La guerra contro il Messico

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Messaggio  luigi trentanovi il Mar 17 Feb 2009 - 20:06

Prima vera guerra d'espansione, quella contro il Messico, fu per gli U.S.A. motivo di enormi lacerazioni all'indomani
dell'entrata trionfale in Città del Messico, sono molti gli studiosi che vedono nelle conseguenze di quel conflitto,
l'innesco di quel processo politico, economico,sociale,che porterà l'America al punto di non ritorno, prima fra tutte le
visioni contrapposte riguardo il destino della nazione, la questione schiavitù.
Del resto come Ralph Waldo Emerson profetizzò,"il Messico ci avvelenerà".
Confido come sempre nelle esaurienti dissertazioni degli esperti del forum,ciao gigi.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 17 Feb 2009 - 21:25

Caro Gigi,bel topic,complimenti!Bella pure la citazione di Waldo Emerson.
Anche Lincoln aveva una immagine negativa della guerra contro il Messico del 1846 e nel modo con il quale gli Stati Uniti attirarono il Messico stesso in quella guerra.Nei territori conquistati dagli Stati Uniti,strappati al Messico,era la prima volta che si introduceva la schiavitù in un territorio dove il governo Messicano l'aveva abolita. Gli storici moderni non sono d'accordo che quanto sopra detto fosse la vera motivazione delle cause di detta guerra,ma purtroppo fu quello il risultato.
Lo stesso gen. Grant che aveva partecipato alla guerra messicana,nelle sue memorie ha scritto che la guerra civile era stata la conseguenza logica della guerra contro il Messico;la riteneva "una congiura per acquisire territori dove potevano essere costituiti Stati Schiavisti da inserire nell'Unione americana...".
Altro fatto per il quale ricordare la guerra contro il Messico è che in detta guerra si cimentarono giovani ufficiali di carriera che poi parteciparono alla guerra civile,militando negli eserciti Nordisti e Sudisti,con funzioni di comando.
Anche nel libro "Nord e Sud" di John Jakes e nell'omonimo sceneggiato,i due protagonisti,uno proveniente dagli Stati del Nord,l'altro proveniente dagli Stati del Sud,appena usciti dall'Accademia di West Point,combattono insieme in Messico,per ritrovarsi,anni dopo,con il grado di Generale,nella guerra civile, a militare negli opposti schieramenti.

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  George H. Thomas il Mer 25 Feb 2009 - 18:39

La guerra contro il Messico per me riveste un'importanza proprio dal punto di vista dei quadri. Infatti, come ricordato da Custer, moltissimi generali che avrebbero guidato le loro truppe all'Est e all'Ovest nella Guerra Civile si "fecero le ossa" proprio allora, come ufficiali subordinati.
In effetti, la guerra contro il Messico e le sue diatribe sullo schiavismo non fecero che esaltare le spaccature che poi avrebbero portato alla guerra. Ma devo far notare una cosa : secondo un'accordo tra abolizionisti e schiavisti, l'introduzione dello schiavismo in uno stato dipendeva dalla sua posizione geografica (a nord di una linea, abolizionista; a sud della linea, schiavista). Infatti, il Texas entrò nell'Unione come stato schiavista, ma non la California, che rimase abolizionista, scatenando un putiferio.
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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  Virginian Gentleman il Mer 25 Feb 2009 - 18:41

Il compromesso del 1850 era abbastanza vacuo già nella sua formulazione e non prendeva di conto della sovranità popolare, cosi il Kansas, tecnicamente sotto la linea e perciò schiavista, rifiutò lo schiavismo e perciò l'appartenenza al sud.
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Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 28 Feb 2009 - 11:54

Tornando all'argomento,come scritto precedentemente da Thomas e da me,tra le centinaia di diplomati dell'Accademia di West Point che combatterono nella guerra contro il Messico,vorrei citare i nomi famosi che mi vengono subito in mente: Lee,Jackson,Grant,McCLellan,Beauregard,A.S.Johnston,oltre,al Presidente Davis, che si batterono,successivamente,l'uno contro l'altro durante la guerra civile americana (aggiungete chi non ho citato).Nella Guerra Messicana,gli Americani ,con questi uomini,mostrarono una netta superiorità quanto a ufficiali subalterni.Il livello elevato di tali ufficiali compensò il fatto che l'esercito americano era composto soprattutto da dilettanti.Pertanto,la guerra contro il Messico rappresentò per questi giovani ufficiali una "triste palestra" di addestramento per la futura guerra civile.
Vorrei,invece, segnalare che, nella guerra Messicana,i generali Americani,sia pur competenti (vedi il gen.Winfield Scott,che ritroveremo all'inizio della guerra civile)non possedevano un'istruzione miltare formale,forse-ma non ne sono sicuro-a causa dell'anno della fondazione di West Point che risale al 1802 e al suo diventare un'Accademia prestigiosa negli anni successivi.

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  forrest il Sab 28 Feb 2009 - 15:22

I nuovi territori acquisiti con la vittoriosa guerra messicana furono il pomo della discordia che,nel 1949-50, portò sull'orlo della guerra gli Stati Uniti ed il Texas.I texani volevano annettere almeno le 4 contee orientali del Territorio del Nuovo Messico,i cui abitanti preferivano costituire un nuovo Stato.Ovviamente,in queste 4 Contee sarebbe stata introdotta la schiavitù.Il Governatore del Texas,Peter Bell,chiese al Parlamento texano il permesso di invadere il Nuovo Messico.Il Presidente degli Stati Uniti,Zachary Taylor,rispose inviando centinaia di truppe Federali a proteggere il nuovo territorio.La guerra sembrava imminente,e fu scongiurata solo dall'improvvisa morte del Presidente,nel 1850.Alla fine venne trovato un compromesso:le 2 contee + meridionali(Presidio ed El Paso)furono assegnate al Texas, che rinunciò alle 2 Contee + a nord (Santa Fe e Worth).In cambio ,il Governo Federale si fece carico del debito pubblico dello Stato del Texas.L'accordo venne approvato dal popolo texano attraverso un referendum.Se la guerra tra il Texas e gli USA fosse scoppiata,é probabile che il Texas avrebbe ricevuto il sostegno di tutto il Sud.Scrisse il Senatore georgiano Alexander Stephens,futuro Ministro della Confederazione,il 4 luglio 1850."Il primo colpo di cannone che dovesse essere sparato contro il popolo texano,sarebbe il segnale per tutti gli uomini liberi dal Delaware al Rio Grande,per correre in suo aiuto.La causa del Texas,in tale conflitto,sarà la causa di tutto il Sud."Allègo cartina delle 4 Contee contese.
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le 4 Contee contese

Messaggio  forrest il Sab 28 Feb 2009 - 15:30

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 13 Apr 2010 - 14:30

La guerra contro il Messico,come è stato già scritto nei post precedenti, fu foriera di tensioni negli USA a causa dell’acquisizione di nuovi territori. Essa contribuì ad alterare i rapporti tra Nord e Sud per la questione dell’istituzione dello schiavismo o meno nei territori medesimi.
Fu una guerra voluta fortemente dal Sud con l’obiettivo principale di annettere il territorio della California. Una guerra intrapresa nel nome della dottrina del “Destino Manifesto” e cioè della propensione, manifestata dagli americani in quel periodo, di essere destinatari del controllo egemone di tutto il continente.
L’allora presidente USA James Polk (1845-49) appartenente al partito democratico, piantatore e uomo del Sud, ammiratore del presidente Andrew Jackson, fu uno dei promotori principali della guerra Messicana. Lo stato di guerra contro il Messico venne dichiarato nel 1846. Il conflitto durò un anno, ma fu molto sanguinoso; anzi,alcuni storici sostengono che i militari americani usarono la mano pesante nei confronti dei messicani.
Alla fine della guerra, gli USA si ritrovarono ad avere un territorio globale grande quasi l’Europa.In un primo momento gli Americani, sull’onda della vittoria riportata contro il Messico,si sentirono inorgogliti ed uniti in una specie di entusiasmo dal sapore nazionalista. In realtà,la guerra messicana produsse parecchie polemiche e gli effetti della guerra si videro negli anni seguenti. Grant, il quale aveva combattuto in qualità di giovane ufficiale insieme a tanti altri ufficiali che ,come è stato scritto nei precedenti post, avranno un ruolo preminente nella futura guerra civile,la definì un esempio di sfacciata aggressione da parte degli USA. Venne anche chiamata come la guerra di “Mister Polk” per il ruolo preminente e determinante che il presidente americano aveva svolto nel prendere la decisione di entrare in guerra.
A mio avviso, le tensioni per aver annesso nuovi territori- evento che si era già verificato negli USA- sorsero perché si trattò di un’altra affermazione del predominio che l’elite Sudista continuava a manifestare nel paese ai livelli di vertice (Presidenza,Congresso e Corte Suprema) certamente non gradita da chi era portatore di atri tipi di istanze,specialmente nel Nord.

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 25 Apr 2010 - 16:16

Quando le truppe Americane penetrarono nel Messico,esse si dovettero scontrare e fare fronte ad una vera e propria attività di guerriglia mossa dai messicani contro di loro.
Di conseguenza,il gen. Scott, che comandava una parte dell'esercito USA, cercò di ottenere il sostegno del popolo messicano per il mantenimento della stabilità e decise di punire qualsiasi atrocità commessa, contro la popolazione civile messicana, dalle forze di occupazione.Scott era convinto che i crimini commessi dalle forze d'occupazione francesi contro il popolo spagnolo avessero contribuito alla caduta di Napoleone Bonaparte.
Il19 febbraio 1847, Scott emanò l'Ordine Generale n. 20, che proibiva lo stupro, l'omicidio, l'aggressione,la rapina,la profanazione di chiese, e la violazione della proprietà privata e stabilì la Corte marziale per tutti i messicani e per le truppe regolari americane,compresi i civili americani, che avessero commesso tali delitti. Sembra che il gen.Scott si risolse ad emanare l'ordine sopra indicato a causa del comportamento particolarlmente brutale tenuto dai volontari americani contro i civili messicani.
Dopo la presa di Città del Messico,il 14 settembre 1847, da parte delle forze USA,crebbero le attività di guerriglia delle truppe di volontari,particolarmente addestrate, che combattevano a fianco dei messicani,compiendo azioni di attacco ai convogli, infiltrandosi nelle unità americane. A questo punto,il gen.Scott istituì la politica della "terra bruciata" nei confronti dei guerriglieri,i quali vennero equiparati a degli assassini.Scott ordinò che non si dovesse fornire alcun quartiere ai predetti.

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 30 Apr 2010 - 19:07

Sulla guerra americano-messicana l'unico film che conosco è "One Man's Hero",titolo it. "Un uomo,un eroe",con Tom Berenger.Il film parla delle gesta del battaglione "San Patrizio",formato da un gruppo di irlandesi arruolati nell'esercito USA,i quali disertano e vanno a combattere con i Messicani. Mi sembra di ricordare che il gen.Scott,come viene dipinto nel film, non faccia una bella figura.

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  Generale Meade il Ven 30 Apr 2010 - 19:17

C'è un film sulla guerra Messico/Usa che però e tratto da un fatto realmente accaduto di cannibalismo nel West. Si intitola infatti "l'Insaziabile".

Le scene iniziali del film sono molto belle e si vedono diverse comparse con scene d'epoca fatte bene. Dopo purtroppo il film tende all'horror e cala di tono.

Saluti, Meade
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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 8 Lug 2010 - 14:29

Alla guerra contro il Messico parteciparono 500 ufficiali in servizio attivo, usciti da West Point. Ad essi vanno aggiunti altri 500 ufficiali che si erano ivi diplomati, richiamati in servizio in occasione del conflitto.

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  piero il Gio 12 Mag 2011 - 16:17

tra l'altro , la cosa divertente- si fa per dire- , è che una buona parte della storiografia di parte messicana dà la colpa sia della perdita dei territori che della guerra alla situazione politica venutasi a creare in messico.
E' vero che la concessione dell'indipendenza del texas dal messico prevedeva , nel trattato di pace, che non avrebbero aderito agli stati uniti, e Houston era di questo parere.almeno all'inizio( checché ne dica certa storiografia statunitense).

Ma poi Polk, una volta in carica, dichiarò che " solo il popoli di questo continente hanno il diritto di decidere del proprio destino". All'incirca nello stesso periodo il destino manifestò che era chiaro quello che era il diritto divino di espandere il territorio degli Stati Uniti ".

da qui alla provocazione dell'esercito messicano( allora ,nel governo messicano prevalevano i " centralisti" che volevano un'azione di forza contro quelli che ritenevano dei ribelli che non avrebbero rispettato i termini del trattato) sul rio bravo che diede il via alla guerra il passo fu breve.

tra l'altro i messicani stessi che non vivevano nelle zone coinvolte si resero conto di aver perso la guerra solo quando videro amputare il messico di tutti quei territori. non potevano credere che un esercito- messicano- grande quasi tre volte quello americano di zacarias taylor. il 14 settembre 1847 la bandiera americana sventola sul "palacio nacional" di città del messico. Il generalissimo Santa Anna, fugge in Giamaica.subentra Manuel de la Pena y pena( con la cedilla sopra le n , ovviamente) per le trattative di pace: con il trattato di Guadalupe il Messico accetta la perdita dei territori di Alta california, nuovo messico, Arizona e Texas. più della metà del suo territorio in cambio di 13 milioni di pesos e che non ci saranno piu rettifiche di frontiera

(bibliogr:“HISTORIA DE MÉXICO”. Salvat Mexicana de Ediciones, S.A. de C.V. Tomo 8. Ed. Salvat Editores De México. 1979. México.
“HISTORIA DE ESTADOS UNIDOS”. Brinkley Alan. Ed. McGraw Hill. 1996. México.
“SIGLO DE CAUDILLOS. BIOGRAFÍA POLÍTICA DE MÉXICO (1810-1900)”. Krauze Enrique. Ed. Tusquets editores. 1994. México.


saludos

piero
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collegata con i massoni(vedi banchieri inglesi...)

Messaggio  piero il Mar 24 Mag 2011 - 15:48

Lincoln applica il programma economico di Henry Carey

Quando Abraham Lincoln (1809-1865), un erede dichiarato di Henry Clay, arriva alla Presidenza all'inizio del 1861, la situazione degli Stati Uniti è dunque praticamente disperata.
Sul piano economico, le politiche di Jackson e dei suoi successori hanno rovinato il paese. La popolazione americana è demoralizzata e corrotta. Sul piano strategico, due forze apparentemente antagoniste perseguono il medesimo scopo di fare saltare gli Stati Uniti come repubblica sovrana: al Nord, i banchieri e, al Sud, i coltivatori di cotone. Queste due forze sono sostenute simultaneamente dall'Impero britannico attraverso delle istituzioni bancarie come Rothschild e Baring. E' dunque impropriamente che si qualifica la guerra di Secessione come «guerra civile».
Sarebbe più esatto dire che, dalla Rivoluzione americana, la guerra irregolare condotta dall'Inghilterra (aiutata di volta in volta dalla Francia) contro il Sistema americano non è mai cessata. La guerra di Secessione è dunque una guerra internazionale non dichiarata.
Quando il conflitto scoppia, il governo ha un bisogno urgente di finanziamenti ma i Britannici organizzano contro di esso un boicottaggio del credito sul piano internazionale. L'amministrazione Lincoln si rivolge allora verso la New York Associated Banks e negozia un prestito di 150 milioni di dollari in oro. Su un falso pretesto, il direttore dell'Associated Banks che non è altro che James Gallatin, il figlio di Albert Gallatin, sospende il finanziamento al governo federale il 28 dicembre 1861. Ciò provoca una reazione a catena di mancati pagamenti che culmina con la sospensione, attraverso il Tesoro, del pagamento in oro di tutte le obbligazioni governative - nazionali ed internazionali - che ha per effetto di fare uscire gli Stati Uniti dal sistema dello standard aureo internazionale. In altri termini, il governo americano è fallito.
Agendo di concerto con i loro associati britannici, i banchieri di New York fanno pressione su Lincoln perché egli abbandoni la sovranità economica nazionale. Nel gennaio 1862, James Gallatin presenta al Tesoro l'ultimatum delle banche che si riassume in quattro punti:
o pagare lo sforzo di guerra attraverso un aumento massiccio di imposte dirette sulla popolazione;
o depositare tutto l'oro del governo nelle banche private di New York e dare a queste banche il monopolio sul commercio del debito governativo, che si presenta essenzialmente sotto forma di obbligazioni che i banchieri vogliono vendere sul mercato londinese;
o sospendere le leggi permettenti al governo di regolare l'attività delle banche;
o sopprimere tutta l'emissione di carta-moneta del governo, di modo che solo l'oro e i biglietti emessi dalle banche private possano circolare come moneta.
Tutte le rassomiglianze con le misure imposte attualmente dal Fondo Monetario Internazionale non sarebbero una coincidenza fortuita …
Accettare tali condizioni sarebbe significato firmare la morte degli Stati Uniti come nazione sovrana; Lincoln le rigettò. Al loro posto, egli mise in opera tutta una serie di misure economiche rivoluzionarie ispirate direttamente dal Sistema americano, che salvarono la nazione. In particolare, egli utilizzò i poteri sovrani dello Stato per fare emettere oltre 400 milioni di dollari sotto forma di carta-moneta (questi biglietti portavano il nome di «greenbacks») e il Tesoro americano vendette per 1,3 milioni di dollari obbligazioni governative 5:20 (riscattabili in 5 anni e con scadenza a 20 anni), non a dei banchieri stranieri ma direttamente alla popolazione americana. Il padre intellettuale dell'insieme del programma economico di Lincoln non è altro che l'economista Henry Carey (1793-1879), il figlio di Mathew Carey.
Alla richiesta di Lincoln, il Congresso votò in urgenza la legge autorizzante l'emissione dei greenbacks da parte del Tesoro - il Legal Tender Act. Tuttavia, gli alleati di Lincoln e Carey al Congresso non poterono impedire che fosse associato a questa legge un emendamento che fu carico di conseguenze in seguito. Secondo questo emendamento, da una parte, il corso legale dei greenbacks sarebbe stato limitato nel tempo; dall'altra parte, i greenbacks non sarebbero stati convertibili in oro; in particolare, essi non sarebbero potuti essere utilizzati per pagare gli interessi delle obbligazioni di guerra, anche se queste ultime fossero state acquistate in greenbacks.
( continua)

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continuazione...

Messaggio  piero il Mar 24 Mag 2011 - 15:49

Nondimeno, questo «denaro del popolo», come Carey lo chiamava, circolò e fu utilizzato su scala locale per finanziare gli agricoltori, le imprese e le manifatture. Il suo utilizzo, combinato con le altre politiche generatrici di credito da parte del governo di Lincoln, lanciò una delle più grandi espansioni industriali di tutta la storia dell'umanità. Fra le misure adottate dall'amministrazione Lincoln figurano le seguenti: tasse protezionistiche in favore dell'industria americana, emissione di moneta (greenbacks), un sistema di Banca Nazionale, creazione di un'Accademia Nazionale delle Scienze, creazione del Dipartimento dell'Agricoltura, costruzione della ferrovia Transcontinental, creazione della rete telegrafica, ecc. Tutte queste misure suggerite a suo tempo da Hamilton e List fecero degli Stati Uniti la prima potenza industriale del mondo. Mettendo in atto l'opera universale iniziata due secoli prima da Leibniz e i suoi soci, le politiche di Carey fecero molti emuli nel mondo, dalla Prussia alla Russia fino alla Cina e al Giappone passando per l'America Latina. In Italia, la svolta protezionistica del 1887 che diede il via all'ascesa industriale nazionale fu guidata dall'azione di un ammiratore e studioso di Carey, l'industriale e senatore vicentino Alessandro Rossi. Questa politica americana di sviluppo mirò a sradicare definitivamente il potere mondiale dell'Impero britannico.
Per meglio comprendere a quale punto il Sistema americano rappresentasse una minaccia per Londra, conviene qui dare qualche precisazione concernente il sistema britannico dello standard aureo (o campione aureo). Nel XIX secolo, i lingotti d'oro erano ancora riconosciuti come la sola forma legittima di ricchezza. Nel 1821, il governo britannico impose su piano internazionale lo standard aureo, con la lira sterlina come moneta di riferimento mondiale (lo stesso ruolo che gioca il dollaro oggi). Nel 1844, una legge votata al Parlamento britannico - le Peel Act - fissò il prezzo internazionale dell'oro a 3 libbre, 17 scellini e 9 pences per oncia. Sotto lo standard aureo internazionale, tutto il debito pubblico e privato come tutte le obbligazioni finanziarie, compresa la carta-moneta, erano riscattabili in contanti (cioè, nel linguaggio dell'epoca, in pezzi d'oro) alla richiesta. Nel corso del XIX secolo, la City di Londra ha potuto, attraverso questo sistema, controllare l'insieme degli affari monetari del mondo intero. Essa dominava direttamente la fornitura d'oro: nel 1873, le banche di Londra detenevano 120 milioni di libbre d'oro, contro i 40 milioni di quelle di New York, mentre le banche francesi e tedesche ne detenevano rispettivamente 13 e 8 milioni.
Dal 1840 al 1850, le principali banche di Londra erano i «prestatori di ultima istanza» per le grandi imprese e i governi. Gran parte dei debiti stranieri dei governi erano così detenuti da Londra. Attraverso il suo controllo su questo debito e la sua posizione dominante sul mercato dell'oro, Londra era dunque in grado di lanciare delle guerre economiche e finanziarie contro i suoi nemici, e in particolare gli Stati Uniti. E' precisamente ciò che le banche di New York alleate dei Britannici tentarono di fare nel 1861, interrompendo i loro versamenti al governo americano in modo che esso rinunciasse alla sovranità economica.
I greenbacks furono dunque non solo una misura d'urgenza per poter finanziare lo sforzo di guerra e salvare la nazione ma, più importante ancora, sfidarono il sistema dello standard aureo minacciando così direttamente l'Impero britannico. In effetti, con lo standard aureo, la quantità di moneta che circola è essenzialmente limitata dalla quantità di oro detenuta dalle banche chefunge da contropartita. Di conseguenza, il credito alle imprese è esso stesso limitato e lo sviluppo della nazione anche. Come Hamilton e Carey avevano perfettamente compreso, è possibile accrescere la massa monetaria in circolazione senza produrre inflazione: la contropartita di questa moneta non è più una quantità fissa di oro ma una anticipazione di ricchezze fisiche prodotte nell'avvenire dalle manifatture che beneficiano della facilitazione del credito. Questo sistema dinamico non funziona che nella misura in cui il governo, rappresentando il bene pubblico (il «general welfare» secondo i termini della Costituzione americana), orienta i crediti così generati verso una produzione che esso giudica utile per rispondere ai bisogni della società, e non verso delle attività speculative.


Il dopo Lincoln

Abraham Lincoln viene assassinato il 14 aprile 1865, nel momento in cui la guerra di Secessione termina

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Sistema aureo

Messaggio  Iced Earth il Lun 1 Ago 2011 - 23:38

Cge flashback ai miei studi universitari su argomenti che non ho poi avuto modo di approfondire più di tanto, ossia sul sistema aureo di fissazione del paramentro di ricchezza di un paese.
Gli economisti classici come Smith e Ricardo vedevano come unico fattore di ricchezza e di produzione il lavoro (che gli uomini del sud, molto più conservatori del nord, abbiano inconsciamente fatto loro questo dogma per mantenere la schiavitù?) e solo successivamente i beni di produzione sono entrati nel novero del calcolo della ricchezza.
Ecco che i vari sistemi monetari basati su oro e argento hanno assunto anche l'elemento di unità di misura della ricchezza di un paese, ed ecco perchè ci fu la corsa all'accaparramento di risorse di metalli pregiati proprio in quegli anni.
Tuttavia ogni realtà cercava di sistemarsi le cose a modo proprio, chi favorendo unicamente il Gold Standard chi invece, e mi pare ci fossero di mezzo la Francia e i paesi del Sud Europa, che avendo poco oro, ma un po' più d'argento proposero un sistema di conversione di tipo bimetallico, onde ampliare la massa di riferimento della ricchezza.
Detto questo è comunque vero che in tempi di pace chi deteneva riserve auree deteneva le casse degli stati e dei governi, che con la logica del padre di famiglia tenevano al pareggio o all'avanzo di bilancio (anche per avere un tesoretto in caso di guerra).
Comunque non vedo poi molto di straordinario nell'emissione dei greenbucks: già ai tempi della rivoluzione francese i governi rivoluzionari emiseri dei titoli in
"franchi germinali" che poi circolarono come valuta legale.
Altrettanto da valutare lo scardinamento del ruolo delle riserve auree come elemento determinatore della ricchezza di uno stato o di un'economia: tale sistema è definitivamente saltato con gli accordi di Bretton Woods del 1971.
Epppoi stando alla produzione aurifera della California di quegli anni non credo proprio che alcun governo statunitense, di alcun colore avrebbe rinunciato allo status di solidità cui poteva assurgere con le riserve auree in divenire in quegli anni!
Pertanto la scelta forzosa di Lincoln credo sia stata una necessaria parentesi e nulla più!

PS: ma che c'entra il sistema aureo con le guerre messicane? L'oro in California non fu scoperto fortuitamente poco dopo l'indipendenza?
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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  piero il Mar 9 Ago 2011 - 12:27

la cosa è un po' lunga.
per l'oro:
Le prime notizie di sfruttamento minerario nella regione ( arizona-sonora-cananea)risalgono al 1765- ed erano tutti territori messicani poi, e spagnoli prima) quando venne fondata la Royal Mine ma l'ostilità dei nativi Apache rese difficile operare nella regione. Nel 1820, Joe Smith Arizpe riapre una attività mineraria ma incontrò gli stessi problemi con i nativi. Nel 1865 con la costruzione da parte dello stato si Sonora del Forte Apaches San Pedro fornito di una grande guarnigione militare, le attività minerarie decollarono. Dopo varie vicissitudini nel 1899 si aprirono le miniere di "Juárez", "Que Esperanzas", "La Quintera", "Elenita" e "Alfredeña". L'apertura di queste miniere con l'utilizzo di nuove tecnologie e macchinari fece di Cananea una delle più importanti miniere del mondo di allora.
e basta vedere una cartina per capire quanto c'entra.

poi la risposta che avevo dato -postata lì ma poteva essere anche da un'altra parte -si ricollegava anche ad altri post sulle origini della guerra civile ed al movimento massonico dei cavalieri del golden circle( che se si va a vedere sulle cartine dell'epoca cercava di creare una sorta di egemonia che copriva buona parte del mondo ispanico "controllato" dal messico).
inoltre detta così.." non è una novità" significa poco. furono tanti i tentativi fatti( anche in Austria, in germania,poi, con gli effetti MEFO, ed in altre parti del mondo-sudamerica incluso.il problema è che furono sempre tentativi stoppati anche violentemente.se ci si legge una biografia di List: cito da uno dei tanti studi:
"...Di fronte al pericolo che le politiche economiche di Gallatin rappresentavano per l'esistenza stessa degli Stati Uniti, dei vecchi membri del «movimento giovanile» di Franklin, come l'economista Mathew Carey (1760-1839), il futuro presidente John Quincy Adams (1767-1848) e il futuro ministro degli Affari esteri Henry Clay (1777-1852), organizzarono la resistenza creando il Partito Whig. Essi forzarono letteralmente il presidente Madison a dichiarare la seconda guerra d'indipendenza dal 1812 al 1815 contro l'Inghilterra - una guerra che fu vinta grazie ad una mobilitazione economica che essi notoriamente organizzarono intorno alla costruzione di una flotta.
Essi ristabilirono anche delle barriere protezionistiche, lanciarono dei lavori infrastrutturali e attaccarono le dottrine del libero scambio di Adam Smith e dei suoi successori, Jean-Baptiste Say (1767-1832), David Ricardo (1772-1823) e Thomas Malthus (1766-1834). Ma un uomo ha giocato un ruolo capitale per aiutare il Partito Whig in questa impresa; si tratta dell'economista tedesco-americano Friedrich List (1789-1846). Quest'ultimo si è forse opposto più esplicitamente di Hamilton stesso al libero scambio. In Germania, List è il padre dello Zollverein, cioè l'unione doganale che ha gettato le basi dell'unità politica tedesca. Egli concepiva questa unione doganale come qualcosa che doveva essere accompagnato dalla creazione di una vasta rete d'infrastrutture, in particolare ferroviarie. Quando egli si trovò negli Stati Uniti dal 1825 al 1832, guidò la stessa battaglia economica fatta in Germania, dimostrandosi così patriota del suo paese e cittadino del mondo.....Io credo che il dovere [della convenzione generale di Harrisburg, 1827] è di picchiare forte, dichiarando erroneo il sistema di Adam Smith e degli altri, dichiarandogli guerra nel nome del Sistema americano, invitando gli intellettuali a rivelare i suoi errori e a preparare dei corsi popolari sul Sistema americano - e infine, facendo in modo che il governo generale [degli Stati Uniti] sostenga lo studio del Sistema americano nei diversi collegi, università e istituzioni accademiche sotto i propri auspici.»
...Secondo i liberoscambisti britannici, tutte le forme di protezionismo messe in opera da un paese per promuovere la crescita del suo settore agroindustriale sarebbero una violazione delle sacrosante leggi della concorrenza. Come List rimarca in modo particolarmente pertinente, l'Inghilterra, che rappresenta nella sua epoca la prima potenza mondiale, non ha mai praticato per sé stessa questa politica di libero-scambio che lei propugna per il resto del mondo.

Il Partito Whig, aiutato da List, riuscì a fare degli Stati Uniti una potenza industriale, ma questa spinta decisiva fu stata di breve durata. Nel 1833, Andrew Jackson, l'eroe della seconda guerra d'indipendenza, divenne Presidente degli Stati Uniti dopo John Quincy Adams. Ufficialmente, Jackson pretendeva di sostenere il Sistema americano; nei fatti, egli tradì questo sistema e ingaggiò un braccio di ferro col Partito Whig, diretto dopo il Congresso da Henry Clay. Seguendo l'opera distruttrice di Albert Gallatin, Jackson ritiratò i fondi di dotazione della Banca Nazionale, privando il governo del principale strumento di politica economica che aveva voluto Hamilton.
Lasciando così la politica del credito nelle mani dei banchieri privati della Costa dell'Est (e dei loro soci britannici) ostili dall'inizio allo sviluppo, l'attività manifatturiera - il polmone dell'economia - si trovò asfissiato.

Ciò impedì l'emergere di un settore industriale negli Stati del Sud, non essendo gli imprenditori locali in grado d'ottenere il credito necessario per le loro attività. Sostenuti dall'Inghilterra di lord Palmerston, con la quale essi erano in relazioni commerciali, i coltivatori di cotone del Sud minacciarono allora di fare la secessione se non venisse adottato il sistema di libero scambio. Per evitare la dissoluzione della nazione, Clay fu dunque forzato ad accettare nel 1833 un compromesso che ha pose fine al sistema protezionistico. E'importante sottolineare qui che i banchieri di Boston e gli schiavisti del Sud avevano in comune i buoni rapporti con l'Impero britannico e la difesa del libero-scambio. Queste misure imposte da Jackson furono piene di conseguenze. Nel 1837, gli Stati Uniti si trovavano in depressione economica e conobbero delle carestie.

L'arresto dello sviluppo industriale del Sud diede nuovamente impulso al commercio del cotone e, allo stesso modo, alle pratiche della schiavitù che avevano cominciato a sparire. La questione della schiavitù fu utilizzata per gettare dell'olio sul fuoco. Franklin, Hamilton, John Quincy Adams, e dopo di loro Lincoln e Henry Carey, si erano esplicitamente opposti alla schiavitù. Come ciò dovrebbe essere chiaro da quanto precedentemente esposto, uno degli aspetti fondamentali della loro battaglia fu quello di creare deliberatamente le condizioni economiche che approdassero alla abolizione della schiavitù evitando una guerra civile che avrebbe indebolito la repubblica e l'avrebbe messa alla mercé dell'Impero. Quando i banchieri di Boston si opposero a questa politica economica, è particolarmente importante precisare che allo stesso tempo sostennero il movimento abolizionista violento. Il celebre abolizionista radicale William Lloyd Garrison, per esempio, era un direttore della banca di Albert Gallatin. Harriet Beecher Stowe, l'autrice de La capanna dello zio Tom, un'altra figura del movimento abolizionista radicale, era ugualmente legata agli stessi interessi finanziari. Questi abolizionisti radicali sostennero le azioni sanguinarie di John Brown, che si fregiò dei massacri di civili negli Stati del Sud e d'altre azioni spettacolari per «opporsi alla schiavitù». Naturalmente, ben lontano dal giovare alla causa dell'abolizionismo, tutto ciò non fece che terrorizzare la popolazione e facilitare lo scoppio della guerra civile. Questo movimento, lo si avrà compreso, fu suscitato per sabotare gli sforzi dei veri abolizionisti come Lincoln o Henry Carey [nota3].

Parallelamente a ciò, i banchieri presero il controllo del Partito democratico americano, con il quale essi diressero la politica americana fino alla guerra di Secessione quasi senza interruzione, con i presidenti Jackson (1829 e 1833), Van Buren (1837), Polk (1845), Pierce (1853) e Buchanan (1857). Tutti questi uomini proseguirono l'impresa di distruzione economica di Gallatin. In questo intervallo, furono eletti due presidenti Whig opposti al libero scambio: William Henry Harrison (1841) e Zachary Taylor (1849), ma tutti e due morirono poco dopo la loro elezione in circostanze sconcertanti [nota4]."
in breve-si fa per dire- le motivazioni della guerra civile, della guerra contro il messico sono strettamente legate tra loro.e idem il seguente espansionismo statunitense. e le liaisons internazionali tra membri di circoli più o meno privati ampiamente sottostudiate o sottovalutate.
perché, come diceva Pound, un popolo che non si indebita fa rabbia agli usurai( i banchieri).
spero che mi si perdoni se sono un tantinello off topic.
saludos

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PROGETTO FINANZIARIO DI LINCOLN (molto interessante)

Messaggio  HARDEE il Sab 13 Ago 2011 - 17:33

Comandante Piero buongiorno,

Lei ha espresso in modo così articolato ed esauriente la situazione finanziaria degli Stati Uniti , che nessuno ha più osato intervenire nel forum, ma sono curioso è voglio capire meglio.

Riassumendo una parte del Suo intervento, quello che riguarda la Presidenza Lincoln, credo di
aver capito quanto segue:

Lincoln permise l’emissione di 400 milioni di dollari in valuta cartacea, pur non disponendo della riserva aurea corrispondente “ i greenbacks” e Il Tesoro vendette 1,3 milioni di obbligazioni governative (riscattabili in 5 anni e con scadenza ventennale) direttamente ai cittadini americani, che pertanto divennero creditori i e come tali fortemente interessati che lo Stato non fallisse. Quest’ operazione finanziaria escluse le banche straniere e impedì le speculazioni sul regime inflazionistico, che la consistente emissione di denaro poteva produrre.

Quest‘ inflazione( ben pilotata) ebbe invece una valenza positiva, nel Nord degli Stati Uniti, perché favorì lo svilupparsi delle imprese , dell’agricoltura, delle manifatture e fattore molto importante della ricerca.

( Qui siamo proprio in regime di Gottfried Wilhelm von Leibniz)

Naturalmente grandi investimenti sulle infrastrutture, e benché il Congresso , con un emendamento, ne limitasse nel tempo il corso legale, ne impedisse la convertibilità in oro e ne vietasse l’utilizzo per il pagamento degli interessi delle obbligazioni di guerra (anche se acquistate in greenbacks), questa carta a circolazione interna , produssero ricchezza.

Il Presidente Lincoln, oltre l le sue innegabili capacità politiche, aveva anche una buona capacità di scegliersi i collaboratori, nonché una profonda conoscenza del popolo Nordamericano , perché comunque corse un grande rischio.

Ho capito bene la Sua esposizione? oppure sono salito su un treno convinto d’andare a Milano e sono sceso a Genova.

Cordiali saluti e grazie
W. J. Hardee


P.S.

Quando ero più giovane, per una ragione che non so spiegare, in Italia venne a mancare la moneta metallica,
pertanto le banche emisero dei biglietti chiamati: "miniassegni" , che sostituivano la moneta, e che credo
avessero valore solo nel territorio nazionale.
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LA GUERRA CONTRO IL MESSICO

Messaggio  HARDEE il Dom 14 Ago 2011 - 1:01

Signori Buonasera,

per tornare al tema, Le parole del filosofo Ralph Waldo Emerson furono:

" Gli Stai Uniti conquisteranno il Messico ma, come l'arsenico fa crollare l'uomo che lo inghiotte , così il Messico
ci avvelenerà tutti.

Fu una guerra di brutale aggressione, il Messico fu provocato in tutti i modi e costretto ad entrare in guerra.
Gli Stati Uniti, nella persona del Presidente Polk, si comportarono da veri imperialisrti.

Cordialmente


W.J. Hardee

( ciao a tutti Francesco)
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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  Generale Meade il Dom 14 Ago 2011 - 11:44

Alcuni ufficiali americani che vi presero parte, tra cui U.S. Grant, considerarono tale guerra ingiusta. L'esercito messicano non era assolutamente in grado di affrontare quello americano. L'artiglieria messicana era al limite del ridicolo. Quando i loro cannoni sparavano, le palle di cannone rotolavano lungo i pendii e andavano a fermarsi ai piedi degli americani senza far danno alcuno. Solo un gruppo di soldati americani di origini Irlandesi, il Battaglione San Patrizio, disertando, riuscì a fare seri danni con l'artiglieria contro l'esercito americano.
La stragrande maggioranza dei soldati USA era di origine meridionale. Nel Nord tale guerra non era vista di buon occhio. Alla resa del Messico, al posto di annettere tutta la nazione, la parte meridionale del Messico - considerata povera e piena di Peones -venne lasciata al suo destino.

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Una tesi provocatoria

Messaggio  Iced Earth il Lun 15 Ago 2011 - 23:39

Ma questa guerra non potrebbe essere anche considerata una sorta di test del "destino Manifesto" e al contempo una dimostrazione di forza al mondo che gli USA c'erano ed è meglio lasciarli in pace?
Curiosamente in quello stesso periodo era in ballottaggio l'acquisizione dell'Oregon dal Regno Unito, una regione sostanzialmente spopolata (lasciamo stare i nativi, che purtroppo non avranno voce in capitolo), ma doveva essere presa praticamente tutta la costa pacifica in possesso della corona britannica. Cosa che evidentemente a quest'ultima non faceva proprio piacere.
Alla fine si mediò per un confine al 49° parallelo. forse anche per evitare di fare filotto con un terzo conflitto in meno di settant'anni, chissà

I poveri meridionali messicani evidentemente erano ritenuti di una pasta diversa e più malleabile.
Oltre tutto erano l'unico stato americano a poter vantare una dose di nazionalismo pregresso e non di completa derivazione europea: a differenza di Bolivar e compagni che erano la copia in salsa latina delle azioni nordamericane, il messico non aveva cancellato del tutto il proprio retaggio di impero precolombiano, e questa idea aveva permeato tutto l'establishment creolo locale, che fosse poi divenuto messicano o fosse rimasto spagnolo nella forma.
Nel contempo i geniali politicanti locali erano riusciti nel brillante intento di isolarsi politicamente e quindi di non avere un vero alleato internazionale, che potesse difenderli o sostenerli in caso di aggressione.
E tutto questo, l'essere vicini scomodi e unici altri antagonisti nel percorso del ascesa statunitense sull'intero continente americano, oltre ad essere proprio i tenutari di terre che gli USA volevano a condannare il Messico.

Infine era anche un test per gli USA di verifica della qualità del proprio esercito. Buono ma ancora non ottimo, decisamente efficiente ma "piccolo".


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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  piero il Gio 18 Ago 2011 - 15:29

rispondo un po' a tutti:
grazie per il comandante, ma sono un semplice diogene. ma molto curioso.e cito opere e articoli altrui.
l'esposizione sulla emissione di moneta non controllata dalle banche si rifà alle teorie di Hamilton , di f.list ed in parte a david ricardo.( per la cronaca , quello a tutt'oggi più sconosciuto ma più interessante ritengo sia List friedrick che scrisse un trattato economico che fece epoca-e secondo me- a rileggerlo- lo farebbe ancora).

Lincoln si fidò di questi personaggi: la carta moneta non è altro che la capacità di produrre( non solo materialmente, ma anche culturalmente) della nazione. e dalla nazione deve essere controllata e gestita. non dagli speculatori( i banchieri: e basta vedere cosa sta succedenndo in questi giorni per capire come l'eccesso di avidità di singole persone o club finanziari possa rovinare intere nazioni).
pertanto si emette la carta moneta suffic. a far progredire il paese, le sue forze ,le sue capacità( che sono quelle della gente che vi abita) e poco più per tenere sotto controllo l'inflazione. alcuni tengono separate persino le banche di investimento da quelle di risparmio, di modo che la moneta depositata in quelle di risparmio non possa essere soggetta a speculazioni-persino allo scoperto- come si usa dire.
chi vuole andare al casinò( la borsa) i suoi soldi li mette in quelle d'investimento. e se li perde son fatti suoi.( i miniassegni nostri erano garantiti dalle banche. esattamente come la moneta di adesso che è garantita dalla banca d'italia che è una spa con sede ad antigua,se non ricordo male, di proprietà delle maggiori banche ed assicurazioni e finanziarie italiane. lo stato-ilparlamento non c'entra un tubo).prestano soldi allo stato che emette bond. loro ci guadagnano lo spread( o signoraggio). vale, secondo le ultime notizie che ho, circa 6 mlrdi di euro/anno che vanno tutti in dividendi ai proprietari della banca d'italia)
i banchieri inglesi-che tenevano allora il piede in due staffe- ( allora. oggi americani,cinesi,russi,arabi,ecc.)si volevano arrogare il diritto di ipotecare il futuro del paese garantendo a lincoln dei soldi ad un tasso iperbolico-in subordine pagabile anche con concessioni minerarie o commerciali-.
Lincolon rifiutò. e fece la fine che fece- anche Hamilton. e anni dopo, anche Kennedy che 6 mesi prima di morire aveva firmato l'ordine esecutivo per emettere moneta di stato.

sul messico siamo d'accordo. fu una guerraccia di puro espansionismo: cito da wiki-la più facile delle versioni:

"...-la dottrina monroe-Proclamava che d’ora in avanti il continente americano non doveva essere più oggetto di futura colonizzazione. Gli USA avrebbero considerato ogni tentativo di estendere il sistema politico continentale europeo a qualsiasi territorio dell’emisfero occidentale come pericoloso per la loro pace e la sicurezza e che ogni tentativo di controllo del destino degli stati americani sarebbe stato interpretato come esplicita manifestazione di disaccordo con gli USA. Con un linguaggio più moderno, la dottrina Monroe annunciava al mondo che gli USA erano propensi alla propria integrità territoriale e alla indipendenza politica degli stati del Nuovo Mondo e che, un intervento europeo non sarebbe stato gradito.

La dottrina Monroe attraversò una crisi temporanea durante la guerra civile americana allorché, approfittando del conflitto fra gli stati nordamericani, Napoleone III, col pretesto di esigere il pagamento di debiti, intraprese una spedizione in Messico e fondò un Impero messicano con Massimiliano d' Asburgo come imperatore. Tale impresa va inquadrata nel progetto dell'imperatore francese di fondare un blocco latinoamericano cattolico da contrapporre agli Stati Uniti anglosassoni e protestanti.

Terminata la guerra civile peraltro gli Stati Uniti ritrovarono la precedente potenza e di fronte alle forti richieste del Segretario di Stato William H. Seward, Napoleone III non poté che richiamare il contingente francese dal Messico.

Questa dottrina fu intesa dai suoi ideatori come una proclamazione degli USA contro il colonialismo, ma in seguito fu rivista da Theodore Roosevelt come la libertà per gli USA di praticare una propria forma di egemonia nel continente americano."

va da sè che la tendenza all'espansionismo si tradusse in pratica ben prima di T.roosevelt .ci aggiunga la "fame di terre" data dall'afflusso continuo di persone da ogni continente- anche se principalmente dall'europa...e oltre all'oregon anche l'acquisto dell'alaska dalla russia, il protettorato a portorico e cuba(con la guerra contro la spagna), le filippine ed alcuni atolli del pacifico...
saludos

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  piero il Gio 18 Ago 2011 - 15:46

ah mi ero dimenticato. anche se off topic-sorry.un altra finanza, come tentarono hamilton e lincoln, si può fare:
c'è, a tutt'oggi, uno stato americano-mi pare il north dakota, la cui banca di stato non fa parte della federal reserve. tutti i soldi e le tasse dello stato in oggetto finiscono lì.questa posizione le permette di finanziare senza problemi speculativi le attività dello stato e sostenere la prorpia industria al riparo dalle speculazioni finanziarie- penso che sia uno dei pochi stati americani aderenti agli U:S:A: in attivo....
saludos

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LA GUERRA CONTRO IL MESSICO

Messaggio  HARDEE il Gio 18 Ago 2011 - 17:28

Signor Piero buongiorno,

Torniamo a noi, quello che mi interessa sapere è cosa successe, dopo la morte di Lincoln a questi greenbacks?

che fine fecero? perché al di là delle teorie economiche, quando c'è troppo denaro in circolazione la gente si spaventa (per gente intendo quelli del mestiere) e se non ricordo male questi greenbacks non potevano né essere convertiti in oro, né utilizzati per pagare gli interessi delle obbligazioni di guerra, anche se acquistate in greenbacks.

Mi scusi ma ho il sospetto che fossero visti e considerati male.

Ma man allontaniamoci dal Messico, ho letto, ma non ricordo dove che molti stati ad es. il Giappone nel 1860-1870 accettavano pagamenti solo in pesos messicani, perché il peso messicano era coniato oro puro.


Cordialmente

Hardee

(ciao Francesco)

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Re: La guerra contro il Messico

Messaggio  piero il Gio 18 Ago 2011 - 17:53

ti riporto degli altri passi dell'articolo( se mi mandi una email in messaggi privati te lo posto tutto perchè è lunghetto ma muy interessante) e rispnde anche al perchè dei pagamenti in oro e al perchè dellespansionismo in arizona-sonora dove c'erano le miniere d'oro
"...In conseguenza di questo braccio di ferro tra Carey e McCulloch, il Congresso vota nell'aprile 1866 una legge di compromesso che autorizza il Tesoro a cominciare il ritiro dei greenbacks dalla circolazione, ma che limita questo ritiro a 10 milioni di dollari durante i primi 6 mesi e 4 milioni al mese per i successivi, cioè molto meno di quanto McCulloch aveva richiesto. Nondimeno, questa legislazione costituisce un'inversione di rotta per la nazione, tanto più che il ritiro dei greenbacks è accompagnato da altre misure di una politica generale di contrazione monetaria. In tutto, fra il 1865 e il 1877, la quantità di denaro in circolazione negli Stati Uniti passa da 2,1 miliardi di dollari a 606 milioni, ossia da 58 a 14,6 dollari per abitante, provocando un crollo dei prezzi delle derrate di base. Misurato in termini di paniere di beni (cioè in termini di economia fisica), il debito del paese raddoppia nel corso di questo periodo.
".....Nondimeno, questo «denaro del popolo», come Carey lo chiamava, circolò e fu utilizzato su scala locale per finanziare gli agricoltori, le imprese e le manifatture. Il suo utilizzo, combinato con le altre politiche generatrici di credito da parte del governo di Lincoln, lanciò una delle più grandi espansioni industriali di tutta la storia dell'umanità. Fra le misure adottate dall'amministrazione Lincoln figurano le seguenti: tasse protezionistiche in favore dell'industria americana, emissione di moneta (greenbacks), un sistema di Banca Nazionale, creazione di un'Accademia Nazionale delle Scienze, creazione del Dipartimento dell'Agricoltura, costruzione della ferrovia Transcontinental, creazione della rete telegrafica, ecc. Tutte queste misure suggerite a suo tempo da Hamilton e List fecero degli Stati Uniti la prima potenza industriale del mondo. Mettendo in atto l'opera universale iniziata due secoli prima da Leibniz e i suoi soci, le politiche di Carey fecero molti emuli nel mondo, dalla Prussia alla Russia fino alla Cina e al Giappone passando per l'America Latina. In Italia, la svolta protezionistica del 1887 che diede il via all'ascesa industriale nazionale fu guidata dall'azione di un ammiratore e studioso di Carey, l'industriale e senatore vicentino Alessandro Rossi. Questa politica americana di sviluppo mirò a sradicare definitivamente il potere mondiale dell'Impero britannico.

Per meglio comprendere a quale punto il Sistema americano rappresentasse una minaccia per Londra, conviene qui dare qualche precisazione concernente il sistema britannico dello standard aureo (o campione aureo). Nel XIX secolo, i lingotti d'oro erano ancora riconosciuti come la sola forma legittima di ricchezza. Nel 1821, il governo britannico impose su piano internazionale lo standard aureo, con la lira sterlina come moneta di riferimento mondiale (lo stesso ruolo che gioca il dollaro oggi). Nel 1844, una legge votata al Parlamento britannico - le Peel Act - fissò il prezzo internazionale dell'oro a 3 libbre, 17 scellini e 9 pences per oncia. Sotto lo standard aureo internazionale, tutto il debito pubblico e privato come tutte le obbligazioni finanziarie, compresa la carta-moneta, erano riscattabili in contanti (cioè, nel linguaggio dell'epoca, in pezzi d'oro) alla richiesta. Nel corso del XIX secolo, la City di Londra ha potuto, attraverso questo sistema, controllare l'insieme degli affari monetari del mondo intero. Essa dominava direttamente la fornitura d'oro: nel 1873, le banche di Londra detenevano 120 milioni di libbre d'oro, contro i 40 milioni di quelle di New York, mentre le banche francesi e tedesche ne detenevano rispettivamente 13 e 8 milioni.

Dal 1840 al 1850, le principali banche di Londra erano i «prestatori di ultima istanza» per le grandi imprese e i governi. Gran parte dei debiti stranieri dei governi erano così detenuti da Londra. Attraverso il suo controllo su questo debito e la sua posizione dominante sul mercato dell'oro, Londra era dunque in grado di lanciare delle guerre economiche e finanziarie contro i suoi nemici, e in particolare gli Stati Uniti. E' precisamente ciò che le banche di New York alleate dei Britannici tentarono di fare nel 1861, interrompendo i loro versamenti al governo americano in modo che esso rinunciasse alla sovranità economica."

penso basti
saludos

piero
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Re: La guerra contro il Messico

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