La società americana alla scoppio della guerra

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La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mar 7 Lug 2009 - 17:43

Gli storici sostengono che nell'800 le società del Sud e del Nord si svilupparono in maniera indipendente creando due mondi e due popoli differenti. Da una parte il Sud agricolo tendeva a una recessione alle società tipiche dell'Ancien Regime cercando di ricreare un'aristocrazia terriera superiore al resto della popolazione che viva di quel poco che le bastava, dall'altra il Nord che diveniva una società moderna, ricca di conflitti sociali tra le classi borghesi e proletarie. Queste due società ad un certo punto non potevano più convivere poichè gli interessi di una parte andavano in contrasto con quelli dell'altra. Quanto condividete questa visione della società americana? La società americana era effettivamente così frammentata da non poter più vivere unita? Quanta importanza ebbe la schiavitù in questa divisione? Era la schiavitù la sola causa, o una delle tante, di questa divisione?

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la società americana allo scoppio della guerra civile

Messaggio  R.E.Lee il Mar 7 Lug 2009 - 18:36

direi che le diversificazioni sociali trà le due parti dell'unione cominciarono ben prima dell'ottocento, praticamente agli inizi della colonizzazione del continente nordamericano. le diversità durante lo scorrere dei decenni e dei secoli andarono via via aumentando creando, da un punto di vista sociale economico culturale ecc.... due mondi diversi ed estranei l'uno dall'altro. la schiavitù,secondo me, influì nella creazione e nello sviluppo di questi due mondi. le grandi masse migratorie provenienti dall'europa vennero assorbite ed andarono a lavorare e popolare principalmente gli stati del nord, creando una società più variegata, nel sud le correnti migratorie erano poche, perchè la gran parte della manodopera derivava dal lavoro degli schiavi. si venne a creare quindi una società più "multirazziale" al nord, dove annualmente sbarcavano migliaia e migliaia di emigranti provenienti dalla vecchia europa ed ognuno portava con sè il suo bagaglio culturale, di tradizioni, costumi...che mischiandosi via via con gli altri cittadini contribuì alla formazione di una nazione vivace, tutta protesa allo sviluppo, alle nuove idee ecc.... nel sud, dove le correnti migratorie erano scarse, giocoforza si formò una società più stagnante e conservatrice.
come ho già affermato in altri topic, le differenze trà questi due mondi andarono durante i decenni via via accentuandosi. fino a che la cosa riguardò aspetti economici più marginali anche se importanti, le controversie poterono esser risolte tramite vari compromessi. quando poi gli aspetti economici presero il sopravvento, il conflitto divenne irreprimibile. credo che il prof. luraghi riassuma con le sue parole molto bene la situazione che si venne a creare:" una parte dell'unione, il nord, poteva sopravvivere solo mantenendo in vita la nazione, l'altra poteva sopravvivere solo uscendovi."

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La Società Americana allo scoppio della guerra civile

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 7 Lug 2009 - 19:16

Quello che ha scritto il ns Lee è giustissimo e corrisponde alla tesi tra la più accreditata dalla storiografia.
Per altri storici,nonostante le diversità,i dissidi e le divisioni tra Stati del Nord e del Sud,un compromesso si poteva invece ancora ragggiungere.Purtroppo, le divisioni esistenti avevano creato un blocco del processo democratico di integrazione sociale e politica tra gli Stati, che si era manifestato negli anni antecedenti la guerra civile, provocando anche una lunga crisi del Partito Democratico. Gli Stati Uniti furono incapaci di incanalare e finalizzare le energie del Sud al fine di permettere una crescita unitaria del paese.

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Re: La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  Ospite il Mer 8 Lug 2009 - 12:58

Ottimo quesito. quanto la schiavitu può aver influito? Dobbiamo fare dei distinguo tra la mentalità odierna e quella dell'epoca, però. La schiavitù, al giorno d'oggi, è considerata una tematica sociale e/o penale, all'epoca era tematica economica. Allora ci troviamo a discutere di economia. Ognuno degli stati della federazione americana si organizzò, all'alba dell'idipendenza raggiunta, in virtù delle proprie peculiarità ambientali e di posizionamento geografico. Viene difficile pensare che uno stato come quello della Nuova Inghilterra avrebbe potuto basare la propria economia su piantagioni sconfinate e così molti stati del nord che non avevano a livello ambientale la possibilità di fare ciò. Inutile anche sottolineare che negli stati del nord prevalse una mentalità di tipo sassone ed anglosassone volta sulla produttività e sul commercio del prodotto che aveva su un altro tipo di schiavo il proprio fondamento, ovvero l'immigrazione che creò lo "schiavo usa e getta" che poteva ammalarsi o morire ed essere sostituito in pochi minuti cui si contraponeva la schiavitù istituzionle già descritta da grandi autori e che noi tutti conosciamo. Negli stati meridionali la matrice sassone ed anglosassone fu mitigata dalle matrici ispanica e francese, matrici che nella aristocrazia terriera avevano una grande tradizione. Questa Forbice tra le due porzioni della cosiddetta federazione americana fu chiarissima sin da...bah..la compra a 3 centesimi ad ettaro di ciò che rimaneva della Nuova Francia da parte dei neo indipendenti Stati Uniti e durante la guerra messicana quest'aria da "separati in casa" era evidente. Il tutto, mi ripeto, dovuto ad un fattore economico basato su fondamenta culturali ed etniche laddove non si intende la divisione tra bianchi e neri (non era questa la divisione in quanto vi erano neri proprietari di schiavi) ma quella tra la matrice mediterranea e latina meridionale e quella sassone ed anglosassone settentrionale.

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Messaggio  R.E.Lee il Mar 21 Lug 2009 - 18:03

una cosa che mi ha colpito guardando i film "via col vento" e ritorno a "cold mountain", è l'entusiasmo con cui la società sudista accoglie lo scoppio della guerra. le scene di giubilo derivanti dalla voglia di dare una lezione ai cosiddetti "bottegai nordisti", sembra che colpisca la stragrande maggioranza della popolazione sudista. visto che si tratta di due film, tali manifestazioni allo scoppio della guerra avvennero anche nella realtà o si tratta di forzature cinematografiche ?

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Re: La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 21 Lug 2009 - 18:11

In merito all'ultimo intervento del ns Lee,mi sembra che tutti gli storici concordino sul grande entusiasmo della polazione sudista allo scoppio della guerra.
Invece,sull'aspetto sul quale gli storici hanno opinioni differenti è quello riguardante l'ultimo anno di guerra.Alcuni storici sostengono che,verso la fine della guerra,l'esercito Sudista sia stato falcidiato dalle diserzioni in massa.Vedi anche il film "Ritorno a cold mountain".

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Re: La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mar 21 Lug 2009 - 18:20

Attenzione col discorso diserzioni, ci sono tanti punti di vista e si merita una discussione a parte.

Per quanto riguarda la società americana mi trovo d'accordo con quanto scritto da voi e in particolare da Beall. Io dubito invece sulla possibilità di un compromesso pacifico, tutta la prima metà del 1800 fu un'era di compromessi fatti in condizioni di tensioni e alla vigilia della guerra quelli che pensavano ancora a un compromesso amichevole erano in pochi, il clima era cambiato e non c'era più interesse a concedere qualcosa.

Ciao,
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Re: La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  Ospite il Mar 15 Set 2009 - 23:03

Si, più che vero. Una ipotesi di risoluzione pacifica della disputa non può essere ritenuta credibile e non può esserlo proprio perchè il fulcro della situazione era il tema economico. Sinceramente, ma come si può credere che una delle due parti avrebbe davvero potuto scegliere il proprio suicidio? Nel Nord aveva prevalso la ferma necessità di riformare la federazione nata più di mezzo secolo prima in senso più centralizzato ed industriale-esportativo senza tralasciare le necessità della piccola-media agricoltura pioneristica del medio-ovest che era basata sulle piccole proprietà e sulle fattorie medio grandi da dedicare ad agricolture granicole e non certo alla placidità cotonifera della agricoltura meridionale. Già, il Sud. Dovremmo parlare dell'economia del Sud ma tutto ciò risulta difficile proprio per una contraddizione intrinseca: il Sud non aveva una economia nel senso classico del termine. Non di mercato, almeno. Il Sud era e considerava se stesso un monolite produttivo in cui lo stesso concetto di danaro era relativo poichè nessuno metteva in dubbio la necessità dell'esistenza degli apparati produttivi meridionali. Il meridione non aveva alcuna necessità o velleità di espansione della propria economia ma solo del mantenimento del suo status quo e nel mantenimento dello status quo generale nella perfetta tradizione non solo della aristocrazia terriera ma di un intero mondo agricolo che non era formata soltanto dalla dicotomia aristocrazia terriera/schiavi ma comprendeva anche tutta una serie di medi proprietari terrieri e lavoratori non legati alla terra. Da qui anche la divisione politica e la nascita non trascurabile del Partito Repubblicano che si fece portavoce della necessità settentrionale di creare un territorio al servizio dell'autorità centrale, cosa che scaraventò automaticamente il Partito Democratico nella posizione non invidiabile di divenire il partito tutelatore dell' idea che l'autorità centrale dovesse essere espressione al servizio del territorio. Queste due realtà politiche sono poi andate a corrispondere a realtà geografiche, ergo ideologiche, ergo militari con la triste parentesi eccezionale dei "Democratici di Guerra" settentrionali che dovettero eccedere in zelo e fanatismo anti-meridionale per poter continuare a fornire una opposizione legale all'"oceano repubblicano" linconiano. Senza esagerare, fu una guerra per la Necessità. Necessità per due popoli che avevano trascinati per mezzo secolo quella che si trasformò da una lacerazione in potenza in una lacerazione in essere nella guerra ed in una cicatrice ricucita alla meglio dopo. E' forse questo l'aspetto triste della faccenda, ovvero la sua inevitabilità. Senza l'Unione, il Sud poteva vivere; senza il Sud, l'Unione era morta.


Ultima modifica di Lloyd J. Beall il Sab 6 Feb 2010 - 11:09, modificato 1 volta

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Re: La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  George H. Thomas il Mer 16 Set 2009 - 12:46

P.G.T. Beauregard ha scritto:Attenzione col discorso diserzioni, ci sono tanti punti di vista e si merita una discussione a parte.

Per quanto riguarda la società americana mi trovo d'accordo con quanto scritto da voi e in particolare da Beall. Io dubito invece sulla possibilità di un compromesso pacifico, tutta la prima metà del 1800 fu un'era di compromessi fatti in condizioni di tensioni e alla vigilia della guerra quelli che pensavano ancora a un compromesso amichevole erano in pochi, il clima era cambiato e non c'era più interesse a concedere qualcosa.

Ciao,
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Concordo totalmente con questa posizione; un compromesso può essere proficuo quando ne consegue un rilassamento delle posizioni e una rappacificazione collettiva, ma se invece le due parti ne sono incoraggiate per aumentare le loro rispettive pretese, allora non ne scaturisce che ulteriore tensione. La società americana prima della guerra era davvero troppo spaccata in due perchè un compromesso potesse avere effetto altro che temporaneo.

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Messaggio  R.E.Lee il Ven 15 Gen 2010 - 16:15

George Armstrong Custer ha scritto:".
"......La minoranza schiavista riuscì ad imporre la sua leadership anche sui bianchi non possessori di schiavi,riuscendo quindi a compattare intorno a loro l'intera società bianca del Sud in nome di una superiorità razziale che si esprimeva nei rapporti sociali tra bianchi e neri,nonostante le profonde disuguaglianze a livello economico esistenti tra la stessa popolazione bianca.Come a dire:"sono povero,però sono di razza bianca!".
Negli anni antecedenti la guerra civile,la società del Sud diede un'immagine di compattezza anche all'esterno,sostenendo che il loro tipo di società era migliore di quella esistente al Nord.
(continua)

Fonti statistiche:A.Testi-La formazione degli Stati Uniti.


beh...qui mi sembra che si ritorni alla questione razziale come leva principale per indurre i cittadini sudisti ad arruolarsi. però la frase: "sono povero, ma di razza bianca", potrebbe, a mio parere, valere anche per i cittadini del nord. nella società nordista infatti, la segragazione era pratica comune, segno tangibile che anche lì gli uomini di colore era considerati alla stregua dei loro dirimpettai sudisti. personalmente non prenderei per base queste considerazioni come una delle molle che fecero scattare il conflitto, al sud come al nord vi erano: i bianchi ricchi, i bianchi poveri, e gli uomini di colore che costituivano un terzo elemento a se stante.


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Re: La società americana alla scoppio della guerra

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 12 Feb 2013 - 10:55

Secondo quanto affermato dallo storico James M.McPherson -in una sua recente intervista - la guerra civile può definirsi come una "seconda rivoluzione americana".
E' stata una rivoluzione su due livelli, ha sostenuto detto storico: prima di tutto in senso politico. Fino al 1861, i piantatori del Sud e gli schiavisti avevano dominato la presidenza USA, prima sotto il Partito Repubblicano Jeffersoniano e poi sotto il Partito democratico Jacksoniano, per 49 anni su 72. Di 36 oratori della Camera dei Rappresentanti, 24 erano provenienti dal sud. Ed essi avevano sempre avuto la maggioranza dei giudici della Corte Suprema.
Lincoln e la vittoria del partito Repubblicano nel 1860, hanno rappresentato l'ascesa ad un controllo politico di un'economia più diversificata, quella che potremmo chiamare capitalismo democratico. Ed è stata riconosciuta come una rivoluzione allo stesso tempo sia nel nord che nel sud. E'stata chiamata dai contemporanei "la rivoluzione del 1860."
Ma l'aspetto ancora più importante è che la guerra civile ha distrutto la classe dei piantatori.
L'espansione della schiavitù era la ragion d'essere del sud. I repubblicani e Lincoln erano chiaramente inclini verso la mentalità di contenere la schiavitù ed erano predisposti verso il fatto che la schiavitù, prima o poi, si sarebbe estinta. Il sud ha ritenuto che i repubblicani li avrebbero spremuti fino alla morte, in modo tale da minare la loro indipendenza. La Controrivoluzione del 1861- come viene definita da McPherson- è venuta in risposta alla rivoluzione del 1860.


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