Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 25 Apr 2010 - 17:26

Faccio presente che parte della storiografia (Mark E. Neely Jr. "Southern Rights :Political Prisoners and the Myth of Confederate Constitutionalism") ha messo in evidenza che anche Jefferson Davis usò misure repressive nei confronti degli abitanti del Sud dissidenti e filo-Unionisti e che siano state prese misure restrittive delle libertà costituzionali dei cittadini della Confederazione in relazione alle esigenze belliche. Il libro in questione, che si avvale di moltissimi documenti,mette fine - come dice l'autore- al falso mito che voleva che solo Lincoln e l'Unione avessero violato le libertà civili dei dissidenti.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Dom 25 Apr 2010 - 19:44

George Armstrong Custer ha scritto:Faccio presente che parte della storiografia (Mark E. Neely Jr. "Southern Rights :Political Prisoners and the Myth of Confederate Constitutionalism") ha messo in evidenza che anche Jefferson Davis usò misure repressive nei confronti degli abitanti del Sud dissidenti e filo-Unionisti e che siano state prese misure restrittive delle libertà costituzionali dei cittadini della Confederazione in relazione alle esigenze belliche. Il libro in questione, che si avvale di moltissimi documenti,mette fine - come dice l'autore- al falso mito che voleva che solo Lincoln e l'Unione avessero violato le libertà civili dei dissidenti.

E fa bene. Infatti non vi è cosa migliore dello sfatare i falsi miti. Davis prese misure che potremmo considerare anche analoghe a quelle lincolniane con la differenza che Davis aveva comunqe l'argine dei singoli stati e delle loro istituzioni a qualsiasi deriva di tipo assolutistico o dittatoriale. Lincoln non aveva, fondamentalmente, questo filtro istituzionale. Questo cosa significa? A mio parere esattamente nulla in quanto, come ho già detto in precedenza, entrambi i presidenti esercitarono i propri poteri come meglio poterono e nell'ambito delle necessità belliche. Se questa è una colpa allora sono entrambi colpevoli. Ma non credo che sia una colpa sicchè, se ad esempio la secretazione di una determinata notizia può salvare alcune vite sul campo di battaglia o determinare le sorti di una intera campagna, diviene illogico divulgarla. Furono questi i problemi che dovettero affrontare Lincoln e Davis durante il conflitto e noi di certo e per fortuna, non possiamo comprendere cosa questo significhi, quanto sia terribile sapere che ogni proprio gesto può significare la salvezza o la rovina di un popolo. Questo per quanto riguarda la parte oggettiva. Quando invece la questione diviene soggettiva allora ci si ritrova di fronte a situazione ridicole, ovvero quando ci si trova di fronte ad apologeti di Lincoln e di Davis che vogliono a tutti i costi dimostrare come le medesime azioni siano state giuste & necessarie nel caso del proprio beniamino mentre sono state di stampo autoritario & dittatoriale nel caso dell'altro. E si tratta di dimostrazioni feroci che partono da presupposti reali per giungere, in ultima istanza, a contrapporre ideologie e, soprattutto "miti" (il "Lincoln Santo", la "Causa Perduta" etc...etc...), cosa che chiude automaticamente le conversazioni per far iniziare le speculazioni gratuite e confondono interi argomenti. Esempi ne abbiamo addirittura qui, laddove abbiamo due discussioni sui profili dei rispettivi presidenti e non è raro che nelle discussioni di uno si parli dell'altro e viceversa in una implicita competizione tra chi sia stato il più dittatoriale e chi invece il più libertario. Questo è particolarmente divertente in quanto, in fin dei conti, siamo tutti noi partiti parlando di due persone e siamo giunti a discutere di due icone

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Lun 26 Apr 2010 - 9:52

Allacciandomi all'inervento acuto del ns Beall, si potrebbe salomonicamente desumere che tutti e due i presidenti fecero del lorro meglio per tentare di vincere il conflitto, ovviamente. ambedue usarono al massimo i poteri che gli erano stati conferiti.....c'è che ne ebbe di più, chi un pò meno. per assurdo, immaginando le due parti inverite, probabilmente si sarebbero comportati nella stessa maniera del loro "dirimpettaio"....


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Lun 26 Apr 2010 - 20:44

Complimenti al ns. Custer per aver fatto luce una volta per tutte sulle restrizioni e le misure repressive adottate sia dai confederati come anche dai nordisti, e io aggiungo, da quasi tutti i governi che si sono trovati con le medesime problematiche dei due presidenti in guerra.

Saluti, Meade

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 27 Apr 2010 - 13:25

Caro Meade,la ringrazio molto per i complimenti.
Ritengo che l'Unione e la Confederazione,pur nelle loro diversità,abbiano adottato, durante la guerra civile, soluzioni comuni in tanti aspetti concernenti sia il campo prettamente militare che quello politico-economico. Pertanto, sembrava anche illogico che il comportamento tenuto,rispettivamente, da Lincoln e da Davis, all'atto pratico,risultasse completamente diverso.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Mar 27 Apr 2010 - 16:03

fare paragoni frà Davis e Lincoln ci porterebbe un pò fuori topic, visto che questo è dedicato a Jeff Davis. Davis probabilmente, man mano che la guerra proseguiva, si rese conto di quali sacrifici avrebbe dovuto fare il sud per vincerla. il nord aveva già posto in atto la tattica della guerra totale contro il sud e la sua popolazione, e Davis era pronto a replicargli con una strategia basata sulla guerriglia in larga scala. non fù seguito dai suoi generali perchè essi erano ancora legati ai dogmi cavallereschi del passato che fù. la sconfitta sul campo di battaglia, voleva dire per loro che la guerra era persa. che poi tale strategia avesse potuto portare a risultati concreti, non è compito di questo topic stabilirlo. ma davis, secondo il documentario sulla guerra civile di ken burns, durante il conflitto si lamentò più di una volta per la mentalità troppo conservatrice dell'estabilishment confederato. precorse un pò i tempi ? chissà ! aveva visto giusto ? non lo potremo mai stabilire, noi possiamo solo ipotizzare. secondo me il crollo politico della confederazione dopo la resa di lee ad appomattox fù un pò prematuro....se il governo confederato fosse rimasto ancora in piedi, c'erano i margini forse, per proseguire la guerra. la guerra civile americana, segnò inevitabilmente il passaggio trà le guerre di stampo napoleonico e quelle cosiddette "moderne", e molte guerre moderne si sono combatttute fino all'ultimo sangue. Forse Davis aveva preconizzato tutto ciò, quando la sconfitta dei suoi eserciti in campo aperto andava palesandosi. Fù un illuso o fù "troppo moderno " per i suoi tempi ??

NB: per risposte e repliche che affrontino esclusivamente il tema della guerriglia, vi ricordo che vi è un topic apposito.


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Mer 28 Apr 2010 - 11:58

R.E.Lee ha scritto:fare paragoni frà Davis e Lincoln ci porterebbe un pò fuori topic, visto che questo è dedicato a Jeff Davis. Davis probabilmente, man mano che la guerra proseguiva, si rese conto di quali sacrifici avrebbe dovuto fare il sud per vincerla. il nord aveva già posto in atto la tattica della guerra totale contro il sud e la sua popolazione, e Davis era pronto a replicargli con una strategia basata sulla guerriglia in larga scala. non fù seguito dai suoi generali perchè essi erano ancora legati ai dogmi cavallereschi del passato che fù. la sconfitta sul campo di battaglia, voleva dire per loro che la guerra era persa. che poi tale strategia avesse potuto portare a risultati concreti, non è compito di questo topic stabilirlo. ma davis, secondo il documentario sulla guerra civile di ken burns, durante il conflitto si lamentò più di una volta per la mentalità troppo conservatrice dell'estabilishment confederato. precorse un pò i tempi ? chissà ! aveva visto giusto ? non lo potremo mai stabilire, noi possiamo solo ipotizzare. secondo me il crollo politico della confederazione dopo la resa di lee ad appomattox fù un pò prematuro....se il governo confederato fosse rimasto ancora in piedi, c'erano i margini forse, per proseguire la guerra. la guerra civile americana, segnò inevitabilmente il passaggio trà le guerre di stampo napoleonico e quelle cosiddette "moderne", e molte guerre moderne si sono combattute fino all'ultimo sangue. Forse Davis aveva preconizzato tutto ciò, quando la sconfitta dei suoi eserciti in campo aperto andava palesandosi. Fù un illuso o fù "troppo moderno " per i suoi tempi ??

NB: per risposte e repliche che affrontino esclusivamente il tema della guerriglia, vi ricordo che vi è un topic apposito.


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Fondamentalmente Davis aveva l'abbozzo di quello che potremmo definire un "piano B" ma la sua non realizzazione è, prettamente colpa del fatto che lui stesso non parlò mai dell'ipotesi di formare un Governo Confederato in Esilio, magari in Europa, con i rappresentanti legali dei singoli Stati Confederati. Non lasciò nemmeno istruizioni per attuar enulla di simile in caso di sua morte od arresto. Laddove ci fosse stato un gesto del genere ci sarebbero state molte difficoltà da parte dell'Unione per reintegrare gli stati meridionali a guerra finita in quanto avrebbero avuto, potenzialmente, undici realtà statali internalmente spaccate tra coloro che si sarebero sottomessi comunque a Washington, coloro che avrebbero deciso di seguire le direttive del Governo in Esilio e coloro che, nel dubbio, avrebbero deciso nell'immobilismo tra le due parti danneggiando comunque l'opera di reintegrazione degli stati nell'Unione. Parliamo di uno scenario di una gurriglia civile perpetua che, a lungo andare, avrebbe reso il Meridione una capsula di cianuro per l'Unione. Perchè Davis non lo fece? A noi non rimangono che congetture.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 13 Mag 2010 - 14:18

Ho trovato il seguente commento espresso dal gen.Lee,nel primo anno di guerra, su Jefferson Davis, che mi sembra possa dar luogo a delle riflessioni:
Davis è convinto che la secessione dell’Unione sia un diritto legale e che quindi il Sud non abbia commesso nulla di male a secedere. Egli non vuole convincersi che Washington considera la secessione un tradimento e pertanto,il Nord farà di tutto per riportarci dentro l’Unione. Io non sono un costituzionalista e quindi non mi voglio addentrare in questioni legali e cioè se avessimo diritto o meno a secedere, anche se ho sempre considerato la secessione un errore.
Davis è un idealista,sentimento molto nobile,non c’è dubbio;egli crede che la questione si risolverà per forza di cose a nostro favore. Ma noi riusciremo a garantirci il diritto di vivere separati e di fondare uno Stato autonomo solo se otterremo una vittoria militare, per questo dobbiamo puntare tutto sul nostro esercito e abbiamo più che mai bisogno di ufficiali capaci e preparati”.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Gio 13 Mag 2010 - 16:51

Mi complimento con il ns george per l'interessante documento che ha scovato.
Beh..Lee era un militare e vedeva le cose da un punto di vista militare, anche se monitorava sempre la situazione politica chiaramente le sue attenzioni erano principalmente rivolte agli eventi bellici. Davis da buon politico doveva avere una visione più ampia possibile dell'intera vicenda. Comunque gli sforzi bellici che fece il sud per cercare la vittoria militare, mi portano a pensare che Davis fece quanto era possibile nelle sue capacità, per assicurarsi la vittoria nello scontro bellico. Il pensiero di Lee risale al primo anno di guerra. magari lui da quel fine genio militare quale era, aveva intuito anzitempo l'escalation cui sarebbe andata incontro la guerra nel suo proseguire .sicuramente lo sforzo bellico nel primo anno di guerra sia nel nord che nel sud non era proteso al massimo. ma questa era cosa logica. Forse Lee stava vedendo già "oltre"..

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 13 Mag 2010 - 17:22

Lee,grazie dei complimenti. Very Happy
Nel marzo del 1865,quando Richmond venne evacuata, il gen.Lee scrisse a Davis:"La peggiore calamità che possa capitarci è la distruzione dei nostri eserciti;se riuscissimo a preservarli,potremmo riaverci,se li perdiamo non avremo più alcuna risorsa".

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Gio 13 Mag 2010 - 18:58

Da notare nel documento trovato dal ns Custer, che Lee credeva di puntare sull'esercito, e che questo aveva "bisogno di ufficiali capaci e preparati”, parole lungimiranti pensando all'inettitudine dei comandanti soprattutto sui fronti occidentali!

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Gio 13 Mag 2010 - 19:21

non credo che jef davis fosse uno sprovveduto. diciamo che cercò di ottenere anche dei riconoscimenti politici come "beni accessori". dopo un pò di mesi, credo che si rese ben conto che l'indipendenza la si potesse ottenere solo "manu militari". diciamo che se riusciva ad ottenere un pò di appoggi internazionali, male alla causa sudista, non gli avrebbero certo fatto, anche se il nord non si sarebbe fermato certo di fronte a questo. ma la maggior parte dei suoi sforzi furono fatti per sviluppare l'industria bellica praticamente inesistente nel sud e tutto ciò che poteva servire agli eserciti. è bene ricordare che le parole di Lee furono pronunciate durante il primo anno di guerra. gli sforzi della confederazione ai fini bellici da poco iniziati, probabilmente non erano ancora ben palpabili.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Gio 13 Mag 2010 - 20:35

Considerando che si dovette partire praticamente da zero, su carta potrebbe risultare quasi un miracolo che la Confederazione abbia retto fino al 1865 contro un apparato bellico già esistente. Detto ciò, bisogna dire che ognuno dovette fare ciò che poteva per avere l'indipendenza: Lee aveva il compito di comandare le armate; gli stati di fornirgliele; il presidente di ispirarle e di ottenere sul piano politico ed internazionale tutti i mezzi necessari e via dicendo. La guerra fu una questione militare, politica, estera, economica e via dicendo e su tutti questi terreni, reali o "virtuali", fu combattuta da differenti attori secondo le proprie capacità.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 14 Mag 2010 - 11:56

Credo che, con il suo commento,il gen.Lee abbia voluto riaffermare l’esigenza primaria della Confederazione di raggiungere una vittoria militare decisiva al fine di far desistere l’Unione a continuare la guerra. Pertanto,Lee può essere- ma stiamo nel campo delle ipotesi- che considerasse di importanza secondaria tutte le iniziative politiche e diplomatiche messe in atto dal Presidente Davis,di fronte all’obiettivo principale di battere il Nord con una vittoria schiacciante sul campo di battaglia. Lee,in fondo,dimostrò tale assunto andandosi a cercare il nemico per ben due volte in Maryland e in Pennsylvania.
D’altronde,il nerbo principale della Confederazione è stato rappresentato dal suo esercito,molti soldati,nel periodo finale della guerra,combatterono più per Lee che per la Confederazione,dato il grande ascendente che il generale aveva sui suoi soldati.
Una volta che l’esercito Sudista si arrese,la Confederazione di colpo ha cessato di esistere come entità autonoma.
Ciò non toglie che il presidente Davis abbia cercato di fare bene il suo mestiere di politico,occupandosi di tutti i molteplici aspetti che girano intorno ad una guerra (economici,diplomatici,sociali,ecc.) in quanto anch’essi sono essenziali all’andamento della guerra stessa. Oltre tutto, l'aspetto principale era che Davis doveva fondare una nuova nazione otre che combattere una guerra.
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 14 Mag 2010 - 15:13

La mole di lavoro che fece davis durante il conflitto fù impressionante. Alcuni suoi detrattori lo accusarono di essere troppo accentratore di non privilegiare troppo il lavoro di equipe. Ma secondo me non è che avesse molte alternative. Troppe erano le tendenze anticentralistiche che regnavano nella Confederazione. I diritti dei singoli stati.....ecc.... Si era in guerra e, come si sà, in guerra meno sono le teste a decidere meglio è, molto spesso. se si fosse messo a sentire tutti i suggerimenti "gli spifferi" ecc....temo che le cose per la confederazione sarebbero andate peggio. commise degli errori, ma era impossibile non commetterne. a Lee diede tutto il sostegno militare possibile, è notorio che la sua ANV era privilegiata sulle altre armate per quanto riguardava rifornimenti ecc...
quando Lee presentò i suoi piani per invadere il nord, davis li approvò e gli diede tutto il suo sostegno. Le parole di Lee che, in questo momento, sono tema di questo dibattito venero pronunciate durante il primo anno del conflitto.
Alla fine del conflitto, Lee sù Davis ebbe a dire: "Non conosco uomo che avrebbe potuto fare un lavoro migliore di Davis !" (1)...mi sembra un bell'attestato di stima.

(1) : documentario di ken burns "la guerra civile americana".


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Ven 14 Mag 2010 - 15:58

Effettivamente tra le prime frasi e queste ultime ci sono troppi anni di guerra nei quali i due uomini avevano, bene o male, imparato a conoscersi bene e si erano resi conto del fatto che ognuno aveva tentato di condurre la guerra meglio che si potesse. La sconfitta, bel lo sappiamo, non possiamo ricondurla a nessuna debacle militare o politica precisa in quanto la Confederazione non crollò semplicemente ma "si spense" quando non fu più possibile schierare al fronte abbastanza armate in grado di contendere il terreno al nemico e quando non fu più possibile sfamare la popolazione o difenderla. Fondamentalmente io sono personalmente convinto che sarebbe davvero difficile ricondurre all'operato dei vertici confederati, Davis in primis, la sconfitta. Ci si intenda: non è mia convinzione che sia stata "colpa" della base; semplicemente forse non sarebbe stato possibile evitarlo arrivati ad un certo punto.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 14 Mag 2010 - 17:14

....Ovviamente Davis commise, al di là di tutto, i suoi bravi errori. era impossibile non commetterli. Come li commise pure Lincoln...

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 14 Mag 2010 - 19:02

Dai resoconti dell'epoca,Davis non era comunque visto di buon occhio da una parte della popolazione del Sud,specialmente in Virginia. Molti lo consideravano un "parvenu" perchè era nato nello Stato del Kentucky.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Ven 14 Mag 2010 - 19:21

Si, questo si è sempre detto ma la cosa è decisamente in contrasto con a quanto si assistette per la traslazione della sua salma da Nuova Orleans a Richmond ed al fatto stesso che i virginiani ritennero naturale e necessario che fosse sepolto proprio da loro. A mio parere le critiche vanno ad essere inquadrate nelle naturali critiche al potere di cui nemmeno il suo omologo nordista fu scevro ma, alla fine, il suo popolo si strinse intorno a lui e non si può nemmeno parlare di effetto dovuto ad un'onda emotiva alla notizia della morte poichè la traslazione avvenne comunque in tempi decisamente posteriori alla prima sepoltura.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Ven 14 Mag 2010 - 22:25

Con la priorità dell'emergenza bellica, il congresso federale con il suo presidente Davis, furono costretti ad adottare misure estreme di centralizzazione economica, politica e militare. Le autonome milizie furono compattate per formare gli eserciti da fronteggiare agli unionisti, con i comandanti che giuravano fedeltà alla Confederazione e non ai singoli stati, e fu istituita la coscrizione obbligatoria.

Anche il controllo dell'ordine pubblico fu assunto dal governo e quindi da Davis, con leggi che autorizzavano l'esecutivo a sospendere le garanzie costituzionali e a creare una polizia politica (ci sono i nominativi di almeno 2.000 internati, ma furono molti di più, e a Richmond e in altre località era in vigore la legge marziale).

Il prelievo fiscale fu inasprito, con un tentativo persino di imposta progressiva sul reddito. I raccolti di cotone furono requisiti per far pressioni su Francia e Inghilterra e per garantire prestiti internazionali. Anche i prodotti agricoli venivano requisiti a prezzi imposti, come pure molti schiavi vennero requisiti per usarli come forza lavoro per la costruzione di trincee e fortificazioni. Il governo di Davis gestì in proprio alcune imprese, la rete ferroviaria e le produzioni strategiche di cui il Sud aveva estremo bisogno. Per poter dirigere e amministrare il tutto, fu costruito dal nulla un apparato burocratico con 70.000 dipendenti civili.

La Confederazione, più povera e disorganizzata del Nord, era costretta a maggiori sacrifici e aveva problemi a condurre la guerra. La coscrizione prevedeva esenzioni per chi pagasse un sostituto o possedesse almeno 20 schiavi. Questa legge del governo Davis, dove i grandi latifondisti erano la maggioranza, mise in forte malumore ed esasperò gli animi dei coltivatori con pochi o senza schiavi. Per questi coltivatori la partenza per il fronte si tramutava in rovina economica, anche per via della requisizione dei raccolti e, come pure per i ceti popolari urbani, per la forte pressione fiscale e l'inflazione galoppante. Le cose con l'andare del tempo si aggravarono e in alcune città ci furono tumulti per il pane, come quello di Richmond del 1863, dove intervenne l'esercito per sedarlo, mentre nelle campagne crebbe la disaffezione collettiva.

Renitenti alla leva e disertori fecero causa comune, specialmente nelle zone isolate, e molte volte erano richiamati a casa dalle famiglie per aiutare nei campi per i lavori agricoli, protetti dalle comunità locali. Erano posti dove i poliziotti, gli ufficiali reclutatori e gli agenti del fisco non andavano volentieri. Cominciò anche una tensione interna sociale fra schiavisti e antischiavisti del Sud, che con l'inasprimento della guerra divenne sempre più accentuata. A inizio guerra il popolo sudista, preso dalla passione indipendentista e dal furore verso il Nord, visto come un invasore, si era dimostrato assai più motivato a combattere per la causa. Molti confederati difatti combatterono sino all'ultimo, ma dal 1863 molti meridionali, sconvolti dal bagno di sangue che si trascinava senza costrutto e, risentiti verso il governo Davis, chiamato "il governo dei ricchi", smisero di collaborare. Dal 30%-35% di assenti senza permesso fino al 1863, negli eserciti del Sud si arrivò a toccare il picco del 60%. Ma anche l'elite dei meridionali tanto criticata mostrava disaffezione. Non tanto contro la guerra in se, ma sul modo di condurla. Presero ad accusare Davis di tendenze centralizzatrici a danno dei singoli stati. Davis fu accusato di tirannia e di usare gli stessi metodi degli "yankee". Tra gli accusatori c'era il vice presidente Stephens, seguito dai governatori di molti stati che non volevano cedere prerogative.
Alcuni governatori arrivarono a boicottare di fatto l'esercito, ostacolando l'applicazione della coscrizione confederale e sottraendo uomini e armi a favore delle milizie locali. Mentre Lee si arrendeva a Grant con l'esercito in pessime condizioni, si mormorava che il governatore Zebulon Vance, in Nord Carolina, avesse i depositi pieni di uniformi nuove.

Tutti questi dissensi, non riuscirono a concretizzarsi in una vera opposizione al governo Davis, anche perchè nel Sud non vi era un sistema organizzato di partiti e pertanto non ci fu mai un confronto politico costruttivo su cui misurarsi. Invece di un dibattito sui destini del paese, ci furono invece continue lamentele, disordinate e petulanti, che tendevano a paralizzare il lavoro dell'amministrazione. La mancanza di un vero dibattito parlamentare, impedì a Davis di articolare e drammatizzare le ragioni della guerra dinnanzi al largo pubblico, e di fare pertanto una propaganda efficace. Cosa di cui Lincoln invece fu grande maestro.

Fonti principali: La formazione degli Stati Uniti - Il Mulino

Saluti, Meade
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Sab 15 Mag 2010 - 9:52

La dieserzione era comunque uun effetto comune ad entrambe le parti: basti pensare che alla fine della Guerra non meno di decentomila soldati avevano disertato dalle armate dell'unione.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 15 Mag 2010 - 10:14

Ho letto su internet,www.uomo-libero.com/articolo.php?id=376 che,all'inizio della guerra civile, il presidente Davis respinse il progetto dei generali Jackson e Beauregard di attaccare il Nord prima che avesse terminato la mobilitazione. Ne sapete nulla in merito?

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Sab 15 Mag 2010 - 10:36

Mai letto nulla del genere. Il motivo sarà stato perchè voleva essere pronto, prima di attaccare, oppure perchè non fosse convinto in una invasione del Nord?

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 15 Mag 2010 - 11:01

Pure sul sito web http://www.civilwarhome.com , nella biografia di Davis, vi è scritta una considerazione analoga : "Possibly the policy offensive Which was urged upon the Confederate President in the first months' fighting Might Have Been Better Than the defensive Which He Was constrained to adopt".

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Sab 15 Mag 2010 - 13:59

Su "Le Guerre Yankee" di Montanelli-Cervi, ho trovato questo:

" Anche nel Sud c'era chi prevedeva una guerra lunga: ed era lo stesso presidente Davis. Aveva infatti predisposto un piano di difesa elastica che non mirava a sconfiggere il nemico, ma soltanto a tenerlo a bada e a logorarlo. Nella vittoria finale del Sud non aveva mai creduto. Sperava invece che la stanchezza, la gravità delle perdite e la impopolarità della guerra - nonchè l'appoggio, almeno diplomatico della Francia e dell'Inghilterra, avrebbe alla lunga indotto il Nord a scendere ad un compromesso." " Nel giro di un anno, il Nord avrebbe fatto in tempo a potenziare il suo esercito e a consolidare il fronte interno dando fiato alle trombe della propaganda. Ma nei primi mesi di guerra, la sua crisi era profonda. In quel periodo, i sudisti avrebbero potuto quasi certamente conquistare Washington: e un collasso del Nord, in seguito alla perdita della capitale, sarebbe stato più che probabile. Ma Davis non voleva "avventure". Non voleva neppure prendere l'iniziativa, e quando seppe che l'aveva presa l'avversario, si limitò a predisporre le misure necessarie per bloccarlo: non per sconfiggerlo."

Nonostante Jackson avesse assicurato Davis di poter prendere Washington con 5.000 uomini freschi subito dopo Bull Run, Davis rimase più che mai convinto della bontà della tattica difensiva, e non aveva alcuna intenzione di andarli a cercare.

Saluti, Meade.
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