territorio nemico vuol dire che non è sconfitto. Per ciò che concerne il comportamento di Hood sto ai fatti: Johnston non raccolse grandi vittorie, ma Hood ebbe solo sanguinose sconfitte.



Appartiene alla mitologia che Johnston abbia in qualche misura demoralizzato il Nord: l'unica demoralizzazione che ottenne fu sulle sue truppe- Quanto all'idea che i democratici volessero la pace, anche qui mi pare che a parte qualche voce isolata, essi fossero compattamente per il prosieguo della guerra. Atlanta non fu la svolta della guerra: se proprio vi fu una svolta nel 1864 e pertinente alla campagna della Georgia, essa piuttosto può farsi risalire all'aggiramento dello Snake Gap Creek. Lì i confederati iniziarono un'inesorabile ritirata.


Non attribuisco al Generale Johnston una simile importanza, sarebbe mitologico, era la situazione generale di incertezza che cominciava a pesare al Nord, dopo tre anni la popolazione cominciava a chiedersi, giustamente, quando sarebbe finita  la guerra. In quanto alle voci isolate sul non proseguimento della guerra cito dal saggio di Benjamin Thomas "Abramo Lincoln" :


"In una nuova Wigwam a Chicago, simile a quella dove Lincoln aveva trionfato in modo tanto spettacolare nel 1860 si riunirono il 29 agosto 1864 gli imbaldanziti democratici. Qualcuno come Vallandigham, la mente direttiva della convenzione, aveva sperimentato la maniera dura del governo, anche se questo non aveva fatto alcun tentativo per impedire il recente ritorno di quello dal Canada. Alcuni nutrivano sinceri timori di perdere i diritti civili, che ritenevano cari, se Lincoln rimaneva in carica altri quattro anni. La maggior parte di questi si professavano unionisti fedeli. Alcuni albergavano simpatie segrete per il Sud. Tutti volevano la pace- alcuni a qualunque prezzo. Noah Brooks, vi presenziò per << espresso desiderio>>  di Lincoln e tenne informato il Presidente di quanto avveniva [SIC]

Il programma politico dei democratici si dimostrò imbarazzante per il candidato democratico alla presidenza McClellan. Concepito da Vallandigham, vi si dichiarava la guerra un fallimento e si chiedeva la pace immediata.


D'altronde credo che sia logico a meno che non ci sia un governo di unità nazionale l'opposizione deve presentare un programma differente e non credo che avrebbe attecchito un discorso tipo Votate per noi che non cambieremo nulla.

La vittoria di Atlanta , come ho già detto, fu sfruttata in modo intelligente,  ridiede fiducia ad un Nord sfiduciato (evito il termine demoralizzato)
anche se cito sempre da B. Thomas le considerazioni espressa dal segretario privato di Lincoln John George Nicolay al suo aiutante John Hay:
<< Dobbiamo soffrire l'inferno,. Tutto è oscurità dubbio e sconforto>>
Anche se dopo le vittorie militari la situazione per il presidente Lincoln ebbe un miglioramento, Egli fu rieletto con il 55% dei voti, il che la dice lunga sull'opposizione. Lincoln era un politico grande statura McMillan no. Con Lincoln il proseguimento della guerra era sicuro, con il suo avversario alla presidenza  si aprivano spiragli di speranza per il Sud.


Dulcis in fundo:  Snake Gap Creek. Secondo Albert Castel era la situazione ottimale per ottenere una vittoria su Sherman, io mi chiedo cosa sarebbe successo in caso di sconfitta confederata? Avrebbe impiegato Sherman 65 giorni per giungere in prossimità di Atlanta, 150 km a Sud di Dalton, e a circa 180 km a Sud  dal confine dello Stato della Georgia/Tennessee?


                                                                                                                                                                                 Hardee
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Re: Anno 1863: l'anno della svolta?

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mar 3 Dic 2013 - 12:52

Vi avviso che questa è la discussione sul 1863 anno di svolta, non della campagna di Atlanta.

Ciao

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