Il punto di svolta della guerra

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Il punto di svolta della guerra

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Il punto di svolta della guerra

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mer 3 Set 2008 - 2:15

Quale fu secondo voi la battaglia che determinò l'inizio della fine della guerra? Se volete potete dire il perchè della scelta.
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svolta

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Gio 4 Set 2008 - 1:16

Senza ombra di dubbio la caduta di Vicksburg ed il conseguente crollo del fronte del Mississippi, segnarono l'inizio della fine per la Confederazione.
Un saluto a tutti.
Claudio



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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Gio 4 Set 2008 - 21:47

Benvenuto Letter10! Concordo con te e aggiungo che Gettysburg fu sì una grave sconfitta per il sud ma la perdita di Vicksburg portò molti più danni alla Confederazione e un'immenso vantaggio al nord.

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  forrest il Sab 6 Set 2008 - 1:25

La svolta fu la campagna di Atlanta;non tanto per la perdita della città,ma per la semi-distruzione dell'Armata del Tennessee,che consentì a Sherman di intraprendere pressoché indisturbato la sua marcia verso la costa atlantica.
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1863

Messaggio  14th Louisiana il Mar 9 Set 2008 - 17:03

Ciao,
probablimente il punto cruciale del conflitto non fu un eveto singolo ma una serie di eventi che si sono concentrati in particolare nell' anno 1863.

La sconfitta di Gettysburg, la contemporanea caduta di Vicksburg e la perdita di Chattanooga, la porta per la Georgia, lasciarono l'iniziativa alle armate dell unione.

La caduta di Atlanta fu probabilmente il colpo finale ma si dovettero attendere i disastri militari di Nashville e Franklin che di fatto dissolsero l'armata del Tenneessee.

Dal crollato fronte dell'ovest poi giunse il Gen. Grant che con i suoi brutali metodi strategici coadiuvati dall'apparato industriale nordista che aveva raggiunto il pieno regime mise in iscacco l'ANV che non poteva più contare sull'efficienza dei poveri mezzi che alla confederazione erano rimasti.
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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  forrest il Mer 10 Set 2008 - 0:48

In una guerra il cui esito per tre anni e mezzo rimase incertissimo,é effettivamente difficile individuare una singola battaglia o campagna che abbia deciso il conflitto.La campagna di Atlanta rappresentò per la Confederazione il crollo di ogni speranza,ma senza una lunga catena di precedenti eventi,la penetrazione nordista in Georgia non avrebbe mai potuto avere luogo.Va ricordato che per il Presidente Jefferson Davis il Sud perse la guerra nel momento in cui a Shiloh morì dissanguato il Generale Albert Sidney Johnston.
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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Ospite il Sab 13 Set 2008 - 19:31

Impossibile parlare di battaglia decisiva in quella che è stata la prima guerra moderna della storia,gli eventi che avete menzionato sono stati tutti presi nel loro insieme decisivi.Tuttavia se proprio dovessi scegliere un momento in cui la guerra ha subito una brusca sterzata,non esiterei a scegliere quello della battaglia di Antietam e del successivo Proclama di Emancipazione di Lincoln,che secondo me fu davvero un momento di svolta.

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Yamato-Stuart il Sab 20 Set 2008 - 14:01

Senza Atlanta Lincoln non sarebbe stato rieletto..............
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Arian Lee

Messaggio  Arian Lee il Mar 23 Set 2008 - 10:19

l'Evento che decise le sorti fu Vicksburg,con la spaccatura del Sud in due tronconi,tagliando l'est dai riformimenti vitali che provenivano dall'Ovest,e inoltre Grant dall'Ovest si posto all'Est,il rest lo sapiamo tutti.
Lee avrebbe dovuto dopo la vittoria di Chancellorsville,soccorere gli assediati di Vicksburg.

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Yamato-Stuart il Mer 24 Set 2008 - 19:59

Un vero punto di svolta sarebbe stato l'intervento di Inghilterra e Francia (già lo aveva fatto nella guerra di Indipendenza)
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Ridateci il Vecchio Joe!

Messaggio  Ospite il Mer 1 Ott 2008 - 0:58

Penso che l'esonero del generale J.E.Johnston nel luglio del 1864 sia stato il peggior colpo che la Confederazione potesse subire in quelle circostanze. Intendiamoci bene: non che stimi infinitamente il Vecchio Joe, la cui condotta nelle operazioni offensive -dal mio punto di vista - ha sempre lasciato a desiderare. Ma in quel contesto, dovendo impostare una difesa elastica, e una guerra di manovra e logoramento, era l'uomo giusto al posto maledettamente giusto. Tutti sappiamo come sono andate le cose: Sam Hood non ha mai visto nulla di meglio di un solido muro di pietra - non volermene, Stonewall! - per lanciarcisi addosso con tutte le sue forze e spaccarsi la testa. Cosa ammirevole se fatta utilmente a comando, ma decisamente meno opportuna se proveniente da un Quartier Generale di Armata, come sua massima risoluzione tattica. Era semplicemente la cosa peggiore da fare. Abbiamo perso Atlanta, e abbiamo perso pure l'Armata del Tennessee dopo qualche mese di inutile controffensiva. In breve, anche senza Atlanta, ma con in piedi un'Armata del Tennessee in piena forza, la difesa della Confederazione era possibile e promettente, e il controllo di Atlanta da parte di Sherman non avrebbe offerto alcuna ulteriore garanzia. Certo, si sarebbero notevolmente aggravate le condizioni dei rifornimenti e delle linee di comunicazione, ma... con chi? Kirby Smith se ne stava tranquillo nel Trans-Mississippi, quel grand'uomo di Forrest teneva in stallo gli yankee in Alabama. Le Caroline e la Virginia potevano ancora rifornire da sole le nostre due armate. Il punto di svolta non è stata tanto una battaglia, quanto un ordine -scellerato - di Davis.

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  forrest il Mer 1 Ott 2008 - 1:53

Lo storico Albert Castel,nella sua opera "Decision in the West",ha in parte rivalutato l'operato del tanto bistrattato Generale Hood,evidenziando le gravissime,determinanti colpe dei suoi subordinati,( Stephen Dill Lee, Cheatham, McMicken,Stewart)e la sfortuna che si accanì contro di lui durante i mesi del suo comando.In questo saggio viene messo fortemente in dubbio quello che é ormai diventato un luogo comune,e cioè che il vecchio Joe,restando sulla difensiva,sarebbe riuscito a tenere Atlanta.Pare non avesse forze sufficienti per allungare le sue linee a sud della città tanto da parare gli aggiramenti di Sherman.
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Hood e Atlanta

Messaggio  Ospite il Mer 1 Ott 2008 - 12:06

forrest ha scritto:Lo storico Albert Castel,nella sua opera "Decision in the West",ha in parte rivalutato l'operato del tanto bistrattato Generale Hood,evidenziando le gravissime,determinanti colpe dei suoi subordinati,( Stephen Dill Lee, Cheatham, McMicken,Stewart)e la sfortuna che si accanì contro di lui durante i mesi del suo comando.In questo saggio viene messo fortemente in dubbio quello che é ormai diventato un luogo comune,e cioè che il vecchio Joe,restando sulla difensiva,sarebbe riuscito a tenere Atlanta.Pare non avesse forze sufficienti per allungare le sue linee a sud della città tanto da parare gli aggiramenti di Sherman.

Ripeto: tenere Atlanta non era fondamentale ai fini della vittoria, mentre era imperativo per la Confederazione nel secondo semestre del 1864, conservare integra l'Armata del Tennessee. E' anche vero che le risorse confederate ad Atlanta - umane e materiali -non erano sufficienti a sostenere un assedio stile Petersburg. Quindi ci si doveva ritirare dopo aver resistito il più a lungo possibile, evitando l'accerchiamento. Infatti, restando sulla difensiva, Johnston - o chi per lui - avrebbe potuto cedere terreno e ritirarsi progressivamente da Atlanta verso Est o Sudest, puntando al logoramento delle forze di Sherman in vista di una sua avanzata ulteriore in Georgia, e quindi al contrattacco, quando se ne fosse presentata l'occasione migliore. La "Marcia verso il mare" non sarebbe stata così impari per noi con un'Armata del Tennessee a difendere il settore. Ma a questo Hood non aveva pensato. Quanto alla sua condotta al comando dell'Armata del Tennessee, se da un lato è vero che ebbe scarsa, e talora nulla, collaborazione da parte dei subordinati, va anche detto che un generale dovrebbe saper preventivare la "sfortuna", e non agevolarne il corso con decisioni avventate o peggio. Mentre Sam, da Peachtree Creek in poi, ce ne ha regalata una sfilza piuttosto ignominiosa. Certamente gli ordini del Presidente Davis erano categorici: ricacciare il nemico. Ma, anche dovendo ammettere la necessità di respingere Sherman davanti Atlanta, anche considerata l'abilità e la prontezza dimostrata dai generali Thomas, Howard, e McPherson che seppero vanificare i piani, in sè buoni, impostati da Hood nella sua tentata controffensiva, perdere oltre 15000 effettivi in tre soli giorni senza aver ottenuto alcun vantaggio tattico e avendo inflitto ben meno della metà delle perdite al nemico non resta giustificabile in alcun modo.
Poi, se fu buona l'idea strategica di base, una volta caduta Atlanta, di riportare la guerra in Tennessee, pessima fu la sua applicazione. Enormi difficoltà logistiche, condizioni meteorologiche proibitive, e anche una notevole capacità di reazione da parte del nemico afflissero le operazioni della campagna autunnale del generale Hood, questo è vero. Ma egli avrebbe dovuto far prova di maggior elasticità, trovando soluzioni alternative di fronte alle pur molte contrarietà che dovette affrontare. Se a Columbia e a Spring Hill Hood fu relativamente incolpevole, una persona assennata non avrebbe mai nemmeno considerato l'eventualità di un attacco a Franklin o a Nashville, in quelle condizioni. Quel che lui ha fatto in quelle occasioni, invece, è scritto nella Storia. Inoltre, il sincero disprezzo che Hood ha sempre testimoniato per i nostri nell'Ovest, soldati e ufficiali - da lui reputati uomini da trincea incapaci di veri slanci offensivi - ha contribuito a ingigantire la frattura esistente con i subordinati. Date queste premesse, l'esito non era controvertibile. In breve, egli contribuì a creare le proprie sconfitte giorno dopo giorno, accettando un compito semplicemente troppo complesso per le sue potenzialità, e non instaurando il necessario clima di collaborazione e fiducia con i quadri. Hood era un eccellente generale di Divisione e un buon generale di Corpo, ma non avrebbe mai dovuto ricevere il comando d'Armata.

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Atlanta

Messaggio  Ospite il Mer 1 Ott 2008 - 14:32

Per quanto riguarda Sam Hood concordo pienamente col giudizio di JUBE EARLY,non era adeguato a comandare un'armata anche se era uno dei migliori divisionari di tutto il sud,al suo livello secondo me vi erano solo A.P. Hill,Cadmus Wilcox,Dodson Ramseur e Patrick Cleburne.Io però ritornerei al discorso generale,il sottotitolo del forum dice giustamente ultima guerra napoleonica e prima guerra moderna,quale dei due dobbiamo scegliere?
Premesso che non condivido alcune delle vedute di Paddy Griffith,non sempre modernità degli studi è sinonimo di capolavoro,io sceglierei prima guerra moderna,in questo rendendo merito all'opera di J.F.C. Fuller,che a mio modesto parere si può ancora considerare un maestro della scienza della guerra.Di Fuller ovviamente non condivido il giudizio che dà di Lee,ma questo è un altro discorso.
In ultima analisi potremmo discutere all'infinito se la guerra sia stata decisa da Vicksburg,Atlanta o Gettysburg,in questo ovviamente nulla voglio togliere alla speculazione storica,che anzi molte volte è utile per definire certi apetti della ricerca storica,ma rimane il fatto come ho già detto nel mio precedente intervento che così come El Alamein e Stalingrado o Midway hanno influito sull'esito della 2°guerra mondiale,così le battaglie di cui sopra INSIEME hanno abbattuto la Confederazione,i fattori economici e tecnologici in primis ,quelli politici e sociali in secundis hanno fatto il resto.La CW è stata a buon diritto la guerra moderna della storia.

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il punto di svolta della guerra civile

Messaggio  Patrick Cleburne il Lun 17 Nov 2008 - 1:16

salve a tutti sono nuovo del forum quindi perdonate eventuali errori.
penso comunque di andare contro corrente ed indicare in gettysburg la svolta:
innanzitutto perche' il teatro dell'est ove erano le due capitali era di fondamentale importanza strategica e sopratutto politica in quanto erano li' che risounavano gli echi delle batteglie ( sconfitte e vittorie) tra la popolazione visto che i giornali all epoca erano sicuramente concentrati nelle capitali e citta' dell'est , questi potevano condizionare anche il protrarsi o meno della guerra.
In secondo luogo vi immaginate una sconfitta nordista a gettysburg e di conseguenza la capitale nordista in mano a lee?
Ritengo che anche il piu' appassionato lincoln avrebbe frmato una pace dignitosa che era quella che cercava il sud cioe' l'indipendenza e non la distruzione del nord!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Di conseguenza anche le vittorie Atlanta e vikisburg sarebbero passate in secondo piano per i nordisti!!!!!!!!!!!!
Piuttosto c'e' da chiedersi come un gen. esperto come Lee abbia potuto difatto buttare al vento una vittoria
a portata di mano (bastava trincerarsi e aspettare il nemico che essendo invaso non poteva prima o poi esimersi dall'attaccare l'invasore come suggerito da longstrett) .
Posso solo pensare che intravedeva in quella carica di piket se fosse riuscita la fine della guerra.
comunque rimane un mistero la decisione di mandare all'assalto il fior fiore dell'armate della virginia del nord!
non poteva sfondare perche' comunque i nordisti potevano attingere riforzi ovunque e tamponare l'eventuae sfondamento !
In ogni caso questo e' un altro argomento che al limite svilupperemo .
grazie dell'attenzione a tutti

Patrick Cleburne
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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Ospite il Lun 17 Nov 2008 - 16:26

Ciao Cleburne, benvenuto.
Finalmente un altro generale di fanteria come Dio comanda, in questo forum.
La carica poteva anche riuscire, Cleburne. Studiando e ristudiando quella battaglia, mi sono convinto che Lee non perse il senno ordinando quell'attacco, in quel momento, in quel settore. Certamente fu un rischio estremo, e non ebbe alcun successo (o ne ebbe di enorme, ma di altra natura rispetto a quello preventivato. Per dirla come Harrison si rivolse a Pickett in lacrime: -"Almeno ti ha reso famoso"), ma non fu un gesto folle. L'errore alla base fu l'impostazione (affidata al riluttante Longstreet, e non incalzata con sufficiente energia da Lee - questa, a mio avviso, la sua unica grave pecca nello stile di comando: troppa considerazione per i subordinati). L'alzo dei cannoni fosse stato corretto, Alexander non fosse caduto nella trappola - volontaria o meno che fosse - tesagli da Hunt, la carica avrebbe inflesso e forse spezzato le linee unioniste. Non mi spingo oltre nelle ipotesi. Dico solo che la carica poteva andare, e che ognuno ha avuto la sua parte di demerito negli errori compiuti (Alexander, Longstreet e Lee).

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Lun 17 Nov 2008 - 18:14

Benvenuto Cleburne!

Una vittoria aGettysburg avrebbe messo in pericolo Washington, non l'avrebbe fatta cadere. Quindi nel frattempo che i sudisti tentavano la conquista della capitale i nordisti avrebbero proseguito la conquista dell'ovest dopo aver preso Vicksburg e data la minaccia su Washington avrebbero esercitato una forte pressione da occidente.

Ciao,
Beauregard

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gettysburg e il punto di svolta

Messaggio  Patrick Cleburne il Lun 17 Nov 2008 - 18:42

Ti ringrazio del caldo benvenuto caro jubal;
putroppo anche se ammiratore e fanatico di lee non concordo con la tua tesi ,
anche io ho letto e riletto sull'argomento e visto anche il film gettysburg almeno 20 volte e guardando da tutte le prospettive non c'era possibilita' di vittoria o comunque avresti sfondato sacrificando l'elite' dell'armata cosa che i conferderati non potevano permettersi mentre i nordisti potevano ancora contare su due corpi non ancora entrati in battagllia( tutte cose che con un accurata ricognizione potevano essere preventivate) .
In secodo luogo lo scenario si presentava simile a fredericksburg; dove i nostri fecero il tiro al piccione dietro al muro di pietra!!!!!!!!!!!!!!!!Del resto rapporti alla mano tutte le cariche della guerra civile allo scoperto sotto il tiro delle nuome armi rigate si sono risolte in un massacro( ad eccezzione di gaines mill) e sempre senza risultato.

Bastava aspettare e meade incalzato da lincoln avrebbe i giorni seguenti attaccato con conseguente contattacco quello si di pikett!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Piuttosto cosa ne pensi di questa tesi un po tirata?
a mio giudizio gettysburg e' stata persa con la morte di jackson||||
lui non avrebbe tentennato o si o no e penso che senza l'appoggio incondizionato di jackson ,lee non avrebbe attaccato e sopratutto il primo giorno avrebbe spezzato le logore difese sulla collina!!!!!!!!!!!!!!
In fondo la gloriosa armata della virginia del nord con LEE e Jackson non aveva mai perso al massimo pari vedi antietam.
che ne pensi sulle mie motivazioni su gettysburg come svolta ?

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Patrick Cleburne il Lun 17 Nov 2008 - 18:53

Beauregard ha scritto:Benvenuto Cleburne!

Una vittoria aGettysburg avrebbe messo in pericolo Washington, non l'avrebbe fatta cadere. Quindi nel frattempo che i sudisti tentavano la conquista della capitale i nordisti avrebbero proseguito la conquista dell'ovest dopo aver preso Vicksburg e data la minaccia su Washington avrebbero esercitato una forte pressione da occidente.

Ciao,
Beauregard

grazie del benvenuto mi sento gia come a casa mia ......
In merito alla tua risposta washington non era una roccaforte come Vicksburg concorderai con me che sarebbe caduta velocemente e penso che la risonanza sia a livello nazionale e mondiale sarebbe stata differente nel computo anche delle alleanze ;
sai in quanti sarebbero arrivati con la capitale e la casa bianca in mano a Davis e Lee dar man forte.
In ogni caso sono convinto che l'opinione publica avrebbe preteso la pace ( vedi la differenza uno cercava la pace l'altro la resa) e lincoln con l'armata del potomac allo sbando non avrebbe avuto scelta.

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Ciao benvenuto nel forum!

Messaggio  Capt. Patrick M.Griffin il Lun 17 Nov 2008 - 19:33

patrick cleburne ha scritto:salve a tutti sono nuovo del forum quindi perdonate eventuali errori.
penso comunque di andare contro corrente ed indicare in gettysburg la svolta:
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In ogni caso questo e' un altro argomento che al limite svilupperemo .
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Ciao prima di tutto benvenuto nel forum e poi concordo col tuo ragionamento dell' erroneità della carica semisuicida a gettysburg....dal film traspare evidentemente

Capitano Vaalerio Like a Star @ heaven
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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Lun 17 Nov 2008 - 21:09

Questa è la casa di tutti gli appassionati di guerra civile, sudisti e nordisti Very Happy

Però non sono molto d'accordo su alcuni tuoi punti. Washington non era così facile da prendere e mi pare che anche Luraghi nella sua opera lo faccia notare più volte. Oltre all'armata del Potomac a difesa di Washington vi erano altre forze e come per l'armata sudista anche per il nord sarebbero accorse numerose unità in soccorso della capitale. Basta guardare nel 1864 quando Early arrivò alle porte della città quante persone furono persino trascinate fuori dagli ospedali militari e da ogni possibile posto. E' vero se ciò fosse successo la situazione dell'Unione sarebbe stata difficile anche a livello internazionale e ci possono essere un'infinità di varianti. Di sicuro la Confederazione avrebbe avuto un bel po' di respiro e il morale nazionale sarebbe salito alle stelle, l'opinione pubblica nordista con la capitale minacciata, il nemico in casa e le forze armate che non riportavano una vittoria da mesi avrebbe fatto fortissime pressioni per la pace, su questo sono d'accordo. Tuttavia la domanda del topic è quale fu il punto di svolta della guerra. La guerra cominciò a prendere una brutta piega per i sudisti nel 1863 e su questo siamo tutti e due d'accordo. La combinazione della perdita di Vicksburg e la sconfitta a Gettysburg fu fatale e segnò l'inizio del declino. Personalmente attribuisco più peso alla perdita di Vicksburg.

Ciao,
Beauregard

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Ospite il Lun 17 Nov 2008 - 22:23

Che Jackson fosse un ottimo, straordinario generale non ci piove. Putroppo, o per fortuna, condivideva la condizione umana come molti altri in questo mondo. Quindi era fallibile, e lo dimostrò ampiamente durante i Sette Giorni, dove il suo contributo fu pressochè nullo. A parte questo, ho già esposto le mie tesi riguardo l'ipotesi di Jackson a Gettysburg. Non voglio essere noioso e non è questo il topic per affrontare l'argomento, in effetti.
Riguardo a Gettysburg, resto dell'idea che ho scritto sopra.

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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  forrest il Mar 18 Nov 2008 - 0:56

L'obiettivo di Lee,quando decise di invadere la Pennsylvania ,non era quello di conquistare Washington,ma quello di distuggere l'Armata del Potomac.Obiettivi secondari erano la raccolta di viveri nelle ricche campagne della Pennsylvania e alleviare la pressione su Vicksburg.Concordo col nostro nuovo amico Cleburneche saluto, riguardo l'insensatezza della carica di Pickett,che se anche avesse sfondato la posizione tenuta da Hancock non avrebbe avuto la forza numerica per sfruttare il successo.Credo che nessuno abbia interpretato il fatale errore di Lee con parole più veritiere,nella loro spietatezza,di quelle scritte nelle sue memorie dal Generale Longstreet:"Fu del tutto evidente fin dal primo giorno di battaglia,il Primo Luglio, che Lee fosse eccitato e non più padrone di sè,e rimase angosciato da questo stato d'animo finchè abbastanza sangue non fu versato per calmarlo".Tra l'altro furono queste parole,ancor più della collaborazione con l'occupante nordista,a rendere Old Pete così inviso ai suoi ex compagni d'armi,in particolare Earley,nei difficili anni del dopoguerra.
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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Mar 18 Nov 2008 - 1:24

Saluto il mio commilitone dell'armata del Tennesse, Cleburne. Volevo dire, si dice sempre che forse la carica avrebbe potuto avere successo, ma anche se Pickett fosse riuscito a completare la sua avanzata, ci sarebbe arrivato con pochi uomini esausti e le due divisioni di rincalzo pure loro pesantemente decimate, a quel punto qualunque cosa fosse accaduta fra le rimanenti divisioni del nord e del sud, non penso che Lee sarebbe riuscito a distruggere L'armata nemica, suo vero obiettivo.

Salutoni Claudio
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Re: Il punto di svolta della guerra

Messaggio  Patrick Cleburne il Mar 18 Nov 2008 - 17:28

forrest ha scritto:L'obiettivo di Lee,quando decise di invadere la Pennsylvania ,non era quello di conquistare Washington,ma quello di distuggere l'Armata del Potomac.Obiettivi secondari erano la raccolta di viveri nelle ricche campagne della Pennsylvania e alleviare la pressione su Vicksburg.Concordo col nostro nuovo amico Cleburneche saluto, riguardo l'insensatezza della carica di Pickett,che se anche avesse sfondato la posizione tenuta da Hancock non avrebbe avuto la forza numerica per sfruttare il successo.Credo che nessuno abbia interpretato il fatale errore di Lee con parole più veritiere,nella loro spietatezza,di quelle scritte nelle sue memorie dal Generale Longstreet:"Fu del tutto evidente fin dal primo giorno di battaglia,il Primo Luglio, che Lee fosse eccitato e non più padrone di sè,e rimase angosciato da questo stato d'animo finchè abbastanza sangue non fu versato per calmarlo".Tra l'altro furono queste parole,ancor più della collaborazione con l'occupante nordista,a rendere Old Pete così inviso ai suoi ex compagni d'armi,in particolare Earley,nei difficili anni del dopoguerra.
.
grazie forrest ( l'unico immortale del sud per tutta la guerra e anche dopo)
Molto interessante (le memorie di Longstreet) puoi darmi qualche suggerimento sul dove trovarle in italiano sarei molto contento di leggere le sue memorie e quelle di Lee.
caio a presto

Patrick Cleburne
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Re: Il punto di svolta della guerra

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