Le Marine Militari Unionista e Confederata

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Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  Ospite il Lun 12 Ott 2009 - 22:22

Ho trovato queste informazioni su di un argomento che mi interessa molto: la guerra civile sul mare. In particolare, qui vi sono semplici ma interessanti considerazioni su come le due marine si siano organizzate all'esordio della guerra. Preso dal sito http://www.icsm.it/secessione.

PROLOGO
La vecchia Unione era una nazione marittima, eppure durante il tempo di pace possedeva solo 90 legni da guerra – dei quali 35 potevano essere considerati moderni – e 3 navi a vapore erano immediatamente disponibili, in quanto non dislocate in basi straniere. Non era molto per imporre il blocco lungo 3.500 miglia di costa confederata, rifornire le basi isolate come Fort Pickens in Florida e rendere effettivo l’embargo dei porti confederati voluto da Lincoln. Altrettanto debole era il potenziale umano in servizio, circa 7.600 marinai, di cui 1.554 erano ufficiali, fra i quali una significativa percentuale era costituita da elementi nativi degli stati secessionisti.

FUGA DALL’OLD NAVY
Con l’avvio della crisi politica – che sarebbe successivamente sfociata nella proclamazione degli Stati Confederati d'America – iniziarono a pervenire le prime dimissioni di ufficiali ed il Navy Department di Washington fu pervaso da profonda demoralizzazione: se ne registrarono 11 nel dicembre 1860, fra le quali ben 7 da parte di elementi della Sud Carolina e 9 di persone che avrebbero in seguito vestito l’uniforme confederata. Ma nel gennaio 1861 si ebbero altre 40 dimissioni, seguite da 20 in febbraio e da 37 in marzo. Con la presa di Fort Sumter, la secessione della Virginia e l’inizio della guerra, altri 114 ufficiali lasciarono il servizio, seguiti nei successivi tre mesi da altri 120: in totale alla fine del 1861 almeno 373 ufficiali avevano lasciato la marina dell’Unione. La decisione fu senz’altro amara, come avveniva per gli ufficiali dell’Old Army, ma essa era incoraggiata anche dalla lentezza delle carriere, mentre la nuova marina della Confederazione prometteva promozioni più veloci. Il Luogotenente (equivalente nell’esercito al capitano) J. R. Hamilton, primo a rassegnare le dimissioni il 1° dicembre 1860 – prima che il suo stato, la South Carolina, dichiarasse la secessione – fu interprete di una attiva campagna di proselitismo scrivendo su molti giornali per incitare gli ufficiali nati negli stati del Sud ad unirsi alla sua scelta, procedendo, se al comando di navi, a condurle in porti del Sud ove arrendersi. Poche settimane dopo il Capitano (equivalente nell’esercito al colonnello) V. M. Randolph, dell’Alabama, con circa 50 anni di servizio, penetrò con alcuni seguaci nella base di Pensacola e la catturò; egli si era dimesso 2 soli giorni prima, ma la sua richiesta non era ancora stata accettata, per cui aveva compiuto l’azione mentre era ancora in servizio per l’Unione. Comunque vi fu anche chi si sentì maggiormente legato al giuramento prestato che alla terra d’origine, come avrebbe fatto il Capitano David G. Farragut. Questi, originario del Tennessee e sposato con una donna della Virginia, con molti parenti al Sud, sarebbe diventato il Comandante supremo della U. S. Navy. Del resto vi aveva trascorso quasi 50 anni e, anche se sospettato di poter passare dalla parte della Confederazione, rimase fedele alla propria uniforme; come lui si comportarono altri 126 ufficiali originari del Sud, mentre 126 risposero al richiamo della propria terra. La vecchia marina fu comunque colpita in quella parte che era decisamente più vulnerabile: gli ufficiali di grado intermedio: se su 93 Capitani se ne andarono solo in 15, nel grado immediatamente inferiore, quello di Comandante (nell’Esercito il Tenente Colonnello) su 123 se ne dimisero 34, 29 dei quali entrarono a far parte della marina ribelle, mentre su 351 Luogotenenti la percentuale fu ancora maggiore, con 89 dimissioni. Per l’Unione si trattò di un salasso di quadri davvero significativo, tenuto conto anche dell’elevato numero di nuove navi che essa avrebbe messo in campo. Sarebbe stato necessario promuovere molti sottufficiali, e far ricorso a tutti i diplomati dell’Accademia Navale per ripianare i vuoti, ma sarebbe occorso tempo per poter preparare comandanti ed ufficiali di staff all’altezza del compito. Fu quindi necessario fare un ampio ricorso ai volontari, ma essi si arruolavano per un tempo determinato, e spesso avevano ben limitate conoscenze marinaresche. Fra l’altro, mentre gli ufficiali con il grado di Capitano erano in genere anziani e non idonei al comando di navi in operazioni, fra quelli che passarono al Sud ve ne erano alcuni che potevano essere considerati fra i migliori ingegni dell’Old Navy, come Matthew S. Maury, che aveva conquistato una fama internazionale come oceanografo, Franklin Buchanan e Raphael Semmes. Se essi fossero rimasti con l’Unione avrebbero potuto essere estremamente utili, ma per sfortuna di Lincoln tutto ciò avvenne prima che il suo Ministro per la Marina, Gideon Welles, assumesse l’incarico e potesse far qualcosa. Questi trovò una situazione disastrosa anche sotto il punto di vista del morale, aggravata dal fatto che molti erano coloro che ricevevano proposte e lusinghe dal Sud, per tale ragione Welles sarebbe stato sospettoso anche verso Porter e Farragut, due fra i principali lealisti. In effetti egli, dopo la caduta di Fort Sumter, iniziò a reagire e, se prima aveva accettato le dimissioni in maniera asettica, senza infliggere punizioni, iniziò a rifiutare quelle di coloro che avevano il grado di Luogotenente o superiore. In pratica se non si poteva evitare una dimissione, si doveva fare in modo che essa provocasse il maggior numero di danni all’interessato. Welles inoltre, così come aveva fatto l’esercito, pretese dagli ufficiali un atto formale di lealtà all’Unione, virtualmente spingendo altri elementi alle dimissioni. L’emorragia cessò alla fine del 1861, con 5 Luogotenenti ed un Assistente Chirurgo; questi fu davvero l’ultimo, il 12 dicembre 1861, si trattava di James W. Herty, della Georgia, che 2 mesi dopo sarebbe passato ai Confederati.

RIORGANIZZAZIONE DELLA MARINA DELL’UNIONE
Nonostante i gravi colpi subiti la marina dell’Unione, al termine del conflitto, avrebbe raggiunto le 51.500 unità, raddoppiando il potenziale umano disponibile all’inizio, con 700 navi di tutte le categorie. Queste avrebbero navigato tutti i fiumi degli Stati Uniti e tutti gli oceani del mondo, richiedendo un’organizzazione che sino ad allora era ritenuta impensabile, a cui capo vi era questo giornalista del Connecticut privo di esperienza marinara. Welles si dimostrò un abile amministratore, riuscendo a dirigere il proprio ufficio da cui dipendevano 4 organismi: quello dell’Assistente Ministro per la Marina, quello del Giudice Avvocato Generale, una Commissione per il Codice Navale e un Ufficio del Registro Navale e della Biblioteca. Di maggior rilievo per la vita della flotta erano i 13 Dipartimenti che influivano direttamente sulla vita e la carriera del personale. L’Ufficio per le Costruzioni, gli Equipaggiamenti e le Riparazioni nel luglio fu suddiviso in più piccoli uffici in grado di operare con maggiore efficienza, uno di questi fu l’Ufficio per le Costruzioni e le Riparazioni, un altro l’Ufficio per i Motori a Vapore, ed il terzo l’Ufficio per il Reclutamento e gli Equipaggiamenti. Esisteva poi l’Ufficio per la Chirurgia e la Medicina, l’unico retto da un chirurgo in luogo di un ufficiale. L’Ufficio della Navigazione supervisionava cinque sotto-uffici, incluso l’Osservatorio Navale, l’Ufficio dell’Almanacco Navale, il Corpo dei Cappellani, e l’Accademia Navale. Il suo compito principale si svolgeva attraverso l’Ufficio del Dettaglio, che curava le assegnazioni degli ufficiali. Tutte le artiglierie erano gestite dall’Ufficio degli Armamenti, mentre un altro ufficio provvedeva agli indumenti ed alle provviste. Con l’istituzione dell’Ufficio per i Motori a Vapore si creò anche l’Ufficio del Sovrintendente Generale alle Corazzate, alla cui competenza sfuggivano solo le cannoniere fluviali, seguite dall’Ufficio del Sovrintendente alle Cannoniere Corazzate. Infine esistevano uffici per la gestione delle basi e dei porti militari, del Corpo dei Marines etc. Naturalmente la marina che era al fronte reggeva il vero peso delle operazioni, ed essa, come l’esercito, era organizzata su base geografica in squadroni e flottiglie. In linea di massima gli squadroni pattugliavano le coste realizzando il blocco navale, mentre le flottiglie operavano sui fiumi, di norma in cooperazione con le truppe di terra.
Il primo squadrone fu quello del Blocco Atlantico, che operava dalla Virginia alla Florida, esso nel settembre 1861 fu suddiviso negli squadroni del Nord e del Sud Atlantico, per far fronte all’aumento del volume delle operazioni. Allo stesso modo il settore del Golfo del Messico fu affidato allo Squadrone del Blocco del Golfo, presto diviso in quelli del Golfo Orientale ed Occidentale. Al largo, in oceano, vi era lo Squadrone delle Indie Occidentali per proteggere i commerci dell’Unione, mentre nei rispettivi settori operavano gli squadroni Africano e del Pacifico, ed altre navi intervenivano nel Mediterraneo e nelle acque dell’America del Sud. Fra le flottiglie vi erano quelle dei fiumi James e Potomac; esse potevano essere sciolte e costituite in relazione alla situazione, inoltre, ad esempio, la Flottiglia del Mississippi divenne lo Squadrone del Fiume Mississippi.

GLI UFFICIALI NELLA MARINA DELL’UNIONE
Rispetto al rapporto numerico esistente dell’esercito fra ufficiali e rimanente personale, il numero di ufficiali della marina era straordinariamente alto, ma ciò avveniva perché sulle navi un ufficiale aveva compiti specializzati e, a differenza delle forze terrestri dove un tenente o capitano guidava un’intera compagnia, su di un battello egli poteva vedersi affidare un ben ridotto numero di marinai, per un compito ben preciso come far funzionare una caldaia, manovrare una vela o un pezzo d'artiglieria. Il grado più elevato all’inizio del conflitto era quello di contrammiraglio, chi lo rivestiva era in genere assai anziano, con oltre 40 anni di servizio. Procedendo verso il basso vi era il Capitano, poi il Comandante, il Luogotenente Comandante, quindi il Luogotenente. Seguivano poi i cosiddetti ufficiali di Staff come il Chirurgo, l’Assistente Chirurgo Capo e l’Assistente Chirurgo, seguiti dall’Ufficiale Pagatore, dal Mastro in promozione, dal Cappellano, dall’Ingegnere e dal Professore di matematica, era poi la volta dei Sottufficiali e dei Comuni.
Il Corpo dei Marines invece utilizzava gli stessi gradi dell’esercito, da quello di Sottotenente a quello del Comandante, un Colonnello. Esso, poco consistente, era dotato di soli 63 ufficiali nel dicembre 1860, dei quali 20 si dimisero.
Altrettanto difficile per un appartenente all’esercito era cercare di riconoscere i gradi sulle uniformi dei colleghi di marina. Il contrammiraglio aveva otto galloni dorati ad ogni polso, con una stella al di sopra del gallone posto più in alto, che faceva comprendere come il suo grado equivalesse a quello di Maggior Generale. All’inizio della guerra il grado di Commodoro non esisteva che come titolo onorifico per chi comandava una flottiglia o un reparto equivalente, ma a partire dal 1862 fu riconosciuto come un vero e proprio grado, posto immediatamente al di sotto di quello di contrammiraglio, riconoscibile per 7 galloni dorati ed una stella sulla spalla. Il capitano presentava sei galloni ed un’aquila argentata sulle spalline a barretta, mentre i gradi inferiori si distinguevano ciascuno per un gallone in meno, con lo stesso simbolo di grado dell’esercito sulla spallina a barretta. I gradi equivalenti a quelli dei sottufficiali dell’esercito erano chiamati petty officer, ancorché non fossero ufficiali, aumentando così la confusione. Tutti gli ufficiali inseriti in posizione di line avevano un’ancora d’argento al centro, o due ai lati delle spalline a barrette, mentre gli ufficiali dello staff si distinguevano per particolari insegne che ne indicavano i compiti: ad esempio gli Ufficiali Pagatori avevano foglie di quercia, i genieri una croce fatta di foglie di quercia, i cappellani una croce d’argento, i professori una foglia di quercia, mentre i chirurghi ne erano sprovvisti. I sottufficiali indossavano nodi da marinaio in luogo delle spalline a barrette. Di massima la regolamentazione relativa ai gradi era rispettata, anche se vi erano maggiori libertà rispetto a quanto avvenisse nell’esercito; molta confusione veniva fatta circa le strisce apposte alle maniche, in quanto variava lo spessore e talvolta le insegne sulla manica non corrispondevano a quelle sulla spalla.
Per far fronte alle perdite il bacino naturale era costituito dall’Accademia Navale di Annapolis, nel Maryland, fondata nel 1845 e spostata nel maggio 1861 a Fort Adams, vicino Newport, nel Rhode Island, e, dopo altri 5 mesi, ad Atlantic House, in un hotel, ove rimase fino alla fine della guerra. In effetti solo gli appartenenti alle classi anziane erano alloggiati nell’albergo, i ragazzi frequentatori di 1° e 2° anno vivevano a bordo delle navi scuola Santee e Constitution, ancorate a Goat Island, L’area dell’Accademia di Annapolis fu invece utilizzata dall’esercito per la difesa del Maryland. Quando si rese necessario ripianare gli organici sconvolti dalle dimissioni, la classe che avrebbe dovuto diplomarsi nel 1862 fu distaccata in Accademia per compiti speciali: quei ragazzi non fecero ritorno e non furono mai diplomati, anche se furono trattati come se avessero conseguito il titolo. Gli studi comprendevano costruzioni navali, vita a bordo delle navi, tattica, esercizi pratici, trasmissioni, nuoto, ginnastica, materiali ed artiglieria, scherma, algebra, geometria, trigonometria e calcolo, macchine a vapore, astronomia, navigazione, sorveglianza, fisica e chimica, matematica e meccanica applicate, letteratura inglese, storia e diritto, lingua francese e spagnola, disegno e realizzazione di mappe: era davvero un rigoroso programma. Il Commodoro George S. Blake era il Sovrintendente, assistito da uno staff misto di militari e civili di circa 90 persone. Gli allievi, come avveniva per l’accademia di West Point dell’Esercito, venivano designati dal Congresso, in ragione di 1 all’anno per Senatore, più 10 di varia provenienza ed 1 dal Distretto di Columbia, di competenza del Presidente. A causa del rigido sistema delle promozioni che prevedeva quale insostituibile premessa la vacanza organica, coloro che frequentarono l’Accademia durante la Guerra Civile non raggiunsero posizioni elevate.

ORGANIZZAZIONE DELLA MARINA CONFEDERATA
Nella marina Confederata il problema relativo al riconoscimento dei gradi era assai meno sentito, sia perché gli ufficiali erano pochi, sia perché vi era grande penuria di uniformi. In effetti, immediatamente dopo la secessione ogni stato creò la propria marina, ma tre giorni dopo l’elezione di Jefferson Davis quale Presidente, il 21 febbraio 1861, il nuovo Congresso di Montgomery, in Alabama, approvò un “atto per la costituzione del Ministero della Marina”, autorizzando il Presidente a nominare un Ministro. La scelta cadde su Stephen B. Mallory, avvocato della Florida ed ex-senatore dell’Unione che, come la sua controparte Welles, aveva scarsa esperienza di cose marinare, se si eccettua che aveva presieduto il Comitato per gli Affari Navali all’interno del Senato, eppure si dimostrò una delle poche scelte felici di Davis, riorganizzando il settore in modo assai simile a quanto fatto al Nord. Egli stabilì 4 Dipartimenti principali: Ordini e Dettaglio, Armamento ed Idrografia, Provviste e Vestiario e Medicina e Chirurgia, ciascuno diretto da un ufficiale che era appartenuto all’U.S. Navy. Il primo provvedeva all’impiego degli ufficiali, il secondo alla realizzazione di artiglierie, mine e siluri, nonché alle informazioni sulla navigazione ed alla supervisione dell’attività dell’Accademia Navale, il terzo aveva competenza anche sulle paghe. Al fine di soddisfare l’esigenza di costruire le navi, Mallory costituì l’Ufficio per il Capo delle Costruzioni e per l’Ingegnere in capo per l’acquisizione delle macchine. Anche l’Ufficio dei Marines fu posto sotto il suo controllo e, tenendo conto del disperato bisogno di navi, Mallory fu autorizzato a mantenere una rappresentanza in Europa, ove i suoi agenti potevano acquistare dei bastimenti. Egli divise la flotta secondo un criterio geografico, chiamando i raggruppamenti con il nome di squadroni. Essi prendevano il nome dal Fiume James in Virginia, dalla North Carolina, da Charleston, dal Fiume Savannah, da Mobile, dal Fiume Mississippi, da Galveston, e dal Fiume Red, esistevano inoltre altri piccoli comandi di contingenza, non permanenti. Le navi destinate ad operare come bastimenti pirati operavano in maniera indipendente, senza nomi di settori, mentre gli squadroni erano di massima destinati a proteggere fiumi e porti, tentando di rompere il blocco; in genere lo squadrone era comandato da un capitano.
Il problema relativo agli ufficiali pervenne sul tavolo di Mallory non appena egli prese possesso dell’ufficio, in quanto il Congresso il 16 marzo 1861 lo autorizzò a nominare 4 capitani, 4 commodori, 30 luogotenenti, 10 chirurghi, 6 pagatori e 2 capi-ingegneri. Divenne ben presto evidente che sarebbe stato necessario un numero molto più elevato di ufficiali, ma tale problema fu in gran parte superato grazie alle numerose dimissioni dalla Marina dell’Unione. Peraltro fra queste ve ne erano molte che riguardavano elementi assai avanti con gli anni “muniti solo di patriottismo” come avrebbe scritto il capitano Raphael Semmes “che sarebbero stati utili come personale di staff in una marina modernamente equipaggiata ed organizzata, ma che, considerata la situazione della Marina Confederata, erano spesso poco idonei ad essere di aiuto”.
Mallory risolse il problema creando due Marine, come fece l’Unione. La Marina Regolare Confederata accettava tutti i dimissionari e dava loro un grado equivalente ed una destinazione, collocando a capo degli Uffici i più anziani; nel maggio 1863 il Congresso creò la Marina Volontaria, in cui Mallory inserì, per svolgere incarichi di comando, i più giovani e vigorosi, consentendo incrementi di grado, così facendo la “Regular” divenne qualcosa “di assai simile ad una lista di pensionati” . Alla fine circa 1.000 uomini servirono in qualità di ufficiali nella Marina Confederata; la loro carriera era abbastanza lenta, legata alla creazione di vacanze dovute, per lo più, ai decessi ed alle dimissioni, il numero di ufficiali in ogni grado era previsto con atto del Congresso che stabiliva un totale di 798, che peraltro non fu mai coperto completamente e, ad esempio, mentre erano autorizzati 4 ammiragli, in effetti ne venne nominato solo 1, Franklin Buchanan, allo stesso modo su 10 capitani previsti, se ne ebbero solo 9. Non era stato istituito il grado di commodoro, ma ve ne era uno equivalente onorifico per chi era al comando di flottiglie o squadroni. Discendendo la gerarchia troviamo i comandanti seguiti dai luogotenenti, suddivisi in due categorie, primi e secondi. Non era previsto il luogotenente comandante, né l’alfiere, ma vi erano mastri, ingegneri, chirurghi, pagatori come nella Marina yankee.
I regolamenti prevedevano uniformi grigie con gradi alle spalline a barre ed ai polsi, nonché al cappello ed ai bottoni. L’ammiraglio aveva 4 stelle dorate sulle spalle e sul frontale del berretto e 4 galloni dorati, il superiore con un cerchio, ai polsi, mentre sulla giubba vi erano 2 file di 9 bottoni. Il capitano aveva 3 galloni e 3 stelle, il comandante 2 galloni e 2 stelle, il luogotenente un gallone ed una stella. Il mastro aveva un gallone senza cerchio, mentre i sottufficiali si distinguevano per 3 bottoni ai paramani ed un galloncino alla spalla, mentre un’ancora adornava il cappello. Gli ufficiali di staff (pagatori, chirurghi, ingegneri etc.) indossavano la stessa uniforme dei mastri, con la differenza che il gallone era di diverse dimensioni, mentre il numero dei bottoni ai paramani indicava il rango. Poiché la Confederazione aveva più ufficiali che navi ed incarichi, non risentì mai di problemi di personale, ed atteso che 281 elementi provenivano dall’U. S. Navy, Mallory dovette procedere alla nomina di meno di 50 ufficiali, gran parte ex-sottufficiali provenienti dall’Accademia Navale, non vi fu quindi bisogno di un vero sforzo per procedere al reclutamento.
Per quanto riguarda il Corpo dei Marines, come al Nord, non fu particolarmente sviluppato: si trattava di elementi che venivano utilizzati per gli abbordaggi, un tipo di azione poco ricorrente durante la Guerra Civile, nonché per compiti di guardia, servizio ai pezzi, incursioni a terra.
In materia di Accademia le cose andarono leggermente meglio rispetto ai colleghi-rivali dell’Unione. Il 16 marzo 1861 il Presidente Davis fu autorizzato a nominare i “Passed Midshipmen”, per un totale di 106, limite che nel 1865 fu portato a 150, sebbene durante l’intero corso del conflitto non furono nominati più di 200 elementi. Molti furono bocciati, altri transitarono nell’esercito, e nel dicembre 1861 il Congresso istituì un sistema analogo a quello vigente nel Nord, affidando ai senatori ed al Presidente la possibilità di procedere alle nomine. L’Accademia Navale Confederata era dislocata a bordo della C.S.S. Patrick Henry, il cui Sovrintendente era il Luogotenente William H. Parker. La nave – un battello a vapore a ruote laterali – era dislocata sul fiume James, a Drewry’s Bluff , ed era pienamente operativa, su di essa gli allievi studiavano e lavoravano per difendere il fiume James. In breve divenne evidente che il battello non era sufficiente ad ospitare un’Accademia, per cui furono costruiti degli alloggiamenti a terra, in modo da dislocare a turno sulla nave gli allievi. In effetti su 106 cadetti circa la metà poteva vivere sul “Patrick”, come era familiarmente chiamato. I ragazzi dovevano aver compiuto i 14 anni, ma non superato i 18, dovevano aver superato esami di lettura, scrittura, “spelling” e matematica. Una volta ammessi come cadetti “midshipmen” dovevano studiare sotto la tutela di ufficiali che comandavano le navi ove prestavano servizio o le installazioni a terra, in attesa di essere ricevuti sul “Patrick” che, in effetti, fu pronto ad ospitarli solo a partire dal 12 ottobre 1863. I programmi delle 4 classi erano rigidamente definiti, ed erano sostanzialmente gli stessi dell’Accademia Navale nemica, con l’aggiunta delle scienze politiche, inoltre a terra venivano istruiti anche sulle tattiche della fanteria. I ragazzi si svegliavano alle 0700, un’ora dopo facevano colazione e fino alle 1400 studiavano. Dopo pranzo era la volta delle esercitazioni pratiche e dello studio, vi era poco tempo per la ricreazione e non era facile ottenere la libera uscita per recarsi a terra [#23]. Alla nostalgia per la famiglia si aggiungevano i disagi dovuti alla cattiva qualità degli alloggiamenti, delle uniformi e del vitto. In particolare vi era chi lo riteneva nauseante ed assolutamente privo di varietà, “se non vi era un pezzo di carne di maiale grassa” scriveva il cadetto James M. Morgan, “vi era una fetta di carne fresca ricoperta con un pezzo di galletta ed un bicchiere di acqua calda colorata con la cicoria o con chicchi di mais abbrustolito che prendeva il posto del caffè”. Inoltre oltre la metà dei ragazzi soffriva di raffreddore e febbri grazie all’umidità ed al freddo sul fiume, ma ben scarse erano le esenzioni dal servizio. Gli era consentito solo di restare sdraiati sul ponte, scossi dai brividi di freddo. Non deve stupire se la coabitazione determinasse nervosismo e liti, vi fu persino una sfida a duello, che comunque non fu consumato. Comunque tutte le frustrazioni potevano svanire quando, nel corso di una lezione, si udiva il rombo del cannone e Morgan ricordava che “quella nave era la più realistica nave scuola mai esistita”. I ragazzi erano effettivamente sulla linea del fuoco, con la flotta dell’Unione a poche miglia sul fiume James che provocava allarmi frequenti. Pertanto era frequente che il professore interrompesse la lezione per dire “uscite e indicatemi quale batteria ha aperto il fuoco”, e i cadetti - in misura maggiore rispetto ai colleghi del Virginia Military Institute – venivano chiamati al servizio attivo, presentandosi in genere volontari quando veniva richiesto. In definitiva l’assegnazione al servizio attivo era una vera liberazione, un premio dato ai migliori. In genere gli allievi operavano nelle batterie a Drewry’s Bluff, piazzavano mine, partecipavano all’attività di unità d’abbordaggio per la cattura di vascelli nemici e davano una mano per contrastare gli attacchi delle forze terrestri federali. Ebbero così le loro perdite ed alla fine, nel corso dell’evacuazione di Richmond, incendiarono il vecchio “Patrick” e seguirono il governo Confederato per difendere le scorte di monete e gli archivi, fino al 2 maggio 1865; in questa data, quando il denaro fu distribuito ai soldati, il Sovrintendente Parker mise i ragazzi in libertà, distribuendo loro del cibo perché potessero tornare a casa. In tutto si diplomarono solo 2 classi, 48 elementi in totale, gli altri semplicemente non ebbero il tempo per concludere il corso degli studi e gli esami. Fra di essi vi era la crema della gioventù confederata, come il figlio del Generale Breckinridge e quello del Capitano Semmes, nonché congiunti del Generale Lee e delle principali casate del Sud. Il loro comportamento, sulle navi e nelle attività di sicurezza alle scorte di moneta della Confederazione, dimostrano come il livello della loro preparazione fosse stato portato in alto.

LE NAVI E GLI UOMINI
Se l’Unione aveva il significativo problema di riformare i quadri, la Confederazione non aveva una nave, pertanto i contrapposti Navy Departments dovettero fronteggiare una situazione davvero critica per dotarsi di navi ed equipaggi addestrati.
Trovare le navi significava per entrambe le parti costruirne alcune, trasformarne altre per esigenze belliche e comprare le rimanenti. Il Sud riuscì a mettere in servizio circa 500 vascelli, in genere di piccole dimensioni, ed alcune di queste navi acquisirono notorietà, come l’Alabama, il Florida e il Tallahassee ed altre di maggiori dimensioni che furono impiegate per dare la caccia alle navi mercantili, ma acquisirono fama anche monitors e corazzate fluviali o portuali come il Virginia (Merrimack), l’Arkansas e l’Albemarle. In gran parte si trattava di vapori fluviali e traghetti convertiti ed adattati, di piccolo tonnellaggio e con limitato equipaggio.
La marina dell’Unione, invece, dal 1861 al 1865 avrebbe utilizzato 716 navi, quasi tutte realizzate appositamente per il conflitto.
Trovare gli uomini per armare tutte queste navi fu una sfida costante. Il principale problema fu l’esercito, perché lo scoppio della guerra attirò gli entusiasti verso lo strumento terrestre: nessuno pensava che il conflitto sarebbe durato così a lungo da dare un qualche ruolo alla marina, né prevedeva che vi sarebbero stati combattimenti in mare, anche se la guerra fosse durata oltre l’estate del 1861; inoltre i premi in denaro per l’arruolamento nei reggimenti dell’esercito attiravano i pochi marinai di professione. La carenza di personale preparato costrinse le autorità centrali ad obbligare i comandanti dei reggimenti dell’esercito a cedere i marinai ancora nei loro ranghi, ma sfortunatamente questa disposizione diventò spesso un mezzo per liberarsi dei peggiori elementi: dal diario di un soldato del 4° reggimento di cavalleria dell’Illinois emerge come il suo capitano avesse deciso di mandare in marina un uomo che era in stato d’arresto per ubriachezza e tentato omicidio in danno di un tenente.
Ben presto il Congresso dell’Unione permise che fosse istituito un premio di arruolamento anche per la marina e dal 1864 vennero pagati $ 1.000 ad ogni nuovo marinaio: ancorché non sia stato possibile determinare un afflusso massiccio, furono armate tutte le navi necessarie e nel corso della guerra 132.554 uomini vestirono il blue-marina.
Sull’altro fronte, considerato che la flotta era di ridotte dimensioni e si trovava confinata nei fiumi e nei porti, vi erano esigenze minori. Ciononostante Richmond ebbe i suoi problemi di personale che dovette talvolta risolvere ricorrendo ad elementi tratti dalle più vicine unità dell’esercito; comunque, probabilmente, non più di 5.000 uomini fecero parte della marina confederata.

VITA DI BORDO
Naturalmente chi si arruolò nelle due marine visse più o meno le stesse esperienze che raccontò il giovane Alvah Hunter, Federale, originario del New Hampshire. A differenza degli altri, egli si era voluto arruolare in marina fin dall’inizio, ma giunto all’ufficio di reclutamento di Washington ne era stato ripetutamente cacciato. Appena sedicenne, voleva arruolarsi come mozzo, il grado più basso che si assegnava a chi era del tutto privo di esperienza marinara; gli fu detto che la marina aveva troppi ragazzi, e solo la sua insistenza e l’intervento di un ufficiale imbarcato sulla corazzata Nahant gli fecero ottenere l’ordine d’imbarco.
Hunter si presentò dal vecchio commodoro responsabile dell’ufficio e presentò le proprie credenziali, questi, dopo aver borbottato circa la presenza di troppi mozzi in marina, lo arruolò come Mozzo di Prima Classe e lo mandò dal chirurgo per la visita medica. Descrivendola Hunter scrisse che forse “un mozzo non era molto importante per richiedere una visita medica accurata”. Passò quindi dal magazziniere che gli consegnò la sua prima uniforme: due maglie blu di flanella, pantaloni, calzini e scarpe, una sacca per contenere il tutto, due coperte, l’amaca, un rozzo materasso. Egli poteva anche indossare una tenuta bianca, a discrezione del comandante. Così equipaggiati gli uomini venivano condotti alla nave dove avrebbero svolto l’addestramento iniziale.
La marina degli Stati Uniti aveva alcune navi a vela assai vecchie, chiaramente obsolete, ma utili per preparare i nuovi marinai, e Washington le trasformò in caserme galleggianti.
Hunter salì a bordo della vecchia Ohio, vestì la nuova uniforme, sistemò l’amaca e l’equipaggiamento e sentì per la prima volta il suono del fischietto del nostromo, che avrebbe segnato la sua giornata per il resto del suo periodo di servizio. La prima chiamata fu assai gradita, era il pranzo: “mangiando per la prima volta a bordo di una nave compresi che ero davvero un marinaio” scrisse in seguito.
Hunter trascorse tre settimane sulla vecchia Ohio, ancorché molti altri marinai avessero trascorso periodi ben più lunghi prima di ricevere una destinazione. Per uno come lui, assolutamente privo di esperienza marinara, tutto era completamente nuovo e fonte di meraviglia; come migliaia di altri contadini era stupito dalle grandi navi di legno “con gli innumerevoli portelli dei cannoni e la loro vasta stiva”. Stipato a bordo con 3-400 giovani più o meno della sua età, non gli mancò il divertimento, trascorse il tempo ad apprendere come era fatta la nave, ammirando i marines che vigilavano sui quartieri destinati agli ufficiali e sui locali destinati ai puniti. Non pochi dei colleghi erano neri, perché la marina degli Stati Uniti aveva subito arruolato anche personale di colore, a differenza dell’esercito che inizialmente non prevedeva tale eventualità. Sulla nave si creò un sincero cameratismo fra bianchi e neri, forse perché essa era un mondo di dimensioni limitate, in cui gli uomini dovevano vivere e lavorare a stretto contatto, pertanto i pregiudizi dovevano essere accantonati nell’interesse del comune lavoro e della pacifica convivenza. Naturalmente l’atteggiamento amichevole non si applicava ai marines, nei confronti dei quali i marinai provavano antipatia in quanto, ancorché sulla stessa nave, non partecipavano alle comuni attività ma svolgevano essenzialmente mansioni di polizia e in combattimento operavano come tiratori scelti o venivano inseriti nei nuclei d’abbordaggio; scrisse al riguardo Hunter che “una delle prime cose che appresi era che un marine era il naturale nemico di ogni marinaio e che ogni marinaio doveva stare alla larga da loro” .
La comune giornata del marinaio, a Nord o a Sud, era praticamente la stessa continua routine, che variava di poco in relazione al tipo di nave, all’incarico ricoperto, al servizio svolto dal vascello. Alcune volte, se occorreva pulire o rifornire la nave, ciò avveniva prima della partenza e il nostromo svegliava il personale ben prima dell’alba. Molto spesso, di regola, un trombettiere – un marine se la nave era abbastanza grande da ospitarne un contingente – suonava la sveglia alle 0500. Mentre l’equipaggio si svegliava il nostromo e parte del personale di guardia passavano fra le file di amache per scalzarne i ritardatari con grida, insulti e scossoni. Peraltro gli ufficiali fuori servizio potevano riposare sino alle 0800, quando gli attendenti provvedevano a destarli con la colazione.
Il primo dovere del marinaio era quello di stivare materasso, coperte ed amaca, confezionate in un piccolo rotolo, in una rete che si trovava lungo la murata. Esso aveva un duplice scopo: ostacolare gli avversari che avessero tentato l’abbordaggio e fornire riparo dalle schegge di mitraglia dei cannoni nemici. Ci si attendeva che un buon marinaio impiegasse 7 minuti per eseguire questa prima operazione, ma in relazione alla puntigliosità del comandante ed a quanto il monotono e lungo periodo di servizio avesse influito sul tenore della disciplina, poteva accadere che venisse impiegato maggior tempo. Il marinaio, prima che gli venisse servito il pasto del mattino, aveva ancora del lavoro da fare: innanzi tutto doveva pulire con acqua di mare il ponte dormitorio, quindi lucidare il ponte principale utilizzando anche la pietra pomice, era quindi la volta dei cannoni e di tutte le parti in ferro, che dovevano brillare. Su una nave vi era anche molte parti in ottone – la campana, gli equipaggiamenti di manovra e gli ornamenti – che andavano tutte lustrate. Le vele e le cime, se erano presenti, andavano controllate e messe a posto. Solo quando la nave era pulita e splendeva nel sole del mattino il marinaio era autorizzato a lavarsi ed a lustrarsi.
Alle 0730 il fischietto del nostromo chiamava i marinai per la prima colazione e gli uomini si sedevano in otto o più ai tavoli, di norma con il gruppo con il quale dividevano il servizio di bordo, ad esempio la squadra di un cannone, gli addetti alle velature, le vedette e via dicendo. Ciò che veniva servito dipendeva dalla stagione, dal clima e da ciò che la località offriva, ma in genere un marinaio ingurgitava una pinta di caffè forte ed una razione di dura carne salata, chiamata “junk” (immondizia) un nome che la diceva lunga sulla sua qualità. Normalmente i marinai facevano a turno il cuoco, ed al termine del pasto ciascuno recuperava posate e boccale, mentre i cuochi provvedevano a sistemare gli utensili da cucina ed i piatti negli appositi locali.
Quindi, dopo una dura mattinata di lavoro, il marinaio si godeva qualche ora di riposo, fatta eccezione per l’adunata dell’ispezione. Inoltre poteva – se sapeva farlo – scrivere qualche lettera, rammendare gli indumenti, giocare a backgammon o a carte con i camerati, e cercare qualsiasi svago che gli consentisse di trascorrere le lunghe e monotone ore che si susseguivano senza fine, specialmente per i marinai dell’Unione impegnati in crociere per assicurare l’embargo. A mezzogiorno veniva distribuito un altro pasto, questa volta più sostanzioso, con maiale salato o manzo, verdure, caffè e qualsiasi altra cosa che fosse stato possibile reperire in loco, specie formaggi ed uova. In genere comunque solo i marinai dei vascelli destinati alla caccia delle navi commerciali avevano tavole ben imbandite, grazie al frutto dei saccheggi, e di regola per i marinai confederati la scarsità di alimenti era assai simile a quella che affliggeva le truppe di terra, per cui ricevevano carne non più di 2-3 volte a settimana, man mano che il conflitto progrediva.
L’addestramento e le esercitazioni occupavano gran parte del pomeriggio, ancorché vi fosse una ben scarsa programmazione. Infatti un mozzo imbarcato su una nave dell’Unione scrisse che “la vita di un marinaio non è quella di un lavoratore regolare, le sue ore di riposo possono non essere uniformi ma sono più o meno regolate. I dettagli della routine di bordo potevano variare in misura considerevole da un giorno all’altro, ma nei principi generali erano sempre gli stessi”. Un elemento immutabile, come la sveglia ed i lavori della prima mattinata, erano gli orari dei pasti, per cui i marinai calcolavano il tempo non con le ore, ma in relazione a quando mangiavano. Come gli altri pasti, quello delle 1600 giungeva al termine di un quarto di servizio. Si trattava di una cena leggera e costituiva l’ultimo pasto della giornata: ciò era un problema, perché quello successivo sarebbe giunto dopo ben 16 ore: gli uomini impegnati nei turni di notte in genere lo avrebbero trascorso provando molta fame. Dopo la cena vi era una nuova adunata per l’ispezione, alle 1730, prima che la nave terminasse la sua ordinaria giornata di lavoro, eccetto se era impegnata in navigazione o in operazioni attive di blocco, quando la maggior parte delle attività avevano luogo con il buio. Dopo l’ispezione i marinai avevano il resto del tempo per sé stessi: montate le amache potevano riposare, leggere, scrivere, e dedicarsi segretamente al gioco d’azzardo, perché esso era ufficialmente vietato ed i contravventori multati e puniti. Essi usavano i dadi, il domino e le carte. Erano comunque disponibili anche altri tipi di intrattenimento, come la musica: erano sempre presenti degli strumenti musicali, con i quali ogni nave costituiva il proprio complessino che allietava la serata. Venivano rappresentati anche piccoli lavori teatrali sul ponte superiore, mentre gli amanti dello sport si potevano dedicare a gare come corse, incontri di pugilato, prove di acrobazia. Chiaramente lo svolgimento di tali attività era in relazione al temperamento ed alla mentalità del comandante. Fino a quando la razione di grog non fu proibita nel 1862, ai marinai dell’Unione veniva distribuito un bicchiere di whisky misto ad acqua, i confederati invece ricevevano la stessa razione solo quando disponibile.
Una volta alla settimana gli uomini facevano il bucato e lo appendevano alle corde dell’albero maestro. Talvolta venivano utilizzate le pompe per spruzzare acqua di mare sul ponte, “con gran divertimento dei vecchi marinai che avevano organizzato lo scherzo”, come scrisse Hunter.
In parte a causa della giovane età dei marinai, nel 1864 la marina dell’Unione adottò una regolamentazione per l’arruolamento, stabilendo che l’età minima fosse di 18 anni, ma la regola poteva essere disattesa perché era l’interessato che doveva dichiarare l’età, pertanto continuarono ad essere arruolati mozzi di 13 anni, purché fossero alti almeno 4 piedi ed 8 pollici. D’altro canto non poteva essere arruolato il personale con più di 38 anni, fatte salve particolari situazioni, da vagliare da parte del Navy Department.
Per quanto riguarda le paghe, si andava dagli 8 dollari al mese per un mozzo ai 120 per un nostromo quando operava in mare. I gradi intermedi venivano retribuiti in relazione anche all’anzianità di servizio. Vi era un’ampia gamma di uomini in servizio: i neri furono ufficialmente arruolati nella marina dell’Unione dopo il settembre 1861, essi ricevevano la stessa paga, mentre nell’esercito ciò non avveniva, ma erano presenti anche molti europei che provenivano da nazioni marinare come la Norvegia e la Svezia e talvolta metà dell’equipaggio era costituito da stranieri. Nella Confederazione, al contrario, i neri non venivano ufficialmente arruolati, benché molti operassero come cuochi o servi, ed il grosso dei marinai era costituito da personale del luogo, molti dei quali con poca o nessuna esperienza in quanto il Sud non aveva una vera tradizione nautica. Gli approvvigionamenti di cibo per le navi dipendevano dalle regolamentazioni, e al Nord non vi erano i problemi che affliggevano i cambusieri confederati, che comunque potevano in parte supplire ai problemi che affliggevano all’esercito facendo ricorso alle merci dei vascelli yankees catturati. Sui vascelli dell’Unione la razione giornaliera comprendeva una libbra di maiale salato e mezza pinta di fagioli o piselli, oppure una libbra di maiale salato con mezza pinta di farina ed un quarto di libbra di uva, mele o altra frutta secca. In alternativa poteva esser distribuita una libbra di manzo salato, con mezza libbra di riso, due once di burro ed altrettante di formaggio, il tutto con the e quasi una libbra di galletta o biscotti. Ogni settimana un uomo riceveva anche mezza libbra di mirtilli o sottaceti, mezza pinta di melassa e mezza pinta d’aceto. La legge consentiva una serie di variazioni, dipendenti dalla disponibilità di vettovaglie, ma le proporzioni di base degli alimenti rimanevano immutate. Era una dieta ricca di sale ed amidi, ma povera di acido citrico e verdure fresche che avrebbero potuto prevenire lo scorbuto: comprendendo che non era sufficiente per mantenere le energie e la salute dei marinai impegnati nelle lunghe crociere destinate a mantenere il blocco navale, il Segretario della Marina dell’Unione, Gideon Welles, autorizzò ben presto degli incrementi ogni volta fosse possibile. In pratica i cuochi in mare si ingegnavano a preparare un numero di variazioni sul tema, al di fuori delle normali dotazioni della propria cucina, sebbene il menu giornaliero di rado esprimesse significative novità tali da essere apprezzate dai marinai. Il maiale ed i fagioli erano il piatto di base insieme ad un altro semplice e popolare piatto, chiamato “duff” (dolcetto), una sorta di budino di farina ed acqua, addolcito con melassa e condito con frutta secca o noccioline. Questa dieta poteva anche essere ripetitiva: Charles Brother che prestava servizio sulla Hartford registrava sul proprio diario, nel mese fra il 14 marzo ed il 14 aprile 1864, di aver avuto per cena per 12 volte maiale e fagioli, duff per 6, e qualcosa che chiamava “bullion beef” e caffè in 6 altre occasioni. In genere i cuochi si limitavano a non preparare due volte di seguito lo stesso piatto, per cui solo due volte veniva registrato sul diario “fresh grub” (cibo fresco) non meglio specificato. Altre volte dalla pentola del cuoco uscivano intrugli indescrivibili, come il “dandyfunk” uno stufato di gallette ammorbidite in acqua e cotte al forno con melassa e maiale salato. Qualche volta veniva servito il “sea pie”, un piatto di carne e croste di pane. Non deve meravigliare che la ripetitività dei piatti abbia determinato alcuni nomignoli non certo piacevoli, in entrambe le marine, per esempio, il maiale salato o in salamoia era conosciuto come “cavallo salato”, ad indicare cosa, in definitiva, i marinai pensavano che stessero mangiando, visto lo scarso sapore e la durezza del prodotto ed il numero di carcasse di cavallo disponibili sui campi di battaglia.
La monotonia della dieta giornaliera dei marinai era solo uno dei caratteri di un’esistenza tediosa e ripetitiva, di norma il marinaio medio trascorreva in azione meno tempo del suo collega di terraferma, e molti marinai non combatterono mai. Senza l’inseguimento di una nave che cercava di rompere il blocco, per la marina dell’Unione, o una rara incursione a bordo di una corazzata ribelle contro una cannoniera yankee o una flotta che stava operando un’azione di blocco, la vita del marinaio era una routine senza interruzione, in cui ogni giorno era uguale al precedente. Inoltre le libere uscite sulla terraferma erano dolorosamente rare, sia perché spesso le navi erano impegnate lontano dai propri porti, sia perché si aveva paura di dover fronteggiare troppe diserzioni, perché gli uomini, annoiandosi, finivano per desiderare di scappar via. Non crei meraviglia quindi che, come nell’esercito, l’ubriachezza sia diventato il maggior problema disciplinare. Per decenni i regolamenti avevano previsto una razione giornaliera di alcool, sufficiente per dare un po’ di allegria e sollievo, ma non abbastanza per rendere il bevitore ebbro, però molti uomini vendevano o regalavano la loro razione, mentre altri la conservavano giornalmente, per consumarla tutta in un’occasione, inoltre vi era anche qualcuno che riusciva a contrabbandare qualche bottiglia. Quando gli uomini bevevano troppo iniziavano a comportarsi male. “Tutte le insubordinazioni, le miserie e le diavolerie a bordo di una nave – scrisse l’Assistente del Segretario della Marina dell’Unione – trovano origine nel rum”. Alvah Hunter aveva trascorso solo pochi giorni sul Nahant quando gli capitò di assistere ad “una delle cose più disdicevoli che io abbia mai visto”. Alcune “deprecabili creature” avevano contrabbandato whisky a bordo e ne avevano venduto ad “una mezza dozzina dei migliori marinai (che) ora combattevano furiosamente, completamente ubriachi”. A bordo della nave confederata Alabama nel novembre 1862, nel porto di Martinica, uno degli elementi più indisciplinati raggiunse di nascosto un altro vascello, acquistò una grande quantità di alcool che distribuì ai colleghi, che divennero così ubriachi che uno di loro tentò di aggredire un ufficiale ed il comandante, il Capitano Raphael Semmes dovette fronteggiare un ammutinamento su piccola scala. Per tale motivo il Navy Department il 14 luglio 1862 abolì la razione di grog, sostituendola con 5 centesimi al giorno di paga. Mai popolare, il decreto per poco non portò ad un ammutinamento, specie quando l’Ufficio Medico e Chirurgico suggerì che poteva essere distribuito in cambio del the freddo. Naturalmente, poiché gli uomini potevano violare leggi e regolamenti, vi erano mezzi per punire i trasgressori, anche se la detenzione in cella sulle navi in navigazione o su un fiume in territorio nemico presentava alcuni problemi. I reati gravi come l’ammutinamento, la disobbedienza degli ordini, la diserzione, il tradimento ed altro richiedevano la Corte Marziale, che poteva essere impiegata anche per violazioni minori come il duello, l’ubriachezza ed il gioco d’azzardo. A parte la fustigazione, messa del tutto fuori legge, un ufficiale poteva impartire qualsiasi punizione. Un uomo poteva vedersi la paga ridotta, o poteva essere recluso in guardina, nella stiva o nel deposito del carbone per i giorni ritenuti necessari, con o senza i ferri a mani e piedi, eventualmente anche a pane ed acqua, inoltre poteva anche essere allontanato dal servizio. Le violazioni più lievi erano sanzionate dal Capitano o dai suoi ufficiali, le più gravi potevano prevedere la pena di morte. Generalmente i trasgressori subivano punizioni meno formalizzate di quelle inflitte nell’esercito: quando il Capitano Semmes riprese il controllo della situazione sull’Alabama ordinò ai suoi uomini di prendere a secchiate d’acqua gli ammutinati: inizialmente i puniti la considerarono una cosa di cui ridere ed invitavano il quartiermastro a gettare altra acqua, più tardi però non riuscivano più a respirare fra una secchiata e l’altra ed iniziarono a tossire ed a chiedere di essere perdonati. Allora Semmes li mandò a riposare, e non dovette più fronteggiare un ammutinamento.
Vi era una vasta gamma di condizioni in cui potevano vivere i marinai, in relazione al luogo ove operavano: gli Yankees impegnati nelle azioni di blocco affrontavano senz’altro il lavoro più tedioso, trascorrendo i mesi pattugliando avanti ed indietro le poche miglia davanti ad un porto nemico o alla foce di un fiume, aspettando di catturare un vascello che tentava di forzare il passaggio. Se il mare era calmo e il vento debole, poteva essere molto caldo ed umido; quando il mare diveniva agitato, molti soffrivano il mal di mare e finivano debilitati. Era sicuramente meglio vivere sui vascelli destinati a cercare le navi che, a loro volta, davano la caccia ai mercantili dell’Unione, perché anche se si trascorrevano mesi in crociera, era possibile visitare luoghi e porti lontani ed esotici, fruendo di qualche libera uscita a terra, lo stesso dicasi per le navi che si cercava d’intercettare.
Poteva anche accadere di non essere mai impegnati in azione, come per coloro che armavano il vascello confederato Chattahoochee, in costruzione in Georgia, il cui unico avvenimento di rilievo era la settimanale distribuzione della posta. Su di esso, per far guadagnare qualcosa, era consentito ai marinai di riparare le scarpe per la clientela di Richmond, mentre gli ufficiali vivevano a terra impegnati prevalentemente a mantenere relazioni sociali con le famiglie-bene della zona, cui giunsero a restituire inviti organizzando dei ricevimenti a bordo. Lo stesso accadeva a bordo del Savannah, dislocato nella città con lo stesso nome, in Georgia, come ricorda il Midshipman Minor.
Vi era senz’altro più azione e più sollievo dal tedio per gli equipaggi impegnati sui monitors e le cannoniere fluviali. Centinaia di questi battelli muovevano sul Mississippi e sui suoi affluenti nonché sui fiumi navigabili della costa meridionale. Più piccoli, operavano di solito fuori dalle basi dell’interno, o anche dai porti, ove facevano frequente ritorno per rifornire i loro limitati depositi di carbone: ciò significava maggiori possibilità di godere di libera uscita a terra. Inoltre gruppi incaricati di recuperare vettovaglie, legna e acqua spesso sbarcavano durante i pattugliamenti, trascorrendo alcune ore o anche giorni sulle rive o anche nell’interno. Il clima in estate era assai caldo, ma il tempo era meno soggetto a variazioni. Peraltro d’inverno sulle corazzate era davvero assai freddo, poiché vi erano ben poche stufe.
La sistemazione degli equipaggi risentiva dello scarso spazio, ed anche gli ufficiali – a parte i Comandanti – avevano minuscoli camerini in cui la branda occupava metà dello spazio disponibile. Anche la privacy subiva molte limitazioni e si aveva l’impressione di vivere in un unico locale.
La noia veniva alleviata dal rischio dell’azione, perché un battello fluviale aveva molte probabilità di dover fronteggiare batterie nemiche, attacchi da parte di gruppi d’abbordaggio basati a terra, o un’occasionale incursione della cavalleria. Inoltre vi erano le azioni di maggior spessore, contro basi come New Orleans o Vicksburg: per ciascun marinaio impegnato in azioni di blocco che moriva di mal di mare o scorbuto, vi era un marinaio fluviale che cadeva in azione.
Per colmo d’ironia il più sicuro degli imbarchi era anche il più scomodo. La corsa alla costruzione delle corazzate – chiamata “febbre del monitor” al Nord – portò alla realizzazione di veri mostri. Il confederato Virginia, realizzato trasformando il vecchio Merrimack, non era la prima corazzata, come si è pensato, ma fu virtualmente il prototipo di tutte le successive corazzate ribelli. Il suo avversario, il Monitor, fu ugualmente il precursore di un’altra serie di battelli, molti con una torretta, altri con due o tre. L’Unione costruì altre cannoniere fluviali protette con scudi corazzati, per proteggere equipaggio e caldaie dalle batterie poste lungo le rive: molte furono efficaci, alcune no, ma in tutte era davvero terribile lavorare. La ventilazione era per lo più inesistente, e nelle calde ed umide estati del Sud le temperature all’interno dei locali corazzati potevano raggiungere e superare i 120° F durante il giorno. Non disponendo di finestre per far entrare aria e luce, i marinai vivevano in un ambiente scuro, umido, fetido, allucinante. “Io comincio a pensare che nella nostra marina il comfort non esista” scrisse un uomo a bordo della nave Confederata Baltic, ed anche peggiore era la vita sull’altra corazzata ribelle, l’Atlanta, che serviva nelle paludi della Georgia. “Io vorrei sfidare chiunque al mondo a dire quando sia giorno e quando sia notte se deve lavorare qui dentro, senza un mezzo per calcolare il trascorrere del tempo” scrisse un uomo a bordo della nave “se una persona fosse trasportata qui bendata si sentirebbe perduta e spaesata”. L’unico sistema per alleviare la situazione fu quello di far dormire gli equipaggi a riva quando possibile, e tutti i marinai, in navigazione, impararono ad abbandonare il ponte coperto per quello scoperto durante la notte. “Caldo, più caldo, caldissimo!” scrisse un uomo del Monitor sul fiume James in Virginia nell’agosto 1862 “non potevo resistere più, così l’altra notte mi sono avvolto le coperte addosso e ho dormito sul ponte corazzato – anche se il letto non era soffice, non era caldo in maniera insopportabile”.
Non meraviglia che i chirurghi a bordo delle navi dovessero avere a che fare con tante malattie, dalla diarrea, alla dissenteria, alla febbre tifoide, alla malaria, alla semplice incapacità di sostenere altri sforzi. Il chinino era liberamente distribuito, se disponibile, e i pomodori in scatola erano l’unico mezzo per contrastare lo scorbuto se non si disponeva di frutta e verdure fresche. Per il mal di mare venivano usati rimedi empirici: ad esempio Alvah Hunter, durante il primo viaggio con il Nahant si sentì male ed un vecchio marinaio gli fece bere acqua di mare che, incredibilmente, lo fece riprendere.

IL COMBATTIMENTO
La vita subiva una brusca accelerazione nell’imminenza della battaglia, quando in Comandante iniziava a stazionare in plancia, o – dove essa non esisteva come sulle corazzate – nel locale ove erano sistemate carte e compasso. Sulle corazzate federali il Capitano si sistemava nella cabina corazzata del pilota e dava ordini attraverso dei messaggeri o l’impianto interfonico a tubo, assistito da alcuni elementi di staff, i luogotenenti si dislocavano lungo le batterie di cannoni o nelle casematte, comandando da 1 a 6 pezzi, talvolta aiutati da ufficiali dei marines che però, di massima, impiegavano obici o nuclei di tiratori scelti. In combattimento la sala da pranzo veniva trasformata in infermeria.
Se il peso della noia fu superiore per il marinaio, rispetto al personale dell’esercito, alla fine egli fu gravato fisicamente da un onere minore. Il fante trasportava in marcia 9-10 libbre di fucile ed almeno altre 20 e più libbre fra zaino ed equipaggiamenti, mentre il marinaio, anche se trascorreva del tempo a lucidare le armi, non ne aveva alcuna in permanente assegnazione, se non si considerano i coltellacci da tasca assai comuni che il Navy Department distribuiva a tutti, ancorché in ogni nave dell’Unione vi fossero rastrelliere con armi da fuoco e bianche. A bordo delle navi gran parte degli uomini servivano i cannoni ed i motori, e solo se si profilava il pericolo di un combattimento ravvicinato si prelevavano dalle rastrelliere pistole, revolvers, carabine, sciabole e, talvolta, picche d’abbordaggio. Comunque tale tipo di scontri furono assai rari durante la Guerra Civile, fatta eccezione per alcune incursioni notturne in cui pochi coraggiosi tentarono di conquistare di sorpresa una nave nemica. Molti equipaggi furono prevalentemente impegnati in scontri a terra, sia combattendo con armi leggere che servendo batterie di artiglieria dislocate lungo le rive.
I marinai di massima parteciparono a combattimenti nave contro nave o a bombardamenti di obbiettivi terrestri, impiegando le artiglierie di bordo che potevano essere del calibro più vario, fino a quello delle maggiori artiglierie terrestri. C’erano armi rigate che sparavano proiettili pesanti dalle 12 alle 150 libbre, molti erano del modello Parrott o del nuovo Dahlgren, chiamato spesso cannone “soda pop” per la somiglianza con una bottiglia. Dalle bombarde delle maggiori corazzate – che dovevano impegnare fortificazioni e navi similari – venivano sparati proiettili del diametro fino a 15 pollici e pesanti fino a 440 libbre e più; e di queste artiglierie ve ne erano molte: l’Unione arrivò, nell’ultimo anno di guerra, a posizionare sulle proprie navi oltre 4.600 cannoni, mentre i dati circa il numero dei pezzi dei Confederati è meno preciso, ma dovrebbero essere stati più di 2.500. Vi erano diversi regolamenti circa il servizio al pezzo, dipendenti dal tipo di arma e dalla disponibilità di uomini, ma in genere per un pezzo ad avancarica occorrevano 16 uomini, che grosso modo svolgevano le stesse funzioni di pertinenza degli artiglieri terrestri. I pezzi di maggiori dimensioni dovevano essere rimessi in posizione dopo ogni colpo con funi e cunei, impegno che richiedeva altri 9 uomini.
L’esperienza dei marinai fu in genere davvero diversa di quella dei loro colleghi dell’esercito, distinta in relazione al tipo di nave ove prestavano servizio. Raramente essi dovettero affrontare l’impegno finale dello scontro corpo a corpo, molte delle azioni ebbero luogo sui fiumi e nei porti del Sud fra cannoniere e corazzate, o fra queste ed i forti confederati. In genere i serventi fruivano della protezione delle corazzature di casematte e torrette, nel caso delle corazzate, o di un qualche tipo di scudi di ferro rinforzati con legname o, talvolta, con balle di cotone, nei battelli a vapore fluviali. Pertanto la visuale della battaglia che aveva il marinaio era assai limitata a ciò che era visibile dal boccaporto del cannone. Il combattimento era per lui il metodico ripetersi delle operazioni necessarie a caricare e far fuoco. A meno che la nave non fosse colpita duramente, il peggior nemico erano il fumo, il soffocante calore ed il terribile rumore all’interno del ponte dei cannoni. Naturalmente la protezione dello scafo al di sopra della linea di galleggiamento, in ferro e legname o altro materiale, differiva da una nave all’altra in efficacia. Un colpo ben diretto da parte di una grossa bombarda da 15 pollici o di un cannone rigato di grosso calibro poteva penetrare praticamente anche la più forte corazza, ed allora per l’equipaggio era un disastro: schegge di legno e ferro diventavano proiettili micidiali all’interno del ponte delle artiglierie; se invece il colpo si infilava nella caldaia a vapore, allora si scatenava l’inferno ribollente all’interno dello scafo.
Ciononostante, mentre i progressi della tecnologia avevano reso il combattimento del fante sempre più pericoloso, per il marinaio il conflitto – al confronto – fu assai più sicuro. Molte navi dell’Unione non furono mai bersaglio del fuoco nemico, mentre in media i vascelli confederati ebbero 3 combattimenti ciascuno. In conseguenza, dei 132.000 marinai dell’Unione, solo 1.804 furono uccisi in azione o morirono in seguito alle ferite riportate, e di essi un quinto morì per le ustioni provocate da esplosioni delle caldaie. Forse altri 3.000 morirono per altre cause, comunque il totale dei decessi non superò il 4%. E’ invece difficile individuare il tasso di perdite della marina confederata, anche se la percentuale deve essere stata maggiore atteso che le corazzature delle sue navi erano meno efficaci ed elevato il numero di vascelli catturati.
Comunque, paragonate con 1 possibilità su 5 di morire per il soldato di terra, per un motivo o per l’altro, le speranze di sopravvivere per un marinaio erano incommensurabilmente maggiori. Inoltre per i marinai delle navi confederate che davano la caccia ai mercantili e per quelle dell’Unione impiegate contro di loro, le perdite in combattimento a causa del fuoco nemico furono quasi inesistenti. La navi confederate in questione attaccavano bastimenti disarmati, così come facevano le navi federali che eseguivano le azioni di embargo.
Pertanto per molti marinai l’azione fu spesso contraddistinta da immagini di nemici lontani, spesso solo un pennacchio di fumo o una vela o un puntino all’orizzonte. Ciò che essi fecero non può essere negato, né può essere messo in discussione che il controllo dei fiumi e dei porti fu cruciale per lo sviluppo del conflitto, peraltro è altrettanto vero che essi trascorsero un anno di inazione per ogni giorno di combattimento e la loro fu una guerra ai margini del più grande conflitto.


Ultima modifica di Lloyd J. Beall il Mar 13 Ott 2009 - 19:03, modificato 3 volte

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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  George H. Thomas il Mar 13 Ott 2009 - 13:10

Caro Beall, devi permettermi di farti i miei piu`ammirati complimenti per questo eccellente lavoro! Non si potrebbe chiedere di meglio!

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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 13 Ott 2009 - 19:51

Comandante Beall,avete fatto veramente un ottimo lavoro,preciso ed accurato.Avete fornito notizie interessanti che,personalmente,non conoscevo.Il lavoro che avete postato,anche se lungo,non annoia affatto.

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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  Ospite il Mar 13 Ott 2009 - 21:50

Vi ringrazio,. Vorrei assumermene il merito ma non potrei in quanto queste notizie le salvai da un sito vecchio sito sulla guerra civile americana, che non non ricordo nemmeno più e che non era più aggiornato da 4 o 5 anni. Mi sembrava un vero e proprio spreco che esse finissero nel dimenticatoio di uno degli innumerevoli archivi morti della rete ed ho pensato di rispolverarle e porle ivi a disposizione di tutti. Dovrei avere notizie analoghe anche su altri argomenti. Vi farò di certo sapere. Ho preferito iniziare da quelle sulle rispettive marine proprio per l'amore personale per le due formazioni militari ed i due rispettivi corpi dei marines.

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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mar 13 Ott 2009 - 22:42

Ecco dove l'avevo già letto.... Dal sito di Davide Pastore (http://www.icsm.it/secessione), che sebbene non sia aggiornato da anni è ancora on-line.

Ciao,
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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  Ospite il Mer 14 Ott 2009 - 14:27

Bravissimo! Ecco come era. scopro che è ancora online , hainoi, scopro che davvero sono 5 anni che non è aggiornato. Un peccato colossale anche perchè davvero sono notizie interessanti.

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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Gio 28 Ago 2014 - 19:18

Negli ultimi tre anni mi sono ‘immerso’ in libri riguardanti la Marina Confederata, principalmente di quei volumi relativi l’organizzazione e le uniformi, ma ovviamente non ho potuto evitare di leggere di altri argomenti.
Alcuni anni fa in una discussione su questo forum sulle cause della sconfitta della Confederazione, veniva citata anche la Marina sudista, a questa affermazione, avevo risposto di escludere che la Marina potesse essere la causa della sconfitta, e che anzi ben si era comportata nel corso del conflitto. Ora mi sento di aggiungere alcune considerazioni; continuo a sostenere che la Marina non fu la causa della sconfitta, ma devo comunque cambiare alcune idee.
Il ministro e i suoi collaboratori furono formidabili nel creare da zero una marina degna di questo nome, crearono in quattro anni un organismo perfetto, e questo va dato loro merito, fabbriche, depositi, rifornimenti e squadre navali, e si adoperarono per sviluppare nuove tecnologie.
Nelle operazioni militari invece la Marina non fu all’altezza del compito. E’ vero che ottenne alcuni successi, è vero che i fiumi e molti dei porti principali rimasero inviolati quasi fino alla fine della guerra, ma non riuscì nella fase offensiva*: spazzare via il blocco navale, minacciare le coste nemiche, operare con squadre navali d’alto mare, impedire che le navi nemiche appoggiassero l’esercito e aiutare l’esercito a propria volta.
In conclusione sostengo che, forse una Marina all’altezza della situazione avrebbe potuto aiutare la Causa, ma che nella situazione nel quale si trovava il Ministro nell’aprile 1861 e con le risorse a sua disposizione nei quattro anni di guerra, compì un vero e proprio miracolo. Non credo che nessuno al mondo avrebbe potuto fare di meglio.

Claudio

*Ad esclusione dei formidabili successi ottenuti dagli incrociatori nelle acque del globo.

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Re: Le Marine Militari Unionista e Confederata

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