Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Abolizionista il Sab 2 Ott 2010 - 21:02

La secessione del sud non era leggitima, la costituzione nel suo peambolo dichiara esplicitamente che gli stati federali si sono uniti per formare una più perfetta unione tuttavia c'era margine di accordo molto ampio all'inizio.
Quasi sicuramente la guerra sarebbe scoppiata lo stesso, però Davis avrebbe potuto(e secondo me dovuto).
A) Inviare finchè poteva cotone oltremare.
B) Intrattenere sin da subito relazioni con i paesi europei
C) Intrattenere relazioni con il governo Usa per vedere se era possibile la secessione o se si poteva tornare nell'Unione con un qualche guadagno.
C2) Intrattenere relazioni con i democratici del Medio-Ovest(che pure i sudisti erano stati tanto bravi ad alienarsi con il Kansas e la storia della ferrovia transcontinentale).

Infondo per quanto grave potesse essere la presenza di un forte straniero non sarebbe stato troppo diverso da Gibilterra, per esempio.

La sua fu una reazione dettata dalla convinzione della superiotà della gente del sud(lettere e discorsi ufficiali) e forse da un carattere un po' troppo focoso.
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Mer 6 Ott 2010 - 15:12

Leggendo "Marinai del Sud", nei primi capitoli, il Luraghi scrive che Davis, per contrastare la marina unionista, emanò un proclama con cui invitava il ricorso alla guerra di Corsa i privati, mediante "Lettere di Corsa".
Lincoln di rimando emanò immediatamente il proclama del blocco per contrastarlo, che alla lunga strangolò la confederazione. Il rimedio di Davis allo strapotere unionista sul mare risultò pertanto controproducente.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 15 Ott 2010 - 10:55

[quote="Abolizionista)
"....L'occhio di riguardo verso la Virginia veniva più che altro dal fatto che Davis aveva, pare, una sorta di soggezione verso Lee ed era molto restio a sottrargli soldati.[/quote]


Molti storici hanno scritto sparando a zero sul povero Davis. Non sarà stato esente da difetti e colpe il pres. confederato, ma spesso ho notato una sorta di accanimento ingiustificato nei suoi confronti.
Non sarà che in questo specifico caso è stata equivocata la stima (ben risposta) che Davis nutriva verso Lee in soggezione ?


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Ven 15 Ott 2010 - 12:02

Io penso che abolizionista abbia ragione. Davis era messo in soggezione da Lee per via del grande ascendente che questi aveva sulle truppe, che letteralmente lo adoravano. Non poteva mettersi contro l'ADV. Gli toccò di ingoiare il rospo di vedersi di nuovo Johnston tra i piedi dopo averlo esonerato freddamente solo perchè era gradito a Lee. La cosa la dice molto lunga su come andavano le cose ai vertici della confederazione.

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Ultima modifica di Generale Meade il Ven 15 Ott 2010 - 14:57, modificato 1 volta
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 15 Ott 2010 - 12:17

Caro Meade,
mi pare ,la tua, una deduzione arguta e con una certa logica.... Very Happy

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Abolizionista il Ven 15 Ott 2010 - 17:46

Penso che il gen Lee abbia ragione: talvolta ci siano effettivamente troppe sparate a zero su Davis ma secondo me rimane fondamentalomente inadatto al ruolo
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 19 Nov 2010 - 11:16

Sappiamo- l'abbiamo scritto in altri post- che Davis, soprattutto all'inizio della guerra, era favorevole ad una strategia difensiva e che invece alcuni generali erano contrari. Secondo lo storico Thomas L.Connelly, autore di pregevoli libri sul gen.Lee e sull'Armata del Tennessee, la strategia difensiva alla quale Davis teneva è stata minata dal suo eccessivo affidamento sulle strategie offensive di Lee dove la Confederazione ha perso cinquantamila uomini da giugno ad agosto del 1862.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 19 Nov 2010 - 11:38

Vi posto una critica molto dura nei confronti dell'operato di Davis:
"Jefferson Davis e i suoi generali non sono riusciti a lavorare insieme. Davis voleva essere un generale, non il presidente della CSA. Non ha mai rinunciato ad essere un generale in materia di strategia. Davis ha interferito nelle questioni di strategia, dando indicazioni ai suoi generali, senza dare loro i mezzi per portare a termine i suoi obiettivi. Ha fatto scelte discutibili nelle nomine dei comandanti, spesso la selezione di essi è stata fatta in base alle preferenze personali piuttosto che alle loro professionalità. Ha sostenuto caparbiamente i suoi generali preferiti, anche se ciò andava a scapito dei benefici complessivi per la Confederazione".
D. Keith Dickson

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 19 Nov 2010 - 12:00

"Davis, nelle sue nomine, ha mostrato una troppo rigida preferenza per gli ufficiali diplomatisi a West Point, una preferenza che molte volte è stata un bene, altre volte no, vedi Forrest e Cleburne; cosi come la sua insistenza, nelle scelte dei comandanti, ad utilizzare caparbiamente il criterio dell' anzianità di servizio".

Steven E. Woodworth,"Jefferson Davis and His Generals: The Failure of Confederate Command in the West".

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Ven 19 Nov 2010 - 12:11

Caro Custer,

oltre le perdite da te citate, 50,000 uomini tra giugno e luglio del 1862, se si aggiungono le perdite della Campagna del Maryland di settembre 1862 (20.000 circa tra morti, feriti e disertori -molti-. I soldati non trovavano giusto aggredire l'Unione, erano loro che si sentivano aggrediti e volevano combattere pertanto solo sulla difensiva) e quelle della campagna di Pennysilvania di giugno e luglio del 1863 (oltre 23.000), si raggiunge una cospicua cifra di soldati che, se utilizzati adeguatamente per la difesa dei confini della confederazione, sarebbero stati un osso assai duro da spezzare per le armate unioniste.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 19 Nov 2010 - 16:44

George Armstrong Custer ha scritto:Vi posto una critica molto dura nei confronti dell'operato di Davis:
"Jefferson Davis e i suoi generali non sono riusciti a lavorare insieme. Davis voleva essere un generale, non il presidente della CSA. Non ha mai rinunciato ad essere un generale in materia di strategia. Davis ha interferito nelle questioni di strategia, dando indicazioni ai suoi generali, senza dare loro i mezzi per portare a termine i suoi obiettivi. Ha fatto scelte discutibili nelle nomine dei comandanti, spesso la selezione di essi è stata fatta in base alle preferenze personali piuttosto che alle loro professionalità. Ha sostenuto caparbiamente i suoi generali preferiti, anche se ciò andava a scapito dei benefici complessivi per la Confederazione".
D. Keith Dickson

Beh..sicuramente davis è stato l'uomo più preso " a pesci in faccia" dell'intero conflitto, almeno dagli storici. quando sostenne alcuni generali è stato criticato per questo, quando non li sostenne, anzi li rimosse, vedi Johnston ad atlanta, è stato comunque criticato. qualsiasi cosa che abbia fatto a leggere le critiche degli storici l'ha fatta sbagliando..

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 19 Nov 2010 - 19:16

George Armstrong Custer ha scritto:Caro Cheatham, credo che tu abbia ragione. Davis ha sempre avuto un rapporto di fiducia reciproca con Lee, anche perchè il generale era sempre disposto a condividere i suoi piani con lui e a chiedergli consigli, cosa che altri generali- quali Beauregard e Joe Johnston- non facevano, tenendolo a volte all'oscuro.

Sempre a proposito di Davis vorrei ricordare che quando nominò Lee al comando delle forze stanziate in Virginia, si beccò critiche ed ilarità da molti politici giornalisti ecc....
tutto sommato direi che quella volta il buon Jeff ebbe un buon intuito comandando quella nomina. gli storici che lo criticano quasi a prescindere, tengono sempre poco conto di questo fatto...


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 25 Feb 2011 - 14:25

George Armstrong Custer ha scritto:Sono d'accordo con l'ultimo intevento del ns Lee; è eccessivo dare troppa importanza ai cd. fire-eaters (mangiafuoco) come elementi fondamentali che hanno fatto scoppiare la guerra civile; però, dal 1850 al 1860, i predetti hanno esperito un ruolo rlevante che ha contribuito notevolmente ad esacerbare gli animi negli USA, e la classe politica dominante all'epoca non ha fatto nulla per impedirlo. L'argomento andrebbe studiato più a fondo e, a quanto mi risulta, vi sono storici americani che hanno cercato di approfondire quale sia stato effettivamente il loro ruolo. Degno di nota rimane la circostanza che Jefferson Davis, nella formazione del suo primo Gabinetto, escluse dalla nomina nomi noti per le loro tesi estremiste.

Caro George,
forse Davis escluse i mangiafuoco dal primo gabinetto, ipotizzo, per formare un apparato di governo il più moderato possibile. magari sperava che il neo governo confederato venisse riconosciuto dalle potenze straniere, Usa compresi.
Per tagliar corto, agendo così, Davus sperava ancora di ottenere l'indipendenza evitando la guerra



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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Banshee il Mar 22 Mar 2011 - 11:02

Generale Meade ha scritto:Caro Custer,

oltre le perdite da te citate, 50,000 uomini tra giugno e luglio del 1862, se si aggiungono le perdite della Campagna del Maryland di settembre 1862 (20.000 circa tra morti, feriti e disertori -molti-. I soldati non trovavano giusto aggredire l'Unione, erano loro che si sentivano aggrediti e volevano combattere pertanto solo sulla difensiva) e quelle della campagna di Pennysilvania di giugno e luglio del 1863 (oltre 23.000), si raggiunge una cospicua cifra di soldati che, se utilizzati adeguatamente per la difesa dei confini della confederazione, sarebbero stati un osso assai duro da spezzare per le armate unioniste.

Meade

Francamente non capisco in cosa avrebbe dovuto consistere codesta difesa dei confini della Confederazione...forse avrebbero dovuto essere scaglionati lungo il 1.200.000 mq di territorio, in isolate postazioni? Oppure lungo i confini naturali, ancora più estesi, considerando le dimensioni delle coste e la superiorità navale unionista? Ossia, assumendo per eccesso che i confederati avessero circa 300.000 uomini alle armi in quel periodo, un uomo ogni 4 chilometri Shocked Eppure l'esperienza di una difesa capillare del territorio (che persino Davis, che quella strategia aveva ispirato, ebbe a riconoscere come disastrosa) aveva mostrato tutta la sua futilità: mentre la caduta di Fort Henry/Donelson e dell'Isola nr.10 da sé sole, contribuirono a far perdere circa 25.000 uomini ai confederati senza produrre alcuna significativa perdita tra gli unionisti, la strategia di concentrazione delle forze e l'uso della manovra strategica offensiva di Lee produssero un numero di perdite nelle fila degli unionisti maggiore di quelle subite. La prospettiva manca inoltre totalmente di storicità. Bisogna rammentare che quando Lee assunse il comando sul fronte virginiano nel giugno del 1862 il nemico si trovava alle porte di Richmond e un'eventuale caduta della capitale della Confederazione avrebbe comportato, quasi sicuramente, la resa del governo confederato. Una strategia e una tattica offensive erano quindi, in un certo senso, obbligate. Infine, mi pare si ometta totalmente di prendere in esame il fattore morale: i numeri delle perdite da sé soli non sono fattori che possano sempre spiegare una sconfitta o una vittoria. Come ampiamente dimostrato da Gary W. Gallagher furono proprio le vittorie di Lee (e comunque il suo atteggiamento quasi spregiudicato) a ridestare la speranza di conquistare l'indipendenza nel popolo sudista. In realtà in tre mesi soli di comando Lee aveva ribaltato completamente la causa della Confederazione: da disperata essa divenne possibile, dalle porte di Richmond la guerra fu trasferita sul suolo nordista.
Quanto a Davis, credo che esso fu la scelta migliore per la carica che doveva ricoprire: l'uomo aveva molti difetti ma anche molti pregi; e paradossalmente, se una mancanza può essere intravista nel suo operato, essa mi pare più da addebitarsi alla sua mancanza di coraggio e alla sua volontà di decentralizzare il comando sui vari fronti (senza un prospettiva davvero unitaria). L'immagine di Jefferson Davis come di un accentratore mi pare sia erronea.

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L'ultimo discorso di Davis

Messaggio  Generale Meade il Lun 28 Mar 2011 - 10:04

Danville, 4 aprile 1865.

" Il Generale in Capo del nostro Esercito ha ritenuto necessario manovrare in maniera tale da scoprire la capitale, implicando così il ritiro del Governo dalla città di Richmond.
Sarebbe poco saggio, ammesso che fosse possibile, celare il grave danno morale e materiale che risulterà per la nostra causa dall'occupazione di Richmond da parte del nemico. E' egualmente poco saggio e indegno di noi patrioti di una sacra causa, far si che le nostre energie cedano, i nostri spiriti si indeboliscano o i nostri sforzi si rallentino sotto il peso di sia pur calamitose sconfitte. Mentre per noi è stata fonte di orgoglio nazionale l'aver saputo mantenere durante quattro anni di lotta ineguale e nell'immediata vicinanza del centro della potenza del nemico, libera dalla macchia della presenza di costui, la sede del Governo che ci eravamo scelto; mentre il ricordo degli eroici caduti che hanno dato la loro vita per la sua difesa deve vivere per sempre nel santuario dei nostri cuori; mentre la difesa della capitale, che è normalmente considerata la testimonianza di fronte all'umanità di una separata esistenza nazionale, era per noi cosa sommamente cara; è anche vero - e non deve essere dimenticato - che la perdita da noi sofferta non è priva di compenso. Per molti mesi la maggiore e migliore Armata della Confederazione, guidata da un comandante la cui presenza ispira egual fiducia ai soldati e al popolo, è stata grandemente ostacolata dall'esigenza di vigilare costantemente gli approcci alla capitale, ed è così stata costretta a rinunziare a più di una opportunità di promettenti azioni. Le speranze e la fiducia del nemico sono state costantemente eccitate dalla convinzione che il possesso di Richmond da parte loro sarebbe stato il segnale della nostra sottomissione alla loro volontà, e li avrebbe alleggeriti dal fardello della guerra, poichè il diminuire delle loro risorse li ammonisce che essa dovrà venire abbandonata se non la si potrà portare ad una rapida fine vittoriosa. Tocca a noi, miei concittadini, mostrare, mediante il nostro comportamento sotto i rovesci, quanto sciagurato sia stato l'auto-inganno di quanti ci hanno creduti meno capaci di sopportare con fortezza la sventura che di affrontare con coraggio il pericolo. Siamo ora entrati in una nuova fase della lotta il ricordo della quale dovrà durare per tutte le epoche e rendere sempre più illustre il nostro paese.
Alleggeriti dall'esigenza di proteggere città o punti particolari, importanti ma non vitali per la nostra difesa, con un esercito libero di spostarsi da un punto all'altro e di colpire i distaccamenti e le guarnigioni isolate del nemico, operante nell'interno del nostro paese, ove i rifornimenti sono più accessibili e dove il nemico sarà lontanissimo dalle sue basi e tagliato fuori da ogni aiuto in caso di rovescio, più nulla ci è ora necessario per rendere certo il nostro trionfo eccetto il mostrare una inflessibile risolutezza. Vogliamo soltanto ciò: e siamo liberi: e chi mai, alla luce degli eventi passati, oserebbe dubitare della nostra fermezza per il futuro?
Animato da quella fiducia nel vostro spirito e nella vostra fermezza che mai mi è venuta meno, vi annuncio, concittadini, che intendo continuare a difendere la vostra causa con tutto il mio cuore e la mia anima; che non consentirò mai ad abbandonare al nemico un palmo di terreno di qualsiasi Stato della Confederazione; ... che la Virginia, con l'aiuto del suo popolo e la benedizione della Provvidenza, sarà tenuta e difesa e che mai sarà fatta pace con gli infami invasori dei suoi focolari mediante il sacrificio di qualsiasi parte dei suoi diritti o dei suoi territori. Se, sotto la pressione del numero, fossimo mai costretti a ritirarci temporaneamente fuori dai suoi confini, o da quelli di qualsiasi Stato di confine, torneremo più e più volte, sinchè il deluso ed esausto nemico dovrà abbandonare disperato il suo interminabile e impossibile tentativo di rendere schiavo un popolo risoluto e libero.
Non cediamo quindi alla sfiducia, miei concittadini; ma, sicuri dei doni e della protezione - che mai ci mancarono - del nostro Dio, andiamo incontro al nemico con nuovo senso di sfida, con cuori invitti ed invincibili. "

J. Davis




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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Lun 28 Mar 2011 - 19:35

Banshee ha scritto:Non vedo dove stia la supposta dicotomia tra Davis e Lee né questa sorta di insubordinazione adombrata da parte del generale confederato, se non addirittura una specie di ammutinamento come si vorrebbe far credere.

Tralascio di far notare che nel messaggio di Davis non si fa menzione alcuna ad una guerriglia di alcun tipo (dove?come?mistero impenetrabile) come pure di ribadire che quella della guerriglia era un'idea a dir poco risibile e senza prospettive sul piano streategico, visto il tessuto sociale del Sud e le problematiche relative alla volontà della stragrande maggioranza della popolazione civile di farla finita con la guerra, per arrivare direttamente alla questione.

Che Lee, indipendentemente da ogni considerazione sul fatto che egli non avesse più razioni per i suoi uomini, potesse firmare la resa in qualità di comandante supremo dell'ANV e di COMANDANTE IN CAPO DEGLI ESERCITI DELLA CONFEDERAZIONE mi pare non solo ovvio, ma anche corretto sotto il profilo legale, spettando a lui solo di decidere o meno se farlo o non farlo. Egli non ha firmato la resa della CSA nè si è mai arrogato tale potere, ma ha solo firmato la resa dell'esercito che comandava Rolling Eyes . In questo il potere politico e civile non contava proprio nulla. A Jefferson Davis, invece, spettava di negoziare la pace o di firmare la resa eventualmente del Governo della Confederazione, e quindi, in sostanza della CSA. Francamente, non vedo proprio la questione.

Banshee

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Animato da quella fiducia nel vostro spirito e nella vostra fermezza che mai mi è venuta meno, vi annuncio, concittadini, che intendo continuare a difendere la vostra causa con tutto il mio cuore e la mia anima; che non consentirò mai ad abbandonare al nemico un palmo di terreno di qualsiasi Stato della Confederazione; ... che la Virginia, con l'aiuto del suo popolo e la benedizione della Provvidenza, sarà tenuta e difesa e che mai sarà fatta pace con gli infami invasori dei suoi focolari mediante il sacrificio di qualsiasi parte dei suoi diritti o dei suoi territori. Se, sotto la pressione del numero, fossimo mai costretti a ritirarci temporaneamente fuori dai suoi confini, o da quelli di qualsiasi Stato di confine, torneremo più e più volte, sinchè il deluso ed esausto nemico dovrà abbandonare disperato il suo interminabile e impossibile tentativo di rendere schiavo un popolo risoluto e libero.
Non cediamo quindi alla sfiducia, miei concittadini; ma, sicuri dei doni e della protezione - che mai ci mancarono - del nostro Dio, andiamo incontro al nemico con nuovo senso di sfida, con cuori invitti ed invincibili. "

J. Davis

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Egr. Banshee,

se lei in queste parole non ci legge un invito alla guerriglia, mi spiega cosa voleva intendere il presidente Davis?

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Banshee il Lun 28 Mar 2011 - 20:08

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:Non vedo dove stia la supposta dicotomia tra Davis e Lee né questa sorta di insubordinazione adombrata da parte del generale confederato, se non addirittura una specie di ammutinamento come si vorrebbe far credere.

Tralascio di far notare che nel messaggio di Davis non si fa menzione alcuna ad una guerriglia di alcun tipo (dove?come?mistero impenetrabile) come pure di ribadire che quella della guerriglia era un'idea a dir poco risibile e senza prospettive sul piano streategico, visto il tessuto sociale del Sud e le problematiche relative alla volontà della stragrande maggioranza della popolazione civile di farla finita con la guerra, per arrivare direttamente alla questione.

Che Lee, indipendentemente da ogni considerazione sul fatto che egli non avesse più razioni per i suoi uomini, potesse firmare la resa in qualità di comandante supremo dell'ANV e di COMANDANTE IN CAPO DEGLI ESERCITI DELLA CONFEDERAZIONE mi pare non solo ovvio, ma anche corretto sotto il profilo legale, spettando a lui solo di decidere o meno se farlo o non farlo. Egli non ha firmato la resa della CSA nè si è mai arrogato tale potere, ma ha solo firmato la resa dell'esercito che comandava Rolling Eyes . In questo il potere politico e civile non contava proprio nulla. A Jefferson Davis, invece, spettava di negoziare la pace o di firmare la resa eventualmente del Governo della Confederazione, e quindi, in sostanza della CSA. Francamente, non vedo proprio la questione.

Banshee

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Animato da quella fiducia nel vostro spirito e nella vostra fermezza che mai mi è venuta meno, vi annuncio, concittadini, che intendo continuare a difendere la vostra causa con tutto il mio cuore e la mia anima; che non consentirò mai ad abbandonare al nemico un palmo di terreno di qualsiasi Stato della Confederazione; ... che la Virginia, con l'aiuto del suo popolo e la benedizione della Provvidenza, sarà tenuta e difesa e che mai sarà fatta pace con gli infami invasori dei suoi focolari mediante il sacrificio di qualsiasi parte dei suoi diritti o dei suoi territori. Se, sotto la pressione del numero, fossimo mai costretti a ritirarci temporaneamente fuori dai suoi confini, o da quelli di qualsiasi Stato di confine, torneremo più e più volte, sinchè il deluso ed esausto nemico dovrà abbandonare disperato il suo interminabile e impossibile tentativo di rendere schiavo un popolo risoluto e libero.
Non cediamo quindi alla sfiducia, miei concittadini; ma, sicuri dei doni e della protezione - che mai ci mancarono - del nostro Dio, andiamo incontro al nemico con nuovo senso di sfida, con cuori invitti ed invincibili. "

J. Davis

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Egr. Banshee,

se lei in queste parole non ci legge un invito alla guerriglia, mi spiega cosa voleva intendere il presidente Davis?

Meade

Debbo dire che in generale i proclami hanno uno scopo propagandistico e nulla più. E a parte alcuni famosi proclami espliciti (mi vengono in mente quelli di Stalin nel 1941 alcuni giorni dopo l'inizio dell'operazione "Barbarossa" che esplicitamente invitava alla guerra cd.partigiana o quelli di Hitler e Goebbels nel 1944 che invitavano alla "guerra totale" ossia alla mobilitazione economica totale della Germania per scopi bellici), essi lasciano un pò il tempo che trovano, essendo molto generici. Ad esempio sempre per rimanere in tema di seconda guerra mondiale, è noto che ciascuno degli statisti principali (Roosevelt, Churchill, Hitler stesso) hanno più volte proclamato che avrebbero distrutto il nemico : ma non intendevano poi realmente annientarli fisicamente, in caso di vittoria.

Detto ciò, vediamo di analizzare il discorso di Davis nella sua interezza. Basta leggerlo nella sua integralità per comprendere che non ha certo lo scopo di invitare il popolo ad una lotta partiginana o alla guerriglia. Nella prima parte annuncia l'abbandono della difesa di Richmond. Seguono considerazioni sul fatto che per quattro anni la sede del governo è stata difesa con onore. Indi espone un problema strategico interessante: "la maggiore e migliore Armata della Confederazione, guidata da un comandante la cui presenza ispira egual fiducia ai soldati e al popolo, è stata grandemente ostacolata dall'esigenza di vigilare costantemente gli approcci alla capitale, ed è così stata costretta a rinunziare a più di una opportunità di promettenti azioni". Ecco il nocciolo del discorso, che è da ricollegarsi a quest'altra importante frase "Alleggeriti dall'esigenza di proteggere città o punti particolari, importanti ma non vitali per la nostra difesa, con un esercito libero di spostarsi da un punto all'altro e di colpire i distaccamenti e le guarnigioni isolate del nemico, operante nell'interno del nostro paese, ove i rifornimenti sono più accessibili e dove il nemico sarà lontanissimo dalle sue basi e tagliato fuori da ogni aiuto in caso di rovescio, più nulla ci è ora necessario per rendere certo il nostro trionfo eccetto il mostrare una inflessibile risolutezza." E' chiaro a cosa alluda Davis: la fatto che ora la strategia non è più legata alla difesa di un punto preciso e al piano di Lee di ricongiungersi con Johnston e continuare la lotta. Il discorso prosegue e mentre non si fa cenno alcuno a piani per la guerriglia, si invita la popolazione a non demoralizzarsi. Di notevole interesse quest'altro punto che conferma che ogni altra interpretazione non ha senso "vi annuncio, concittadini, che intendo continuare a difendere la vostra causa con tutto il mio cuore e la mia anima; che non consentirò mai ad abbandonare al nemico un palmo di terreno di qualsiasi Stato della Confederazione; ... che la Virginia, con l'aiuto del suo popolo e la benedizione della Provvidenza, sarà tenuta e difesa e che mai sarà fatta pace con gli infami invasori dei suoi focolari mediante il sacrificio di qualsiasi parte dei suoi diritti o dei suoi territori. Se, sotto la pressione del numero, fossimo mai costretti a ritirarci temporaneamente fuori dai suoi confini, o da quelli di qualsiasi Stato di confine, torneremo più e più volte, sinchè il deluso ed esausto nemico dovrà abbandonare disperato il suo interminabile e impossibile tentativo di rendere schiavo un popolo risoluto e libero Dunque, è evidente come Davis alluda al fatto che non intende abbandonare la lotta e cosa più importante che se anche abbandonerà la Virginia vi farà ritorno. Non possono esservi fraintendimenti: l'unico elemento presente è un esercito e la ritirata precede alla possibilità di meglio operare per l'ANV; del resto aggiunge anche se abbandoneremo il terreno lo riconquisteremo: dunque una difesa TERRITORIALE che mal si sposa con un'interpretazione diversa.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Lun 28 Mar 2011 - 20:58

Egr. Banshee,

dunque lei mi conferma che l'intenzione di Davis era di proseguire la guerra solo con eserciti regolari dentro i confini degli Stati confederati sin che era possibile? Diversamente avrebbe accettato di capitolare e darla vinta al nemico?

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Lun 28 Mar 2011 - 22:10

Ricordo agli utenti che sulla ipotesi di una eventuale guerriglia nel Sud esiste un topic apposito:
http://guerracivileamerican.forumattivo.com/t566-dalla-sua-fine-in-poi-la-guerra-si-fosse-trasformata-in-guerriglia#9993


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Banshee il Mar 29 Mar 2011 - 7:20

Generale Meade ha scritto:Egr. Banshee,

dunque lei mi conferma che l'intenzione di Davis era di proseguire la guerra solo con eserciti regolari dentro i confini degli Stati confederati sin che era possibile? Diversamente avrebbe accettato di capitolare e darla vinta al nemico?

Meade

Caro Meade,
se la prova dell'esistenza di un piano del Presidente Davis di proseguire la guerra per mezzo della guerriglia, sta nel suo proclama qui sopra riprodotto, direi che siamo nell'ambito della fantascienza. L'unico soggetto citato nel predetto discorso è l'esercito. Detto proclama interviene prima della resa di Appomattox e di quella deglia altri eserciti. Si fa riferimento alla sola caduta di Richmond e alla situazione in Virginia. Se poi esistesse un piano preciso, non saprei: la storia si fa con i documenti, le testimonianze, i reperti. Non sulle supposizioni.
Per rispondere alle domande:
1) Sì come si evince dal proclama.
2) Non è chiaro cosa intendi.

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Davis aveva un occhio finto?

Messaggio  Generale Meade il Mar 5 Apr 2011 - 8:59

Leggendo il libro di M. Angelini "Gli Stati Confederati d'America: utopia o realtà possibile?" a pag. 109, l'autore scrive che Davis, durante la guerra col Messico, nella battaglia di Buena Vista, perse un occhio. Da altre fonti sembrerebbe invece che lo perse per una malattia (l'occhio sinistro) nel 1857 o nel 1858.

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A guardare questa foto, sembrerebbe di no.
Qualcuno degli amici del forum è al corrente della cosa?

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  piero il Mar 5 Apr 2011 - 11:46

Surv Ophthalmol. 2006 Nov-Dec; 51 (6) :596-600.

La malattia degli occhi di Jefferson Davis (1808-1889).
Hertle RW, Spellman R.

Children's Hospital di Pittsburgh, e Centro UPMC Eye, occhio e orecchio Institute, Pittsburgh, PA 15.260, USA.
estratto

L'unico presidente confederato Jefferson Davis, ha condotto una vita lunga e movimentata. ...la salute di Davis era un problema costante e ha subito un attacco quasi fatale di "malaria" nel 1836. Nell'inverno del 1857-1858 è di nuovo gravemente malato e per la fine di febbraio 1858 una malattia cronica, recidivante, infiammatoria oculare . Utilizzando testimonianze storiche provenienti da più fonti, questo lavoro intende proporre una diagnosi di condizione oculare del Presidente della Confederazione e di considerare in che modo questo potrebbe aver influenzato le sue decisioni militari e politiche

Usando una combinazione di prove aneddotiche e scientifica - compresi gli studi moderni - Dr. Hertle e suo nipote concludono che Davis soffriva di "herpes simplex keratouveitis", una condizione che resta una delle principali cause di lesioni agli occhi.

Una parte particolarmente interessante di questo articolo riguarda il parere degli autori . che la condizione di Davis ha avuto conseguenze durante la guerra civile, soprattutto durante la primavera e all'inizio del 1863. A quel tempo, Davis è stato confinato in casa sua per più settimane alla volta, e la malattiapuò quindi aver interferito con le funzioni di Presidente degli Stati Confederati. Per coincidenza, era anche un periodo cruciale nella pianificazione militare per la Confederazione. Gli autori sostengono che i farmaci per la malattia degli occhi,utilizzato per il trattamento,sia una delle cause della ridotta capacità decisionale Davis con conseguente ridotta capacità e scarsa comunicazione con i comandanti militari, come Lee e Pemberton.


Come risultato, la maggior parte le foto di Davis sono di profilo a destra, nascondendo così l'occhio sinistro.
saluti

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Mar 5 Apr 2011 - 11:49

Caro Piero,
ti ringrazio per la risposta.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  piero il Mar 5 Apr 2011 - 11:58

de nada. scusate la traduzione un po' maccheronica, ma l'inglese non lo frequento più da parecchio.risaluti

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 5 Apr 2011 - 18:42

Luraghi sostiene che Davis fosse affetto di una malattia all'occhio che i medici moderni diagnosticherebbero come un glaucoma.

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