Lunga vita al Re Cotone!

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Messaggio  CSS Virginia il Sab 19 Gen 2019 - 14:28

Uno dei problemi più gravi per Confederazione era come mettere assieme i fondi necessari a mettere in vita le proprie strutture e consentire il funzionamento dei mezzi necessari a combattere la guerra e a finanziare il proprio sforzo bellico. Raimondo Montecuccoli, generale, politico e scrittore italiano, due secoli prima aveva detto a tale proposito che tre cose erano indispensabili per condurre una guerra:

“denaro, denaro e ancora denaro”
Raimondo Montecuccoli, Nachlass «La Guerra con Turco in Ungheria»

Analizziamo insieme la situazione: quando, allo scoppio delle ostilità, il neo-ministro delle Finanze Christophen G. Memminger, dopo aver preso possesso della sede del proprio ministero a Montgomery (un edificio senza mobili e ancora da spazzare), aveva volto la sua attenzione sulle riserve metalliche e di valuta pregiata della Confederazione, si rese immediatamente conto che il Sud disponeva appena del 32,5% delle riserve metalliche e di valuta pregiata, mentre il Nord manteneva il controllo sul restante 67.5%. A peggiorare le cose, il Ministro del tesoro non pensò neppure a mettere le mani sulle riserve custodite nelle banche, limitandosi di quello che fu possibile trovare begli stabilimenti della Zecca della Louisiana, per un importo totale non superiore ai 600.000 dollari.

Poca, roba, se consideriamo che paragone, il solo Ministero della marina aveva presentato, il 12 marzo 1861 (a guerra non ancora scoppiata, quindi) un preventivo, per il periodo fino al 4 febbraio 1862, di 2.065.110 dollari. Peggio ancora, la via regia da attuare in qualsiasi analoga situazione di emergenza comune per tutti i paesi, il ricorso alla tassazione, non era attuabile, in quanto, come aveva sottolineato l’illustre economista americano Albert Gallatin, le strutture per l’esazione di imposte straordinarie di guerra dovevano essere predisposte sin dal tempo di pace, cosa chiaramente impossibile per la nuova nazione sudista.

Appariva quindi necessario il ricorso ai prestiti e all'emissione di biglietti di Stato, mentre la macchina fiscale del Sud veniva messa in moto. Ma ancora una volta, a causa di una serie di ragioni (tra cui la già citata scarsità delle riserve nelle banche del Sud e il loro timore di essere spinte alla bancarotta) avrebbe fatto sì che, nel corso dell’intero conflitto, il governo sudista non sarebbe mai riuscito a mettere assieme più di otto milioni di dollari in metallo o valuta pregiata.

Ora però, il Sud disponeva di un altro genere di ricchezza: la sua produzione agricola, e prima di ogni altra cosa il cotone, che da solo formava il 33,83% del suo prodotto lordo nazionale. Il cotone aveva una produzione media annua di 4.500.000 di balle (ossia 2.225.000.000 di libbre, oltre dieci milioni di quintali), che, al prezzo medio di 11,50 centesimi a libbra, era stato esportato nel 1860 per la spettacolosa cifra di 184.400.000 dollari. Una cifra incredibile, sufficiente a fornire la Confederazione di tutti i mezzi necessari a combattere la lunga guerra…se avesse potuto essere esportato.

Il blocco navale dell’Unione aveva quindi rinchiuso i confederati in un circolo vizioso: niente esportazioni di cotone = niente denaro; niente denaro = niente navi; e niente navi = niente esportazioni di cotone.

Esisteva tuttavia un modo per risolvere tale situazione: il governo confederato avrebbe potuto acquistare (soluzione invocata da molte parti) subito una sostanziale percentuale (o addirittura la totalità) del cotone prodotto dai piantatori, e inviarlo in Europa, o nelle Indie Occidentali, o comunque in porti neutrali prima che le maglie del blocco navale unionista diventassero troppo strette. Tale misura aveva dei sostenitori d’eccezione: oltre al già citato ministro del Tesoro Memminger, l’Avvocato Generale del Governo Provvisorio degli Stati Confederati Judah P. Benjamin e il finanziere di Charleston George Alfred Trenholm, ricco mercante e spedizioniere destinato ad avere legami sempre più forti con la Marina sudista.

Trenholm, uomo abile e geniale, esperto di commercio e finanza come pochi, da tempo stava pianificando il lancio di una regolare linea transatlantica a vapore tra Charleston e Liverpool, dove egli aveva una filiale della sua ditta, e di un’altra con le Indie occidentali inglesi. Proprio in quel periodo, la famosa British East India Company stava ponendo in vendita dieci dei suoi migliori piroscafi: quattro di grande tonnellaggio e sei più piccoli, tutti in ferro e potenzialmente armabili con cannoni. Il costo di tali navi (su cui l’agente di Trenholm a Liverpool Charles K. Prioleau aveva subito posto un’opzione) era di circa due milioni di sterline, spese incluse (tra cui quella non piccola per porre le navi in mare). Spesa apparentemente esorbitante, ma che poteva venire facilmente coperta/rimborsata tramite la vendita di 40.000 balle (circa 9000 tonnellate) di cotone, acquistabili sul mercato sudista per due milioni di dollari (tenendo conto del cambio, molto meno). Le navi a quel punto avrebbero potuto entrare nei porti confederati cariche di merci utili e ripartire quindi con altro cotone o merci rare diretto alle Bermude o all'Avana.

Trenholm portò tale proposta davanti al governo Confederato quando il blocco navale unionista era ancora in fieri, cioè in fase di attuazione. Purtroppo il governo confederato non accettò lo schema (tra le varie critiche al piano, il Ministro della Marina Mallory fece notare che i piroscafi, avendo un pescaggio di oltre tre metri, non potevano entrare nella maggior parte dei porti sudisti) e così l’unica concreta possibilità di stabilire all'estero un considerevole deposito di cotone prima che l’Unione potesse rinforzare il proprio blocco finì in un nulla di fatto.

Ma che cosa sarebbe successo se Trenholm avesse messo in atto il suo piano? Quali conseguenze avrebbe potuto avere il suo eventuale successo?
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Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 19 Gen 2019 - 15:40

Ottimo articolo, complimenti!
Mi sembra di ricordare che il presidente Jefferson Davis si rifiutò di disfarsi del cotone accumulato.

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Messaggio  CSS Virginia il Sab 19 Gen 2019 - 15:56

Mi sembra di ricordare che il presidente Jefferson Davis si rifiutò di disfarsi del cotone accumulato.

per la teoria del Re Cotone, sì. In pratica,i Confederati credevano che "affamando" l'Europa di cotone, le potenze europee avrebbero fatto la fila per intervenire a loro favore...
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Messaggio  R.E.Lee il Dom 20 Gen 2019 - 13:11

....ed invece andarono a comprare il cotone altrove, se ben ricordo...

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Messaggio  CSS Virginia il Dom 20 Gen 2019 - 17:55

....ed invece andarono a comprare il cotone altrove, se ben ricordo...


L'Egitto, se non erro e sbaglio...
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Messaggio  Ashley Wilkes il Sab 9 Mar 2019 - 14:33

Confermo, sarebbe stato meglio "batter cassa" subito per tesaurizzare i proventi della vendita del cotone, invece di lasciarlo ammuffire nei depositi. Occhio che l'Europa pati' la fame di cotone (tantissimi operai rimasero disoccupati), tanto da ispirare a Giulio Verne il racconto "I violatori del blocco" , pero' non a sufficienza da convincere i governi a patteggiare apertamente per i CSA.
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