Tattiche e strategia del generale Lee

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Gio 31 Mar 2011 - 20:12

Caro Bamshee,

a parte tanta retorica, mi vuoi dimostrare coi "fatti" dove Lee pens˛ di operarsi durante il conflitto per l'intera "nazione" confederata?

Grazie

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Gio 31 Mar 2011 - 20:16

Generale Meade ha scritto:Caro Bamshee,

a parte tanta retorica, mi vuoi dimostrare coi "fatti" dove Lee pens˛ di operarsi durante il conflitto per l'intera "nazione" confederata?

Grazie

Meade

Mi approprierei del pensiero di Gary W. Gallagher. Basta leggersi ll capitolo sul naziononalismo in "The Confederate War". E'ampiamente documentato. Per il resto ci sono i documenti ufficiali, ossia la corrispondenza di Lee sia sugli OR, sia in "The Wartime Papers of R.Lee" (ed.Manarin-Dowdey).

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Gio 31 Mar 2011 - 21:19

Interessante. Visto che sino ad adesso mi sono messo a postare testi "letteralmente" in italiano per aiutare a comprendere a noi poveri digiuni di GCA, puoi fare altrettanto per poter poi decidere in modo opinabile, singolarmente, quello che tu ci propini come "documentazione ufficiale"?

Grazie

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Ven 1 Apr 2011 - 10:35

Generale Meade ha scritto:Interessante. Visto che sino ad adesso mi sono messo a postare testi "letteralmente" in italiano per aiutare a comprendere a noi poveri digiuni di GCA, puoi fare altrettanto per poter poi decidere in modo opinabile, singolarmente, quello che tu ci propini come "documentazione ufficiale"?

Grazie

Meade

Non ho mai detto o pensato che tu o qualche altro utente del Forum sia un povero digiuno di GCA. Faresti un grosso torto alla tua intelligenza e a quella degli altri iscritti. Penso anzi di essere stato sempre animato dal desiderio, in questo spazio dedicato alle recensioni, di segnalare testi di interesse. Apprezziamo tutti il fatto che tu abbia inserito una lettera traducendola per noi: ma isolare un documento del 1861 tra i circa 2.000 scritti da Lee, senza tenere conto di ci˛ che fu scritto successivamente per ricavarne un qualche dato di fatto, mi pare alquanto discutibile e in sostanza non aiuta a dipanare la matassa. Ribadisco poi che questa non mi pare la sede per esaminare la complessa questione del nazionalismo confederato e del livello di adesione o degli scopi di Lee in merito. Qui si discute, mi pare, del libro di Freeman.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Ven 1 Apr 2011 - 12:18

Il testo da me proposto, come avrai facilmente letto, riguarda uno scambio epistolare tra il gen. Lee e la sorella. Due fratelli che nella loro intimitÓ si dicono apertamente i loro reali pensieri su questioni che discuterebbero diversamente con estranei. Penso pertanto che abbiano un valore differente riguardo la mole di documenti che interessano il grande generale.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Ven 1 Apr 2011 - 13:57

Generale Meade ha scritto:Il testo da me proposto, come avrai facilmente letto, riguarda uno scambio epistolare tra il gen. Lee e la sorella. Due fratelli che nella loro intimitÓ si dicono apertamente i loro reali pensieri su questioni che discuterebbero diversamente con estranei. Penso pertanto che abbiano un valore differente riguardo la mole di documenti che interessano il grande generale.

Meade

Credo solo che il pensiero di Lee sia molto complesso: e come quello di tutti gli esseri umani, sottoposto a continue evoluzioni, cambiamenti e ripensamenti. Il Lee del 1861 era certamente diverso da quello che successivamente alla testa di un esercito affamato, mal equipaggiato e assai inferiore in numero, divenne il simbolo di una nazione. Lee non era impermeabile all'opinione pubblica e al mutamento in atto nella societÓ confederata. Il pensiero di Lee degli anni successivi crebbe con il crescere della nozione di nazione confederata. Nel 1861 ben pochi combattevano per un'entitÓ che ancora non esisteva, ma piuttosto per la casa, la famiglia, il proprio pezzo di terreno da coltivare e il proprio stato di appartenenza, anche considerato il forte localismo che caratterizzava la civiltÓ sudista. Il documento da te pubblicato ha certamente un grande valore per comprendere le motivazioni di Lee all'epoca del voto della Virginia (che era provvvisorio) e la sua scelta di abbandonare l'Unione. Ma non Ŕ detto che esso rimase immutabile: anzi, secondo quanto emerge dalla documentazione cangi˛.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Ven 1 Apr 2011 - 14:20

Caro Banshee,

non condivido il tuo pensiero non per spirito di contraddizione, ma per dati di fatto. Lee non si espose negli altri fronti della GCA perchŔ rimase coerente con se stesso e con il suo credo di difendere solo e unicamente la sua amata Virginia. L'unica volta che che mand˛ Longstreet (perchŔ non ci and˛ lui? Cosa lo tratteneva a gestire un fronte sulla difensiva?) con due divisioni per aiutare Bragg nel 1863 Ŕ l'unica tenue prova che si fosse degnato di interessarsi direttamente degli altri fronti durante la GCA che non interessassero direttamente o indirettamente il fronte della sua amata Virginia.

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Messaggio  Banshee il Ven 1 Apr 2011 - 17:42

Generale Meade ha scritto:Caro Banshee,

non condivido il tuo pensiero non per spirito di contraddizione, ma per dati di fatto. Lee non si espose negli altri fronti della GCA perchŔ rimase coerente con se stesso e con il suo credo di difendere solo e unicamente la sua amata Virginia. L'unica volta che che mand˛ Longstreet (perchŔ non ci and˛ lui? Cosa lo tratteneva a gestire un fronte sulla difensiva?) con due divisioni per aiutare Bragg nel 1863 Ŕ l'unica tenue prova che si fosse degnato di interessarsi direttamente degli altri fronti durante la GCA che non interessassero direttamente o indirettamente il fronte della sua amata Virginia.

Meade

Non concordo. E' vero che Lee si oppose sempre all'invio di truppe verso Ovest, ma ci˛ Ŕ quello che fecero in egual misura tutti i comandanti sudisti assegnati ad un Dipartimento o ad un Distretto, si trovassero sul fronte orientale o quello occidentale. Anzi come documentato da Jones-Connelly (The politics of Command: Factions and Ideas in Confederate Command, LSU Press, 1973 mi pare) il cd blocco occidentale (composto a sua volta da un nutrito e alquanto litigioso gruppo di distinte fazioni, almeno 4 se nn ricordo male) si oppose sempre al trasferimento di truppe dall'Armata del Tennesse a quella dell'ANV, bombardando il supremo comando di richieste continue con mene varie. In realtÓ Davis e i vari segretari alla guerra, per quanto si siano sforzati, non coordinarono mai i vari teatri di operazione: altrettanto fecero gli unionisti, sino all'avvento di Grant nel 1864. Quindi fu un problema, in un certo senso, comune ad entrambe le parti. Sta di fatto che l'unico rilevante passaggio di truppe avvenne da Est verso Ovest per quanto Lee fosse di parere contrario: i fatti peraltro diedero ragione a Lee, se Ŕ vero, come Ŕ vero, che l'arrivo di Longstreet (alquanto desideroso di trasferirsi a Ovest, forse perchÚ legato alla Georgia?) non solo non mut˛ il quadro strategico ma condusse in definitiva, dopo la striminzita vittoria di Chickamauga, alla vergognosa sconfitta di Chattanooga e al disastro di Knoxville. A sua volta questo episodio min˛ la coesione del I░ corpo dell'ANV con strascico di corti marziali e successivi allontanamenti di preziose risorse umane (su tutti il Generale McLaws, uno dei pi¨ abili tattici sulla difensiva che sarebbe stato alquanto utile nella campagna contro Grant).
E' pure vero, come dici tu, che Lee non propose mai di assumere su di sÚ il comando delle forze ad Ovest. Ma ci˛ fece perchŔ legato alla Virginia o perchŔ convinto che quello fosse il teatro di guerra principale e che sul quel fronte si sarebbe potuta guadagnare l'indipendenza della Confederazione? Credo che sia quest'ultima la risposta pi¨ corretta.
Allora, non Ŕ questione tanto di campanilismo o di difesa di questo o quello Stato , ma piuttosto di verificare quale fosse il pi¨ importante tra i due teatri e se le idee al riguardo di Lee avessero una logica fondata. Sul problema, per quanto possiamo parteggiare per l'una o per l'altra opinione, non credo che potremo mai stabilire con certezza quale tra Ovest e Est fosse il fronte pi¨ importante. Io propendo per l'Est, ma in fondo non Ŕ essenziale stabilirlo: su entrambi si poteva vincere o perdere la guerra. Fu persa ad Ovest, per incapacitÓ dei comandanti. Quindi Lee non pu˛ certo essere accusato di aver commesso un errore. Rimane un fatto: che Lee, al comando dell'unica armata vincente della Confederazione, non fu mai rinforzato come avrebbe potuto e dovuto, con prelievo di truppe da Ovest ad Est. Possiamo fare mille supposizioni, ma un dato alla fine Ŕ certo: la Confederazione perse senza esplorare e tentare questa opzione che forse avrebbe condotto ad esiti diversi. ChissÓ.

Banshee


Ultima modifica di Banshee il Ven 1 Apr 2011 - 21:34, modificato 2 volte
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Ven 1 Apr 2011 - 19:35

Ho spostato qui alcuni messaggi da un'altra discussione in modo da poter continuare a discutere tranquillamente.

Ciao

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  R.E.Lee il Sab 25 Giu 2011 - 21:12

General Sherman ha scritto:
Sul piano strategico generale ci˛ pu˛ essere vero. Sul piano strategico operazionale, invece, Sherman non ha nulla a che vedere con l'attacco a Fort Steadman. Lee non era affatto preoccupato di Sherman che si trovava ancora molto lontano ed era controllato, in parte, da Johnston. L'attacco fu deciso su impulso del generale Gordon ed era diretto a rompere l'accerchiamento che cominciava ad avviluppare Petersburg e con esso a tagliare fuori dai rifornimenti via ferrovia l'ANV. Fu solo merito di Grant (e Sheridan) se l'armata di Lee fu battuta ad Appomattox. Tutta la strategia e tattica dall'autunno del 1864 sino alla primavera 1865 Ŕ incentrata sul controllo delle ferrovie per costringere Lee ad abbandonare la difesa di Richmond e Petersburg. E occorre riconoscere che in questo Grant fu certamente geniale.

Banshee

GiÓ, Ŕ vero, quello che comunque intendevo sottolineare Ŕ un aspetto pi¨ ampio che evidenzia come il lavoro di squadra di Grant con i suoi due spietati alfieri Sherman e Sheridan, ha messo spalle al muro Lee che a quel punto qualsiasi cosa avesse fatto non sarebbe potuto andare da nessuna parte. Era solo una questione di tempo, anzi l'aspetto che personalmente mi impressiona Ŕ la capacitÓ di resistere, a quel punto, della Confederazione e della sua gente.
ciao
Luca[/quote]

Era abbastanza palese che una volta interrotte le ferrovie che adducevano a petersburg sia la cittadina stessa che la capitale richmond, sarebbero state indifendibili. grave errore f¨ quello di ostinarsi sino alla fine a difenderle. dovevano essere evacuate prima trasferendo la capitale da un altra parte e la guerra sarebbe continuata ancora.secondo il Prof. Luraghi, Lee durante l'inverno 1864/65 prese in seria considerazione questa ipotesi, poi non se ne fece niente fino
ai primi giorni d'aprile, quando oramai era troppo tardi per il "trasloco". come mai Lee rinunci˛ nei mesi invermali a questa soluzione??Qualcuno ne sÓ qualcosa ?

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  R.E.Lee il Lun 22 Ago 2011 - 19:00

Banshee ha scritto:Oggi sul Corriere della Sera Ŕ presente a pag. 41 un articolo con annessa intervista a Raimondo Luraghi. Vi si conferma come lo storico italiano sia in procinto di pubblicare un libro per i tipi della BUR concernente une esame della pi¨ recente storiografia americana sulla GCA. Per il resto l'intervista non contiene nuovi motivi o particolari spunti di interesse per chi giÓ conosca le posizioni di Luraghi. Tra i vari punti che desteranno l'interesse degli appassionati (e l'attenzione dei polemisti) un vecchio clichÚ, ormai un p˛ consunto occorre dire, ossia l'idea che Lee non avesse compreso la nuova strategia derivata dall'uso delle armi rigate (tesi alquanto discutibile, visti il risultato dei pi¨ recenti studi che hanno dimostrato come l'arma rigata non abbia avuto poi quell'impatto che si immaginava) e il suo sostanziale campanilismo, giacchÚ egli sarebbe stato interessato al solo teatro della Virginia, senza comprendere le necessitÓ del fronte dell'Ovest rifiutandosi di spedire colÓ truppe (affermazione alquanto ridicola visto che l'unico massiccio trasferimento di truppe avvenne da Est a Ovest, con i risultati che sappiamo). Mi domando se non sia Luraghi a non aver capito nulla di Lee, piuttosto.

Banshee

Direi che le critiche che di cui sopra scritto, che il Prof. fÓ al Gen. Lee, sono fuori luogo. Capisco che il Lee aveva un certo ascendente sul Pres. Davis, ma spostare le truppe da una parte all'altra del paese non competeva certo a Lee che comandava unicamente l'ANV. Era il Pres. Davis che eventualmente doveva dare l'ordine, se l'avesse fatto Lee, volente o nolente, non avrebbe potuto opporsi pi¨ di tanto.

Per quel che riguarda l'impatto che le armi rigate ebbero nel corso della CW, mi pare che il professore, come ha scritto anche Banshee, non si sia tanto aggiornato.....tra l'altro sul forum tempo fÓ lessi che il Gen Gordon (mi pare) ordinava ai sui uomini "...di aprire il fuoco quando essi vedevano il bianco degli occhi dei loro nemici..."

...e Gordon era un subordinato di Lee. Quindi i casi erano 2: O Gordon era la classica "mosca bianca" che combatteva a modo suo il nemico, oppure nell'ANV tutti facevano pi¨ o meno come il suddetto Gen. Gordon....Questo sconfesserebbe giÓ le asserzioni del Luraghi... study

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Jubal Anderson Early il Ven 9 Dic 2011 - 14:50

Opinione degli storici a parte, non mi Ŕ molto chiaro cosa pensiate delle capacitÓ tattiche e strategiche del Generale Robert Edward Lee. Dall'analisi tattica delle sue battaglie, si evince una natura aggressiva, la propensione al rischio, e una notevolissima abilitÓ/tempismo di manovra. Dall'analisi strategica delle sue campagne, emerge la stessa abilitÓ di manovra e coordinazione - sostenuta spesso, ma non sempre, da eccellenti subalterni, e una propensione al rischio giustificata dalla capacitÓ di creare molteplici minacce a vari obiettivi.
L'unica sua scelta che, a mio modesto avviso, Ŕ stata di un rischio estremo senza corrispettivi vantaggi, fu la scelta di combattere ad Antietam. Ma il suo talento, e la bravura della ANV valsero almeno ad arrestare il nemico, se non a vincerlo.
Non mi ritengo un panegirista del generale Lee, ma di fronte a tanta maestria in ogni circostanza, non posso che restare stupito.
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  R.E.Lee il Ven 9 Dic 2011 - 22:18

...Per quanto riguarda la propensione al rischio di Lee, personalmente ritengo che quasi sempre furono le circostanze ad imporglielo o quasi. InferioritÓ numerica endemica, minori risorse rispetto al nemico, lo costrinsero spesso a rischiare per tentare di vincere le battaglie. Sono del parere che, se avesse avuto pi¨ risorse rispetto al nemico, avrebbe sicuramente rischiato di meno....



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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Mer 21 Dic 2011 - 15:03

Il Generale Lee aveva una visione personale della guerra, ossia: Virginia vs USA. Si mosse fuori dal suo Stato natio solo per invadere il Maryland contro McClellan o la Pennsylvania contro Meade o la puntata su Washington di J.A. Early. Degli altri fronti della CW si disinteress˛ completamente. Preferý portare l'invasione al Nord nel 1863 invece di soccorrere Vicksburg, e solo quando invi˛ Longstreet (poteva andarci lui) in Tennessee con 14.000 uomini di rinforzo a Braxton Bragg sembr˛ interessarsi momentaneamente del fronte occidentale. Unica volte nell'arco dell'intero conflitto. Generali confederati quali Beauregard, "Joe" Johnston, Hood, il giÓ citato Longstreet e molti altri presero parte al conflitto combattendo su vari fronti, come pure Grant, Sherman ecc. per i nordisti, mentre Lee preferý porre il suo genio e la sua spada solo al servizio esclusivo della sua amata Virginia.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Jubal Anderson Early il Mer 21 Dic 2011 - 17:06

L'unico spostamento di forze avvenuto da un fronte all'altro da parte confederata, Ŕ stato proprio dalla ANV alla AoT, e Lee avrebbe potuto benissimo opporsi, cosa che si guard˛ dal fare.
Il fatto Ŕ che, volesse o meno Lee spostarsi dalla Virginia, avesse o meno Lee attenzione agli altri fronti, nessun altro generale confederato avrebbe potuto reggere in Virginia al posto suo. Nessuno era all'altezza, e senza un Lee a contrastarli, gli unionisti avrebbero sfondato giÓ dopo Fair Oaks/Seven Pines (McClellan permettendo).
Lee era insostituibile. Questo il Presidente Davis doveva saperlo molto bene.
Se poi vogliamo entrare nel merito delle azioni del condottiero virginiano, l'unico difetto che sono disposto a riconoscergli, era un'eccessiva fiducia verso i subordinati, alcuni dei quali avrebbero meritato la corte marziale o quasi, invece della generositÓ che Lee dimostr˛ in ogni occasione nei loro confronti. Mi viene in mente il "rimprovero" di Lee a A.P.Hill, dopo il bagno di sangue di Bristoe Station. Alle giustificazioni addotte dal generale Hill, Lee tagli˛ corto - a modo suo - dicendo qualcosa del tipo :-"Seppellite i vostri poveri ragazzi e non parlatene pi¨." Davvero troppo buono.
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Mer 21 Dic 2011 - 17:48

Lee dimostr˛ di essere un galantuomo e tollerante coi suoi sottoposti . La responsabilitÓ che doveva prendersi per˛, senza necessariamente lasciare la sua amata Virgivia, secondo il mio modesto parere, era di dirigere gli altri fronti in una strategia comune, come fece Grant. Solo lui, col suo grande carisma, poteva riuscire a convincere Davis ad adottora una politica comune per condurre la guerra. A sua discolpa c'Ŕ da dire che la stima che lui aveva per Johnston non era ricambiata da Davis, e pertanto non sarebbe stato facile imporsi, ma con Lee come responsabile dei vari fronti, non credo che ci sarebbe stato il crollo disastroso del fronte occidentale, ne con Johnston e ne con Hood al comando dell'Armata del Tennessee. Sarebbe stato obbligato ad intervenire personalmente e decisamente prima che accadesse.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Sab 24 Dic 2011 - 10:52

Che Lee si sia disinteressato degli altri fronti e abbia concepito la guerra come uno scontro tra la Virginia e gli USA mi pare che sia una delle tante leggende messe in giro da certi moderni detrattori del virginiano. L'errore dei confederati nel 1863 non fu quello di soccorrere Vicksburg (ammesso che sotto il profilo temporale fossero in grado di farlo, il che mi pare molto dubbio) ma quello - viceversa - di non spostare truppe dall'Ovest verso Est, affidandole all'unico generale che avesse dimostrato di saperle impiegare. Se a Gettysburg, Lee si fosse presentato con un esercito pari o superiore a quelo di Meade, credo che gli avvenimenti avrebbero preso ben altra piega e (forse) discuteremmo della vittoriosa Guerra di Indipendenza Confederata. Anche successivamente, la logica strategica suggeriva di spostare truppe dall'Occidente all'Oriente cosý assumendo l'iniziativa offensiva. Se a Wilderness, ad esempio, Lee avesse disposto di 90.000-100.000 uomini, invece che dei 65.000 scarsi che aveva, credo che Grant avrebbe riattraversato molto rapidamente il Rapidan e forse il Potomac (ricordo che Grant perse circa 18.000 uomini sui 110.000/115.00 a disposizione, infliggendo circa 10.000 perdite a Lee). E gli esempi si potrebbero moltiplicare. Il problema Ŕ che spostare ad Ovest Lee e parte dell'ANV, avrebbe significato perdere la Virginia: la mancanza di spazio da cedere guadagnando tempo, come era possibile fare in Occidente, avrebbe necessariamente comportato la disfatta del Sud giÓ nel 1864 e probabilmente a giugno gli unionisti avrebbero sfilato a Richmond. Se Lee aveva influenza su Davis, non bisogna credere che costui avrebbe seguito pedissequamente i consigli del virginiano: per quanto vi fosse una buona collaborazione, Davis e Lee avevano una diversa opinione strategia. Davis era propenso ad una strategia fondata sulla difesa-offesa (cioÚ una difesa del territorio confederato, basata sull'offensiva per colpire le colonne degli invasori) Lee era legato ad un'idea strategica offensivo-difensiva, ossia basata sulla manovra strategica offensiva e sull'iniziativa e (a seconda dei casi) su una condotta tattica difensiva (Antietam) o offensiva (Gettysburg). Infine Lee fu nominato comandante in capo degli eserciti confederati solo nel 1865, troppo tardi per mutare le sorti della guerra.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Sab 24 Dic 2011 - 11:21

Poteva accadere anche che Lee a Gettysburg, con l'esercito pari o superiore a quello di Meade, andasse incontro alla sconfitta con 5.000 o 10.000 perdite in pi¨, o poteva anche accadere che con Stuart vicino, e non a zonzo in cerca di gloria, Lee riuscisse con gli effettivi che aveva nella realtÓ a dare una sonora lezione a Meade.
Quel che volevo dire io e che se ci˛ il ladro in casa, non vado a rubare a casa sua per compensare la cosa, ma lo caccio di casa.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Sab 24 Dic 2011 - 12:50

Vediamo perchÚ Lee NON doveva e NON poteva assumere il comando all'Ovest nel 1863 (vickburg).
1) Mancava il tempo. Trasferire un numero significativo di rinforzi dalla Virginia al Mississippi avrebbe richiesto ben oltre due mesi, probabilmente non meno di tre. Se trasferire truppe dal vicino Tennessee al Mississippi richiedeva almeno sei settimane (secondo quanto Johnston calcolava) trasferire 40.000 uomini dall'ANV nelle vicinanze di Vicksburg avrebbe rchiesto il doppio del tempo. Insomma, non sarebbero arrivati in tempo per fronteggiare Grant e impedire la caduta di Vicksburg.
2) Il clima del Mississippi avrebbe avuto un impatto molto forte sui virginiani che componevano almeno la metÓ dell'ANV.
3) Mandare truppe senza un comando ben coordinato a livello di stato maggiore, ossia comandanti che fossero abituati a Lee e al suo modo di combattere, avrebbe comportato rischi gravissimi. In definitiva sarebbe occorso un trasferimento dell'ANV e della sua catena di comando all'Ovest, impresa che non era fattibile.
4) Sotto un profilo logistico, era impossibile inviare truppe all'Ovest e sfamarle: Bragg si trovava in una situazione drammatica in quel periodo e inviare altre truppe avrebbe solo aumentato i problemi.
5) Inviare 30.000/40.000 uomini a Ovest avrebbe solo pareggiato le forze del nemico o avrebbe prodotto una leggera superioritÓ numerica. Viceversa ricevere lo stesso numero da Ovest avrebbe significato raggiunegre una proporzione di 3 a 2 sull'Armata del Potomac.
6) A Gettysburg Lee and˛ molto vicino a vincere la battagla, se consideriamo il giorno 1 e 2 luglio. Con una forza numerica superiore, Ŕ realistico supporre che avrebbe disfatto Meade giÓ il il secondo giorno, senza alcuna necessitÓ di ordinare la fatale carica di Pickett.
7) Lasciare la Virginia con forze molto inferiori a Hooker (o Meade) avrebbe significato la perdita di Richmond e della guerra.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 24 Dic 2011 - 13:05

Banshee ha scritto: Infine Lee fu nominato comandante in capo degli eserciti confederati solo nel 1865, troppo tardi per mutare le sorti della guerra.

Banshee

Se - come sostiene la storico Gary W. Gallagher, l'unico comandante davvero di talento che la Confederazione possedeva era il gen.Lee, non lo si poteva nominare comandante in capo molto tempo prima ?

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Generale Meade il Sab 24 Dic 2011 - 13:54

Penso che molte delle obiezioni riportate da Banshee non avrebbero dato grandi pensieri a Lee, che se si permetteva di andare alla cieca in casa del nemico, figurarsi in un territorio che doveva considerare casa sua. Grant non si fece scrupolo di vivere sulle spalle delle risorse del territorio nemico. Non vedo perchŔ le stesse risorse non avrebbero potuto sfamare le truppe di rinforzo confederate.
Io ritengo nel mio modesto parere, che pi¨ che NON doveva o NON poteva, Lee, semplicemente, NON voleva.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Sab 24 Dic 2011 - 18:31

Ovviamente Lee NON voleva trasferire truppe nel Mississippi, nÚ voleva assumere il comando in quella regione: nÚ nessuno, ricordo, glielo chiese. GiÓ, perchÚ per quanto sia tutto molto suggestivo, il problema Ŕ che NESSUNO all'epoca sostenne che Lee doveva assumere il controllo del teatro di operazioni del Mississippi o del Tennessee. NÚ Davis, nÚ Beauregard (che aveva elaborato uno dei suoi fantasiosi progetti, ossia unire l'Armata del Tennessee al comando di Johnston) nÚ altri sostennero tale progetto. Immaginare un Lee che si offre per spostare il suo esercito ad Ovest spodestando i comandi colÓ schierati, come se nulla fosse, Ŕ quanto meno bizzarro se non ridicolo. Le obiezioni che ho riportato pi¨ sopra, sono le stesse (in gran parte) che mosse lo stesso Lee all'epoca quando gli fu chiesto cosa pensasse di uno spostamento di parte dell'ANV ad Ovest, truppe da affidare ad un Bragg o ad un Johnston, ossia due personaggi non proprio capaci. Peraltro osservo che anche sul piano strategico l'opzione migliore (e il miglior aiuto per l'Ovest) era concentrare le forze a Est, invadere il Nord e per mezzo di una battaglia o del movimento, costrngere Lincoln e compagnia bella a spostare truppe per bloccare la minaccia. In breve, se il ladro sapesse (stando all'esempio del nostro Meade) sapesse che in casa sua stanno rubando, abbandonerebbe l'altrui casa e si preciterebbe a difendere il bottino. Non vedo davvero alcuna logica militare, nell'idea di far assumere il cmando a Lee dell'Ovest.

Banshee


Ultima modifica di Banshee il Sab 24 Dic 2011 - 18:37, modificato 2 volte
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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Banshee il Sab 24 Dic 2011 - 18:33

George Armstrong Custer ha scritto:
Banshee ha scritto: Infine Lee fu nominato comandante in capo degli eserciti confederati solo nel 1865, troppo tardi per mutare le sorti della guerra.

Banshee

Se - come sostiene la storico Gary W. Gallagher, l'unico comandante davvero di talento che la Confederazione possedeva era il gen.Lee, non lo si poteva nominare comandante in capo molto tempo prima ?

E giÓ. Ma Davis era contrario alla nomina di un comandante in capo, chiunque esso fosse.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 24 Dic 2011 - 19:09

Banshee ha scritto:
George Armstrong Custer ha scritto:
Banshee ha scritto: Infine Lee fu nominato comandante in capo degli eserciti confederati solo nel 1865, troppo tardi per mutare le sorti della guerra.

Banshee

Se - come sostiene la storico Gary W. Gallagher, l'unico comandante davvero di talento che la Confederazione possedeva era il gen.Lee, non lo si poteva nominare comandante in capo molto tempo prima ?

E giÓ. Ma Davis era contrario alla nomina di un comandante in capo, chiunque esso fosse.

Banshee


Conosco il pensiero di Davis su chi dovesse svolgere le funzioni di comandante in capo degli eserciti Confederati (cioŔ lui); soltanto che alla fine ha dovuto cambiare idea.

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Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  Jubal Anderson Early il Lun 26 Dic 2011 - 8:53

Anche lo storico J.McPherson, nelle pagine del suo Battle Cry For Freedom, ci ricorda che Lee era sicuramente contrario a investire risorse per la difesa di Vicksburg, presumendo di poter risolvere i problemi di Vicksburg in Pennsylvania, cosa che non fu affatto lontana dall'avverarsi.
Personalmente, continuo a ritenere che, se in un ipotetico momento di grazia, il Presidente Davis, all'indomani di Chancellorsville, avesse ordinato Lee al comando delle forze dell'Ovest, affidando a un J.E.Johnston o a un Beauregard, la difesa della Virginia, le pagine della storia sarebbero cambiate. Ho ipotizzato uno scenario verosimile, basato su questo assunto, nel mio topic "Lee a Vicksburg".
Sicuramente concordo con Banshee, che uno spostamento in grande stile di unitÓ militari dalla Virginia al fronte del Mississippi, sarebbe stato privo di logica militare, specie considerata la precarietÓ della rete ferroviaria del Sud, ed il tempo che tale trasporto avrebbe comportato. Non altrettanto privo di logica militare, ma piuttosto altamente logico e sensato, sarebbe stato trasferire temporaneamente il solo generale Lee, a sistemare le cose a Vicksburg, per poi tornare in Virginia.
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