Prima di divenire una leggenda in grigio.

Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Ven 9 Mar 2012 - 12:51

Spero di fare cosa gradita, illustrando con un brevissimo ritratto gli anni prebellici del Generale Robert Edward Lee.

Prima di divenire una leggenda in grigio: Robert Edward Lee e gli anni prebellici.

Robert Edward Lee era nato il 19 gennaio 1807, presso la tenuta di Stratford Hall nell’estremo settentrione della Virginia, da illustrissima discendenza, terzogenito di Henry “Light-Horse Harry” Lee e Ann Hill Carter; altri due figli nati dal primo matrimonio del padre vivevano con la coppia. Henry Lee era stato un famoso condottiero della guerra di Indipendenza americana e più tardi aveva servito il suo paese come Governatore della Virginia. Tra i suoi ascendenti e collaterali si annoveravano più d’un firmatario della carta costituzionale americana (come Patrick Henry e Thomas Jefferson) e svariati membri del Congresso. Anche da parte materna non mancavano celebri parenti, essendo i Carters tra le famiglie virginiane di più antico lignaggio (1) . Se Robert nasceva da stimata e nobile discendenza e, apparentemente, con radiose prospettive future, il suo presente immediato si rivelò assai meno felice. Nel 1811, oppresso da debiti e creditori, il padre fu costretto a trasferirsi in una minuta casetta di mattoni ad Alexandria, piccola e ridente cittadina virginiana che si affacciava sul Potomac, non lontano dalla contea di Westmoreland che aveva dato i natali a Robert. Quivi, peraltro, Henry Lee rimase assai poco, giacché due anni più tardi, egli decise di abbandonare il Nuovo Continente per tentare di far fortuna nelle Indie Occidentali e rimediare alla drammatica situazione finanziaria in cui versava la sua famiglia. Fu l’ultima volta che Robert vide il padre: costui, già malato, incapace di far fronte alle proprie responsabilità, morirà nel 1818 in Georgia nel corso del viaggio di ritorno dall’oriente a casa. Si è veduto questo come un evento traumatico nella vita di Lee, che ne avrebbe condizionato inconsciamente l’agire e il pensiero: da quel momento, come per redimere la figura del padre, egli avrebbe assunto su di sé ogni carico e responsabilità, anche quelle che nessun comune mortale avrebbe potuto sopportare, sino a divenire schiavo di un’immagine di cui, nel suo animo, profondamente, avrebbe fatto volentieri a meno, restandone intrappolato e, alla fine, schiacciato. La figura del genitore come ombra edipica è suggestiva, ma preferiamo lasciarla agli amanti della psicologia spicciola e da manuale, incapaci, come sono, di intravedere la semplice grandezza dell’altrui spirito umano, preferendo rifugiarsi in affabulazioni per tentare di spiegare ciò che per loro è a priori incomprensibile per propri limiti d’animo. A noi piace pensare, piuttosto, come anni dopo, nella biblioteca di West Point, Robert Edward Lee abbia letto le memorie di guerra del padre, allora appena ristampate: traendone lezioni sull’audacia e risolutezza in battaglia, sul valore del morale per un esercito inferiore, sull’importanza e i meriti di un’accurata ricognizione delle posizioni del nemico, sul mantenimento dell’esprit de corps e della disciplina come fattori essenziali per l’efficienza di un’armata, fattori tutti in cui Henry “Light-Horse Harry” Lee poneva la massima attenzione e di cui il figlio, per un richiamo atavico del sangue, come futuro condottiero confederato, sarà maestro (2). A ogni buon conto, affidato alle cure della madre, al giovane Robert furono inculcati quei pochi semplici precetti che caratterizzavano l’élite culturale e spirituale dell’Old Dominion: la cura della personalità, dell’educazione e dell’istruzione come fondamenti della vita sociale; lo studio dei classici latini e greci come faro etico; il ripudio delle pratiche bottegaie, considerate come sudice e indegne di un uomo del Sud; il progresso come bene universale solo se ancorato al rispetto della tradizione; la nobiltà, l’educazione e il sangue come simboli di un mondo non perduto; l’onore, la disciplina, il coraggio come valori assoluti cui non derogare mai. In una parola: carattere. A tutto ciò contribuirono pure gli insegnamenti dispensatigli dal famoso precettore William B. Leary, allora insegnante all’Alexandria Academy, presso cui Lee condurrà i suoi primi studi, eccellendo specialmente nella matematica e nella lingua latina e greca. Due secoli dopo circa, un morboso scrittore speculerà a lungo sulla repressione sessuale a cui sarebbe stato sottoposto Lee nella sua adolescenza a causa dell’educazione ricevuta, attribuendo a tutto ciò la sua aggressività sui campi di battaglia, raggiungendo così vette raramente uguagliabili di involontaria comicità (3). Nel 1825, Lee ottenne l’ammissione all’Accademia militare di West Point, anche grazie al peso del nome della famiglia; all’epoca, infatti, l’accettazione dei candidati avveniva per scelta del Presidente degli Stati Uniti d’America dietro suggerimento del Segretario alla Guerra: ed era forse uno scherzo del destino che costui, in quel tempo, fosse John C. Calhoun, straordinaria personalità politica e intellettuale del Sud, destinato a diventare il campione delle libertà e dei diritti del Meridione. Così, allorquando un anno prima il giovane Robert E. Lee, come consuetudine, andò a trovare personalmente il Segretario alla Guerra consegnandogli le lettres de patronage e perorando la propria candidatura all’istituto militare, era davvero il Fato che metteva di fronte colui che con il pensiero, gli scritti e la parola doveva infliggere un colpo decisivo all’Unione e quel giovinetto che, quella stessa Unione, tenterà, anni dopo, di affondare definitivamente alla testa di un esercito, armato di spada (4). A West Point, Lee accumulerà un curriculum di eccellenza per rigore, devozione e studio, guadagnando la stima degli altri cadetti nonché dei superiori e insegnanti. Nei quattro anni di corso, oltre a distinguersi in ogni materia, egli non riceverà neppure una nota di biasimo o demerito, finendo così per licenziarsi al secondo posto in graduatoria su quarantasei diplomati. Nominato cadetto “Sergente” già sul finire del primo anno (titolo spettante per consuetudine a chi avesse accumulato almeno due anni di corso), al quarto e ultimo anno divenne “Aiutante di Corpo dei Cadetti” il rango accademico più alto al quale uno studente avrebbe potuto aspirare, riservato dal Sovrintendente di West Point, Sylvanus Thayer, cui spettava la scelta, solo a colui che avesse mostrato eccezionali doti di leadership e abilità nello studio della scienza militare. Lee, già allora colpiva chi lo frequentasse, per l’aspetto fisico: alto, robusto, assai eretto senza apparire rigido e posato, il viso con tratti marcati ma regolari, i folti capelli neri e gli occhi marroni, appariva il beau ideal dell’aspirante ufficiale, incutendo in tutti rispetto e forse anche una certa invidia, se il suo soprannome tra i cadetti divenne quello di “modello di marmo”. Richard Stoddard Ewell, destinato a servire sotto di lui nel corso della secessione sino a divenire tenente generale e a comandare un corpo d’armata dell’Armata della Virginia Settentrionale, a distanza di anni ricorderà come un cenno di approvazione da parte di Lee equivalesse per lui, allora semplice matricola, a “un assenso di Giove Olimpo”(5) . Particolarmente dotato nelle materie matematiche (riuscì a divenire persino aiuto assistente alla cattedra), a quegli anni si deve l’approfondimento da parte di Lee della vita e imprese di Napoleone: non a caso, ché il grande corso sarà sempre al centro delle sue riflessioni strategiche e tattiche e per molti versi, il condottiero sudista riuscirà a emularne le gesta. In quello stesso periodo egli incontrerà molti personaggi destinati a condividerne le sorti negli anni della guerra civile, come Jefferson Davis (futuro Presidente confederato), Lucius B. Northrop (destinato ad assumere le sorti della sussistenza generale), Abraham C. Myers (che diverrà Quartiermastro generale del Sud) William N. Pendleton (poi posto, nominalmente, a capo dell’artiglieria dell’Armata della Virginia Settentrionale) e Joseph E. Johnston, nella sua stessa classe, il quale, sebbene legato a lui da genuina amicizia, per tutta la restante vita sarà ossessionato da invidia e gelosia nei confronti di Lee (6). Essendosi graduato tra i primissimi, a Lee, come da prassi, spettava la scelta dell’arma o corpo presso cui entrare in servizio effettivo: l’opzione tra il corpo degli ingegneri e l’arma dell’artiglieria fu vinta a favore della prima, considerata allora l’aristocrazia dell’esercito, artiglieria, fanteria e cavalleria (nell’ordine) essendo destinazioni meno ambite. La prima assegnazione del giovane sottotenente Robert E.Lee, nel maggio 1929, fu Cockspur Island sul fiume Savannah, in Georgia: qui egli aiuterà a progettare e costruire Fort Pulaski, teatro di futuri scontri nel corso della guerra di secessione. Un mese dopo la madre, ancora giovane, decedeva, gettandolo in un cupo sconforto. Durante le licenze, Lee era solito far ritorno a Washington; nel corso di una queste, avverrà l’incontro con Mary Randolph Custis, figlia unica di George Washington Parke Custis, figlio adottivo di George Washington, e Mary Lee Fitzugh Custis, cugina della madre di Robert, proprietari di una splendida tenuta, “Arlington”, che si affacciava sul Potomac di fronte alla capitale, i cui palazzi erano ben visibili nel chiarore della luce. La relazione fu incoraggiata - per quanto il padre non fosse entusiasta delle prospettive finanziarie del futuro cognato, vista la paga assai modesta che percepiva un militare - e il trasferimento di Lee a Fort Monroe presso Old Point Comfort in Virginia, diede ai due giovani l’occasione di frequentarsi con maggior assiduità sino a quando, nel giugno 1831 il matrimonio fu cosa fatta. Con quel vincolo, Lee legava il suo nome direttamente a quello di Washington, l’eroe della guerra d’indipendenza: non pochi confederati lo considereranno il suo erede durante la guerra di secessione e lui stesso, ne venererà la figura luminosa di uomo politico e militare, sino a riconoscerlo come modello di vita e carattere a cui ispirarsi (7). Ma la lista delle acquisizioni parentali e dei legami di famiglia che Lee conseguì per effetto del matrimonio non si arrestava alla figura di Washington; essa comprendeva anche molti altri illustri virginiani, troppo numerosi per essere elencati: qui sarà sufficiente, però, dire che da quell’istante Lee si unì profondamente alla sua terra natia, la Virginia appunto, e che all’atto della secessione questa sarebbe divenuta la sua vera patria sino al sorgere della Confederazione degli Stati d'America (n8). Intanto Lee, tra brillanti progetti ingegneristici civili e militari nelle varie destinazioni assegnategli (nel delta del Mississippi, a St. Louis nel Missouri, a Baltimora con la progettazione e costruzione di Fort Carroll) scalava lentamente la gerarchia militare: sottotenente (1829), tenente (1836), capitano (1838). La vita della coppia trascorreva felice ad Arlington (la moglie non si adattò mai a vivere nei modesti acquartieramenti militari destinati al marito) ove Lee si recava ogni qualvolta potesse, allietata dalla nascita di ben sette figli. Si è a lungo speculato sui rapporti sentimentali della coppia. Ma checché se ne dica, al di là di una certo scontento da parte di Lee per la lontananza e le sue preoccupazioni per le condizioni di salute della moglie, non buone, la ricca corrispondenza pervenuta, dimostra una genuina e sincera affezione tra i due: immaginare e inventare insoddisfazioni, irrequietudini e conseguenti forme depressive tra i due, per quanto aiuti una certa letteratura moderna intrisa di risvolti sensazionalistici e astrusi psicoromanzi, non disgiunti da una certa pruderie erotica, a vendere qualche copia in più, non muta lo stato dei fatti. Comun denominatore di tale tendenza è la pressoché unanime, costante e monotona asserzione di aver finalmente compreso, pur in assenza di fonti primarie inedite, la vera essenza di Lee, sicché un lettore avveduto si dovrebbe domandare come sia possibile che ciascuno, poi,offra una risposta diversa (9). Sarebbe esercizio retorico inutile, perciò, tentare di cercare risvolti oscuri laddove non ve ne sono: l’uomo, il carattere, le gesta, le parole sono là a disposizione di tutti e testimoniano la semplicità di un animo generoso e profondamente devoto alla moglie. (


1. - D. S. Freeman, Robert E. Lee: A Biography, 4 vol., New York: Charles Scribner’s & Sons, 1934-35, I, p.24 ss.
2. - H. Lee (a cura di), Memoirs of the War in the Southern Departement of the United States by Henry Lee, Washington: Peter Force, 1827; v. pure D. S. Freeman, Robert E.Lee: A Biography, cit., I, pp. 65-66. Nel 1869, il figlio Robert curerà una nuova edizione del testo.
3.- M. Fellman, The Making of Robert E. Lee, New York: Random House, 2000, pp. 114-17.
4.- Cfr. D. S. Freeman, Robert E.Lee: A Biography ,cit., I, pp. 40 ss.
5.- D.G. Tyler, “General’s Lee Birthday” in Tyler’s Quarterly Historical and Genealogical Magazine, 10, 1929, p. 252.
6.- Per i particolari degli anni a West Point, cfr. D.S. Freeman, Robert E.Lee: A Biography, pp. 61-85. Per quanto riguarda l’ossessione di Johnston nei confronti di Lee, si veda R. K. Krick “<<Snarl and Sneer and Quarrel>>: General Joseph E. Johnston and an Obsession with Rank” in G.W. Gallagher & J.T. Glatthaar (a cura di), Leaders of the Lost Cause. New Perspectives on the Confederate High Command, Mechanicsburg, PA: Stackpole Books, 2004,pp. 165-203.
7.- Cfr. R.B. McCaslin, Lee in the Shadow of Washington, Baton Rouge: Louisiana State University Press, 2001, pp. 21-23, 225-233;
8.- D.S. Freeman, Robert E.Lee: A Biography, cit., I, pp. 159-169.
9.- Elizabeth B. Pryor e il suo, Reading the Man: A Portrait of Robert E. Lee Through His Private Letters, New York: Viking Press, 2007, ne è forse l’esempio più evidente.

(1.-CONTINUA)

P.S. Non vi preoccupate non vi ammorberò per molto. Solo un altro paio di puntate. Razz
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Ven 9 Mar 2012 - 17:15

La notizia dello scoppio della guerra contro il Messico (1846) lo colse a New York, mentre era impegnato nella realizzazione delle difese costiere del porto: immediatamente Lee partì, per mettersi a disposizione dapprima del generale John E.Wood, impegnato in un teatro secondario nel nord del Messico, per poi essere trasferito, a metà gennaio del 1847, nello stato maggiore del generale Winfield Scott, allora impegnato nella conquista dell’importante fortezza militare di Vera Cruz. Per Lee iniziava un periodo in cui avrà modo di dimostrare eccezionali qualità militari (10). A lui, Scott affidò il piazzamento di alcune batterie navali che avrebbero dovuto sostenere l’assalto della fanteria; con calma e sagacia, Lee scelse un punto da cui poter battere le mura nemiche. Dopo due giorni di furiosi bombardamenti Vera Cruz capitolava ; era la prima azione bellica del quarantenne capitano Robert E. Lee. Catturata la guarnigione, Scott ora pensava di penetrare nel cuore del Messico e battere la principale armata nemica, guidata dal generale Santa Ana. Per aprile, forte di 8.500 uomini, Scott era giunto a Cerro Gordo, una posizione messicana posta sulle alture e munita di una guarnigione di oltre 12.000 soldati. Dovendosi escludere un attacco diretto, Scott, tanta era la confidenza che riponeva nel giovane capitano virginiano, affidò a Lee il delicato compito di studiare il terreno per scoprire eventuali punti deboli sui fianchi nemici.
Lee, osservato a lungo lo schieramento avversario e dopo aver trascorso interminabili ore nascosto dietro un tronco per sottrarsi alla vista delle pattuglie messicane che infestavano la zona, il giorno successivo fece ritorno al quartier generale americano: sì, vi era un preciso luogo nella disposizione avversaria che risultava sguarnito, un punto in cui il fianco sinistro dei messicani era “campato in aria”(11) . Se si fosse manovrato con tempestività e celerità su quel lato, si poteva tagliar fuori la guarnigione dalle linee di comunicazione. Scott non perse tempo e diede avvio alla manovra: mentre con una finta egli avrebbe guidato una attacco dimostrativo al centro, Lee con la parte restante delle truppe comandate dal colonnello Bennett Riley, doveva muovere sul fianco nemico: il risultato fu una vittoria completa degli americani, con almeno 3000 nemici catturati. Un “brevetto” al grado di maggiore fu la riconoscenza per l’in alutabile servizio reso da Lee. Dopo la vittoria di Cerro Gordo, Scott proseguì la marcia verso Mexico City; dopo molte peripezie dovute alle difficoltà di mantenere una linea di comunicazione e approvvigionamento con le basi logistiche americane poste molto più a nord, nell’agosto 1847, Scott era infine giunto a soli 15 km dalla capitale messicana. Ma qui una serie di ostacoli formidabili si frapponevano al suo obiettivo: l’hacienda fortificata di San Antonio e poco più oltre la piazzaforte di Churubusco. Dopo molte discussioni, era stata esclusa l’idea di investire frontalmente le opere difensive messicane. Che fare, dunque? Lee si era proposto per una nuova missione di esplorazione e ora poteva riferirne i risultati: v’era una stretta e perigliosa via, detta Pedregal, che scorreva per oltre cinque chilometri tra zone di lava e minuti passaggi e che poteva essere sfruttata per sorpassare le fortificazioni di San Antonio e puntare direttamente su Churubusco sul fianco scoperto. E così avvenne: guidati dall’infaticabile Lee, in sella ormai da trentasei ore senza riposare, le colonne dei soldati americani, giunsero a sorpresa su Churubusco guadagnando un’altra vittoria sui messicani. Dopo aver esaminato il percorso che per ben tre volte Lee aveva dovuto percorrere nella notte tra il 19 e 20 agosto, Scott rimase così impressionato da definire la pericolosa impresa compiuta dal suo giovane ufficiale, come “il più grande atto di coraggio fisico e morale compiuto da ogni soggetto, a mia conoscenza, durante la campagna [messicana]” (12). Una nuova promozione a tenente-colonnello con “brevetto”, giunse. La strada per Mexico City era aperta: ultimo baluardo da superare rimanevano le alture di Chatapultec e le sue fortificazioni, poste a immediato ridosso della capitale messicana, ove il generale Santa Ana aveva ammassato le rimanenti, ma tuttora poderose, forze del suo esercito. Ancora una volta Lee ebbe una parte importante nella conquista della cittadella fortificata, guidando personalmente gli attacchi e incoraggiando le truppe con il suo esempio, posizionando numerose batterie d’artiglieria ove occorresse, agendo come Aide-de-Camp di Scott. Dissanguato da una ferita di striscio procuratagli da un colpo di fucile, esausto per le incessanti ricognizioni compiute nei giorni precedenti lungo l’intero fronte, dopo trenta ore senza riposo, Lee crollò a terra sfinito: “per la prima e unica volta nella sua vita” come annoterà anni dopo Douglas Southall Freeman, nella poderosa e bellissima biografia a lui dedicata (13). Una terza promozione per brevetto, questa volta al grado di colonnello, attendeva Lee. Con la vittoria di Chatapultec la guerra con il Messico si poteva considerare virtualmente chiusa: di lì a poche ore l’esercito di Santa Ana si arrese e le forze americane poterono fare il loro ingresso a Mexico City il giorno seguente. Al termine della campagna Winfield Scott appariva entusiasta della condotta di Lee “il cui genio militare egli stimava di gran lunga superiore a quello di ogni altro ufficiale dell’armata” secondo la testimonianza di uno stretto conoscente del generale (15) . Più importante ancora dell’esperienza sui campi di battaglia messicani, era però ciò che Lee aveva appreso dall’arte di comando di Scott. Anzitutto, l’importanza di un’accurata fase di intelligence, per mezzo di una dettagliata ricognizione del terreno e di un attento esame della disposizione delle truppe del nemico, in modo da poter elaborare un piano quanto più efficace possibile. In secondo luogo, la positiva dimostrazione che una forza inferiore per numero poteva sconfiggere un nemico superiore con un’audace condotta offensiva basata su rapide manovre sui fianchi o fondata sull’aggiramento e, alcune volte, anche con attacchi frontali, se ben coordinati. Infine il sistema di comando decentralizzato adottato sul terreno tattico da Scott, il quale elaborava il piano generale della battaglia, lasciando poi ai suoi subordinati il compito di tradurre quel disegno a loro discrezione e al meglio delle loro capacità. Del resto, lo stesso Lee, nel corso di una conversazione con Justus Scheibert, un ufficiale dell’esercito imperiale prussiano distaccato come osservatore presso l’armata sudista, spiegando allo stesso il suo stile di comando, molti anni dop dichiarò che “sarebbe una cosa sbagliata se io non potessi fare affidamento sui miei comandanti di divisione e brigata. Preparo i piani e lavoro con tutte le mie forze per portare le truppe nel posto giusto al momento giusto. Con ciò ho fatto quello che mi spettava. Dopo che ho avanzato le truppe in battaglia, consegno il fato del mio esercito nelle mani di Dio e dei miei ufficiali subordinati” aggiungendo quasi a mò di monito che, “interferire provocherebbe più danno che benefici”(16) . Erano pochi, semplici concetti e insegnamenti che molti anni dopo, Lee adotterà al momento di assumere il comando delle operazioni sul fronte virginiano. Ritornato in patria come un eroe, Lee sarà assorbito per i primi quattro anni dalla routine delle occupazioni precedenti all’esperienza messicana, ossia la costruzione di opere d’ingegneria militare civile lungo la costa atlantica, lamentando una certa noia e una profonda insoddisfazione per la lentezza nel sistema delle promozioni, che favorivano più i maneggi politici che le capacità militari. La monotonia fu rotta nel 1852 con il suo trasferimento all’Accademia militare di West Point come Sovrintendente: un posto che, per quanto di grande prestigio (e che per statuto legale spettava ai soli appartenenti al corpo degli ingegneri), egli, da principio, non gradì in quanto comportava il trasferimento di un ufficiale dal comando di linea a quello dello stato maggiore. Ciò non di meno, sebbene Lee non fosse particolarmente amato dagli studenti, divenne un eccellente amministratore, migliorando numerose materie di studio e aggiungendo un anno ai quattro che componevano tradizionalmente il corso accademico di West Point. Nel 1855, con la creazione di due nuovi reggimenti di cavalleria da parte del Segretario alla Guerra Jefferson Davis, Lee fece ritorno al comando di linea, con la promozione a tenente colonnello del 2° reggimento U.S., sotto la guida del colonnello Albert Sidney Johnston. Da marzo del 1856 all’ottobre del 1857 e poi ancora da febbraio del 1860 fino al febbraio del1861, Lee sarà impegnato nel Texas (stato con cui mantenne sempre un profondo legame anche nel dopoguerra) insieme al suo reggimento, con l’ordine di ingaggiare la tribù indiana dei Comanches. Nell’ottobre 1859, ancora un volta il destino lo attendeva, per restituirgli notorietà nazionale. Mentre si trovava, del tutto fortuitamente, ad Arlington, lo raggiunse l’ordine di marciare, alla testa di un reparto di marines, su Harper’s Ferry, nella Virginia nord-occidentale. Il compito affidatogli consisteva nello stroncare la piccola insurrezione armata guidata da John Brown, un fanatico abolizionista che al comando di un manipolo di uomini aveva deciso di occupare l’arsenale militare federale colà posto, sperando così di scatenare un’insurrezione popolare contro il Sud e ottenere la liberazione degli schiavi con la forza. Il tentativo era però miseramente fallito e John Brown si era barricato in uno stanzino dell’arsenale con un piccolo gruppo di ostaggi. Il 18 ottobre 1859, Lee insieme a dodici marines, con un audace colpo di mano riuscì a penetrare nell’armeria e dopo un breve scontro a fuoco liberò i prigionieri, tutti illesi, assicurando John Brown e i suoi complici alla giustizia (17). L’insurrezione annunciava ben più oscuri tempi: tornato nel Texas per assumerne anche il comando dipartimentale, nel febbraio 1861 a Lee toccò annunciare al governo federale che lo stato texano aveva receduto dall’Unione. Erano solo i prodromi del dramma che si sarebbe consumato da lì a poco.

10 .- Per il servizio in messico di Lee, cfr., D.S. Freeman, Robert E.Lee: A Biography, cit, pp. 203-300.
11.- Ibi., pp. 227-234.
12. -J. W. Jones, Life and Letters of Robert Edward Lee, Soldier and Man, New York & Washington: The Neale Publishing Company, 1906, p.51
13.- Testimonianza resa davanti al Senato degli Stati Uniti d’America, Doc. 65, 1st sess., 30th Congress, p.73.
14.- D. S. Freeman, Robert E.Lee: A Biography, cit., I, p. 283.
15. -.Cfr. E.D.Keyes, Fifty Years’ Observations of Men and Events, Civil War and Military, New York: Charles Scribner’s, 1884, p.206.
16.- J. Scheibert, Der Buergkrieg in Dem Nordamerikanischen Staaten. Militarisch beleutecht fuer den Deutschen Offiizier, Berlin: E.S.Mittler & Sohn, 1874, p.39. La conversazione risalirebbe al 1863.
17. - J. W. Jones, Life and Letters of Robert Edward Lee, Soldier and Man, cit. p.105.
(2.-CONTINUA)
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 10 Mar 2012 - 11:43

Ciao Banshee,
ho letto che Lee era stato riluttante a diventare Sovrintendente dell'Accademia di West Point in quanto la chiamava una "snake pit" (fossa di serpenti).
Mi sai dire perchè Lee definiva l'Accademia in tale modo?

_________________
Garry Owen
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
George Armstrong Custer
George Armstrong Custer
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 2501
Data d'iscrizione : 30.12.08
Età : 62
Località : Roma

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Sab 10 Mar 2012 - 20:55

Non saprei rispondere con certezza. Forse si riferiva alla competizione e alle inimicizie che si creavano tra i cadetti. Ma bisognerebbe sapere quando, in che contesto e a chi Lee avrebbe fatto tale confidenza.

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Jubal Anderson Early il Dom 11 Mar 2012 - 5:21

Un altro promettentissimo inizio di lavoro da parte del nostro Banshee, a cui esprimo una volta in più, e sempre con gratitudine, i miei complimenti.
Jubal Anderson Early
Jubal Anderson Early
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 707
Data d'iscrizione : 04.12.11

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  R.E.Lee il Dom 11 Mar 2012 - 10:47

Caro il "mio" Banshee,
se non ci fossi, bisognerebbe inventarti!!!!!!!!!!!!! Very Happy

Lee
R.E.Lee
R.E.Lee
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 4028
Data d'iscrizione : 02.12.08
Età : 58
Località : Montevarchi / Torino

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 11 Mar 2012 - 13:58

Banshee ha scritto:Non saprei rispondere con certezza. Forse si riferiva alla competizione e alle inimicizie che si creavano tra i cadetti. Ma bisognerebbe sapere quando, in che contesto e a chi Lee avrebbe fatto tale confidenza.

Banshee

L'informazione è stata tratta dalla biografia di Lee, in inglese, su Wikipedia, non ne so di più. Forse, si riferiva ad una già esistente contrapposizione tra i cadetti che provenivano dal Nord rispetto a quelli che provenivano dal Sud, ma sono mie supposizioni.

_________________
Garry Owen
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
George Armstrong Custer
George Armstrong Custer
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 2501
Data d'iscrizione : 30.12.08
Età : 62
Località : Roma

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 11 Mar 2012 - 14:42

Alcuni documenti interessanti che riguardano la carriera del gen.Lee:
http://americancivilwar.com/authors/Joseph_Ryan/Articles/General-Lee-Service-Record/Service-Record-General-Lee.html
Dalla documentazione ivi contenuta si evince che le dimissioni di Lee dall'esercito USA sono state formalmente accettate dal Dipartimento della Guerra di Washington il 25 aprile 1861 e comunicate al medesimo il 27 aprile. Ma già il 22 aprile Lee aveva offerto di mettersi al servizio dello stato della Virginia e il 23 aprile, dal predetto stato, gli è stato offerto l'incarico di generale di brigata.
Pertanto, a mio parere, Lee ebbe le idee molto chiare con chi schierarsi e non aspettò, prima di rendere operative le sue decisioni, che le dimissioni dall'esercito USA fossero formalmente accettate dall'organo competente.

_________________
Garry Owen
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
George Armstrong Custer
George Armstrong Custer
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 2501
Data d'iscrizione : 30.12.08
Età : 62
Località : Roma

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Dom 11 Mar 2012 - 18:45

George Armstrong Custer ha scritto:
Banshee ha scritto:Non saprei rispondere con certezza. Forse si riferiva alla competizione e alle inimicizie che si creavano tra i cadetti. Ma bisognerebbe sapere quando, in che contesto e a chi Lee avrebbe fatto tale confidenza.

Banshee

L'informazione è stata tratta dalla biografia di Lee, in inglese, su Wikipedia, non ne so di più. Forse, si riferiva ad una già esistente contrapposizione tra i cadetti che provenivano dal Nord rispetto a quelli che provenivano dal Sud, ma sono mie supposizioni.

Ho risolto il problema. L'espressione non appartiene a Lee, ma è stata impiegata da un suo biografo Emory M. Thomas nella sua opera "Robert E.Lee. A Biography" New York: W.W.Norton, 1995 p.152 per descrivere le perplessità di Lee quando ricevette la nomina e la sua convinzione che a West Point sarebbe stato oggetto di pressioni e controlli.

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Dom 11 Mar 2012 - 18:58

George Armstrong Custer ha scritto:Alcuni documenti interessanti che riguardano la carriera del gen.Lee:
http://americancivilwar.com/authors/Joseph_Ryan/Articles/General-Lee-Service-Record/Service-Record-General-Lee.html
Dalla documentazione ivi contenuta si evince che le dimissioni di Lee dall'esercito USA sono state formalmente accettate dal Dipartimento della Guerra di Washington il 25 aprile 1861 e comunicate al medesimo il 27 aprile. Ma già il 22 aprile Lee aveva offerto di mettersi al servizio dello stato della Virginia e il 23 aprile, dal predetto stato, gli è stato offerto l'incarico di generale di brigata.
Pertanto, a mio parere, Lee ebbe le idee molto chiare con chi schierarsi e non aspettò, prima di rendere operative le sue decisioni, che le dimissioni dall'esercito USA fossero formalmente accettate dall'organo competente.

Beh visto che hai anticipato il contenuto di quanto dovevo scrivere, preciso solo che
la lettera di dimissioni dall'Esercito degli Stati Uniti fu scritta da Lee nella notte tra il 20 e 21 aprile e spedita quello stesso giorno. Con il che aveva formalmente receduto dal suo ufficio e da ogni obbligazione nei confronti dell'esercito e dell'Unione. Un modo di agire perfettamente cristallino, paragonabile a quello di molti altri ufficiali.
E' evidente che avesse le idee chiare, visto che aveva già espresso questa sue convinzioni al Comandante in Capo dell'Esercito Federale qualche giorno prima, ossia il 17 aprile recandosi personalmente a Washington.
Francamente non vedo la questione.

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 11 Mar 2012 - 19:34

Ciao Banshee, ti assicuro che non era mia intenzione anticipare alcuni fatti del tuo interessante racconto; mi dispiace di aver dato tale impressione.
Venendo ai termini del problema, prendo atto che nell'esercito USA non esisteva la regola che vige nelle nostre Pubbliche Amministrazioni dove, finchè non vengono accettate le tue dimissioni, rimani un dipendente pubblico a tutti gli effetti.

_________________
Garry Owen
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
George Armstrong Custer
George Armstrong Custer
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 2501
Data d'iscrizione : 30.12.08
Età : 62
Località : Roma

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Dom 11 Mar 2012 - 19:48

George Armstrong Custer ha scritto:Ciao Banshee, ti assicuro che non era mia intenzione anticipare alcuni fatti del tuo interessante racconto; mi dispiace di aver dato tale impressione.
Venendo ai termini del problema, prendo atto che nell'esercito USA non esisteva la regola che vige nelle nostre Pubbliche Amministrazioni dove, finchè non vengono accettate le tue dimissioni, rimani un dipendente pubblico a tutti gli effetti.

Da un punto di vista formale, ciò è indubbio e non v'è dubbio che le dimissioni avrebbero dovuto essere accettate per divenire effettive. Da un punto di vista etico, però, rassegnando le proprie dimissioni, Lee aveva risolto ogni questione con sé stesso e con il governo federale. Diciamo che sarebbe stato riprovevole se Lee si fosse recato a Richmond e avesse accettato l'offerta del governatore Lechter prima di aver trasmesso le proprie dimissioni.

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 11 Mar 2012 - 21:09

Sulla riluttanza di Lee ad andare a West Point, in qualità di Sovrintendente, potrà anche aver influito il fatto della presenza in quel momento, in qualità di allievo dell'Accademia, del suo figlio primogenito, Custis, classe del 1854. Vi era il pericolo di maldicenze per eventuali favoritismi che di sicuro non ci sono stati.

_________________
Garry Owen
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
George Armstrong Custer
George Armstrong Custer
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 2501
Data d'iscrizione : 30.12.08
Età : 62
Località : Roma

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Dom 11 Mar 2012 - 21:12

George Armstrong Custer ha scritto:Sulla riluttanza di Lee ad andare a West Point, in qualità di Sovrintendente, potrà anche aver influito il fatto della presenza in quel momento, in qualità di allievo dell'Accademia, del suo figlio primogenito, Custis, classe del 1854. Vi era il pericolo di maldicenze per eventuali favoritismi che di sicuro non ci sono stati.

Sì, indubbiamente hai ragione. Penso che Lee fosse molto imbarazzato per la questione e non lo aveva nascosto a Mahan che allora era uno degli insegnanti più noti di tattica militare.

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  George Armstrong Custer il Dom 11 Mar 2012 - 21:28

Poi in Accademia c'era pure suo nipote Fitz Lee, o sbaglio?

_________________
Garry Owen
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
George Armstrong Custer
George Armstrong Custer
Moderatore - Tenente-generale
Moderatore - Tenente-generale

Numero di messaggi : 2501
Data d'iscrizione : 30.12.08
Età : 62
Località : Roma

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Lun 12 Mar 2012 - 12:56

George Armstrong Custer ha scritto:Poi in Accademia c'era pure suo nipote Fitz Lee, o sbaglio?

Verissimo. Da notare che mentre con il figlio Custis, essendo stato trasferito nel frattempo al 2° US Cavarly ebbe occasione di seguirlo assai poco, con il nipote Fitz Lee pare che Robert Edward Lee fosse assai duro. In generale come Sovrintendente di West Point Lee fu poco amato dai cadetti, proprio perché impose un giro di vite alla disciplina.

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  HARDEE il Lun 12 Mar 2012 - 19:56

Ciao Custer

Ho fatto delle ricerche sul fatto che Lee definisse West Point la fossa dei serpenti.

E.R.Lee era un uomo colto e probabilmente si riferiva all’antica usanza romana di gettare i pazzi in una fossa di serpenti, in modo che il pericolo reale li guarisse; di conseguenza West Point non era considerato, secondo la mia interpretazione, da Lee come un luogo frequentato da persone infide, bensì da pazzi.

E se ci pensiamo bene mantenere la disciplina con esuberanti giovani testosterone –dipendenti, e credo anche inclini alla violenza, non doveva essere cosa semplice.

Naturalmente la mia è una supposizione.

Hardee
HARDEE
HARDEE
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1901
Data d'iscrizione : 29.04.11
Età : 67
Località : Torino

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Banshee il Lun 12 Mar 2012 - 22:00

Caro Hardee,
Apprezzo il tuo sforzo, ma ho già chiarito che l'espressione "snake pit" non è mai stata impiegata da Lee, essendo il frutto di una metafora dello storico Emory Thomas nella sua biografia di Lee (cfr. p. 152).

Banshee
Banshee
Banshee
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1923
Data d'iscrizione : 17.03.09
Località : La Spezia

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  HARDEE il Lun 12 Mar 2012 - 23:38

Cia Banshee,

era una supposizione, poi sai come si dice : << ci sono più cose in cielo e in terra [...] !>>


Hardee
HARDEE
HARDEE
Tenente-generale
Tenente-generale

Numero di messaggi : 1901
Data d'iscrizione : 29.04.11
Età : 67
Località : Torino

Visualizza il profilo

Torna in alto Andare in basso

Prima di divenire una leggenda in grigio. Empty Re: Prima di divenire una leggenda in grigio.

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Torna in alto Andare in basso

Torna in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum