Tattiche e strategia del generale Lee

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Simone Silvestri il Lun 3 Ago 2009 - 15:31

R.E.Lee ha scritto:....comunque, se ben ricordo, il più grosso trasferimento di truppe da un armata all'altra, fù proprio quello che ebbe oer protagonista l'ANV in occasione della battaglia di chickamauga. oltre 12.000 uomini vennero ceduti da lee, non sò con quanta spontaneità..., all'armata del tennesse (conf.). proseguendo in questa rapida analisi, di contro, il generale lee, quando progettò l'invasione della pennsylvania, si aspettava un pò più di rinforzi dalle altre truppe della confederazione, vista l'importanza della posta in palio.


lee

Tutto vero, caro Lee.
Davis doveva mttere a disposizione di Lee un maggior numero di uomini per l'invasione della Pennsylvania; nel Nord Carolina c'era D.H. Hill con almeno un paio di brigate, uno spreco se si pensi anallizza il loro impiego.
Rimango sempre dell'avviso che la concentrazione d'ingenti forze, in un settore del fronte, costituisse l'unica soluzione per poter perseguire una vittoria decisiva.
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  George H. Thomas il Mar 8 Set 2009 - 15:54

Caro Simone, nelle Caroline c'era sempre il pericolo che gli unionisti tentassero di sbarcare delle truppe, anche solo per seminare confusione e fare delle scorrerie. Lasciare questi due stati scoperti può essere una scelta condivisibile, ma non posso biasimare Davis se non ha voluto farlo. Anche perchè se ci avesse provato i deputati locali gli avrebbero dato tanti di quei problemi che non era proprio il caso.
Già che ci sono, esorto comunque tutti a non lasciarsi irretire dal feticcio della "concentrazione delle forze", che per quanto sia un lodevolissimo principio, a volte scende in secondo piano rispetto alla situazione tattica o strategica. Pensate a Halleck, che aveva riunito davanti a Corinth praticamente tutte le forze unioniste dagli Appalachi al Mississippi, lasciando scoperto il Kentucky!

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Messaggio  R.E.Lee il Mar 8 Set 2009 - 16:19

George H. Thomas ha scritto:Caro Lee, il mio riferimento alla conclusione di un'era non riguardava quella degli attacchi frontali... purtroppo, visto che anche quelli che vennero tentati si risolsero solo in grandi carneficine e poco altro.
Invece, mi riferivo al fatto che dopo Gettysburg, non ci furono più offensive in grande stile da parte dell'ANV, che si vide costretta alla difensiva strategica. Ritengo infatti che la campagna del generale Jubal Early nello Shenandoah non può essere classificata come grande offensiva, anche se ha fatto venire i sudori freddi a Washington.

Thomas


dando per buona l'osservazione di thomas, anche gran parte delle critiche rivolte al generale lee ed al suo atteggiamento a gettysburg andrebbero riviste. non fù quindi la fretta e la sete di vittoria a annebbiargli le idee, come perfino longstreett affermò, il condottiero era ben consapevole che le risorse offensive erano in via di esaurimento ed il tentativo di giocarsi tutto o quasi in una sola carta non era più un opzione bensì un obbligo...


lee
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Mer 28 Ott 2009 - 15:05

Caro gen. Lee,

mi dà l'opportunità di eloggiare il genio del grande Lee in maniera enconiabile. Secondo lei Lee si sarebbe messo in un cul-de-sac così micidiale, senza calcolarne lo scotto?

Con la famosa carica di Picket, Lee aveva messo in gioco non solo l'esito più di una battaglia, ma il destino generale del Sud. Chi non rischia non rosica.

Avendo perso le sue opportunità di concludere la guerra con un tiro mancino micidiale, Lee ritenne opportuno dare le dimissioni, vista la staura del personaggio, che io personalmente stimo moltissimo, perchè aveva ravvisato l'inutilità di proseguire un inutile massacro.

Il popolo del Sud non volle accettare l'evidenza dei fatti, e la terribile guerra continuò.

Saluti, Meade.
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Simone Silvestri il Mer 28 Ott 2009 - 18:21

[quote="Generale Meade"]Caro gen. Lee,

mi dà l'opportunità di eloggiare il genio del grande Lee in maniera enconiabile. Secondo lei Lee si sarebbe messo in un cul-de-sac così micidiale, senza calcolarne lo scotto?


Caro Gen. Meade,
reputo il gen. Lee un modello in cui collimano le teorie del Von Clausewitz e le pratiche di Napoleone.
Il primo rionosceva nell'esercito nemico l'obbiettivo principale di un conflitto, mentre nel secondo primeggiava la volontà di scartare ogni ipotesi d'assedio al fine di imprimere alla manovra una natura dinamica ed aggressiva. Altro esempio interessante è Sun Zu, il quale scarta a priori la guerra di posizione ritenendola dispendiosa in termini di vite e di materiali.
Lee, a mio avviso, conosceva molto bene i rischi che correva e, per tutta la durata della guerra, cercò strenuamente quella campagna, quello scontro, quella manovra che potesse favorire un accorciamento favorevole del conflitto.

P.S. Meade, grazie alla sua natura prudente e coscenziosa, era un buon difensivista ma mancava di quel lume e di quell'aggressività che coincidono negli uomini d'azione.
Teoricamente dubito che Meade sarebbe stato in grado di intrappolare "la volpe grigia". Very Happy
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Messaggio  R.E.Lee il Mer 28 Ott 2009 - 19:29

Generale Meade ha scritto:Caro gen. Lee,

mi dà l'opportunità di eloggiare il genio del grande Lee in maniera enconiabile. Secondo lei Lee si sarebbe messo in un cul-de-sac così micidiale, senza calcolarne lo scotto?

Con la famosa carica di Picket, Lee aveva messo in gioco non solo l'esito più di una battaglia, ma il destino generale del Sud. Chi non rischia non rosica.

Avendo perso le sue opportunità di concludere la guerra con un tiro mancino micidiale, Lee ritenne opportuno dare le dimissioni, vista la staura del personaggio, che io personalmente stimo moltissimo, perchè aveva ravvisato l'inutilità di proseguire un inutile massacro.

Il popolo del Sud non volle accettare l'evidenza dei fatti, e la terribile guerra continuò.




Saluti, Meade.


penso che le dimissioni di lee siano dovute all'esito finale della campagna di pennsylvania. il grande generale si assunse tutte le colpe senza nessun "scaricabarile", cosa che alcuni suoi colleghi nordisti e sudisti fecero durante il comflitto. si dimise perchè lo ritenne doveroso, secondo me, ma non penso perchè riteneva la guerra già persa.


ciao
lee
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Mer 28 Ott 2009 - 22:19

Concordo con Simone sul fatto che Meade era un buon difensivista, ma non alla maniera mediocre di MacClellan. Certamente intuitivo e sobrio, ma purtroppo mancante di quella iniziativa indispensabile nei momenti decisivi della storia.

Durante la campagna di Gettysburg, ha aspettato passivamente gli attacchi di Lee, pur essendo l'AdP numericamente superiore e combattendo in casa, lasciandosi sfuggire l'occasione di dare il colpo di grazia alla Armata della Virginia.

Bisogna dire però che Lee faceva letteralmente paura. Grant, quando si mise in testa di affrontarlo con decisione, ebbe più di 60.000 perdite in un mese e mezzo, per non parlare di Burnside, più di 12.000 perdite in un giorno a Fredericksburg. Non si poteva affrontare Lee con leggerezza, pena la completa disfatta.

Riguardo le dimissioni di Lee, penso che se i suoi soldati gli avessero dimostrato di averne avuto abbastanza, sarebbero state irrevocabili. Invece volevano ancora resistere e tenere duro, e lui non gli ha abbandonati. Ma era troppo intelligente per non aver capito che il declino era arrivato.

Ciao, Meade.
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Messaggio  R.E.Lee il Gio 29 Ott 2009 - 12:20

non credo che lee si dimise perchè pensava che il declino fosse arrivato, anzi se avesse ipotizzato una cosa del genere mai e poi mai avrebbe lasciato "la barca che affonda !". non rientrava nella sua logica e nel suo spirito cavalleresco. oltretutto l'esito della battaglia di gettysburg fù enfatizzato tempo dopo anche oltre la sua reale portata. lì per lì per i sudisti, si trattò di una battaglia (sanguinosa sì..), andata male. ma non subirono mai il pericolo di venir distrutti ne l' iniziativa del nemico. antietam sotto questo punto di vista fù molto peggio, il rischio in cui incorse l'ANV in quella battaglia fù molto più grande. sono portato a presumenre che un misto di mortificazione, delusione e quant'altro per aver visto svanire la vittoria, assalì lee durante la ritirata. penso ritenne le sue dimissioni cosa dovuta.


lee
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Gio 29 Ott 2009 - 12:33

Caro Lee,

deve convenire però che Lee per la campagna di Pennsylvania aveva assorbito tutte le possibili risorse, sia umane che materiali, che la confederazione aveva per giocare la carta di vincere la guerra contro il gigante nordista con un geniale colpo di mano.

Fallendo l'obbiettivo, vuole che Lee non avesse capito che non rimaneva altro che una difesa ad oltranza, con l'unico esito per la cofederazione di perire in una lunga agonia?

Saluti, Meade.
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Messaggio  R.E.Lee il Gio 29 Ott 2009 - 16:39

caro meade, no...non credo .
stimo lee più di qualsiasi altro generale della Cw, ma non penso che potesse avere umanamente una simile lungimiranza. la strategia sarebbe rimasta la solita, difesa e qualora se ne presentasse il destro, attaccare il nord. le sue dimissioni furono secondo me dettate dalle ragioni soprascritte.


ciao
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Gio 29 Ott 2009 - 17:19

In effetti la minaccia portata dal gen. Early a Washington sembra dar ragione alla strategia di difesa con attacco nel ventre molle del nemico appena si prospettava l'occasione. Ma con che esiguo numero di uomini, appena 18.000, anche se decisi e detterminati. Sembra più un diversivo per alleggerire la pressione su Richmond/Petersburg che una offensiva vera e propria.

Briciole in confronto a quanto aveva potuto permettersi in passato.


Ciao, Meade
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Messaggio  R.E.Lee il Dom 1 Nov 2009 - 17:52

forrest ha scritto:Può essere interessante notare che quando Pemberton,all'inizio della guerra,propose di abbandonare Charleston per salvare la guarnigione che la difendeva,suscitando come ho già ricordato una levàta di scudi,tra i suoi + fieri oppositori ci fu proprio Lee,secondo il quale Charleston avrebbe dovuto essere difesa addirittura casa per casa,tipo Stalingrado,qualora i nordisti avessero sfondato la linea fortificata.

caro forrest,
quindi si può ipotizzare che il generale lee era contrario all'abbandono di qualsivoglia piazza che avesse rilevanza strategica. in questo caso allora il suo pensiero si avvicinerebbe di molto a quello del pres. davis, che si è "beccato" molte critiche per questo modo di pensare. le voci che parlano che il gen. lee prese in considerzaione nell'inverno 1865 l'eventualità di sgombrare la linea fortificata richmond/petersburg, in questo caso sarebbero infiondate quindi.


lee
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Messaggio  R.E.Lee il Dom 1 Nov 2009 - 18:42

P.G.T. Beauregard ha scritto:Comincio a dubitare seriamente che Lee avrebbe mai portato la sua armata fuori dalla Virginia.

Ciao,
Beauregard

questo intervento di beauregard mi dà l'occasione per postare una mia riflessione non strettamente inerente al post del ns comandante. si è spesso detto che il gen. lee fosse riottoso ad impegnarsi al di fuori della virginia. i fatti però sembrerebbero dimostrare il contrario. ben due volte uscì con la sua armata dai confini statali ed invase il nord con risultati però deludenti. dopo l'invasione della pennsylvania si è spesso affermato che la perdite subite preclusero ogni altro tentativo di lee di prendere l'iniziativa strategica ed invadere di nuovo il suolo nemico. le perdite che subì furono gravi, però secondo me, la capacità di recupero della confederazione, furono in grado di rimettere in sesto la sua armata, prova ne è che durante l'offensiva di grant nel 1864, il generale nordista subì perdite terribili, facendo marciare il suo esercito praticamente sopra montagne di cadaveri.
la questione che volevo porre è questa: dopo le due invasioni andate male, non sarà che lee non prese in considerazione di riprovarci perchè temeva che l'esito sarebbe stato il medesimo delle precedenti? in parole semplici, forse decise che non era più il caso di "giocare fuori casa" deliberatamente, visto che quando aveva "giocato in casa" aveva praticamente sempre vinto. forse ipotizzò che rimanendo nella virginia, poteva ancora infliggere sconfitte sonore al nemico fino a demoralizzarlo e costringerlo ad intavolare trattative di pace.
cosa nè pensate ?

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Dom 1 Nov 2009 - 19:00

No io invece con quell'intervento mi riferivo al fatto che Lee non avrebbe mai mandato la sua armata o parte di essa in aiuto di altri confdeerati , e lui stesso non avrebbe mai accetato di essere trasferito. Una volta non la pensavo così ma ultimamente mi sto ricredendo. Più e più volte l'Armata del Tennessee chiese aiuto all'Armata della Virginia Settentrionale, diversi genarli suggerirono più volte di inviare di rinforzo parti dell'ANV, ogni volta Lee si oppose duramente e anche quando inviò il I Corpo nel 1863 lo fece di malavoglia richiedendone la restituzione al più presto. Per tutto il tempo che il I corpo rimase con l'Armata del Tennesse Lee chiese che gli fosse restituito e fu molto felice quando Longstreet andò nel Tennessee orientale, più vicino alla ANV e facilmente richiamabile in Virginia. Quindi ritengo che Lee fosse troppo legato alla Virginia ed anche egli non si sottrae ai soliti localismi della Confederazione, dove veniva prima il bene del proprio stato e poi la confederazione. A sua discolpa va comunque detto che nessuno mai capì quali furono i problemi dell'ovest e quali fossero le condizioni in quel teatro.

Ciao,
Beauregard

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Re: tattiche e strategia del generale lee

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Dom 1 Nov 2009 - 19:24

A discolpa di Lee, posso dire che la ritrosia a muovere la sua armata oppure a prestare parte di essa ad altri settori, era comune un po' a tutti i comandanti di entrambi i fronti. Leggendo gli OR spesso due comandanti si disputavano un reggimento o addirittura una batteria. Ordini che facevano spostare l'unità avanti ed indietro.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  R.E.Lee il Dom 1 Nov 2009 - 19:29

R.E.Lee ha scritto:
"....la questione che volevo porre è questa: dopo le due invasioni andate male, non sarà che lee non prese in considerazione di riprovarci perchè temeva che l'esito sarebbe stato il medesimo delle precedenti? in parole semplici, forse decise che non era più il caso di "giocare fuori casa" deliberatamente, visto che quando aveva "giocato in casa" aveva praticamente sempre vinto. forse ipotizzò che rimanendo nella virginia, poteva ancora infliggere sconfitte sonore al nemico fino a demoralizzarlo e costringerlo ad intavolare trattative di pace.
cosa nè pensate ?

lee

cari amici, ma sulla questione che sopra ho posto, quale è il vs parere ?

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  George H. Thomas il Lun 2 Nov 2009 - 12:26

Caro Lee, se mi e`concesso dire la mia, Lee aveva motivi validi per non tentare un'altra invasione : innanzitutto, in Virginia lui giocava "in casa" e conosceva meglio il terreno dei suoi nemici, mentre in Maryland e in Pennsylvania era esattamente il contrario; inoltre in entrambi i casi precedenti l'invasione era praticamente solo un grosso raid con l'intento di costringere l'Armata del Potomac a combattere in termini sfavorevoli per assestarle un colpo potenzialmente mortale, e forse in tal modo dare una spinta determinante al movimento pacifista nel Nord, ma se questo avrebbe potuto funzionare contro dei comandanti poco capaci, gia´contro Meade sarebbe stato difficile, visto che Meade era orientato sulla difensiva e quindi difficilmente si sarebbe lasciato trascinare in trappola, senza contare che a quel punto una sconfitta dell'AdP difficilmente avrebbe ottenuto il collasso morale che avrebbe potuto ottenere la sua distruzione uno o due anni prima; inoltre, se prima l'inferiorita´numerica era in qualche modo attenuata e forse adirittura bilanciata dalla superiorita´individuale dei soldati confederati e dalla superiorita´qualitativa della cavalleria (il cui ruolo era stato determinante nelle battaglie precedenti), ora quella superiorita´si era drammaticamente ridotta, e la cavalleria unionista aveva ben poco da imparare da quella confederata.
Quindi, considerato tutto questo, forse era meglio rimanere sulla difensiva strategica, attendere che il nemico attaccasse e poi vedere se ci fosse stata un'occasione per infliggergli una stoccata letale oppure per lanciare un fulmineo colpo alle sue spalle.

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Messaggio  R.E.Lee il Gio 26 Nov 2009 - 11:22

forrest ha scritto:Come certo saprete,una volta riparato a Danville dopo la fuga da Richmond, il Presidente Davis emanò un proclama che era un implicito(e neanche tanto implicito) appello alla guerriglia partigiana.Saprete anche che ad Appomattox Alexander consigliò a Lee di sbandare l'Armata,e che Lee rifiutò proprio per evitare l'inizio di tale guerriglia.Il Generale Rosser,che aveva rifiutato di arrendersi ad Appomattox,e intendeva dedicarsi proprio a quella lotta ad oltranza invocata da Davis,ricevette l'ordine di Breckinridge di mettere le proprie truppe al servizio del Governatore della Virginia,da usarsi unicamente per salvaguardare l'ordine pubblico,e in pratica assicurare la transizione tra il governo confederato e il ripristino dell'autorità dell'Unione;é evidente che sia Lee che Breckinridge boicottarono Davis,come del resto rientrava nei loro piani da almeno 3 mesi;lo potrà confermare l'amico Beauregard dopo aver letto i primi capitoli del libro di W.C.Davis....ecc..."

su questa faccenda del boicottaggio che lee stava pianificando da tre mesi, sarebbe interessante saperne un pò di più. mi lascia perplesso, ma sono curioso e penso di non esserlo solo io. se ben ricordo nelll'inverno 1864/65, con l'ANV ancora in forze, lee meditò di abbandonare la linea difensiva richmond/petersburg che stava diventando una palla al piede per lui, onde riconquistare quella mobilità e libertà d'azione che erano la sua migliore prerogativa. se non lo fece, per quanto ne sò, fù per l'opposizione del pres. davis a tale operazione.


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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Dom 6 Dic 2009 - 23:00

R.E.Lee ha scritto:
R.E.Lee ha scritto:
"....la questione che volevo porre è questa: dopo le due invasioni andate male, non sarà che lee non prese in considerazione di riprovarci perchè temeva che l'esito sarebbe stato il medesimo delle precedenti? in parole semplici, forse decise che non era più il caso di "giocare fuori casa" deliberatamente, visto che quando aveva "giocato in casa" aveva praticamente sempre vinto. forse ipotizzò che rimanendo nella virginia, poteva ancora infliggere sconfitte sonore al nemico fino a demoralizzarlo e costringerlo ad intavolare trattative di pace.
cosa nè pensate ?

lee

cari amici, ma sulla questione che sopra ho posto, quale è il vs parere ?

lee

Penso che Lee, tallonato come era di stretta misura da Grant, non potesse permettersi di rischiare un tale azzardo. Grand non badava a spese (soldati), pur di schiacciare Lee con le spalle al muro. Per effettuare una terza offensiva in territorio nordista, Lee avrebbe dovuto avere almeno, come minimo, la disonibilità di 100.000 uomini, cosa assolutamente neanche pensabile. Credo che la voglia sia stata tanta, ma la possibilità di realizzarla, quasi impossibile.
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Messaggio  R.E.Lee il Mar 5 Gen 2010 - 16:12

Generale Meade ha scritto:Caro Lee,

sono d'accordo con te sino ad un certo punto.

Le mosse di Grant per schiacciare Lee in un angolo e portalo alla guerra di assedio da quando prese il comando della Armatata del Potomac, furono tutte previste dal genio di Lee e sventate con opportune contromisure, che Grant potè permettersi di sopportare solo perchè Lincoln pur di vincere la guerra non badava più alle critiche che da più parti gli arrivavano sul "macello" dei ragazzi unionisti che Grant ordinava in continuazione ( non seza provarne disgusto e chiedendo conforto alla bottiglia). Chi dei nordisti poteva guidare questo Pulman senza averne la patente e pertanto combinare dei veri e propri macelli una volta al volante? La strada da percorrere era molto stretta e presidiata da un vigile come Lee......(Chiedo scusa per questi aforismi)."



Saluti, Meade.

caro meade,
per gli aforismi nessun problema. ho cominciato io !! Shocked sono quasi d'accordo con tutto quello che hai scritto salvo un cosa. lee non riuscì ad intuire in tempo quella mossa che cambiò le prospettive all'intera campagna del 1864: il passaggio del james. non c'è da metterlo sul banco degli imputati per questo, lee fece miracoli in tutta la campagna, tanto che io ebbi ad affermare tempo fà che: "grant avanzò a suon di sconfitte !!", ed aggiugo ora, fù molte volte sull'orlo del disastro. portò più volte il suo esercito "al limite dei giri consentiti", tanto per ricominciare con gli aforismi.
grant fù molto abile con una serie di finte, sfruttando la considerevole superiorità di uomini e mezzi di cui godeva, a tenere lee nell'incertezza circa la sua manovra che gli avrebbe permesso, come poi in effetti avvenne, di prendere le difese di richmond sul rovescio.


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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Mar 5 Gen 2010 - 16:26

Caro Lee,
sul rovescio intendi dire perchè dietro c'era Sherman con più di 60.000 uomini?

Saluti, Meade.

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Messaggio  R.E.Lee il Mar 5 Gen 2010 - 16:41

Generale Meade ha scritto:Caro Lee,
sul rovescio intendi dire perchè dietro c'era Sherman con più di 60.000 uomini?

Saluti, Meade.


no, no....intendevo dire che con quella manovra sarebbe piombato su petersburg, mettendo in crisi l'intero sistema difensivo sudista. forse mi sono spiegato male. chiedo scusa. Embarassed


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Messaggio  R.E.Lee il Lun 11 Gen 2010 - 11:01

Generale Meade ha scritto:Hai perfettamente ragione.

Penso però che quella era una una occasione più unica che rara che si prospetta difficilmente nella carriera militare di un generale. Lee aveva giocato e perso, toccava a Meade fare lo stesso e giocarsi la partitata fino in fondo. Penso proprio ne valesse la pena. Al massimo finiva in un pareggio.

Saluti, Meade.

più che attaccare lee in ritirata, visto che anche l'AdP era conciata maluccio dopo gettysburg, meade mancò di eccessiva intraprendenza nei mesi successivi non mettendo quasi mai lee sotto pressione. ciò permise al generale virginiano di distaccare il corpo di longstreet (meno pickett) e di inviarlo al sud dove partecipò in maniera decisiva, alla vittoriosa battaglia di chickamauga. è ipotizzabile che un lee sotto pressione non sarebbe stato in grado di spedire truppe al sud.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Lun 11 Gen 2010 - 13:57

Caro Lee,

scusami, ma non afferro. A Meade immediatamente dopo la famosa carica di Pickett bastava mandare al contrattacco il centro del suo schieramento, secondo il mio modesto parere, per vedersi (ipoteticamente) frantumare l'esercito di Lee che in quel momento drammatico, sentendosi sconfitto e demoralizzato, avrebbe opporso scarsa resistenza (si trovava pur sempre in territorio nemico e sotto scacco), e pur riconoscendo a Lee il suo grande genio, difficilmente in tali frangenti si riesce a tenere le redini in mano con le scottanti e brucianti batoste subite per reagire.
Un conto è la leggenda, un conto è la impietosa realtà.

Saluti, Meade.
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tattiche e strategia del generale lee

Messaggio  R.E.Lee il Lun 11 Gen 2010 - 15:40

caro meade,
nel mio post precedente non mi riferivo più strettamente alla campagna di pennsylvania, bensì a quello che successe, o per meglio dire, non successe, nei mesi successivi. escluso infatti una nemmeno tanto decisa offensiva conclusasi sul mine run, meade non mi ha dato mai impressione di eccessiva aggressività ed intreprendenza. come non l'ha data a me, figuriamoci a lee !!! il generale sudista, sempre restio a distaccare rinforzi da spedire in altri settori, ma sempre molto arguto nel "leggere" le intenzioni del nemico, decise in via del tutto eccezionale di distaccare il corpo di longstreet in soccorso di bragg in quella che sarebbe stata poi la battaglia di chickamauga. se fosse stato più sotto pressione, probabilmente questa operazione non l'avrebbe avallata.


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