Lincoln e le banche

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Lincoln e le banche

Messaggio  Stand Watie il Gio 26 Mar 2009 - 21:05

Un argomento attuale:
al tempo della guerra Lincoln si trovò a dover sostenere le spese belliche,serviva molto denaro, le banche lo prestavano allo Stato (l'Unione) ma esigevano interessi altissimi tra il 24 e il 36%. Lincoln per non cedere a questo ricatto,che avrebbe rovinato finanziariamente il suo popolo,fece approvare dal Congresso una legge che autorizzava il Ministero del Tesoro ad emettere biglietti di stato con valuta legale..
Quelle banconote di Stato furono chiamate "Greenbacks" perchè erano stampate con inchiostro verde sul dorso. Qualche tempo dopo "The London Times" pubblicava un articolo in cui si esprimeva l'opinione di chi restava danneggiato da questa mossa di Lincoln,ovvero i banchieri internazionali................ !!!
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Re: Lincoln e le banche

Messaggio  Ospite il Ven 27 Mar 2009 - 11:46

Be, mondo è stato e mondo è.

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MONDO E' STATO E MONDO E' !!

Messaggio  Stand Watie il Ven 27 Mar 2009 - 19:05

Lloyd J. Beall ha scritto:Be, mondo è stato e mondo è.

Sono perfettamente d'accordo con voi mio caro Generale ! La vita è un valzer !!
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Re: Lincoln e le banche

Messaggio  piero il Mer 23 Mar 2011 - 14:56

teoria ricordata anche da M.Blondet in "Schiavi delle banche" dove fa sorgere il sospetto che furoni i banchieri( inglesi, principalmente ) a voler la morte di Lincoln per questo motivo.( anche di Kennedy che aveva autorizzato con un ordine esecutivo la emissione di moneta di stato non garantita dalle banche. 6 mesi dopo, guarda caso...)
saludos

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Re: Lincoln e le banche

Messaggio  piero il Gio 5 Mag 2011 - 16:53

vi posto il passo completo del libro:
"Solo pochi statisti hanno osato stampare moneta di Stato, non gravata da interessi. Quei pochi, pochissimi, hanno provato sul loro corpo la rabbia degli usurai. Nessuno di loro è morto tranquillo nel suo letto.
Alla fine del 1862 Abramo Lincoln ebbe bisogno di 449 milioni di dollari di allora per finanziare la guerra di secessione, in pieno corso. Le banche si offrirono di creare quella moneta con il solito metodo: ma chiesero il 30% d'interesse, per via dei rischi della guerra che rendevano lo Stato debitore a rischio d'insolvenza. Lincoln allora ricorse al potere che gli veniva dalla costituzione americana, articolo 1: sottopose al Congresso, che l'approvò, la proposte di emissione di banconote di Stato (greenback), prestito che il popolo può fare a se stesso, senza pagare gli interessi.
In piena guerra, si videro l'agricoltura e l'industria nordiste tornare a fiorire. Il lavoro umano, comandato da denaro abbondante, riempì quei biglietti di ricchezza reale. Nel 1864 Lincoln si ricandidò alla presidenza, dichiarando pubblicamente la sua intenzione di continuare ad emettere moneta di Stato, invece che acquistarla ai banchieri di Londra.
Secondo una tradizione difficile da controllare, il superbanchiere londinese sir Goschen disse ai suoi pari: "se questa insana politica finanziaria perdurasse, quel governo fornirà la propria moneta a costo zero. Non avrà alcun debito. Avrà tutto il denaro necessario per i suoi commerci. Questo governo dev'essere distrutto, o distruggerà ogni monarchia del mondo". Era l'inizio del 1865. Il 14 aprile dello stesso anno, Lincoln cadeva sotto le revolverate di un sicario.
Era accaduto già ad Alexander Hamilton, il segretario al Tesoro di George Washington, fondatore della banca nazionale americana, emettitrice di banconote di Stato: fu ucciso in duello, non ancora cinquantenne, da uno spadaccino professionale. "

sembrerebbe un buon motivo per far fuori Lincoln...
saludos



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LINCOLN E LA BANCA FEDERALE

Messaggio  HARDEE il Gio 10 Ago 2017 - 19:37

Signori, buongiorno.

                                                                                         Lincoln e le Banche


Durante la Guerra d’Indipendenza  “ I Coloniali” cominciarono ad emettere carta moneta al fine di acquistare i manufatti loro necessari, poiché il flusso dei beni provenienti dalla Gran Bretagna era interrotto e con esso  la concessione di crediti.
La carta moneta venne chiamata : “Dollari continentali” , ma il suo valore si dimostrò pressoché nullo anche perché gli inglesi la falsificarono, pertanto gli Stati fornitori si rifiutarono di accettarla come pagamento.
“ Non vale un Continentale” divenne un modo di dire corrente per indicare qualsiasi cosa di scarso valore.
Dopo un breve periodo di incertezza i mercanti , gli industriali e i proprietari di piantagioni si resero conto che solo aumentando la loro capacità di produrre avrebbe  permesso di sottrarsi all’invadenza del commercio Inglese, pertanto in ogni città  del Nord cominciò a svilupparsi una rete industriale per la produzione di un’ ampia varietà  di beni, mentre al Sud, grazie al lavoro degli schiavi, si incrementò notevolmente la produzione del cotone e del tabacco destinato  sia al mercato interno sia all’esportazione.
In tal modo l’aumento della produzione di merci e l’accumulo di capitali permise l’estensione delle linee di credito agli acquirenti  e diede alla  moneta un effettivo valore.
Venne così a crearsi un  nuova classe “ I Mercanti capitalisti” che divennero i principali creditori e gli acquirenti ( che operavano a credito) i principali debitori, essi sfruttavano entrambi i membri delle transazioni commerciali, comprando a basso costo  le produzioni americane  vendendole poi   a prezzi maggiorati all’estero, oppure comprando a bassi prezzi  i prodotti  agricoli degli Stati del Sud per venderli al alti prezzi negli Stati del Nord e viceversa con i manufatti prodotti al Nord.
Tutto ciò era reso possibile dal fatto che  la rete bancaria era ancora ai primordi, prima della Guerra Civile vigeva il principio della “Libertà d’iniziativa” , cioè un qualsiasi gruppo di cittadini  poteva aprire una banca ed emettere moneta ed essa aveva  solo un credito locale, poiché  ogni Stato  regolava la materia a proprio piacimento; operando in questo modo le banche non potevano associare i propri capitali per accrescere il loro potere economico cosa che invece fecero i Mercanti capitalisti.
Intanto cominciava a delimitarsi quella divisione economica fra il capitalismo: industriale,  commerciale  e  finanziario  del Nord e i l capitalismo agrario del Sud per il controllo del Potere esecutivo del Paese.
La Guerra Civile  accelerò lo sviluppo dell’industria americana ed ebbe anche l’effetto di accelerare l’accumulo e la concentrazione del capitale. Per finanziare la guerra il governo ricorse al Debito Federale che passò da 65 milioni di dollari del 1860 ai 2678 milioni di dollari del 1865 e che  nel 1880  aveva ancora livelli superiori ai 2000 milioni di dollari (vedi grafico N°1)

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Tale debito gravava sull’intero popolo americano e i creditori erano quei Mercanti capitalisti e altri finanzieri che disponevano dei mezzi  necessari per stampare carta moneta da prestare al governo.
Il denaro veniva impiegato per acquistare forniture belliche dagli industriali e derrate alimentari dagli agricoltori, in definitiva i finanzieri acquistarono il Debito federale con una transizione contabile che non implicò alcun esborso di denaro, ma che gravò pesantemente sui contribuenti sotto forma di interessi che passarono da 3 milioni di dollari del 1860 ai 77 milioni di dollari del 1865  e che nel 1870 raggiunse la cifra di 190 milioni di dollari, il tutto a titolo di interessi  per il denaro  che le banche stesse avevano creato. ( vedi grafico N° 2).


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Per  arginare tale processo speculativo il Presidente Lincoln si batté per fare approvare il “National Bank Act” [che fu approvato nel 1863 ] in base a tale Legge solo il governo federale poteva stampare carta moneta ed autorizzare la creazione di nuove banche, però, nonostante gli sforzi di Lincoln,  il controllo sulle istituzioni bancarie rimase limitato e  nulla impedì ai banchieri di concentrare  nelle loro mani il potere finanziario del Paese  esercitando di conseguenza  il controllo  sul Debito federale e sui crediti.



                                                                                                     Hardee
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Re: Lincoln e le banche

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