Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

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Shiloh ore 14.30: muore Johnston. "L'opportunità perduta"?

Messaggio  Generale Meade il Dom 13 Dic 2009 - 12:07

Nel stati del sud ex confederati degli Usa, persiste tuttora il mito della "opportunità perduta" per via della tragica morte di Johnston proprio al culmine della battaglia.

Vero o falso?

Nella tarda mattinata, qualcosa inceppa il piano di attacco dei confederati. Alcuni reparti si sono attardati per saccheggiare gli accampamenti unionisti, e l'ala destra dell'esercito confederato soffriva della forte resistenza dei federali trincerati in un viottolo infossato che offriva una ottima protezione chiamato Hornet's Nest (nido di calabroni) dove, ondate su ondate di fanti in grigio, si andavano ad infrangere contro un vero e proprio muro di piombo e fuoco.

Verso mezzogiorno, Johnston prende a dirigere personalmente le operazioni contro la Hornet's Nest, facendone una questione di prova di virilità e coraggio sudisti. Invece di circondarla e farne una sacca da espugnare con calma poi, per non frenare lo slancio vittorioso delle sue truppe, Johnston prosegue con gli attacchi suicidi e inconcludenti.

Alle due del pomeriggio Breckinridge comunica a Johnston che un suo reggimento del Tennessee si rifiuta di continuare gli attacchi suicidi.
Esasperato da questa notizia Johnston decide di guidare personalmente i suoi soldati nella carica. Va verso di loro, sfiora le loro baionette e grida : "Saranno loro a farlo. Soldati, sono cocciute; dobbiamo usare la baionetta"."Vi guiderò io".

Nel tripudio che ne segue, con i suoi soldati infervoriti da tali parole, parte l'attacco sudista. Sembra proprio sia la volta buona, ma ad un certo punto del combattimento Johnsto si blocca, si tocca una coscia, e quasi casca da cavallo. Viene immediatamente soccorso, ma non si accorgono che una pallottola entrata dalla parte interna del ginocchio destro sta facendo morire dissanguato il loro comandante, in quanto il sangue scorrendo dentro lo stivale (ne perderà in breve tempo due litri che gli procureranno un collasso circolatorio irreversibile) impediva di stabilire la gravità della emorragia, che con un laccio emostatico si sarebbe potuta prontamente bloccare.

Come tutti sappiamo, andò a finire che per espugnare il "nido di calabroni" ci volle un nutrito fuoco concentrato dei cannonni confederati che in breve risolse il problema.

Il mito della "Opportunità Perduta" di Shiloh, valutando il comportamento del comandante in capo dei confederati, può essere considerato ancora valido?

Saluti, Meade.


Generale Meade
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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Dom 13 Dic 2009 - 12:51

E' assolutamente falso, la battaglia non sarebbe stata vinta se Johnston fosse rimasto in vita, quel giorno non aveva ancora fatto nulla di speciale. A Shiloh Johnston dimostrò di essere un comandante mediocre, commise gli stessi errori che fece come comandante di dipartimento, non seppe vedere le cose nell'insieme ma si concentrò sempre e solo su una cosa. Non poteva permettersi un comportamento del genere con il ruolo che ricopriva, evidentemente non aveva le capacità per il compito che aveva.

Ciao,
Beauregard

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 13 Dic 2009 - 15:09

Oltre al "mito dell'opportunità perduta"-citato dal ns Meade- coltivato lungamente nel Sud dopo la battaglia di Shiloh,detta battaglia va ricordata anche per le future carriere o non-carriere che avranno i vari protagonisti di quello scontro.
La morte di Johnston,considerata una sciagura da parte del Sud.L'ascesa del nuovo astro Nordista,rappresentato dal gen.Sherman.La caduta in disgrazia del gen.Nordista Lewis Wallace,usato come capro espiatorio dal gen.Grant per il suo tardivo intervento con la sua divisione nel luogo dello scontro;il fatto che il gen.Wallace,ironia della sorte,sia diventato,dopo la guerra, famoso come scrittore del libro "Ben Hur"che ebbe un successo straordinario sia in America che all'estero,libro dal quale è stato tratto il film omonimo che ebbe anch'esso un grandissimo successo.
L'ascesa,da parte Confederata, dell'allora sconosciuto colonnnello Nathan Bedford Forrest,l'unico che aveva capito come si dovevano combattere i Nordisti che però,durante la battaglia di Shiloh, non gli venne dato ascolto dal comando Sudista.
La presenza,nella battaglia, di due futuri presidenti USA,Grant e Garfield.E infine la presenza del futuro esploratore Stanley,che diverrà successivamente famoso per il ritrovamento,in Africa, di un altro importante esploratore il cui nome è Livingston.

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Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  R.E.Lee il Dom 13 Dic 2009 - 18:10

sono d'accordo,
per me l'unica possibilità valida era iniziare l'attacco due giorni prima. come ho ipotizzato nel topic apposito.


lee

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Shiloh: nascita di una icona sudista.

Messaggio  Generale Meade il Sab 2 Gen 2010 - 14:21

Durante la ritirata dell'esercito confederato verso Corinth, emerse in modo detterminante il valore di un colonnello di cavalleria : N.B. Forrest.

Nonostante si fosse dato da fare la notte precedente con vari ufficiali confederati per sferrare il colpo finale ai nordisti stravolti dagli eventi della tremenda giornata, avendo intuito che l'arrivo dei rinforzi di Buell fossero una vera e propria disgrazia per i soldati confederati stanchi e stremati anche loro dai combattimenti della giornata, venne praticamente snobbato (era ritenuto a ragione un semianalfabeta fattosi da sè e considerato una anomalia tra i ranghi aristocratici degli ufficiali sudisti) e pertanto il suo allarmismo fù completamente trascurato.

Nella ritirata che seguì la cotroffensiva unionista si distinse particolarmente per un episodio: trovandosi la retroguardia confederata faccia a faccia con l'avanguardia unionista di Sherman, Forrest per nulla intimorito di ciò, si butta nella mischia, e viene a trovarsi improvvisamente solo e circondato da decine di giacche blu che si incitavano l'uno con l'altro per cercare di abbatterlo e buttarlo giù da cavallo.

Forrest reagisce sparando con la pistola ma viene investito da una pioggia di proiettili che gli crivella il cappotto, fino a che un soldato unionista non gli spara a bruciapelo nel fianco ma la pallottola si ferma fortunosomente a pochi millimetri dalla spina dorsale. Forrest non sente più la gamba destra, sembra si arrivata la fine e i nordisti stanno per strapparlo di sella per finirlo.

Quì comincia un episodio che sà di pura leggenda. Non solo Forrest non viene disarcionato, ma incredibilmente : " si chinò, afferrò un soldato federale di corporatura piuttosto minuta, gli fece fare una giravolta e lo tenne sulla parte posteriore della sella come scudo finchè non fu fuori pericolo; poi lasciò cadere volentieri il suo prigioniero, che senza dubbio gli aveva salvato la vita."

Verità o leggenda?

I resoconti ufficiali dicono che: "Forrest, esausto e sanguinante, raggiunse Corinth quella sera, dove fu curato e gli furono dati sessanta giorni di licenza, e dove il suo cavallo cadde morto dopo aver portato in salvo il suo cavaliere".

Saluti, Meade.



Ultima modifica di Generale Meade il Mar 12 Ott 2010 - 14:13, modificato 2 volte

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Giancarlo il Sab 2 Gen 2010 - 14:37

D'accordo anch'io sul fatto che se Johnston fosse rimasto in vita l'esito non sarebbe cambiato. L'episodio citato da Meade è raffigurato sul quadro che allego. pare sia andata proprio così, rimane il fatto che semianalfabeta o no, Nathan era un grande).


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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Sab 2 Gen 2010 - 14:54

Complimenti a Giancarlo per aver scovato il quadro. Anche se il nordista acciuffato da Forrest sembra un vero e proprio gonzo, rende realisticamente l'idea di quanto accaduto.

Saluti, Meade.


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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  George H. Thomas il Ven 22 Gen 2010 - 21:04

Vorrei fare notare che a Shiloh essenzialmente il comandante confederato non era Johnston, ma Beuregard. Johnston decise di fare il generale che intrepidamente comanda le sue truppe dal fronte, esponendosi al pericolo e così via, ma così facendo essenzialmente il controllo delle operazioni era in mano a Beuregard. Che questo sia stato un bene piuttosto che un male è discutibile, ma comunque la morte di Johnston non causò alcuna crisi di comando, perchè Beuregard praticamente era già al comando dalla mattina. Quindi anche se A.S. fosse vissuto, poco o niente sarebbe cambiato, non quel giorno, nè tantomento l'indomani.

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Ven 22 Gen 2010 - 23:58

Il ruolo di Beauregard nelle retrovie fu un po' particolare, non credo sia corretto dire che fu lui a dirigere la battaglia fin dall'inizio. Il suo compito era distribuire i rinforzi e pare che sia riuscito a destreggiarsi abilmente nelle retrovie tenendosi piuttosto bene collegato con tutte le parti del fronte, quindi quando prese il comando era forse l'unico che aveva un visione generale di quello che stava accadendo.

Ciao,
beauregard

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Mar 14 Set 2010 - 11:29

Poco prima delle ore 7 del mattino del 6 aprile 1862, comincia la battaglia di Shiloh.

E' un attacco che coglie di sorpresa la V divisione dell'armata dell'Ohio comandata da Sherman, piazzata all'estrema ala destra unionista, il punto più lontano dal campo base di Pittsburg Landing, presso il fiume Tennessee, dove si trovava Grant.

La sorpresa scaturita dall'improvviso attacco dell'esercito confederato di Johnston era riuscita in pieno. I sudisti (40.000 uomini) erano riusciti ad accamparsi nascosti ad appena tre Km dalle linee federali. Sherman era così convinto che non ci fosse pericolo alcuno che, il giorno prima, aveva inviato un dispaccio a Grant per rassicurarlo sulla impossibilità di un'offensiva nemica contro le loro linee, e Grant aveva annuito compiaciuto.

Invece quella domenica di aprile Sherman guardava esterrefatto le ondate grigie che si abbattevano contro i suoi uomini. I confederati avevano pianificato di annientare la sua divisione, dopodichè, attraversato il campo di battaglia sgombro, riversarsi sul fianco sinistro unionista e schiacciare l'esercito nordista numericamente inferiore tra loro e il fiume Tennessee.

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Il generale confederato Patrick Cleburne con una avanguardia di 1.000 uomini provenienti dal Mississippi e Tennessee, travolse la prima linea degli increduli unionisti, appena svegliatisi e intenti a fare colazione. Sherman si trovava davanti a loro, a una cinquantina di metri circa, quando i confederati fanno partire una scarica di fucileria indirizzata verso di lui. Stupefatto urla: "Mio Dio, ci attaccano". Si trovava sopra il suo cavallo e istintivamente alzò la mano come per proteggersi. In quel momento una palla calibro 69 la trapassò. Intorno a lui cominciavano a cadere i primi unionisti e il caos provocato dal panico regnava ovunque.

Cavalcando in mezzo a una grandinata di colpi, Sherman tenta di imbastire un qualche
genere di perimetro difensivo prima che i suoi uomini, colti del tutto impreparati dall'attacco, fossero completamente sbaragliati. Riesce a far ripiegare il 53° RGT dell'Ohio aiutato dalle batterie unioniste che avevano cominciato a farsi sentire sparando a mitraglia sui confederati e infliggendo loro le prime perdite e rallentandoli un po. La prima linea confederata alle 8:30 di quel mattino aveva pertanto piegato e messo a dura prova i federali, ma non aveva spezzato i loro ranghi.

Braxton Brag intanto, con 10.000 confederati circa, parte all'attacco degli uomini di Sherman per dare man forte e sostegno all'assalto iniziale di Cleburne. La cosa era stata programmata per iniziare di primo mattino, immediatamente dopo l'attacco di Cleburne ma una serie di errori, generati dalla confusione, aveva ritardato la carica di Bragg. La marea grigia si appresta pertanto alle 8:30 di quel mattino a travolgere i 2 reggimenti dell'Ohio sopravvissuti di Sherman, in tutto 7.000 uomini, e proseguire poi investendo l'ala destra unionista sino al fiume.

Sherman non si è ancora reso conto del grave pericolo. Disse di essere "soddisfatto che il nemico abbia per la prima volta programmato un attacco risoluto al nostro intero accampamento". Non si rendeva conto della superiorità numerica del nemico e si sentiva pertanto tranquillo.

I sudisti intanto stavano letteralmente frantumando la sua precaria linea difensiva, ma lui, imperturbabile, fumava traquillamente il sigaro, cosa che ricuorò i suoi uomini, che trovarono grandioso trovarsi li con lui. La cosa non impedì però ai confederati di far arretrare le linee unioniste di migliaia di metri, tanto che, alle 9:30, gli unionisti errano indietreggiati sino al campo di appoggio presso la chiesa di Shiloh ed avevano perso buona parte delle loro batterie.

Chiesetta di Shiloh
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Cleburne
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Sherman
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Braxton Bragg
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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Mar 14 Set 2010 - 14:58

I soldati dell'Ohio continuano a cedere, gran parte di loro continuano ad indietreggiare sino alla base di Pittsburg Landing, ad un Km e mezzo verso est, sul fiume Tennessee. A fine pomeriggio dai 10.000 ai 15.000 federali (un terzo dell'esercito) risultavano dispersi o raggruppati dietro ad alcune pareti rocciose, esausti ed in preda al panico.

Sherman intanto in mattinata continuava a cavalcare avanti e indietro tra i suoi uomini allo sbando, in mezzo ai proiettili sibilanti di ambo le parti, per riuscire a tamponare le falle con gruppetti di soldati raccogliticci ed in preda al terrore.

Per chiudere la falla tra Sherman e la VI divisione di Benjamin Prentiss, arrivò il la I divisione di John McClernand, che si trovava alla sua sinistra. Arrivò giusto in tempo, prima che la seconda ondata grigia dei confederati spezzasse il traballante fronte unionista. In quel momento il cavallo di Sherman stramazza a terra fulminato trascinando con se il suo illustre personaggio, che però riesce a balzare via di sella perdendo la fondina sotto la carcassa del povero animale. Sbigottito ma non domo, Sherman si precipita verso il suo aiutante e dopo essersi impossessato della sua cavalcatura tornò immediatamente nella mischia.

Risultava intanto evidente che resistere sulla chiesetta di Shiloh per proteggere il quartier generale di divisione unionista risultava fallimentare. Bisognava idietreggiare ulteriormente, fino a una linea più arretrata, nella strada tra Purdy e Hamburg. Il fianco destro e sinistro dello schieramento si stavano polverizzando sotto l'incredibile pressione confederata che stava avviluppando i federali con la forza preponderante del numero. Alle 10:00 Sherman subì l'abbattimento del suo 2° cavallo. Il suo aiutante di campo, tenente J. Taylor, lo ritrovò a terra inebetito che osservava l'ondata grigia dei confederati che montava verso di lui. Lo aiutò a procurasi un'altra cavalcatura, la terza in un'ora, e non potè fare a meno di osservarlo costernato: la mano gli sanguinava vistosamente, il cappotto era ridotto un colabrodo da quanto era crivellato di fori, mentre il cappello era stato trapassato da un proiettile. Stava forse tentando di farsi ammazzare?
Le testimonianze al riguardo dicono che nonostante fosse isudiciato di fango e sangue, sembrava sicuro di sè e dimostrasse di essere molto tranquillo.

Non passa che qualche minuto dalla caduta di cavallo che un proiettile gli colpì la spallina, senza entrare in profondità. Col braccio al collo e la mano sanguinante, Sherman torna a percorrere le sue linee malconce ed allo stremo, in mezzo ad una pioggia di proiettili sibilanti come uno sciame di api impazzite. Deve dare il tempo al resto dell'esercito unionista di organizzare una solida difesa per cercare di arginare il dilagare della marea dei confederati. Scriverà poi alla moglie di aver agito al meglio che poteva, guardando praticamente la morte in faccia e che i suoi superiori facevano, in quel momento fatale e altamente drammatico frangente, affidamento su di lui.

Sherman ostinatamente cercava di resistere perchè sapeva che nel raggio di 15 Km dalla sua posizione si trovavano 25.000 unionisti che in breve avrebbero potuto arrivare a dare man forte alle sue malconcie truppe. Resistere però diventata di minuto in minuto sempre più difficile, se non impossibile. I federali si trovavano in inferiorità numerica e man mano che i confederati avanzavano, continuava l'emorraggia di uomini che si ritiravano per mettersi al sicuro presso Pittsburg Landing. Entro le 12:00 l'armata di Grant rischiava di venire quasi completamente annientata.

A salvare i nordisti non vennero però i rinforzi sperati da Sherman, ma fu il fatto che i confederati non avevano pianificato adeguatamente il piano d'attacco, e pertanto non fecero affluire i rinforzi a supporto dell'attacco principale delle sconvolte e stremate truppe di Sherman per annientarle, prima di muovere a destra per isolare gli unionisti nella loro base di Pittsburg Landing.

Bisogna dire che era già un miracolo che i generali confederati fossero riusciti a trovare un accordo tra di loro, vista la grande rivalità e litigiosità presente allora in seno ai vertici sudisti nel fronte orientale. Se sulla carta i generali Polk, Bragg, Hardee e Breckinridge risultava prendessero ordini da Johnston, il quale a sua volta si affidava ai consigli di Beauregard, nella maggior parte dei casi le 4 armate operavano e si rifornivano autonomamente. La cosa si rifletteva poi negativamente quando dovevano operare in modo coordinato come a Shiloh.

Si perse pertanto l'occasione di aggirare lo schieramento unionista e stringerlo ai fianchi con una manovra a tenaglia. Si preferì portare le fanterie contro l'ala destra unionista in furiosi e sanguinosi assalti frontali in tre linee sucessive per sfondare le linee federali. Fatto ancor di più sconcertante, quando i confederati irruppero sull'accampamento unionista abbandonato, si fermarono esausti e affamati per saccheggiare tutto quello che trovavano, dando il tempo alle stravolte truppe di Sheman di tirare il fiato e riprendersi in parte dalla sorpresa.

La tenace resistenza di Sherman costrinse a gettare nel calderono migliaia di soldati confederati contro la sua ala destra, mentre sarebbe stato più opportuno concentrare
l'attacco alla sua ala sinistra, più debole e pertanto soggetta ad essere spezzata, recidendo così la linea di ritirata verso Pittsburg Landing degli unionisti.
Le scoordinate armate confederate martellarono il fronte unionista durate tutta la prima giornata riuscendo a vincere decine di furiosi assalti su truppe unioniste isolate nelle sacche che si erano formate lungo la linea del fronte, ma non riuscirono a creare una concentrazione di forze abbastanza solida per sfondare e mandare pertanto letteralmente in pezzi il fronte nemico. Il risultato fu che persero troppi uomini e troppo tempo prezioso inutilmente.

Alle 10:30 Sherman si ritrovava pertanto in costante ritirata e con meno della metà della sua divisione iniziale, distante 800 metri dal suo accampamento devastato dai confederati, contando di resistere ad oltranza e dare pertanto ai rinforzi unionisti il tempo di approntare una valida difesa all'avanzata delle truppe confederate.
Riuscì a resistere per le successive 4 ore in quelle condizioni, dopo che a metà mattinata ebbe una visita di Grant che valutò che la sua martoriata ala destra poteva reggere e continuare a ripiegare fino a formare un perimetro difensivo intorno a Pittsburg Landing. A sera Sherman si era riunito al resto delle divisioni scampate ai veementi attacchi sudisti in una linea difensiva a forma di ferro di cavallo, in attesa dei 27.000 uomini di rinforzo dei generali Buell e Wallace.

Hardee
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Polk
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Johnston
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Ultima modifica di Generale Meade il Mar 14 Set 2010 - 21:37, modificato 1 volta

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Hornet's Nest - Il nido dei calabroni

Messaggio  Generale Meade il Mar 14 Set 2010 - 16:08

Mentre si ritiravano sotto l'incalzare della marea grigia delle fanterie confederate, gli unionisti agli ordini di Prentiss si ritrovarono su una posizione molto adatta per difendersi: una trincea naturale formata da un viottolo scavato naturalmente sul terreno. Il punto dominava un ampio spazio allo scoperto che doveva per forza di cose essere attraversato dai confederati in arrivo di li a breve.

Grant, messo al corrente della cosa, ordinò a Prentiss di resistere ad oltranza e fece del viottolo il punto focale del suo schieramento difensivo. I nordisti presero a falciare i confederati che si lanciavano urlanti allo scoperto a ondate con un nutrito fuoco di sbarramento, tanto fitto da prendersi il nomignolo di "Nido dei Calabroni".
I confederati subivano perdite terribili ma continuavano ostinatamente ad attaccare frontalmente, perdendo tempo, invece di aggirare la posizione formando una sacca da liquidare poi con comodo. Lo stesso Johnston, assurdamente, guidando un altro inutile assalto, vi rimase ferito a morte.
Dopo aver resistito per ben 6 ore a dodici forsennati assalti consecutivi, la divisione di Prentiss venne polverizzata da 62 bocche di fuoco che furono concentrate contro la sua posizione, e obbligarono Prentiss alla resa con i pochi sopravvissuti.

Il sacrificio di tali uomini fu fondamentale a Grant per riuscire a creare un'ultima linea difensiva in riva al fiume per arginare in serata gli ultimi vani assalti dei confederati, stremati e logorati dal terribile combattimento.

Prentiss

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Mappa dell'Hornet's Nest

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Mar 14 Set 2010 - 23:45

Sul finire della giornata del 6 aprile, il bilancio per gli unionisti era disastroso, ma non così grave come si potrebbe pensare a prima vista. I federali si erano ritirati per più di 3 Km, avevano avuto 10.000 tra morti, feriti e dispersi più altri 15.000 uomini circa sbandati nei territorio circostante ma, pur se in una situazione disperata, il rimanente esercito unionista era ora trinceato in una posizione ben salda e difficile da espugnare con la buona prospettiva di ricevere a breve gli agognati rinforzi.
Dal canto loro i confederati avevano invece sprecato una grande occasione e seppur vittoriosi erano esausti e logorati almeno quanto lo erano gli unionisti, se non di più.

Alle 23:00 Grant e Sherman si incontrarono per concordare una controffensiva per la mattina del 7 aprile con l'aiuto dei rinforzi che affluirono nella notte. I due erano convinti che la parte che avesse preso per prima l'iniziativa avrebbe vinto la battaglia.
Bisogna dire che tra i due vi era grande affiatamento. Durante la critica giornata del 6 aprile si incontrarono alle 10:00 nel momento forse più aspro della battaglia. Grant era accorso per portare munizioni all'ala destra che stava per cedere alla pressione sudista e trovò Sherman che nel caos più totale con i suoi uomini allo sfascio rimaneva calmo e imperturbabile. Si ritrovarono in serata per rimarcare il fatto alla maggioranza degli ufficiali unionisti che l'armata del Tennessee non avrebbe attraversato il fiume per sganciarsi dalla battaglia ma, anzi, con l'arrivo dei rinforzi si sarebbe andati al contrattacco.

I vertici dell'esercito confederato nella giornata del 6 aprile, rimasti senza il comandante supremo e ideatore dell'avanzata confederata, rimasero in una posizione di stallo e non furono in grado di rimpiazzare Johnston. Non reagirono ne Cheatham, ne Whiters, ne Breckinridge ne Jackson ne tantomeno Beauregard. Dalle 14:30 (presunta morte di Johnston) alle 16:00 circa non ci fu alcun coordinamento contro le vacillanti truppe unioniste in procinto di cedere proprio dopo l'ultima fatale carica di Johnston sulla Hornet's Nest e dove sembrava essersi aperta una breccia che portava dritto fino a Pittsburg Landing.
Si mosse Braxton Bragg che però dimostrò poca fantasia e, partendo in ritardo, continuò a martellare frontalmente le posizioni unioniste a Hornet's nest. Solo dopo le 17:00 tale posizione cedette e si arrese. Erano passate più di tre ore da che Johnson era spirato e benche parte dei sudisti cominciassero a sciamare oltre l'ala sinistra dei nordisti sconfitti, rimaneva troppo poco tempo prima dell'arrivo del buio. Inoltre numerosi soldati affamati si fermarono sugli opulenti accampamenti unionisti abbandonati per saccheggiarli, come successo in mattinata, mentre altri erano intenti a rastrellare i numerosi prigionieri.

Nonostante ciò i combattenti confederati erano convinti che Bragg gli avrebbe condotti alla vittoria in un ultimo assalto che avrebbe schiacciato e ributtato nel fiume ciò che restava dell'esercito unionista. Non accade niente di tutto ciò. Alle 18:00 arriva l'ordine di ritirata da parte del confuso e demoralizzato Beauregard che, essendo lontano dal fronte non si rendeva conto della ottima opportunità che i sudisti stavano per la seconda volta sciupando. Gran parte degli ufficiali confederati restarono stupefatti, primo fra tutti Nathan Bedfor Forrest, convinto che con un ultima decisiva carica finale al tramonto si potevano battere gli unionisti prima dell'arrivo dei rinforzi.

Jackson
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Whiters
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Forrest
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Cheatham
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I rinforzi di Wallace

Messaggio  Generale Meade il Mer 15 Set 2010 - 12:07

Il generale Lew Wallace era al comando della III divisione di riserva composta da 7.000 uomini. Grant si era premunito di avvisarlo nella mattina del 6 per allertarlo e quindi a tenersi pronto a intervenire. Il battello a vapore Tigress aveva il compito di portare tali ordini verbali al generale, ma arrivarono due ore dopo l'attacco a sorpresa dei confederati a Sherman.

Resosi conto dello sfacelo in cui si trovava il suo esercito, Grant sollecitò energicamente a metà mattina, con un secondo messaggio, Wallace ad intervenire immediatamente con i suoi uomini, dirigendosi a sud, per coprire i 10 Km che lo separavano da Shiloh. Tale messaggio avrebbe dovuto raggiungere Wallace alle 11:30 circa del mattino, e quindi il suo intervento sarebbe arrivato giusto in tempo per smorzare la tremenda pressione dei confederati sulla ala sinistra ed il centro unionisti delle ore 14:00. Purtroppo Grant dovette prendere drammaticamente atto che di Wallace e dei preziosi rinforzi non vi era traccia alcuna. Sconcertato invia un ennesimo perentorio messaggio. Tutto inutile. Wallace sembrava svanito nel nulla.
Al colmo della disperazione invia il colonnello McParson e il capitano Rawlins a raggiungere il Wallace per scortarlo lungo la strada del fiume e portarlo nel luogo dello scontro.

I due ufficiali tornarono a rapporto da Grant alle 19:00 a mani vuote. Riferirono allo stupefatto Grant delle vicissitudini incredibili cui Wallace era andato incontro. Raccontarono di marce e contromarce lungo sperduti sentieri, di strade sbagliate e ingombranti cassoni. Praticamente Wallace distava da Shiloh ancora 10 Km. Se non fosse stato un momento così drammatico la cosa era davvero tragicomica.

La battaglia era perduta!!!

Questo sicuraramente pensava Grant mentre ascoltava alibito i due ufficiali. Ma dove era Wallace? Cosa era realmente successo?

Wallace
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Rawlins
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Il battello a vapore al centro è il Tigress
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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Mer 15 Set 2010 - 16:15

Ecco cosa avvenne di primo mattino tra Wallace e Grant imbarcato sulla Tigress.

Alle 8:00 del mattino del 6 aprile a Crump's Landing, senza neanche sbarcare, Grant, in preda all'ansia per il rumore degli spari provenienti dal fronte gridò a Wallace: Si tenga pronto a muoversi appena ricevuto l'ordine. Al che Wallace rispose: "Ma generale, ho ordinato il concentramento delle truppe alle sei esatte. Sono pronto ora".
Grant di rimando: "Molto bene. Tenga pronta la divisione a marciare in ogni direzione". Subito dopo partì in direzione di Shiloh.
Wallace rimase pertanto fermo in attesa di direttive per ben tre ore, nonostante il rombo del cannone si sentisse distintamente. Alle 11:30 arriva l'ordine di Grant che, chissà perchè, non era firmato e scritto malamente a matita. Vi era scritto di lasciare una scorta a protezione dei rifornimenti e di congiungersi con l'ala destra dell'esercito schierandosi ad angolo retto con il fiume, lasciandosi guidare dalle circostanze. Wallace chiese maggiori informazioni riguardo lo strano ordine, ma Baxter, il furiere di Grant, gli confuse ancora di più le idee dicendogli che gli unionisti "stavano respingendo" il nemico.

Erano quasi le 12:00 e Wallace doveva decidere subito il da farsi. Aveva due possibilità. Vi erano due strade da percorrere. Una, quella lungo il fiume, era la più breve ma portava a Pittsburg Landing, non sull'ala destra unionista. Inoltre in acuni punti la strada risultava paludosa e difficilmente praticabile per i carri e i cassoni.
L'altra strada, chiamata Shunpike, era più lunga e si trovava all'interno, ma risultava più transitabile della prima e inoltre portava dritto sull'ala destra dell'esercito unionista, come scritto sul foglietto.

Dopo aver concesso agli uomini di consumare un veloce pasto, decise di avviarsi lungo la Shunpike. Decisione che dovette pentirsi di aver preso per il resto della sua vita.

Wallace percorse la strada a tempo di record ed in appena 1 ora e 1/2 aveva già fatto 8 Km con la sua divisione, e già l'avanguardia stava per guadare l'Owl Creek, vicinissima a Sherman quindi (secondo Wallace), quando arrivò una staffetta al galoppo che lo sollecitava da parte di Grant a "che si sbrigasse".

Wallace non fa in tempo a metabolizzare la sorpresa (più veloce di così in effetti non poteva proprio fare) che arriva una seconda staffetta al galoppo, il capitano Rowley, che trafelato gli dice: "Ma dove stà andando?" - Wallace di rimando: "A raggiungere Sherman" - al che la staffetta gli spiegò che Sherman in quel momento (erano le 14:00) si trovava con l'intero esercito a meno di un Km dal fiume e che rischiava di finirci dentro.
In quel momento gli si accese una luce in testa e si rese conto della gravità del momento. Come ebbe a ricordare successivamente "mi trovavo in realtà nella retroguardia dell'intero esercito confederato".

Per tornare indietro Wallace perse altro tempo prezioso, anche per via di alcuni ordini male impartiti da lui alla divisione. Quando lo trovarono McPherson e Rawlins era appena tornato al punto di partenza ed aveva perduto più di tre ore. Fatto ancora più grave, rifiutò di abbandonare le batterie, come ordinato da Grant per arrivare il prima possibile e ingaggiare immediatamente battaglia, ma si mise in marcia di tutto punto. McPherson e Rawlins andarono via disgustati.
Quando arrivò sotto la pioggia e al buio a Pittsburg Landing nessuno lo accolse.

Wallace a sua discolpa citò i seguenti punti:

1) gli era stato ordinato di avanzare troppo tardi
2) gli ordini di Grant erano scritti male, incomprensibili e non firmati
3) a lui erano stati riferiti messaggi contradditori e inaccurati sullo scontro
4) i suoi soldati arrivarono in ritardo perchè furono costretti ad un percorso circolare di 22 Km al posto di 10 non per colpa sua e, incolpevoli, furono più scherniti che festeggiati.

La diatriba non finì praticamente se non anni dopo, con la morte di Wallace che, sentendosi ferito nell'onore, passò il resto della sua vita tentando di discolparsi da colpe che non riteneva sue.

Percorso di Wallace a Shiloh

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 16 Set 2010 - 12:28

Vorrei aggiungere a quanto scritto esaustivamente dal ns Meade che Lewis Wallace, anche a distanza di molti anni dalla fine della guerra civile, si adoperò in vari modi per far cadere ogni responsabilità nei suoi confronti per quello che era successo a Shiloh. Pur diventando ricco e famoso per aver scritto il libro “Ben Hur”, opera, che,come è noto, ebbe una risonanza mondiale, egli si adoperò per far cambiare opinione a Grant ormai vecchio e malato, il quale stava redigendo le sue memorie, ma non ci fu nulla da fare, Grant rimase della sua idea.

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Ven 17 Set 2010 - 9:02

George Armstrong Custer ha scritto:Vorrei aggiungere a quanto scritto esaustivamente dal ns Meade che Lewis Wallace, anche a distanza di molti anni dalla fine della guerra civile, si adoperò in vari modi per far cadere ogni responsabilità nei suoi confronti per quello che era successo a Shiloh. Pur diventando ricco e famoso per aver scritto il libro “Ben Hur”, opera, che,come è noto, ebbe una risonanza mondiale, egli si adoperò per far cambiare opinione a Grant ormai vecchio e malato, il quale stava redigendo le sue memorie, ma non ci fu nulla da fare, Grant rimase della sua idea.


La rovina vera e propria di Wallace ebbe inizio il 12 Aprile con larrivo del generale Halleck. Quest'ultimo, invidioso di Grant, non perse occasione per infangarlo, accusandolo di non aver adeguatamente messo in sicurezza l'armata del Tennessee dall'attacco a sorpresa del 6 aprile che rischiò di travolgerla e, con la scusa, lo esonerò dal comando. Grant, nonostante Wallace il 7 aprile si fece onore sul campo, per non farsi travolgere completamente dalle accuse, se la rifece su Wallace che, se pur non brillò il giorno 6 aprile, con la riscossa del giono 7 si era abbondantemente riscattato.

Halleck
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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 17 Set 2010 - 10:14

Indubbiamente, nell’episodio che aveva coinvolto il gen. Lewis Wallace, ci fu la ricerca del classico capro espiatorio. Grant, superato il momento critico iniziale nel quale era stato criticato da Halleck per essersi fatto sorprendere a Shiloh dai Confederati, stava diventando l’astro nascente nel panorama dei comandanti Nordisti e quindi sarebbe stato controproducente attaccarlo. D’altra parte la battaglia di Shiloh, a causa anche dell’elevato numero di perdite, aveva prodotto numerose polemiche da parte dell’opinione pubblica dell’Unione, la quale era uscita da tale battaglia molto scossa.
Pertanto,fece comodo a tutti puntare il dito esclusivamente sul comportamento tenuto da Wallace a Shiloh in quel particolare frangente, non guardando, o facendo finta di non guardare, il contesto complessivo nel quale si era svolta la predetta battaglia.

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Ven 17 Set 2010 - 10:46

Sono d'accordo.

Sicuramente Wallace peccò di ingenuità il giorno 6, ma se Grant gli avesse concesso di muoversi di primo mattino, come da lui richiesto, le cose sarebbero andate diversamente, anche se non credo che col caos regnante in prima liena, Wallace avrebbe potuto, con i suoi 7/8.000 uomini, contrastare efficacemente la travolgente marea grigia dei confederati, ma probabilmente ne sarebbe stato travolto anche lui.

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  R.E.Lee il Ven 17 Set 2010 - 11:42

Direi che sia Grant che Sherman furono palesemente sorpresi dall'attacco, neppure tanto a sorpresa, operato dai confederati. sono abbastanza d'accordo con Meade. se L.Wallace fosse stato spedito il 6 a shiloh, probabilemte sarebbe finito nel calderone del disordine e confusione che regnava fra le truppe unioniste e non avrebbe potuto fare granchè.


Lee

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 17 Set 2010 - 12:42

A mio avviso, è degno di nota sottolineare ancora una volta come per molti americani, forse per quasi tutti, gli accadimenti della guerra civile pesarono tantissimo in modo postumo nella memoria collettiva e individuale degli americani stessi.
Wallace nel dopo- guerra, ritornando alla vita civile, si dimostrò eccellente in svariati campi, compresa la letteratura,ma l’episodio da lui occorso a Shiloh lo tormentò per tutta la vita.

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Ven 17 Set 2010 - 12:47

Sherman fece lo stesso errore che poi ripetè a Bentonville, cioè nonostante ci fossero state delle avvisaglie di un possibile attacco confederato non si curò per nulla di preparasi a combattere o di effettuare qualche ricognizione seria nei pressi.

Ciao

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Re: Battaglia di Shiloh: discussione tattico-strategica

Messaggio  Generale Meade il Ven 17 Set 2010 - 14:07

In effetti, Sherman non mise probabilmente i picchetti e sicuramente non fece fare perlustrazioni preventive alla cavalleria nonostante qualche volta si sentisse persino sparare in lontananza. Il colmo fu di non essersi accorto che 40.000 e passa uomini con carriaggi, animali e quant'altro fossero ad appena 3 Km di vicinanza. Incredibile.

Meade

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I rinforzi di Buell

Messaggio  Generale Meade il Ven 17 Set 2010 - 15:57

Dopo il crollo della Hornet's Nest ci fu un fuggi fuggi generale di unionisti che correvano verso le rupi di Pittsburg Landing, mentre molti si riversavano disperatamente nel fiume in preda al panico. L'equipaggio di un battello impedì ai fuggiaschi di salire a bordo, a costo di usare le baionette. Il generale di brigata W. Nelson, disgustato dalla vista delle centinaia di sbandati depressi che non volevano più saperne di battersi, chiese persino il permesso di sparare loro addosso. Intanto stavano intervenendo le cannoniere Tyler e Lexington in appoggio a Grant, che con 50 cannoni e i più tenaci e coriacei soldati rimasti, stava organizzando l'estremo baluardo, da opporre ai confederati in procinto di arrivare. Erano praticamente lo "zoccolo duro" dell'armata del Tennessee. Fecero appena in tempo. Col loro aiuto e l'estremo resistenza degli ultimi irriducibili, col sopraggiungere del buio i confederati desistettero nei loro assalti, con grande contrarietà di Forrest, resosi conto che con l'arrivo dei rinforzi unionisti le possibilità di vincere la battaglia erano nulle.

Mezz'ora dopo la resa di Prentiss intanto, sulla sponda opposta del fiume Tennessee, stavano cominciando ad affluire i rinforzi di Buell che i battelli unionisti si apprestavano a far traghettare nella notte.

Nelson
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Cannoniera Tyler
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Messaggio  P.G.T. Beauregard il Ven 17 Set 2010 - 16:04

I sudisti si erano già fatti sentire e avevano fatto anche qualche scaramuccia con dei picchetti nordisti prima della battaglia, ovvero il 5 aprile con tanto di artiglieria. Sherman aveva ignorato moltissimi rapporti di movimenti, rumori e voci di un imminente attacco liquidandoli (senza cercare alcuna conferma) come ricognizioni di qualche unità di cavalleria, nonostante molti dei suoi subordinati si convinsero che un attacco era ormai imminente. Ad esempio la brigata Peabody di sua iniziativa passò tutta la notte pronta ad entrare in azione nonostante il comando di divisione fosse sciettico riguardo ad una simile evenienza.

Ciao

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