Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

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Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Generale Meade il Mer 4 Nov 2009 - 20:25

Leggo da diversi testi di illustri storici, che la schiavitù in America Meridionale, fosse accettabile supinamente dagli schiavi degli stati meridionali perchè, la "Peculiare Istituzione", in fondo era meglio per gli Afroamericani, che lavorare sfruttati dal padrone Capitalista Nordista che ti spolpava fino all'osso a tè e a tutta la tua famiglia, senza possibilità di riscatto.

Che atroce e truce destino. Vergognoso e improponibile a nessun emmigrato che, a quei tempi sbarcava nella terra della speranza.

Voglio fare presente che la crisi di un parassita delle patate in quegli anni, in Scozia e Irlanda, nell'indiffereza completa dell'inghilterra, costrinse qualcuno a cercare un destino migliore che morire di inedia a casa (forse) propria. Per non parlare di tutta la massa di deleritti d'Europa.

Vogliamo chiedere a questi disperati se era meglio guardare in faccia morire di stenti, fame e disperazione i loro propri figli in Europa, o giocarsi il tutto per tutto nella terra del Capitalismo più sfrenato? Fate voi.

Nel 1839 un africano si ribella alla sua condizione di SEQUESTRATO in una nave (Amistad), e rivoltandosi presso i suoi sequestratori fomenta una rivolta.
Per farla breve, viene riconosciuto un essere umano libero, ma non ritroverà più la sua famiglia con lui sequestrata.

Nel Nord america sono state documentate diverse rivolte di schiavi durante la "Peculiare Istituzione", lasciando perdere a come venivano represse.

Forse codesti schiavi ribelli, nella terra della ribellione, avrebbero voluto avere una speranza di riscatto a loro negata?

Il sud durante la Guerra Civile, visse nella costante paura di una rivolta generale degli schiavi.
Perchè non accadde ciò? Forse perchè gli schiavi erano così alienati dopo tanti anni di opressione da non saper più distinguere i veri valori di libertà (fossero anche i più disperati) dell'essere umano?

Saluti, Meade.



Ultima modifica di Generale Meade il Gio 25 Feb 2010 - 15:08, modificato 3 volte
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Messaggio  james longstreet il Gio 5 Nov 2009 - 11:29

Quello che dite caro gen. Meade e' sicuramente una grande verita'!! Gli schiavi,negli stati meridionali, erano talmente alienati, che molto spesso nutrivano veri e propri sentimenti di affetto nei confronti de loro padroni.
Non sapevano immaginare la loro esistenza, senza la figura autorevole di un padrone o cmunque di qualcuno che gli dicesse cosa dover fare!
La "peculiare istituzione" aveva caratteristiche sicuramente diverse al nord....dove si può parlare di padroni non autorevoli ma bensì autoritari. Il capitalismo industriale del nord costringeva i negri a vite di stenti, povertà e miseria; molto spesso maltrattati e sfruttati fino all'inverosimile.
Gli schiavisti del sud,invece,nonostante esercitassero i loro diritti di padroni,si dimostravano sicuramente più moderati; trattando gli schiavi quasi come persone di famiglia (erano considerati per natura inferiori alla razza bianca), sfamandoli adeguatamente e garantendogli cure mediche.La schiavitù negli stati del sud fu ampliamente trattata dalla studiosa britannica Martineau,nella sua opera:"society in America"; la studiosa visitò molte piantagioni, e pose l'accento su i "modi cavallereschi" dei ricchi propretari terrieri del sud, che non si meravigliavano se un lavoro era eseguito in malomodo, non si alteravano se durante i pasti, gli schiavi adetti a servire le varie portate ritardavano in maniera spaventosa il servizio;facendo attendere il padrone e la sua famiglia a volte anche un'ora.
Se negli stati del sud, le rivolte di schiavi furono pressochè assenti, lo si è dovuto in larga parte agli stessi modi cavallereschi, che garantivano allo schiavo protezione,sicurezza e un medio-basso tenore di vita.
Cose che non erano garantite sicuramente al nord. Con stima
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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Generale Meade il Gio 5 Nov 2009 - 12:26

Caro J. Longstreet,

sicuramente vero che tanti padroni sudisti avessero a cuore i loro schiavi. Quello che volevo dire io però, e che nella vita bisogna avere la possibilità di riscattarsi, cosa che allo schiavo del sud era negata.

Forse il capitalismo selvaggio del nord era più brutale della shiavitù sudista, ma l'operaio per quanto sfruttato e sofferente aveva una pur minima possibilità di riscattarsi nella vita.

Saluti, Meade.
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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Ospite il Gio 5 Nov 2009 - 14:39

Riordiniamo semanticamente i termini: gli schavi nordisti non avevano una minima possibilità di riscattarsi, ma una miniima parte degli schiavi nordisti aveva la possibilità di riscattasi; ergo per ognuno che si riscattava bisognava contare a centinaia se non a migliaia i cadaveri.

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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Generale Meade il Gio 5 Nov 2009 - 17:49

Riguardo le rivolte di schiavi, ve ne elenco una parte:

1739 Sud Carollina. Ribellione del fiume Stono. Bilancio di 20 morti bianchi e rivolta soffocata nel sangue.

1800 Richmond. Lo schiavo Gabriel organizza una vasta ribelliene, che viene sventata per una delazione.

1811 Orleans. La rivolta della German Coast viene brutalmente repressa, Bilancio: 2 bianchi morti, un centinaio di neri giustiziati.

1822 Sud Carolina. La rivolta di schiavi fomentata da Demark Vesey, viene stroncata a Charleston.

Sicuramente se gli tutti gli schiavi stavano così bene come descritto da alcuni, queste rivolte stanno a dimostrare il contrario.
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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  james longstreet il Gio 5 Nov 2009 - 21:08

Caro gen. Meade, e' verissimo il fatto che gli operai del nord avessero opportunita' di riscatto (la Martineau la definira' la classe piu' felice d'America,proprio per questo, in contrpposizione agli schiavi del sud;in quanto secondo i principi politici-filosofici americani,anche un umile operaio avrebbe potuto un giorno andare al congresso e perche' no, anche essere eletto prersidente). Ma nel mio post precedente,il mio riferimento era eslusivamente a persone di colore che avevano lo status di schiavo, e non agli operai(sicuramente sfruttati,ma molti dei quali bianchi) delle grandi industrie del nord.
Mettendo a paragone le condizioni degli schiavi del nord,con quelli del sud....le affermazioni della Martineau risultano essere vincenti. Non c'e' dubbio che nel sud ci siano state rivlte di schiavi,ma come ha dimostrato lei stesso, furono molto scaglionate nel tempo; di numero sicuramente inferiore a quelle scoppiate nei territori nordisti. Inoltre la Martineau stessa, nella sua opera già citata(society in america) ,descrive con immenso stupore come,sorattutto agli schiavi del nord era preclusa la via del riscatto! Mentre racconta che nel suo viaggiare su' e giu' per gli Stati Uniti,non furono pochi i proprietari terrieri sudisti a cui era capitato di liberare parecchi schiavi e di tenere con loro un rapporto affettivo molto intenso(Quasi filiale con schiavi molto anziani). Poi e' naturale che non tutti i proprietari terrieri del sud trattavano cosi' i loro schiavi,come non tutti quelli del nord li costringevano ad una vita di stenti. con stima
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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Gio 5 Nov 2009 - 21:26

Tornando al topic Amistad, la rivolta è avvenuta su una nave inglese o nordista? visto che erano grandi importatori di schiavi? e ciò che facevano nei villaggi africani nel prelevare la "merce" da vendere ai sudisti non viene mai ricordato!

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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Generale Meade il Gio 5 Nov 2009 - 22:54

Io non nego che ci sia stato addirittura anche lo schiavismo nel Nord, e che se non ha attecchito e si è estinto da solo, non è certo per ragioni umanitarie. I nordisti che hanno partecipato alla ACW per abolire lo schiavismo per ragioni etiche e umanitarie, sono stati una minoranza, i più hanno combattuto per impedire la secessione.

Vorrei però sottolineare che se per giustificare lo schiavismo nella confederazione, si vuole far passare l'ipotesi del nero contento di essere stato nella sua condizione, perchè tanto era pigro, indolente, ignorante, ecc. e non aveva pertanto motivo di ribellarsi del suo padrone che lo curava e che lo coccolava con amore, ebbene, mi dispiace, ma non regge.Trovo vi sia una ipocrisia di fondo che vuole far accettare l'inaccettabile.

La cosa che mi stupisce veramente, e di cui non so darmi spiegazioni, è il motivo per cui i neri non si siano ribellati in massa durante la ACW, ma adirittura qualcuno si è pure arruolato nelle file confederate. Assurdo.

Saluti, Meade.


Ultima modifica di Generale Meade il Lun 25 Gen 2010 - 14:47, modificato 1 volta
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Re: Amistad il Capitalismo e le Ribellioni degli schiavi nel Sud

Messaggio  Ospite il Gio 5 Nov 2009 - 23:03

Collegat edue cose che non sono collegate. Il nero sarebbe dovuto esser contento poichè er aindolente, ignorante etc etc...l punto è che voi giudicate quell'istituzione ad un secolo e mezzo di distanza e con concetti di libertà e dello schiavismo da uomo del ventunesimo secolo. Nel diciannovesimo, vvero quando tutto ciò era realtà e non mera speculazione, laquestione era molto meno manicheistica ed il giudizio su di essa deve essere molto meno radicale. Sarebbe drammatico se, tra duecento anni, un mondo interamente vegetariano giudicasse noi come un branco di barbari e vedesse le nostre vite non contando chi eravamo e cosa facevamo, ma solo ponendo tutto in base al nostro mangiar carne.

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Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Gio 5 Nov 2009 - 23:19

Entrare nell fila del'esercito (personal pensiero)è un modo come un altro, che avevano le persone discriminate o con reddito limitato, per mangiare, per integrarsi nella società, o in una nuova nazione ed ottenere quei diritti che spesso non godevano, vedi tutti gli stranieri per esempio che sbarcavano nei port settentrionali o i neri che scappati al nord non avevano praticamente altra scelta, se non arruolarsi. Similmente penso che chi si arruolò al sud avvesse lo stesso pensiero, ottenere la libertà con l'arruolamento, tanto meglio se nella loro "patria". Alla fine della guerra ricordo che molti neri liberati per migliorare la loro condizione si arruolarono nel 9° e 10° US cavalleria, formato da uomini di colore, i famosi Buffalo soldiers.

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