La società Sudista prima della guerra civile

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La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 13 Gen 2010 - 15:15

La società Sudista,prima della guerra civile, era così suddivisa:
Il 90% della popolazione afro-americana in condizioni di schiavitù viveva nel meridione.Il 10% che era libero,la metà viveva al Nord,l'altra metà al Sud.La percentuale maggiore di schiavi era presente negli Stati del profondo Sud;nel South Carolina rappresentava il 59% della popolazione residente nello Stato medesimo.
Al culmine della piramide sociale c'erano i piantatori schiavisti.I proprietari di schiavi erano una fetta minoritaria della popolazione (il 25% nel 1860),però controllavano il 90% del reddito agricolo.Gli altri bianchi presenti erano piccoli coltivatori indipendenti,alcuni molto poveri che lavoravano la terra posseduta da altri.I professionisti e i negozianti non erano molti.Tra i proprietari di schiavi solo la metà di loro possedeva 5 o più schiavi, e solo un decimo di essi ne possedeva 20 o più.Quest'ultimi erano quelli che contavano davvero ed esercitavano il vero potere negli Stati di appartenenza.Nelle assemblee legislative Statali occupavano la maggior parte dei posti e tra di loro venivano scelti i rappresentanti da mandare al Congresso USA e alla Corte Suprema.
La minoranza schiavista riuscì ad imporre la sua leadership anche sui bianchi non possessori di schiavi,riuscendo quindi a compattare intorno a loro l'intera società bianca del Sud in nome di una superiorità razziale che si esprimeva nei rapporti sociali tra bianchi e neri,nonostante le profonde disuguaglianze a livello economico esistenti tra la stessa popolazione bianca.Come a dire:"sono povero,però sono di razza bianca!".
Negli anni antecedenti la guerra civile,la società del Sud diede un'immagine di compattezza anche all'esterno,sostenendo che il loro tipo di società era migliore di quella esistente al Nord.
(continua)

Fonti statistiche:A.Testi-La formazione degli Stati Uniti.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 14 Gen 2010 - 18:23

I proprietari terrieri preferirono investire nell'agricoltura utilizzando gli schiavi quale forza-lavoro invece che investire nelle infrastrutture e nella produzione di manufatti.Per anni detto sistema fu molto redditizio per la classe dominante meridionale.In realtà,parte degli storici sono del parere che un'economia che si reggeva esclusivamente sull'opera degli schiavi,a lungo andare,avrebbe causato la rovina economica dei piantatori perchè un sistema del genere non sarebbe stato sufficiente a produrre sempre nuova ricchezza.
Del resto,si ritiene che i piantatori gestissero le loro aziende finalizzando a trarre profitto da esse e in questo non si differenziavano dagli imprenditori capitalistici del Nord,soltanto che nel Sud non veniva utilizzato personale salariato bianco,bensì schiavi neri. Detto sistema aveva contribuito a far crescere il meridione a livello economico tramite la coltivazione del riso,zucchero,tabacco e del cotone.
Per la classe dirigente meridionale,la schiavitù era un modo di essere che garantiva la libertà dei bianchi, sia ricchi che poveri, in quanto escludeva la formazione di una manodopera salariata costituita da lavoratori bianchi,impedendo la nascita del moderno proletariato industriale che veniva sfuttato,là dove esisteva,dai capitalisti del Nord.
Si diceva che le suddivisioni classiste del Sud erano di due specie:i bianchi e i neri e non i ricchi e i poveri.Tutti i bianchi,sia ricchi che poveri,qualsiasi fosse la loro provenienza sociale,venivano trattati in modo uguale e possedevano pari dignità di fronte alla comunità meridionale.I lavori degradanti,servili e faticosi li facevano in maggior parte i neri.Secondo gli storici meridionali,nel Sud si era formata una società che ricordava le antiche Repubbliche di Roma e della Grecia.
Quanto sopra rappresentato,spiega i motivi dell'adesione massiccia alla secessione e alla guerra civile effettuata dalla popolazione meridionale di razza bianca,considerata la piccola percentuale esistente di ricchi piantatori schiavisti.
(continua)

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 15 Gen 2010 - 18:43

La società Sudista si voleva presentare agli occhi di tutta la nazione come portatrice di una civiltà senza conflitti dove tutto funzionava senza divisioni sociali, guidata da una oligarchia agraria di tipo patriarcale benevola e comprensiva verso tutti,che aveva riguardo anche per le condizioni dei neri (la cd.Arcadia,citata da Luraghi).
Gli schiavi venivano trattati bene,molto meglio di come i capitalisti del Nord trattavano i salariati nelle industrie.Per i neri che si trovavano in schiavitù, il sistema instaurato nel Sud-dicevano gli scrittori meridionali-era ottimale,in fondo i neri si comportavano come bambini,non sarebbero riusciti a badare a se stessi da soli, essendo una razza semplice e primitiva, e pertanto i ricchi piantatori si prendevano cura di essi in ogni momento della loro vita.
La società del Sud voleva apparire dedita al lavoro e alla famiglia, e avulsa da quei conflitti di classe tipici del Nord che portavano gli uomini a farsi una spietata concorrenza e ad un individualismo esasperato spinto solo a fare soldi secondo le regole ferree del mercato.
(continua)

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  teo il Mer 11 Apr 2012 - 9:19

cari amici tutti ricordate nel film gettysburg l'attore tom berenger ( gen. longstreet) che, con rammarico all'ufficiale inglese attachè alla N.V.A., fa notare che per essere credibile la confederazione avrebbe dovuto prima liberare gli schiavi e poi sparare su fort sumter ..intendendo con ciò che la sacra crociata sudista prescindeva dalla questione della schiavitù e che la questione era incidentale o peggio usata cinicamente dal nord per imporre la sua politica centralista al resto del continente. Questo atteggiamento è paradigmatico della mentalità del sudista odierno. Ma ovviamente non é la verità è una visone consolatoria per u n fine indifendibile, la schiavizzazione di una intera razza.. vi è che la schiavitù , la peculiare istituzione del sud era l'asse portante dell'economia meridionale e che, come già ricordato dal luraghi e da altri in questo forum, l'intera società del sud era costruita su questo sfruttamento del lavoro servile. lo schiavo era una risorsa economica in una misura tale che nell'occidente ha eguali solo nell'impero romano. Ciò detto va rilevato che vi era una differenza fondamentale ovvero l'impossibilità dell'affrancamento ..se è pur vero che esistevano ex schiavi o liberti che a loro volta possedevano schiavi questi erano comunque ai margini della società senza possibilità di progresso civile..cosa che rendeva la condizione di schiavo transeunte nelle società del mondo classico ed in certo senso sopportabile (se si puo usare questo termine per un simile abominio). A riprova della centralità della questione schiavistica basti ricordare che vi erano eminenti meridionali come Calhoun che giustificano l'esistenza della schiavitu con argomenti schiettamente economici ..Quindi vista la mole degli schiavi e la loro fondamentale importanza nell'economia meridionale la secessione era indispensabile non per riaffermare i propri diritti di stati sovrani ma per mantenere lo status quo esconomico e sociale..ovvero secedere o perire la guerra civile era una eventualità calcolata anche nell'erronea convinzione di una presunta superiorità militare dell'elite del sud rispetto ai mercantili nordisti. Anche l'idea che si potesse chiudere la pratica..per cosi dire..naturalmente nel corso di una o piu generazioni per esaurimento demografico è falsa se il sud avesse vinto la guerra la schiavitu sarebbe rimasta il cardinbe dell'economia degli stati confederati.
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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 12:01

Al di là di ogni altra questione, non prenderei troppo sul serio la figura di Longstreet così come restituitaci nel film "Gettysburg". A parte le panzane che gli vengono attribuite, la figura dell'eroe del Sud mi pare che gli si addica davvero poco.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  teo il Mer 11 Apr 2012 - 12:07

Banshee ha scritto:Al di là di ogni altra questione, non prenderei troppo sul serio la figura di Longstreet così come restituitaci nel film "Gettysburg". A parte le panzane che gli vengono attribuite, la figura dell'eroe del Sud mi pare che gli si addica davvero poco.

Banshee

senza dubbio ..è comunque vero che tra gli americani vi è una corrente romantico-giustificazionista che vede nella schiavitù un'accidente ..per usare un termine filosofico..piuttosto che una causa efficiente ..per usarne un'altro Surprised
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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 12:21

Che la schiavitù sia stata la causa efficiente della guerra, ho molti dubbi. E così sembrano pensarla molti autori, tra cui recentemente Gary W.Gallagher nel suo studio "The Union War" che dimostra come la guerra fu combattuta dal Nord per restaurare lo status quo ante politico-costituzionale precedente alla secessione.Quanto al resto è facile osservare che la società sudista (imperfetta o meno che fosse) era GIA' cambiata con la guerra. Sotto il profilo economico-sociale la necessità di dotare l'esercito di armi, vestiario, etc aveva trasformato il tessuto sociale creando una primitiva ma significativa forma di industralizzazione. Inoltre, con l'introduzione della leva estesa agli afroamericani (marzo 1865) l'amalgama tra le due razze si sarebbe ulteriormente cementificata e quello che sarebbe stato lo sviluppo è difficile da dire, ma avrebbe certamente costituito un passo in avanti verso la fine della schiavitù.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Generale Meade il Mer 11 Apr 2012 - 12:40

Banshee ha scritto:...Inoltre, con l'introduzione della leva estesa agli afroamericani (marzo 1865) l'amalgama tra le due razze si sarebbe ulteriormente cementificata e quello che sarebbe stato lo sviluppo è difficile da dire, ma avrebbe certamente costituito un passo in avanti verso la fine della schiavitù.

Banshee

L'introduzione della leva coatta agli schiavi fu tardiva e inutile. La guerra era persa nell'aprile del 1865. Le scialuppe di salvataggio si lanciano prima che la nave affondi, non dopo. Oltretutto non stava scritto da nessuna parte del bando che con l'arruolamento lo schiavo sarebbe stato automaticamente affrancato. Nessun latifondista meridionale proprietario di schiavi lo avrebbe permesso. L'unica "amalgama" tra le due razze possibile era che i padroni avrebbero continuato ad abusare prepotentemente e gratuitamente delle più belle donne afoamericana e basta.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 12:54

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:...Inoltre, con l'introduzione della leva estesa agli afroamericani (marzo 1865) l'amalgama tra le due razze si sarebbe ulteriormente cementificata e quello che sarebbe stato lo sviluppo è difficile da dire, ma avrebbe certamente costituito un passo in avanti verso la fine della schiavitù.

Banshee

L'introduzione della leva fu tardiva e inutile. La guerra era persa nell'aprile del 1865. Le scialuppe di salvataggio si lanciano prima che la nave affondi, non dopo. Oltretutto non stava scritto da nessuna parte che con l'arruolamento coatto lo schiavo era automaticamente affrancato. Nessun latifondista meridionale proprietario di schiavi lo avrebbe permesso. L'unica "amalgama" tra le due razze possibile era che i padroni avrebbero continuato ad abusare prepotentemente e gratuitamente delle più belle donne afoamericana e basta.

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Vabbè ma questa è un'immagine da barzelletta, suvvia. Neppure nei peggiori polpettoni propinatici da Hollywood - non scevri da una certa pruderie erotica, del tipo "Mandingo" - si arriva a tanto. Che tristi abusi siano stati compiuti, non v'è dubbio. Ma si tratta comunque di singoli casi che per quanto numerosi erano deprecati e comunque non significativi in termini percentuali. Se è quella l'immagine della civiltà sudista che dovremmo avere, consiglio una buona dose di letture a tutti per scongiurare di cadere in siffatte rappresentazioni da operetta. Un buon inizio sono gli studi di Eugene Genovese ma anche il libro di Raimondo Luraghi (The Rise and Fall of the Plantation South) che sebbene mai apparso in Italia, è per certi versi molto superiore alla storia della guerra civile americana. Quanto al resto è facile osservare che per quanto tardiva o misura estrema, essa nondimeno entrò in vigore e fu accettata. Difficile, quindi che essa non avesse poi avuto un impatto sulla società.

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Messaggio  teo il Mer 11 Apr 2012 - 13:03

Banshee ha scritto:Che la schiavitù sia stata la causa efficiente della guerra, ho molti dubbi. E così sembrano pensarla molti autori, tra cui recentemente Gary W.Gallagher nel suo studio "The Union War" che dimostra come la guerra fu combattuta dal Nord per restaurare lo status quo ante politico-costituzionale precedente alla secessione.Quanto al resto è facile osservare che la società sudista (imperfetta o meno che fosse) era GIA' cambiata con la guerra. Sotto il profilo economico-sociale la necessità di dotare l'esercito di armi, vestiario, etc aveva trasformato il tessuto sociale creando una primitiva ma significativa forma di industralizzazione. Inoltre, con l'introduzione della leva estesa agli afroamericani (marzo 1865) l'amalgama tra le due razze si sarebbe ulteriormente cementificata e quello che sarebbe stato lo sviluppo è difficile da dire, ma avrebbe certamente costituito un passo in avanti verso la fine della schiavitù.

Banshee

conosco il lavoro di ghallagher in italia lo considereremmo un intellettuale di area, se mi spiego, autorevole ma cum grano salis basta guardare la sua produzione e da chi è promossa ..é proprio a storici come lui che mi riferisco ..ovvero agli esponenti di quella corrente neo-giustificazionista che tendono ad considerare la schiavitu come un elemento e non l'elemento fondamentale della guerra civile..come se tutte le manovre pre guerra sugli stati di confine, l' homested act , le pressioni dei free soiler non fossero funzionali al mantenimento del predominio politico del sud a scudo dell'impiego del lavoro servile inteso base dell'economia sudista
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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  teo il Mer 11 Apr 2012 - 13:04

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:...Inoltre, con l'introduzione della leva estesa agli afroamericani (marzo 1865) l'amalgama tra le due razze si sarebbe ulteriormente cementificata e quello che sarebbe stato lo sviluppo è difficile da dire, ma avrebbe certamente costituito un passo in avanti verso la fine della schiavitù.

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L'introduzione della leva coatta agli schiavi fu tardiva e inutile. La guerra era persa nell'aprile del 1865. Le scialuppe di salvataggio si lanciano prima che la nave affondi, non dopo. Oltretutto non stava scritto da nessuna parte del bando che con l'arruolamento lo schiavo sarebbe stato automaticamente affrancato. Nessun latifondista meridionale proprietario di schiavi lo avrebbe permesso. L'unica "amalgama" tra le due razze possibile era che i padroni avrebbero continuato ad abusare prepotentemente e gratuitamente delle più belle donne afoamericana e basta.

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quoto il generale meade: mossa tardiva, codina e sostanzialmente, alla prove dei fatti, inutile
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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Generale Meade il Mer 11 Apr 2012 - 13:05

Banshee ha scritto:

Vabbè ma questa è un'immagine da barzelletta, suvvia. Neppure nei peggiori polpettoni propinatici da Hollywood - non scevri da una certa pruderie erotica, del tipo "Mandingo" - si arriva a tanto. Che tristi abusi siano stati compiuti, non v'è dubbio. Ma si tratta comunque di singoli casi che per quanto numerosi erano deprecati e comunque non significativi in termini percentuali. Se è quella l'immagine della civiltà sudista che dovremmo avere, consiglio una buona dose di letture a tutti per scongiurare di cadere in siffatte rappresentazioni da operetta. Un buon inizio sono gli studi di Eugene Genovese ma anche il libro di Raimondo Luraghi (The Rise and Fall of the Plantation South) che sebbene mai apparso in Italia, è per certi versi molto superiore alla storia della guerra civile americana. Quanto al resto è facile osservare che per quanto tardiva o misura estrema, essa nondimeno entrò in vigore e fu accettata. Difficile, quindi che essa non avesse poi avuto un impatto sulla società.

Banshee

Singoli casi? I singoli casi erano quelle piantagioni dove non vi erano abusi di tipo sessuale da parte dei padroni. Il fatto più crudele era poi l'ipocrisia dei padri che facevano finta di nulla e si rifiutavano di dare il loro cognome ai figli di sangue misto che nascevano da tali rapporti.

Un ottimo libro da leggere al riguardo è: "Rinascita di una Nazione", già citato nella apposita rubrica.

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Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 13:24

teo ha scritto:
Banshee ha scritto:Che la schiavitù sia stata la causa efficiente della guerra, ho molti dubbi. E così sembrano pensarla molti autori, tra cui recentemente Gary W.Gallagher nel suo studio "The Union War" che dimostra come la guerra fu combattuta dal Nord per restaurare lo status quo ante politico-costituzionale precedente alla secessione.Quanto al resto è facile osservare che la società sudista (imperfetta o meno che fosse) era GIA' cambiata con la guerra. Sotto il profilo economico-sociale la necessità di dotare l'esercito di armi, vestiario, etc aveva trasformato il tessuto sociale creando una primitiva ma significativa forma di industralizzazione. Inoltre, con l'introduzione della leva estesa agli afroamericani (marzo 1865) l'amalgama tra le due razze si sarebbe ulteriormente cementificata e quello che sarebbe stato lo sviluppo è difficile da dire, ma avrebbe certamente costituito un passo in avanti verso la fine della schiavitù.

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conosco il lavoro di ghallagher in italia lo considereremmo un intellettuale di area, se mi spiego, autorevole ma cum grano salis basta guardare la sua produzione e da chi è promossa ..é proprio a storici come lui che mi riferisco ..ovvero agli esponenti di quella corrente neo-giustificazionista che tendono ad considerare la schiavitu come un elemento e non l'elemento fondamentale della guerra civile..come se tutte le manovre pre guerra sugli stati di confine, l' homested act , le pressioni dei free soiler non fossero funzionali al mantenimento del predominio politico del sud a scudo dell'impiego del lavoro servile inteso base dell'economia sudista

A parte che è Gallagher e non Ghallagher, a quale area ti riferisci? La sua produzione? Da chi sarebbe promossa? A me risulta che le sue opere siano pubblicate da case editrici universitarie (louisiana stae university press, oxford university press etc) Da quello che scrivi dubito seriamente tu abbia mai letto le opere in questione.

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Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 13:28

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:

Vabbè ma questa è un'immagine da barzelletta, suvvia. Neppure nei peggiori polpettoni propinatici da Hollywood - non scevri da una certa pruderie erotica, del tipo "Mandingo" - si arriva a tanto. Che tristi abusi siano stati compiuti, non v'è dubbio. Ma si tratta comunque di singoli casi che per quanto numerosi erano deprecati e comunque non significativi in termini percentuali. Se è quella l'immagine della civiltà sudista che dovremmo avere, consiglio una buona dose di letture a tutti per scongiurare di cadere in siffatte rappresentazioni da operetta. Un buon inizio sono gli studi di Eugene Genovese ma anche il libro di Raimondo Luraghi (The Rise and Fall of the Plantation South) che sebbene mai apparso in Italia, è per certi versi molto superiore alla storia della guerra civile americana. Quanto al resto è facile osservare che per quanto tardiva o misura estrema, essa nondimeno entrò in vigore e fu accettata. Difficile, quindi che essa non avesse poi avuto un impatto sulla società.

Banshee

Singoli casi? I singoli casi erano quelle piantagioni dove non vi erano abusi di tipo sessuale da parte dei padroni. Il fatto più crudele era poi l'ipocrisia dei padri che facevano finta di nulla e si rifiutavano di dare il loro cognome ai figli di sangue misto che nascevano da tali rapporti.

Un ottimo libro da leggere al riguardo è: "Rinascita di una Nazione", già citato nella apposita rubrica.

Meade

Già detto che si trattava di casi più che deprecabili. In termini percentuali, però, marginali. Ma se hai statistiche in senso contrario, si esamineranno.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  teo il Mer 11 Apr 2012 - 13:31

paradossalmente poi una classe di meticci, anche negletta, con l'aumentare di numero avrebbe accelerato un processo di affrancamento..
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Messaggio  Generale Meade il Mer 11 Apr 2012 - 17:01

Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:


Singoli casi? I singoli casi erano quelle piantagioni dove non vi erano abusi di tipo sessuale da parte dei padroni. Il fatto più crudele era poi l'ipocrisia dei padri che facevano finta di nulla e si rifiutavano di dare il loro cognome ai figli di sangue misto che nascevano da tali rapporti.

Un ottimo libro da leggere al riguardo è: "Rinascita di una Nazione", già citato nella apposita rubrica.

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Già detto che si trattava di casi più che deprecabili. In termini percentuali, però, marginali. Ma se hai statistiche in senso contrario, si esamineranno.

Banshee

Gli storice George B.Tindall e David E.Shi nel loro libro "La Grande Storia dell'America" scrivono al riguardo:
a pag. 342
-Se, per essere chiamato piantatore, era necessario possedere venti schiavi, nel 1860 esistevano nel Sud solo 46.274 piantatori. Meno di ottomila possedevano cinquanta schiavi o più, e 2.292 ne possedevano più di cento. Il censimento ne elencava solo undici con cinquecento schiavi e soltanto uno con mille. Questo piccolo gruppo privileggiato tendeva a considerare i propri interessi di classe coincidenti con l'interesse dell'intero Sud e a ritenersi il ceto guida della comunità un pò come la "gentry" inglese. Il gruppo dei piantatori possedeva più di metà degli schiavi, produceva la maggior parte del cotone e del tabacco, e tutto lo zucchero e il riso. In una popolazione bianca di poco più di otto milioni, il numero dei proprietari di schiavi ammontava a 383.637 nel 1860.-
a pag. 348
-In alcuni casi si ignoravano del tutto le questioni familiari degli schiavi, oppure si lasciava che fossero loro ad arrangiarsi, nella convinzione che le femmine nere fossero per natura promiscue: una comoda scusa per lo sfruttamento sessuale, dimostrato dalla presenza di numerosi mulatti. Il censimento del 1860 riportava 412.000 persone di sangue misto negli USA, e cioè il 10% della popolazione nera, una stima estremamente restrittiva. Si accettava che i piantatori e i loro figli approfittassero delle schiave, giustificando tale comportamento con la motivazione che così si proteggieva la castità delle donne bianche. "Come i patriarchi dell'antichità" scriveva Mary Boykin Chesnut "i nostri uomini vivono nella stessa casa con le mogli e concubine." "Le signore" osservava "sono pronte a raccontarvi chi sono i padri di tutti i bambini mulatti di tutte le case, tranne la propria." -

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 17:39

Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:


Singoli casi? I singoli casi erano quelle piantagioni dove non vi erano abusi di tipo sessuale da parte dei padroni. Il fatto più crudele era poi l'ipocrisia dei padri che facevano finta di nulla e si rifiutavano di dare il loro cognome ai figli di sangue misto che nascevano da tali rapporti.

Un ottimo libro da leggere al riguardo è: "Rinascita di una Nazione", già citato nella apposita rubrica.

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Già detto che si trattava di casi più che deprecabili. In termini percentuali, però, marginali. Ma se hai statistiche in senso contrario, si esamineranno.

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Gli storice George B.Tindall e David E.Shi nel loro libro "La Grande Storia dell'America" scrivono al riguardo:
a pag. 342
-Se, per essere chiamato piantatore, era necessario possedere venti schiavi, nel 1860 esistevano nel Sud solo 46.274 piantatori. Meno di ottomila possedevano cinquanta schiavi o più, e 2.292 ne possedevano più di cento. Il censimento ne elencava solo undici con cinquecento schiavi e soltanto uno con mille. Questo piccolo gruppo privileggiato tendeva a considerare i propri interessi di classe coincidenti con l'interesse dell'intero Sud e a ritenersi il ceto guida della comunità un pò come la "gentry" inglese. Il gruppo dei piantatori possedeva più di metà degli schiavi, produceva la maggior parte del cotone e del tabacco, e tutto lo zucchero e il riso. In una popolazione bianca di poco più di otto milioni, il numero dei proprietari di schiavi ammontava a 383.637 nel 1860.-
a pag. 348
-In alcuni casi si ignoravano del tutto le questioni familiari degli schiavi, oppure si lasciava che fossero loro ad arrangiarsi, nella convinzione che le femmine nere fossero per natura promiscue: una comoda scusa per lo sfruttamento sessuale, dimostrato dalla presenza di numerosi mulatti. Il censimento del 1860 riportava 412.000 persone di sangue misto negli USA, e cioè il 10% della popolazione nera, una stima estremamente restrittiva. Si accettava che i piantatori e i loro figli approfittassero delle schiave, giustificando tale comportamento con la motivazione che così si proteggieva la castità delle donne bianche. "Come i patriarchi dell'antichità" scriveva Mary Boykin Chesnut "i nostri uomini vivono nella stessa casa con le mogli e concubine." "Le signore" osservava "sono pronte a raccontarvi chi sono i padri di tutti i bambini mulatti di tutte le case, tranne la propria." -

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Nessuno nega che vi fossero numerosi mulatti e il 10% della popolazione nera mi pare un dato attendibile anche una parte di essa viveva al Nord, non scordiamocelo. Il problema è che tra i mulatti venivano inseriti non solo i figli degli schiavi/e con i padroni, ma anche i figli dei neri con altri mulatti. Inoltre qualsiasi figlio di schiavi che avesse avuto tra i suoi ascendenti un mulatto, era censito automaticamente come mulatto. Il che genera un'ampia riduzione in termini assoluti del numero dei mulatti figli di schiave e padroni. Un altro dato che sembra smentire la tradizionale idea del rapace bianco padrone che abusa della povera schiava è data dalla DISTRIBUZIONE dela popolazione mulatta che è situata al 39% nelle città, mentre la popolazione di colore schiava era presente solo per il 5%. Solo 1/5 di questi erano mulatti. Il che significa che, nella stragrande maggioranza si trattava di unioni non tra padroni/schiavi ma tra bianchi/neri-mulatti e neri/mulatti liberi. Del resto le ricerche effettuate dal WPA attraverso il DNA degli ex schiavi hanno accertato una presenza di genealogia appartenente a popolazione di razza bianca nella misura del 4.5% della popolazione di colore ex schiava.

Insomma, mentre come detto e ripetuto esso fu senza dubbio un fenomeno deprecabile, non fu certo così ampio come si vorrebbe far credere.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Ospite il Mer 11 Apr 2012 - 17:45

Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:
Banshee ha scritto:
Generale Meade ha scritto:


Singoli casi? I singoli casi erano quelle piantagioni dove non vi erano abusi di tipo sessuale da parte dei padroni. Il fatto più crudele era poi l'ipocrisia dei padri che facevano finta di nulla e si rifiutavano di dare il loro cognome ai figli di sangue misto che nascevano da tali rapporti.

Un ottimo libro da leggere al riguardo è: "Rinascita di una Nazione", già citato nella apposita rubrica.

Meade

Già detto che si trattava di casi più che deprecabili. In termini percentuali, però, marginali. Ma se hai statistiche in senso contrario, si esamineranno.

Banshee

Gli storice George B.Tindall e David E.Shi nel loro libro "La Grande Storia dell'America" scrivono al riguardo:
a pag. 342
-Se, per essere chiamato piantatore, era necessario possedere venti schiavi, nel 1860 esistevano nel Sud solo 46.274 piantatori. Meno di ottomila possedevano cinquanta schiavi o più, e 2.292 ne possedevano più di cento. Il censimento ne elencava solo undici con cinquecento schiavi e soltanto uno con mille. Questo piccolo gruppo privileggiato tendeva a considerare i propri interessi di classe coincidenti con l'interesse dell'intero Sud e a ritenersi il ceto guida della comunità un pò come la "gentry" inglese. Il gruppo dei piantatori possedeva più di metà degli schiavi, produceva la maggior parte del cotone e del tabacco, e tutto lo zucchero e il riso. In una popolazione bianca di poco più di otto milioni, il numero dei proprietari di schiavi ammontava a 383.637 nel 1860.-
a pag. 348
-In alcuni casi si ignoravano del tutto le questioni familiari degli schiavi, oppure si lasciava che fossero loro ad arrangiarsi, nella convinzione che le femmine nere fossero per natura promiscue: una comoda scusa per lo sfruttamento sessuale, dimostrato dalla presenza di numerosi mulatti. Il censimento del 1860 riportava 412.000 persone di sangue misto negli USA, e cioè il 10% della popolazione nera, una stima estremamente restrittiva. Si accettava che i piantatori e i loro figli approfittassero delle schiave, giustificando tale comportamento con la motivazione che così si proteggieva la castità delle donne bianche. "Come i patriarchi dell'antichità" scriveva Mary Boykin Chesnut "i nostri uomini vivono nella stessa casa con le mogli e concubine." "Le signore" osservava "sono pronte a raccontarvi chi sono i padri di tutti i bambini mulatti di tutte le case, tranne la propria." -

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Nessuno nega che vi fossero numerosi mulatti e il 10% della popolazione nera mi pare un dato attendibile anche una parte di essa viveva al Nord, non scordiamocelo. Il problema è che tra i mulatti venivano inseriti non solo i figli degli schiavi/e con i padroni, ma anche i figli dei neri con altri mulatti. Inoltre qualsiasi figlio di schiavi che avesse avuto tra i suoi ascendenti un mulatto, era censito automaticamente come mulatto. Il che genera un'ampia riduzione in termini assoluti del numero dei mulatti figli di schiave e padroni. Un altro dato che sembra smentire la tradizionale idea del rapace bianco padrone che abusa della povera schiava è data dalla DISTRIBUZIONE dela popolazione mulatta che è situata al 39% nelle città, mentre la popolazione di colore schiava era presente solo per il 5%. Solo 1/5 di questi erano mulatti. Il che significa che, nella stragrande maggioranza si trattava di unioni non tra padroni/schiavi ma tra bianchi/neri-mulatti e neri/mulatti liberi. Del resto le ricerche effettuate dal WPA attraverso il DNA degli ex schiavi hanno accertato una presenza di genealogia appartenente a popolazione di razza bianca nella misura del 4.5% della popolazione di colore ex schiava.

Insomma, mentre come detto e ripetuto esso fu senza dubbio un fenomeno deprecabile, non fu certo così ampio come si vorrebbe far credere.

Banshee


Grazie Banshee. Un altro mito antisudista infranto.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Generale Meade il Mer 11 Apr 2012 - 18:43

Banshee ha scritto:

Nessuno nega che vi fossero numerosi mulatti e il 10% della popolazione nera mi pare un dato attendibile anche una parte di essa viveva al Nord, non scordiamocelo. Il problema è che tra i mulatti venivano inseriti non solo i figli degli schiavi/e con i padroni, ma anche i figli dei neri con altri mulatti. Inoltre qualsiasi figlio di schiavi che avesse avuto tra i suoi ascendenti un mulatto, era censito automaticamente come mulatto. Il che genera un'ampia riduzione in termini assoluti del numero dei mulatti figli di schiave e padroni. Un altro dato che sembra smentire la tradizionale idea del rapace bianco padrone che abusa della povera schiava è data dalla DISTRIBUZIONE dela popolazione mulatta che è situata al 39% nelle città, mentre la popolazione di colore schiava era presente solo per il 5%. Solo 1/5 di questi erano mulatti. Il che significa che, nella stragrande maggioranza si trattava di unioni non tra padroni/schiavi ma tra bianchi/neri-mulatti e neri/mulatti liberi. Del resto le ricerche effettuate dal WPA attraverso il DNA degli ex schiavi hanno accertato una presenza di genealogia appartenente a popolazione di razza bianca nella misura del 4.5% della popolazione di colore ex schiava.

Insomma, mentre come detto e ripetuto esso fu senza dubbio un fenomeno deprecabile, non fu certo così ampio come si vorrebbe far credere.

Banshee

Mi sembra di averti fatto nomi e cognomi di storici e di averti citato il testo parola per parola, dove sta scritto come stavano le cose nel 1860 negli USA in base a un censimento storico. E in base a quanto scritto dai due storici le cifre al riguardo sono "molto restrittive". Se hai statistiche serie e documentate per rispondere al posto di tuoi pareri personali si esamineranno.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 18:55

Già inserite nel mio intervento. Inutile ripeterle. Basta guarda il censo.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Generale Meade il Mer 11 Apr 2012 - 19:20

Banshee ha scritto:Già inserite nel mio intervento. Inutile ripeterle. Basta guarda il censo.

Banshee

Le fonti Banshee, le fonti, non i tuoi pareri personali.

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 19:41

Forse non ci capiamo. Fonte è il censo del 1860. Esso è consultabile su numerosi siti governativi e non.
Quanto da te citato nel libro George B.Tindall e David E.Shi "La Grande Storia dell'America non è ovviamente una fonte, ma un'opinione di storici basata su fonti. Accetto i dati numerici che essi inseriscono. Ma guardandoli più da vicino ho dimostrato che essi sono molto relativi. Se ritieni che io abbia falsificato o fornito dati non veritieri, dimostralo.

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VALUTAZIONE DEL NUMERO DI SCHIAVI NEGLI STATI MERIDIONALI

Messaggio  HARDEE il Mer 11 Apr 2012 - 19:49

Signori, buongiorno!

Il Congresso di Vienna del 1815 aveva dichiarato illegale la tratta degli schiavi e dato la consegna all’Inghilterra di vigilare affinché tale disposizione fosse rispettata.
Finiva così la legge dell’”Asiento” promulgata, nel 1701, da Filippo V, primo re Borbone di Spagna.
Nel 1790 gli schiavi presenti negli Stati Uniti erano valutati a circa 750.000
nel 1860 erano valutati a circa 4.400.000, cos’era successo ?

Prima del 1793 gli schiavi erano impiegati nella produzione del tabacco e del riso, mentre il cotone
rappresentava una produzione marginale , ma nel 1793 Eli Whitney realizzò un macchinario capace di separare rapidamente la fibra di cotone dal suo seme.

L’utilizzo di questa sgranatrice cambiò completamente la politica agricola
degli Stati schiavisti che cominciarono ad importare schiavi e quando Il Congresso di Vienna vietò la tratta i ricchi possidenti del Sud incoraggiarono l’unione fra schiavi,
cosa che prima del 1815 avevano sempre cercato di ostacolare, perché una schiava incinta era considerata un danno.

In tal modo nel periodo di quarant’anni la popolazione di colore crebbe da circa 1.800.000 a circa 4.400.000 ( 1860).
Ora la persona di colore era considerata una proprietà, un bene "mercuriale", pertanto, per ragioni economiche, nutrita e mantenuta in buona salute.

Naturalmente con la sconfitta della Confederazione questa situazione ebbe a mutare e le persone di colore cominciarono ad emigrare in tutto il territorio degli Stati Uniti, che dal 1870 , nonostante la forte immigrazione europea, diminuì notevolmente il tasso di natalità ; nel decennio 1901-1910 era diminuito del 21% rispetto al decennio 1801-1810. Per onestà devo dichiarare che non ho ancora dati precisi riferiti solo alla popolazione di colore, ma credo che la mortalità infantile e gli effetti deleteri di un’ industrializzazione , a volte priva di scrupoli, abbia colpito indifferentemente tutte le etnie.

Allego grafico inerente l’aumento della popolazione di colore dal 1790 al 1860,
spero di ritracciare dei dati che si riferiscano ai decenni successivi.




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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 11 Apr 2012 - 21:01

Vi posto l'articolo su Wikipedia concernente l'argomento in discussione:
http://it.wikipedia.org/wiki/Condizioni_di_vita_degli_schiavi_negli_Stati_Uniti

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Re: La società Sudista prima della guerra civile

Messaggio  Banshee il Mer 11 Apr 2012 - 22:16

Di solito diffido degli articoli di Wikipedia, che sono spesso sommari e liberamente inseribili da chiunque. Ad ogni buon conto mi pare evidente che l'autore dell'articolo (che non mi pare sia un simpatizzante sudista, anzi) conferma nella sostanza quanto si diceva
"La prole nata dagli stupri [sic] delle schiave da parte dei padroni aveva generalmente i tratti caratteristici del mulatto, termine dispregiativo che indica la progenie nata da un rapporto tra un individuo bianco e uno nero. Poiché i tratti mulatti erano trasmessi anche da questi in un rapporto con individuo nero il numero di mulatti crebbe in maniera esponenziale nel XIX secolo. Nel 1850 erano 245.000, ma già dieci anni dopo si contavano 411.000 "mulatti" su una popolazione totale di 3.900.000 schiavi neri [qui è errato, i mulatti erano 411.000 sull'intera popolazione nera, molti di risiedevano loro al Nord].
Se liberi, alcuni "mulatti" erano acettati come bianchi nella società, secondo le leggi vigenti, se avevano almeno 7/8 di antenati bianchi.

Il più famoso esempio di schiavo quasi bianco fu il presunto figlio di Thomas Jefferson, nato dalla schiava mulatta Sally Thompson, che aveva 3/4 di antenati bianchi. Gli europei che visitarono la Virginia nel XVIII secolo notarono l'alto numero di schiavi nati da rapporti misti".

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