La schiavitù e l'America

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 8 Feb 2013 - 11:12

Per il Connecticut ho contato un senatore e 4 alla Camera dei rappr.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 14 Feb 2013 - 14:07

James Oakes, 2013, vincitore del Lincoln Prize per il libro "Freedom National: The Destruction of Slavery in the United States, 1861-1865".
La tesi, da molti condivisa, che il consenso sulla guerra civile si basava prima di tutto sul fatto che si trattava di una guerra per ripristinare l'Unione, e una guerra antischiavista lo è diventata solo più tardi, quando si è resa necessaria per la vittoria dell'Unione, è disattesa dal libro in questione. James Oakes dimostra come abilmente i repubblicani del Congresso e Lincoln abbiano perseguito, durante tutta la guerra, una politica pragmatica -ma costante- la quale tendeva ad abolire lo schiavismo.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Gio 14 Feb 2013 - 14:39

Fino a quando non si terrà conto che senza l'appoggio degli stati schiavisti di confine, in particolare del Kentucky, gli Stati settentrionali difficilmente avrebbero potuto prevalere vittoriosamente nel cruento conflitto, non si potrà mai capire fino in fondo la realpolitik di Lincoln e del partito repubblicano durante i tormentati anni della guerra, con l'opposizione politica durissima e in più il fronte interno precariamente oscillante.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 14 Feb 2013 - 15:40

Perfettamente d'accordo con l'ultimo intervento di Meade. Lincoln ci offre una lezione di realpolitik con tutte le difficoltà che, in piena guerra e secessione, Lincoln stesso ha dovuto affrontare.
Nel film Lincoln di Spielberg, infatti, vengono messe in luce in modo magistrale i vari meccanismi del potere- comprensivi di alcune decisioni machiavelliche- tesi a riunificare l'Unione ed abolire la schiavitù.
Rammento- per chi non lo sapesse- che il film in questione è basato sul libro “Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln”, della storica e scrittrice, e credo anche funzionario alla Casa Bianca, Doris Kearns Goodwin.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  dan-acw il Sab 16 Feb 2013 - 19:49

e proprio alla luce di questa realpolitik ancora ci si meraviglia che i sudisti vedessero in Lincoln una minaccia alla loro indipendenza ed alla loro società
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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Dom 17 Feb 2013 - 10:45

Quanto a Realpolitik Lincoln si "barcamenò" sempre durante il conflitto. Sulla questione degli schiavi oggetto di questo Topic, ne dette ampia dimostrazione. Prima disse che non voleva (e poteva) interferire sulla faccenda negli stati dove la schiavitù già esisteva. Poi, nel 1863, tentò una goffa emancipazione a fini bellici proprio negli stati in questione attirandosi lo scherno di molti i quali affermarono che: " Il Presidente ha liberato gli schiavi dove non ha il potere di liberarli!".
Poi progettò di "impacchettare" gli schiavi liberi e rispedirli il Africa.... What a Face Infine deliberò di arruorarli nell'esercito dell'Unione (a paga ridotta), dove spesso vennero usati come "carne da cannone", anche se nel Film di Spielberg, in una delle scene iniziali, il Presidente appare come il buon "paparino" che dà i biscottini ai suoi pargoletti....


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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 17 Feb 2013 - 12:46

Nel film Lincoln di Spielberg appare chiaro che l'obiettivo primario di Lincoln e del partito repubblicano era quello di abolire la schiavitù e non di arrivare a raggiungere l'uguaglianza razziale tra bianchi e neri: l'abolizione della schiavitù con un atto costituzionale era il risultato massimo che, in quel periodo, si poteva raggiungere in materia.
La dichiarazione di voto al Camera dei rappresentanti di Thaddeus Stevens, che per altro faceva parte dell'ala più radicale del partito repubblicano, appare una testimonianza che riflette la mentalità dell'epoca: uguaglianza dei bianchi e dei neri di fronte alla legge non doveva significare uguaglianza razziale.
Thaddeus Stevens, per poter far approvare l'emendamento, ha dovuto rendere la dichiarazione di cui sopra, che non credo, considerato le contro-reazioni che esse hanno suscitato da parte dei suoi colleghi i quali lo hanno definito un mentitore, corrispondesse alle sue idee, troppo avanzate per i tempi di allora.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Dom 17 Feb 2013 - 13:00

Salve George!! (Che Roma ieri sera eh??? Very Happy )

Il problema però è stato che l'uguaglianza di fronte alla legge è stata raggiunta in molti stati più di un secolo dopo....

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Dom 17 Feb 2013 - 13:53

R.E.Lee ha scritto:

Il problema però è stato che l'uguaglianza di fronte alla legge è stata raggiunta in molti stati più di un secolo dopo....

Lee


Tutto vero, ma non diamo la colpa anche di questo a solito Lincoln. Un conto è il razzismo, sentimento ancora presente e duro da estirpare nell'umanità, un'altra cosa è la schiavitù, che, sia pur più male che bene, gli USA riuscirono a debellare pagando il costo di un milione e passa in perdite umane tra morti e storpi orribilente mutilti.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Dom 17 Feb 2013 - 14:26

Caro Meade,
non era mia intenzione incolpare Lincoln di questo!
Quello fù solo il primo passo e semmai fù un merito, non una colpa, anche se i motivi furono politici e non umanitari, secondo me . Quello che intendevo dire è che ci è voluto molto/troppo tempo per fare i passi successivi...

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  ROSSETTI BRUNO il Ven 24 Mag 2013 - 17:27

Generale Meade ha scritto:
R.E.Lee ha scritto:

Il problema però è stato che l'uguaglianza di fronte alla legge è stata raggiunta in molti stati più di un secolo dopo....

Lee


Tutto vero, ma non diamo la colpa anche di questo a solito Lincoln. Un conto è il razzismo, sentimento ancora presente e duro da estirpare nell'umanità, un'altra cosa è la schiavitù, che, sia pur più male che bene, gli USA riuscirono a debellare pagando il costo di un milione e passa in perdite umane tra morti e storpi orribilente mutilti.

Meade
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Ciao
Oggi sulla "Stampa" c'è un articolo sugli schiavi neri degli indiani di america, approfitto per dirvi che nel censimento del 1860 c'è un apposito capitolo che parla proprio di questo, restando sul tema nel sud c'erano molti neri liberi che possedevano schiavi
Saluti
Bruno
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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Mar 28 Mag 2013 - 14:19

Nel 1860 vi erano pellerossa nel territorio dell'Oklahoma che erano felicemente contenti di essere "padroni" di uomini di colore solo perchè tali territori rientravano sotto la linea Mason/Dixon. Questi formidabili guerrieri che nel 1830 con l’Indian Removal Act si spostarono nell'ovest a furia di calci nel fondoschiena sul percorcorso chiamato "la pista delle lacrime" dimenticarono tale "gentile" trattamento da parte dell'uomo bianco e non si vergognarono affatto di tenere uomini colore sottomessi alla schiavitù. Anzi, una parte di costoro combatterono convinti che tale loro diritto fosse inviolabile.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Sab 17 Ago 2013 - 16:51

Il 1° gennaio 1808 venne proibita ufficialmente l'importazione di schiavi negli Stati Uniti. Dei circa 11 milioni di schiavi d arrivati nel Nuovo Mondo durante la tratta che durò ben 4 secoli, solo il 5% giunse a sbarcare negli USA. I commercianti del New England e di New York seppero trarre grande profitto dal commercio di carne umana, con il ricco mercato di schiavi da cui i piantatori del Sud, durante l'era coloniale, regolarmente si rifornivano. Durante la Rivoluzione Americana, sia la tratta che il commercio di schiavi subirono un grave tracollo, con una moltitudine di schiavi (decine di migliaia) che presero a rifugiarsi presso le linee britanniche per sfuggire alla schiavitù. A fine conflitto e ottenuta l'indipendenza, gran parte degli stati Americani proibirono la tratta e il commercio di schiavi, ispirati dagli ideali rivoluzionari, ma si trovarono a confrontarsi con la dura opposizione dello stato della Georgia, e l'ancor più ostica opposizione dello stato del Sud Carolina, che avevano subito l'occupazione dei britannici durante la guerra e avevano perduto pertanto un gran numero di schiavi. Il Sud Carolina, durante la Convenzione Costituzionale del 1787, arrivò persino a minacciare di lasciare l'Unione (vecchio vizio del Sud Carolina) qualora il commercio di schiavi fosse stato proibito, come molti stati chiedevano. Non solo. Esercitatando una profonda influenza sul documento finale, il Sud Carolina pretese con successo la famigerata clausola dei tre quinti, che includendo anche una parte di schiavi (che però contavano meno di nulla come elettori) nel computo complessivo della popolazione, gli riconosceva una rappresentanza supplementare al Congresso.
Successivamente, l'imposizione di nuove leggi statali proibirono la tratta di schiavi, ma nel 1803, sia il Sud Carolina che il parlamento della Luisiana riaprirono la tratta, importarono negli USA tra gli anni 1803/1808, dai 75.000 ai 100.000 nuovi schiavi. Non solo. Con la continuazione della tratta sia in Brasile che in America Latina in generale, l'importazione illegale di schiavi negli stati del Sud continuò, con grande costernazione di chi credeva che con l'abolizione della tratta la schiavitù si sarebbe debellata da sola. Inoltre, il clima mite e temperato del Sud degli USA non era comparabile col clima tropicale delle Indie, dove la malaria e la frebbe gialla falcidiavano la popolazione di schiavi, impedendole di crescere, mentre nel Sud degli USA gli schiavi aumentavano per ragioni di crescita naturale. In più, lo stato della Virginia insieme agli stati più vecchi, con i terreni troppo sfuttati dalle momoculture, presero a dipendere economicamente dalla vendita di schiavi a stati cotoniferi quali il Mississippi, l'Alabama e la Luisiana, diventanto dei veri e propri immensi allevamenti di carne umana.
Nonostante tutto, il prezzo degli schiavi rimaneva esorbitante, e un agricoltore sudista povero difficilmente poteva ambire a comprarsi anche un solo schiavo. Tutto ciò porta a pensare cosa sarebbe successo se la tratta e l'importazione di schiavi non fosse cessata nel 1808. Probabilmente i bianchi degli Usa al giorno d'oggi sarebbero una esigua minoranza.
Per molti anni gli African-Americans liberi celebrarono il 1° gennaio 1808 al posto del 4 luglio, data in cui, secondo loro, gli USA erano ipocritamente solo a parole, una terra di libertà.

Fonte: Il Senso della Repubblica - di Thomas Casadei e Sauro Mattarelli

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  HARDEE il Sab 17 Ago 2013 - 20:46

Signori Buongiorno

Nel 1860 le basi economiche del Sud si basavano essenzialmente sul cotone e di conseguenza sulla schiavitù, eliminare quest'ultima, in modo repentino, significava rovinare economicamente gli Stati che da questa orribile istituzione traevano i loro guadagni. La schiavitù era praticata anche in altri Stati, il Brasile la abolì nel 1880 e si dovette attendere i primi decenni del 1900, perché fosse proibita in tutto il Mondo.
So che il mio discorso è trito e ritrito, ma Gli Stati del Sud erano diretti da mediocri politici che cercarono delle ragioni di razza e quant'altro,
citando anche la Bibbia a riprova del diritto "quasi divino" di esercitare la schiavitù. e tutto questo in un momento in cui il Mondo la aborriva;
purtroppo una mediocre classe politica produce una mediocre gerarchia militare e queste la premessa per la sconfitta.

Rivendicherò sempre e coerentemente il Diritto di secedere, ma non posso difendere una pratica così aberrante, la schiavitù non toglie solo la libertà, aliena le cognizioni e con lo spegnersi di queste muoiono i sogni. e come diceva lo scrittore americano Mark Twain:
<<togli i sogni ad un uomo e ne otterrai solo un involucro vuoto >>.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Ven 22 Nov 2013 - 15:42

ROSSETTI BRUNO ha scritto:
Generale Meade ha scritto:
R.E.Lee ha scritto:

Il problema però è stato che l'uguaglianza di fronte alla legge è stata raggiunta in molti stati più di un secolo dopo....

Lee

Tutto vero, ma non diamo la colpa anche di questo a solito Lincoln. Un conto è il razzismo, sentimento ancora presente e duro da estirpare nell'umanità, un'altra cosa è la schiavitù, che, sia pur più male che bene, gli USA riuscirono a debellare pagando il costo di un milione e passa in perdite umane tra morti e storpi orribilente mutilti.

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Saluti
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Vero. Una eccessiva propaganda tentò di far rientrare la questione della schiavitù in un contesto razziale dimenticando e celando che non erano pochi neri liberi che possedevano schiavi e che gli stessi schiavi temevano di esser venduti ad ex schiavi perchè li consideravano padroni molto duri.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Lun 13 Gen 2014 - 0:30

In vista dell'uscita del film "12 anni schiavo" stavo cercando di documentarmi meglio sulla schiavitù, argomento che ho sempre tralasciato. Ho sempre pensato che fosse sempre illegale separare la madre dai propri figli, almeno fino a quando questi non avessero raggiunto una certa età. Ora mi sembra invece di capire che questo era illegale solo quando a mettere in vendita la schiava era un ente pubblico, i vari stati stabilivano il limite di età. Di conseguenza era del tutto legale in una vendita tra privati separare i bambini dalla madri, eccetto che per i neonati. Mi sbaglio o le leggi degli stati prevedevano questo?

Ciao

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schiavitù nel 1860

Messaggio  Fabio il Ven 26 Set 2014 - 18:55

R.E.Lee ha scritto:Longstreet è un personaggio un pò controverso. Il Film trae tra l'altro ispirazione dal libro "the killer angels" che ha sua volta si è ispirato ad un altro libro: "From manassas to appomattox" scritto proprio da Longstreet.
L'ex generale scrisse questa opera anche per difendersi dalla montagna di accuse che, nel dopoguerra, gli vennero scagliate addosso dai seguaci della "Lost cause".
Molte di queste accuse riguardavano però proprio l'operato di Longstreet a Gettysburg.
Presumibilmente però, la sua maggiore colpa fù di aderire, a guerra finita, al partito repubblicano...
Non sò comunque se Lui pronunciò o meno la frase in questione, certo è che anche  col senno di poi, fare una tale affermazione è cosa molto  semplicistica.....perchè?
Perchè nel 1860 liberare gli schiavi non era proprio possibile....

Lee

Una domanda gen. Lee..
Come mai dici che nel 1860 era impossibile liberare gli schiavi? La maggior parte di essi era molto affezionato ai propri padroni, quindi è probabile che nel caso avrebbero aiutato i confederati, magari come soldati o volontari. Dopotutto il sud si era staccato dall'unione per l'indipendenza, per mantenere le proprie tradizioni e solo una minoranza (i grandi proprietari terrieri) combatteva per mantenere la schiavitù. Che ne dite? Ho un po dilungato sul discorso iniziale di Longstreet, scusatemi.  



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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Ven 26 Set 2014 - 22:28

Io dico che gli schiavi non erano così affezionati ai padroni anche se non mancano numerosi episodi di lealtà e attaccamento. Poi come ha fatto notare ad esempio Kenneth Stampp nel suo celebre "The Peculiar Institution", bisognerebbe vedere nei singoli casi cosa motivava tale affezione e lealtà (se un vero affetto, ignoranza o un intelligente calcolo dello schiavo). Penso che nel 1860 non era possibile abbandonare la schiavitù, perchè mai si sarebbe dovuto buttare via un capitale enorme investito in schiavi, utili per qualsiasi lavoro dall'agricoltura all'industria, per poi dover utilizzare la stessa manodopera a pagamento? Oltretutto il sud del 1860 era in boom economico grazie all'espansione ad ovest, con prezzi e richieste alle stelle. Non aveva poi senso scardinare un sistema che teneva al suo posto bianchi ricchi e sopratutto bianchi poveri e la marea di negri che popolavano il sud. Liberarli significava riconoscere dei diritti agli ex-schiavi, riconoscerli come cittadini americani pari in tutto, o quasi, e questo non era accettabile per nessuno soprattutto al sud.

Ciao

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Sab 27 Set 2014 - 9:43

Fabio ha scritto:
R.E.Lee ha scritto:Longstreet è un personaggio un pò controverso. Il Film trae tra l'altro ispirazione dal libro "the killer angels" che ha sua volta si è ispirato ad un altro libro: "From manassas to appomattox" scritto proprio da Longstreet.
L'ex generale scrisse questa opera anche per difendersi dalla montagna di accuse che, nel dopoguerra, gli vennero scagliate addosso dai seguaci della "Lost cause".
Molte di queste accuse riguardavano però proprio l'operato di Longstreet a Gettysburg.
Presumibilmente però, la sua maggiore colpa fù di aderire, a guerra finita, al partito repubblicano...
Non sò comunque se Lui pronunciò o meno la frase in questione, certo è che anche  col senno di poi, fare una tale affermazione è cosa molto  semplicistica.....perchè?
Perchè nel 1860 liberare gli schiavi non era proprio possibile....

Lee

Una domanda gen. Lee..
Come mai dici che nel 1860 era impossibile liberare gli schiavi? La maggior parte di essi era molto affezionato ai propri padroni, quindi è probabile che nel caso avrebbero aiutato i confederati, magari come soldati o volontari. Dopotutto il sud si era staccato dall'unione per l'indipendenza, per mantenere le proprie tradizioni e solo una minoranza (i grandi proprietari terrieri) combatteva per mantenere la schiavitù. Che ne dite? Ho un po dilungato sul discorso iniziale di Longstreet, scusatemi.  



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Il Ns Comandante mi ha anticipato,
tanto per rimarcare il concetto, dobbiamo considerare che, essendo la maggior parte del capitale del sud investito in schiavi, liberarli sarebbe stato come buttare a mare valanghe di soldi!
Al contrario essendo lo schiavo un capitale, andava custodito gelosamente.
A riprova di ciò cito una riflessione del presidente Davis che affermò (più o meno): "I ns patriottici possessori di schiavi darebbero la loro vita e quella dei loro figli per la causa, ma guai a chiedergli uno schiavo!" (per esigenze belliche).

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Fabio il Sab 27 Set 2014 - 10:38

Sì è vero però erano in pochi i proprietari di schiavi, la maggior parte era gente povera e che non ne possedeva..quindi chi ci perdeva in capitali erano loro

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  HARDEE il Mar 30 Set 2014 - 21:43

Signori buongiorno.

Proviamo a fare un rapido conto del capitale, che nella Confederazione rappresentavano gli schiavi, questo per comprendere meglio l'aspetto economico del problema.

Nel 1794 Gli Stati Uniti emanarono la Legge che impediva l'importazione di schiavi :Legge 22  marzo 1794: il cui titolo era: An Act to probibit the carrying on the Slave Trade from the United States to Any foreign place-or country. In base a tale Legge si faceva divieto ai cittadini americani e  no di importare e di partecipare, anche indirettamente al commercio internazionale degli schiavi.

L’applicazione  di tale norma pesava  unicamente sulla Marina degli Stati Uniti, che non aveva i mezzi per farla rispettare, pertanto, anni dopo,fu emanata  la  Legge  del 2 marzo 1807, intitolata “ An Act  to probibit the importation of Slave into any port or place within  United  States “ con entrata in vigore il primo gennaio 18 contemporaneamente  all’impegno della  Gran  Bretagna sullo stesso fronte.

Forte di tale appoggio, gli Stati Uniti vietarono  l’importazione di schiavi in tutti i porti soggetti alla loro giurisdizione.

Il provvedimento in questione causò l’aumento del  prezzo del singolo schiavo:* dai 350 $ del 1800 ai 500/650 $  del 1808 , infine,  nel 1860, uno schiavo simile raggiunse i  1800 $ *(naturalmente si  è considerato  uno schiavo giovane, di sana e robusta costituzione e di buon carattere)

Per poter fare delle valide comparazioni : pensate che la paga di un soldato confederato era di 18 $, mentre quella di un Generale di 200 $.

Ora la popolazione degli  Stati confederati era di circas 9 milioni di cui  circa 3,5 milioni di schiavi.

Consideriamo un prezzo base per schiavo :  per esempio 500 $: in questo caso il capitale umano (scusate la terminologia) sarebbe stato  di  1750 M di $.

N.B:

Lo zar Alessandro II decise di cedere L’Alaska  agli Stati Uniti,  Dell'affare venne allora incaricato l'ambasciatore a Washington, il barone Eduard de Stoeckl, che, all'inizio del marzo 1867, aprì delle negoziazioni con il Segretario di Stato William H. Seward, con il quale aveva buone relazioni.
Le trattative si conclusero dopo un'ultima riunione, protrattasi un'intera notte, ed il trattato venne firmato alle 4 del mattino del 30 marzo 1867. Il prezzo d'acquisto venne fissato in 7.2 M di $ americani (equivalenti a circa 119 milioni di dollari del 2014).

Per chi volesse fare i conti (comparando i 1750 M di $ al valore attuale del $), capirebbe perché i  proprietari terrieri sudisti erano restii a fornire manodopera della loro piantagione.


                                                                                                                                                                                                            Hardee



Bibliografia

www.viveresenigallia.it/?page=articolo&articolo_id=124170
“A SCANDALUS AND INHUMAN TRAFFIC” :Gli Stati Uniti e la soppressione della tratta degli schiavi.
di Marco Sioli
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Messaggio  R.E.Lee il Mer 1 Ott 2014 - 11:31

Caro Hardee, complimenti!
I tuoi calcoli dimostrano ampiamente dollaro più dollaro meno Very Happy , che liberare gli schiavi prima del conflitto avrebbe significato la rovina economica del Sud. La teoria di Longstreet in merito era sbagliata, anche se personalmente penso che quella del Generale era una "boutade" (l'ho scritto bene?? Embarassed ) e nulla più.
Al di là dei suoi difetti, Longstreet era un uomo troppo intelligente per prendere sul serio l'ipotesi da lui stesso fatta! (almeno lo spero per Lui.... confused ).

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La schiavitù e i nativi

Messaggio  Generale Meade il Dom 19 Ott 2014 - 16:35

Sembra incredibile, ma è una realtà storica, che la schiavitù fosse praticata tra i nativi. Lungo la costa dell'oceano pacifico era comunemente e brutalmente praticata dai nativi, mentre i nativi dell'entroterra la praticavano a loro piacimento con i prigionieri, sia bianchi che rossi, presi durante le loro scorrerie. I Cherokee poi, una delle 5 tribù "civilizzate" degli stati meridionali USA, la praticavano in percentuale maggiore nel 1835, 7,4% contro il 5% di tutto il Sud. Non deve quindi sembrare strano che, invece di essere neutrali, visto l'indegno trattamento dell’Indian Removal Act del 1830, con cui le 5 tribù civilizzate furono trasferite a forza con il famigerato "Sentiero delle Lacrime", e con il benestare degli Stati del Sud di loro provenienza, tali tribù si siano invece schierate largamente a favore con i loro ex persecutori durante la ACW.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  MARCOBELLO il Sab 16 Gen 2016 - 12:58

Innanzitutto mi presento, sono Marco e scrivo da Brescia per ringraziarvi di avermi accolto nel forum... entro subito in argomento. Io credo che nel Nord industriale fino al 1861 e oltre anche negli stati del Nord non  schiavisti, dove pure esisteva un movimento abolizionista, il vero problema non fosse l'abolizione della schiavitù negli stati dove esisteva (ricordo ad esempio che stati come il Kentucky o il Maryland, dove era presente lo schiavismo, anche se per un certo tempo non aderirono all'unione, non aderirono nemmeno alla confederazione, almeno in generale...) ma piuttosto la salvaguardia dell'Unione dalla Secessione. Ci sono molte più testimonianze di insofferenza e razzismo verso la gente di colore nel Nord, dove i neri erano liberi e potevano fare concorrenza ai bianchi in termini economici, piuttosto che nel Sud, dove la maggior parte erano schiavi e , almeno nel pensiero dei loro proprietari, non costituivano una minaccia... prima della guerra e all'inizio il razzismo, come noi lo intendiamo oggi era un fatto più nordista che sudista...Le circostanze cambiarono poi durante la guerra e l'emancipazione degli schiavi divenne una necessità economica oltre che sociale, a testimonianza che sono i fatti concreti a determinare i mutamenti sostanziali di un'epoca...


Ultima modifica di MARCOBELLO il Lun 27 Giu 2016 - 17:11, modificato 1 volta

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Sab 16 Gen 2016 - 15:56

Benvenuto Marco.
Credo anch'io che il razzismo negli Stati del Sud sia nato solo nel dopoguerra, basti pensare al processo di trasformazione del KKK, che nato come opposizione all'occupazione nordista finì per diventare un ricettacolo di razzisti che odiavano gli ex schiavi.

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Re: La schiavitù e l'America

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