La Guerra Civile Americana 1861-1865
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Tattiche e strategia del generale Lee

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Messaggio  Mason&Dixon il Lun 22 Feb 2010 - 18:13

Concordo con quanto suddetto dal ns Beauregard, ma qualcosa non mi convince del tutto, e nella mia modesta opinione mi domando: come fa' una guerra, in questo caso, l'ACW iniziare in un territorio così vasto, appunto, come tutti gli Stati conosciuti del Nord America essere vista sotto un aspetto macroscopico? In questo caso puo' starci bene la giusta e corretta riflessione, fatta dal ns lee, dei localismi degli Stati del Sud; una "brutta bestia", possiamo dire, per tutti gli medesimi. Perche' questo ha portato a tutti gli eventi successivi al conflitto, una guerra va' condotta secondo alcuni illustri teorici, nella sua visione piu' globale politico-militare. Non si "dovrebbe" lasciare nulla al caso, credo, ma attenzione io sto parlando con il senno del poi...fare valutazioni oggi e' molto diverso dal 1861, percio' arriviamo al punto.
Il peso della conduzione di una guerra e' totale, io credo che il peso di un Fronte su un altro e' "relativo"...semmai e' tutta l'estensione di una nazione e del proprio territorio che va utilizzato al fine comune per l'obbiettivo finale di una guerra. Quando il gen. Lee non "capisce", come altre personalita' di spicco, l'utilizzo del fronte occidentale e gioca a suo favore per lo sviluppo della guerra in Virginia e il fronte orientale, sembra quasi di assistere a qualcosa che gli appartiene di veramente personale. Lui sara' stato anche coinvolto in attivita' poco pratiche riguardo a decisioni varie di carattere militare, spostamenti di unita' ect., pero' bisognava che questa visione d'insieme della guerra l'avesse davvero. Non lo ha fatto...e qualcuno lo ha lasciato fare, come il presidente Davis in primis (premetto che ho la massima stima per Jefferson Davis), che con la sua visione di comandante supremo avrebbe dovuto intervenire con la massima decisione. Un certo atteggiamento autarchico e' presente nel presidente Davis in tutta la durata del conflitto, quando ci si aspetta un comando unificato dei fronti da assegnare a Lee ormai e' troppo tardi...e poi, sembra di assistere a un compiacimento di intenzioni reciproche tra i due, Lee e Davis, che unito a quei localismi di cui si e' detto hanno fatto perdere, in tutti i sensi l'obbiettivo finale di una guerra: la Vittoria!
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Messaggio  R.E.Lee il Mar 23 Feb 2010 - 17:10

beh..io direi che volente o nolente, Lee non aveva tanto tempo per poter pensare a ciò che avveniva sugli altri fronti. lui doveva gestire una situazione sempre complicata con un nemico che lo sovrastava di numero e con un l'opinione pubblica sia nordista che sudista, che considerava il fronte della virgiina con un occhio di riguardo. che poi gli interessasse difendere solo la virginia a prescindere, lo si può anche ipotizzare, ma fino ad un certo punto. sicuramente un occhio agli sconfinati fronti dell'ovest glielo dava, ma lui aveva costantemente il nemico alle porte. ad ovest durante la guerra la confederazione cominciò ben presto a cedere pezzi dei suoi stati ed eserciti al nord, ma visto la vastità dei fronti la situazione non fù mai compromessa del tutto se non fino alla battaglia di nashville, nonostante la confederazione avesse accumulato sconfitte sù sconfitte. se una cosa del genere fosse capitata in virginia, ci sarebbe ben presto stato il rischio del collasso della confederazione. che che se ne dica era il fronte della virginia il settore più delicato e, nonostante tutto, fù proprio lì che la confederazione, per merito di Lee e la sua ANV, riuscì a giocarsi le carte più importanti per vincere la guerra.

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Messaggio  R.E.Lee il Lun 19 Apr 2010 - 11:25

[quote="Seamus O'Hara".....Concordo in pieno. Quantrill era un bandito già durante la guerra e combatteva una sanguinosa guerriglia parallela per proprio tornaconto. L'esercito confederato non si mischiò mai con le sue nefandezze. Un uomo leale e sincero come Robert Lee non aveva bisogno di tali canaglie e condannò in più occasioni i massacri di cui la banda Quantrill si rese responsabile, come quello di Lawrence, Kansas......"

Seamus.[/quote]


Il generale lee, era un militare con la mentalità vecchia maniera. persona dotata di grande senso dell'onore e cavalleresca. discendente da una famiglia che aveva sempre fatto di ciò una pietra miliare, vedeva la guerriglia come il fumo negli occhi. era semplicemente secondo me, una cosa totalmente al dì fuori del suo modo di concepire la guerra. non tollerava gli abusi ed i soprusi contri i civili anche se, nella parte finale del conflitto, i suoi uomini esasperati dal comportamente dei loro nemici, si lasciarono andare a qualche atto contro civili inermi, vedi l'incendio della città di chambersburg, pennsylvania. sono del parere che quando il presidente davis emise il famoso proclama in cui ordinava alle truppe confederate di sbandarsi ed iniziare la guerriglia, lee non pensò neppure per un istante ad ubbidire, anche se vi era tenuto. era una cosa semplicemente distante anni-luce del suo modo di pensare.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Lun 19 Apr 2010 - 18:45

Concordo con l'ultimo intervento del ns Lee.
Aggiungo solamente che il gen.Lee si era anche convinto che la causa della Confederazione fosse ormai da ritenersi perduta e la guerriglia nel territorio del Sud avrebbe portato ad una situazione drammatica di non-ritorno fatta di azioni terroristiche che avrebbero prodotto crudeli rappresaglie da parte del Nord, senza portare a nulla di concreto.I Nordisti avrebbero avuto ragione della guerriglia che però poteva durare tanti anni e la popolazione del Sud avrebbe pagato il prezzo più alto rispetto a quanto aveva già sopportato durante la guerra. Pertanto,secondo me,il gen.Lee ha dimostrato di essere molto realista in questo particolare frangente.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 30 Apr 2010 - 13:50

Ho trovato il seguente aneddoto sul gen.Lee:
secondo la neo storiografia revisionista filo-confederata, da me citata in un altro topic,il gen.Lee, nel 1870, prima di morire, confidò all'ex governatore del Texas che se egli avesse minimamente immaginato la politica anti-Sud svolta dal partito repubblicano nel dopo-guerra,non si sarebbe mai arreso ad Appomattox e avrebbe combattuto,lui e i suoi uomini,fino alla morte.
La maggioranza degli storici ritiene invece che detta frase il gen.Lee non l'abbia mai pronunciata.

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Messaggio  R.E.Lee il Mar 4 Mag 2010 - 12:24

Old warhorse ha scritto:"...Senza dubbio Lee, che rispose da uomo qual'era delle sue responsabilita' sulla manovra di Gettysburg, agi' in base a cio' che tutte le teorie tattiche e strategiche coeve suggerivano: agganciare per una battaglia risolutiva l'esercito nemico principale e scegliere la piu' forte linea di resistenza pero' -e questo era il limite principale di un comandante pur geniale come Lee, limite invece superato da Longstreet- egli non aveva appieno compreso la portata dei grandi mutamenti che le nuove armi avevano apportato alla condotta delle operazioni e puntava sull'urto risolutivo piu' che sul logoramento -in parte poi muto' le sue posizioni-. Fu la superiorita' del fuoco sulla manovra -che riprendera' piede solo dopo l'avvento del carro armato- a sconfiggerlo nel frangente, del resto storici eminenti sulla questione hanno scritto molte pagine in maniera piu' esaustiva di quanto potrei mai fare io.

è notorio che a gettysburg longstreet propose a lee uno sganciamento dell'ANV in modo da interporsi frà washington e l'armata del potomac e costringere i nordisti a dar battaglia attaccando su di un terreno a loro sfavorevole. la classica offensiva strategica e difensiva tattica. metodo per cui è l'invaso che è costretto ad attaccare l'invasore. Lee non accettò il piano di Longstreet che a suo avviso non era al momento fattibile. troppe difficoltà difficilmente sormontabili vi si frapponevano. Longstreet nelle sue memorie ha continuato a perorare il suo piano alternativo che però ripeto, a mio avviso ed anche a quello di Lee, non era fattibile. penso l'abbia fatto per rigettare anche le numerose accuse sul suo comportamento ritenuto poco collaborativo a gettysburg che gli piovvero nel dopoguerra. A gettysburg dopo il primo giorno di scontri in cui, i sudisti avevano tutto sommato prevalso, Lee non aveva che due alternative, o combattere o tornarsene da dove era venuto. il morale delle sue truppe era a mille, quelle dei loro avversari no, se è vero che il morale è un fattore importantissimo per un esercito che muove verso la battaglia, allora la scelta di Lee di restare e combatttere, fù tuttalro che folle, come affermano alcuni storici. puntò sul coraggio e la determinazione dei suoi uomini, qualità che nella battaglia precedente di chancellorsville, gli avevano dato la vittoria in condizioni altrettanto sfovorevoli, se non di più. ricordo che a gettysburg i nordisti, il terzo giorno apettarono l'assalto sudista con il presentimento che non avrebbero potuto resistere all'ondata travolgente che stava per abbattersi su di loro. può darsi che longstreet fosse più moderno di Lee, ed avesse proconizzato un qualcosa che lee, generale di stampo più tradizionale (ma fino ad un certo punto) non avesse ancora ben compreso. Lee però aveva capito una cosa che Longstreet non credo avesse ben compreso e cioè : " che si potevano vincere le battaglie solo rischiando molto". l'inferiorità di uomini e mezzi a disposizione del sud, gli eventi nelle varie campagne o battaglie, spesso imposero questo a Lee. se avesse avuto uomini e mezzi superiori, sicuramente avrebbe rischiato di meno pure Lee. Restare a gettysburg e dar battaglia là in condizioni sfavorevoli fù un rischio, questo si, e non lo ripagò di certo, visto che fù battuto. ma poco più di un mese prima a chancellorsville, mi ripeto, lee dette battaglia e prese l'iniziativa in una situazione ben più drammatica che a gettysburg e riportò una clamorosa vittoria. rischò tantissimo in quei giorni e Longstreet non c'era....chissà se old pete fosse stato presente come si sarebbe comportato e che suggerimenti avrebbe dato a Lee....

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Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mar 7 Set 2010 - 17:49

Durante le battaglie dei Sette Giorni Lee perse 19739 uomini (il 20,7% delle sue forze), a Second Manassas circa 9000 uomini (19%), ad Antietam più o meno altri 10000 (31%), a Chancellorsville 13000 (21%), a Gettysburg almeno 21000 (un terzo dell'armata) e a Wilderness 7000. A parte le cifre approsimative che servono giusto per dare un'idea, l'armata di Lee perse quasi sempre molti più uomini (in proporzione al totale dei presenti) rispetto alle forze dell'Unione che affrontava. In pratica l'ANV subiva perdite più gravi rispetto al nemico, in alcuni casi il doppio. Nelle pagine precedenti si è sfiorato questo argomento, ovvero che Lee forse non scelse sempre le migliori tattiche e strategie. Alla luce del fatto che la Confederazione non poteva continuare a lungo a rimpiazzare le perdite, cosa di cui Lee era pienamente a conoscienza, il generale sudista potrebbe essere accusato di non aver spesso fatto la scelta giusta, lanciandosi in offensive che nella pratica, sebbene furono vittorie, costarono più caro al sud che al nord. L'idea è quella che un Lee più difensivo, che ricorreva all'attacco solo quando l'occasione era davvero vantaggiosa, avrebbe giovato maggiormente alla causa confederata, alla salute dell'ANV e avrebbe alungato la guerra, quel tanto che sarebbe servito per logorare il nord e ottenere una pace vantaggiosa. Queste sono le idee di alcuni storici, tra cui Alan T. Nolan, che criticano il largo ricorso che Lee fece all'offensiva

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Messaggio  R.E.Lee il Mar 7 Set 2010 - 18:33

Non esistendo la controprova, anche le teorie di illustri studiosi come il Nolan, sono da ritenersi pertinenti. dal canto mio mi limito a far notare che, quando le circostanze lo consigliassero, lee non esitò a tenersi strettamente sulla difensiva: fredericksburg e cold harbour docet. oltretutto stare sempre rintanati in difesa avrebbe nociuto al morale delle truppe e, probabilmente, avrebbe alla lunga anche minato il morale della confederazione. non dimentichiamoci poi che furono grandi vittorie come second manassass, chancellorsville....ecc...che galvanizzarono il sud e lo spinsero a combattere il nemico con ancora maggior determinazione.


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Messaggio  Generale Meade il Mar 7 Set 2010 - 22:08

L'opzione della guerra difensiva in attesa dell'occasione giusta per colpire (ma sarebbe mai arrivata?), avrebbe potuto irritare Davis (come successe con Johnson ad Atlanta).
Lee per sua natura era uno stratega della mobilità, anche se sapeva difendersi in modo egregio. Si sà che per intraprendere la guerra offensiva bisogna mettere in conto un alto numero di perdite rispetto alla guerra difensiva. Basti guardare il salasso che subì Grant proprio contro Lee (che pur difendendosi brillantemente non potè evitare però alla lunga la sconfitta) nell'assedio di Petersburg/Richmond.

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Messaggio  P.G.T. Beauregard il Mar 7 Set 2010 - 22:25

Il punto è che per essere mobile l'ANV doveva avere dei numeri sufficienti a tenere testa all'aversario, fu così che Lee abusando dell'offensiva perse la mobilità e rimase bloccato a Petersburg. Ad esempio intraprendere campagne offensive come Antietam e Gettysburg costò caro al sud, in particolare io condivido (per quel che possa valere la mia opinione) certe critiche rivolte alla campagna del Maryland.

Ciao

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Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Mar 7 Set 2010 - 23:05

Certo a posteriori è un'analisi condivisibile e corretta, ma al momento una invasione poteva anche minare il morale del Nord e in caso di vittoria gettare le base per una eventuale trattativa. Viste come sono andate le cose invece sarebbe stato opportuno non intraprendere quelle operazioni.

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Messaggio  Generale Meade il Mer 8 Set 2010 - 9:59

Senza il ritrovamento "misterioso" dell'ordine 191 probabilmente McClellan avrebbe subito una sonora sconfitta e pertanto l'invasione del Maryland avrebbe potuto avere drammatiche conseguenze per gli unionisti.

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Messaggio  R.E.Lee il Mer 8 Set 2010 - 11:17

Benjamin F. Cheatham ha scritto:Certo a posteriori è un'analisi condivisibile e corretta, ma al momento una invasione poteva anche minare il morale del Nord e in caso di vittoria gettare le base per una eventuale trattativa. Viste come sono andate le cose invece sarebbe stato opportuno non intraprendere quelle operazioni.

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Sono d'accordo con il ns Benny ! Very Happy Il Nolan facendo le sue analisi si avvale del (comodo) senno del poi. lì x lì intraprendere le campagne e le battaglie offensive furono per me la migliore scelta, anche come tempistica, riferendosi alle 2 campagne famose. se poi le cose andarono storte , questo fà parte del rischio che si intraprende quando si combatte. per quanto riguarda strettamente l'invasione del maryland, la critica che si può fare a Lee fù quella che semmai avrebbe dovuto dar maggiore peso ai numeri. affrontò tale inpresa in inferiorità numerica troppo evidente...


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Messaggio  forrest il Gio 9 Set 2010 - 0:06

Secondo Joseph Harsh,quando Lee iniziò la Campagna del Maryland disponeva di 75500 uomini,un numero quindi molto superiore a quello generalmente attribuitogli.Luraghi afferma che al momento del passaggio del Potòmac tutti i soldati senza scarpe vennero mandati indietro,ma in realtà non c'è alcun documento che lo provi.L'A.N.V,prima della battaglia di Sharpsburg,si assottigliò paurosamente a causa delle marce forzate e delle battaglie presso i valichi di South Mountain.Lee sapeva,al momento di attraversare il Potòmac, che di lì a poco i rapporti di forze sarebbero peggiorati,per l'entrata in servizio di nuove,cospicue reclute nordiste.Fu uno dei motivi che lo spinsero a non indugiare,pur sapendo che stava correndo rischi gravissimi,perchè una sconfitta in Maryland avrebbe lasciato Richmond indifesa.
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Messaggio  R.E.Lee il Gio 9 Set 2010 - 9:29

Un caratteristica comune delle campagne del maryland e della pennsylvania fù quella che Lee riuscì a ricondurre in virginia le sue truppe in maniera sufficentemente agevole, nonostante le battaglie combattute durante le due campagne gli costorono perdite ingentissime. quanto fù secondo voi merito suo e quanto influirono nelle due operazioni le tergiversazioni dei suoi avversari ?

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Messaggio  forrest il Gio 9 Set 2010 - 14:37

A mio avviso Lee non ebbe particolari meriti;e neppure si può dire che vi furono demeriti da parte dei suoi avversari;erano state combattute 2 battaglie terrificanti,con gravissime perdite da ambo le parti,e l'Armata del Potòmac non era certo nelle condizioni ideali per lanciarsi all'inseguimento.Fu molto + grave,da parte di Sherman,permettere all'Armata del Tennessee di uscire dalla trappola di Atlanta.
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Messaggio  George H. Thomas il Mer 22 Set 2010 - 19:02

R.E.Lee ha scritto:Un caratteristica comune delle campagne del maryland e della pennsylvania fù quella che Lee riuscì a ricondurre in virginia le sue truppe in maniera sufficentemente agevole, nonostante le battaglie combattute durante le due campagne gli costorono perdite ingentissime. quanto fù secondo voi merito suo e quanto influirono nelle due operazioni le tergiversazioni dei suoi avversari ?

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Caro Lee,
nel primo caso mi sembra che non ci volessero capacità eccezionali per riportare le truppe in Virginia. McClellan era tutto meno che deciso a tallonare Lee, e Lee non sbagliò nel prevedere la sua reazione letargica alla sua ritirata.
Nel secondo caso, invece, va riconosciuto un pò più di merito, poichè Meade tentò di intrappolare Lee contro il fiume. Ma, anche grazie alla lentezza del generale French, Bobby Lee sfuggì alla tagliola ancora una volta.

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Messaggio  R.E.Lee il Gio 23 Set 2010 - 10:59

Nel primo caso, cioè la ritirata dopo Antietam, è presumibile che lee scelse proprio quella località per accettar battaglia in virtù della sua posizione. subito dietro Antietam vi era il potomc e la strada per ritornar velocemente in virginia.


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Messaggio  R.E.Lee il Ven 24 Set 2010 - 9:39

George H. Thomas ha scritto:
forrest ha scritto:Il 3 settembre 1862,Lee inviò al Presidente Davis una lettera da Dranesville,sulla riva meridionale del Potòmac,dove l'A.N.V. era in quel momento accampàta.In essa Lee annunciò la sua decisione di attraversare il Potòmac e di entrare in Maryland,e spiegò dettagliatamente i motivi che l'avevano spinto a questo passo cruciale.Tra questi motivi,non inserì nessuna considerazione di politica estera,e non fece il benché minimo accénno alla Gran Bretagna o a qualsiasi altra Potenza straniera.E ciò dimostra,secondo Harsh,( e anche secondo me ,per quello che conta) l'infondatezza della posizione di McPherson.Va però aggiunto che 5 giorni dopo,l'8 Settembre,da Frederick,Lee scrisse un'altra lettera al Presidente;in essa suggeriva di aprire negoziati con il Governo degli Stati Uniti.Ecco le sue esatte parole:"La situazione attuale,secondo me,mette in condizione il Governo degli Stati Confederati di proporre a quello degli Stati Uniti il riconoscimento della nostra indipendenza.Per + di un anno le 2 sezioni della Nazione sono state devastate dalle ostilità,che hanno portato sofferenza e dolore in migliaia di case senza che il nemico abbia fatto passi avanti verso gli obbiettivi che si era prefissato all'inizio della guerra.Tale proposta,giungendo da parte nostra in questo particolare momento,non potrebbe in alcun modo esser considerata come una richiesta di pace,ma venendo avanzata in un momento in cui é in nostro potere infliggere danni al nostro avversario,ESSA MOSTREREBBE IN MODO INEQUIVOCABILE AL MONDO che il nostro unico obbiettivo é il riconoscimento della nostra indipendenza e il conseguimento di una pace onorevole." Tra i documenti disponibili,il fugàce ,generico accenno che ho riportato in maiuscolo("AL MONDO"),é l'unico debole appiglio a cui potrebbe aggrapparsi McPherson per giustificare la sua tesi.FINE

Francamente, a me sembra dalla lettura di questo brano che Lee si attendesse soltanto la dimostrazione che la Guerra Civile al Sud non era vista altrimenti che come una guerra d'indipendenza, concetto che in Europa era totalmente estraneo. Non mi sembra si attenda un ulteriore risultato da questa iniziativa, a meno che non preferisse non mettere il carro davanti ai buoi e volesse riservarsi di suggerire una trattativa soltanto dopo una sua eventuale vittoria sostanziale sull'Armata del Potomac.
Detto questo, tendo a concordare sostanzialmente con la tesi espressa da Forrest; Lee si concentrava essenzialmente sui problemi militari che doveva affrontare, e non sprecava tempo in idee di politica estera (mentre McClellan, a quanto sembra, non era parco di consigli politici nelle sue missive).

George Thomas

Oddio, a ben leggere la missiva del gen. Lee a me personalmente pare di evincere una cosa: il condottiero virginiano ipotizzava che si poteva far sedere il governo unionista sul banco delle trattative di pace, solo dopo una vittoria dell'esercito sudista sù quello nordista. trà l'altro fù la medesima concezione che lo ispirò 10 mesi dopo quando decise di invadere la pennsylvania. personalmente mi pare che Lee avesse abbastanza chiaro il collegamento frà politica ed azioni militari.


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Messaggio  R.E.Lee il Mer 13 Ott 2010 - 10:57

Generale Meade ha scritto:"...E' notorio che Lee prese le armi contro l'Unione solo ed esclusivamente per difendere la sua terra d'origine, visto che sulla schiavitù era tiepido, se non freddo, e adirittura contrario alla secessione...."


Meade

Il documentario di ken burns "la guerra civile americana" cita un affermazione di Lee in merito a quanto citato: "Personalmente non riesco a vedere il lato buono della secessione" (1). qualora questa affermazione fosse veritiera il punto di vita di Lee sarebbe chiaro.

lee

(1) l'ho citata a memoria più o meno testualmente Embarassed
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Messaggio  R.E.Lee il Mer 13 Ott 2010 - 11:10

Generale Meade ha scritto: "..L'ultima invasione del Nord ideata da Lee fu quella tentata dal gen. Early con 18.000 uomini per cercare di prendere Washington, mentre a occidente Johnston cedeva terreno davanti a Sherman, che passo dopo passo si avvicinava ad Atlanta. Probabilmente, se il colpo di maglio sferrato a Washington, fosse stato dato d'improvviso a Sherman, le cose sul fronte orientale sarebbero andate diversamente...."


Meade

Credo che Lee ideò quell'invasione con l'obbiettivo di alleggerire la pressione che grant esercitava sul suo esercito presso richmond e dintorni. sperava di gettare lo scompiglio nelle retrovie nordiste costringendo grant a fare macchina indietro per salvare washington. ma grant non si fece impressionare più di tanto...


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Tattiche e strategia del generale Lee - Pagina 8 Empty Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  R.E.Lee il Mer 13 Ott 2010 - 11:25

Generale Meade ha scritto:"""...La responsabilità ricade su Lee che pose la sua amata Virginia sopra tutto? Ricade su Davis che invece di stare sulla difensiva, come annunciato a inizio guerra, poi le sue belle offensive le proggettò e le attuò lo stesso? Ricade sul governo confederato che portò la capitale a mò di sfida davanti a Washington, per poi pagarne le conseguenze come già su accennato?.."

Meade

Lee comandava L'ANV e basta (fino ad un mese ca prima della fine della guerra). se egli pose la SUA armata al di sopra delle altre, mi sembra umano. credo che qualsiasi genarale a nord ed a sud avrebbe (ed avrà) fatto lo stesso. Stare sulla difensiva non significava non tentare mai qualche colpaccio diversivo. le offensive progettate dal sud sulla carta (ahimè), mi sembrano tutto sommato azzeccate nei tempi. purtroppo non sembre le ciambelle riescono con il buco. quando ad esempio Lee invase le prime due volte il nord, fù fatto a mio avviso, a ragion veduta. la sua ANV era in entrambi i casi reduce da delle vittorie clamorose, il morale dei suoi uomini a 1000, quello dei suoi rivali sotto i tacchi. se è vero che il morale è una parte integrante della forza di un esercito fù giusto tentare anche se all'atto pratico le cose non andarono per il verso giusto. ma per questo vi sono i topic appositi...

Lee


Ultima modifica di R.E.Lee il Mer 13 Ott 2010 - 12:29, modificato 1 volta
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Messaggio  Generale Meade il Mer 13 Ott 2010 - 12:25

Caro Lee,

dire che il gen. Lee comandava "solo" l'Armata della Virginia, permettimi di dirlo, mi sembra molto riduttivo. Lee aveva un enorme ascendente, influenzava molto le decisioni prese al vertice del governo confederato, con in testa il suo presidente Davis, che di lui aveva grande stima. Quando Davis esonerò Johnson ad Atlanta, Lee non ci pensò due velte a rimetterlo al comando di una Armata, quando lo ritenne opportuno, pur sapendo della contrarietà del suo presidente.

Lee era molto ascoltato e stimato negli alti vertici confederati. Lee non tentò solo qualche "colpaccio", ma attuò delle vere e proprie invasioni, cosa che il Sud, in condizioni di estrema inferiorità col Nord, secondo il mio modesto parere, non si poteva permettere. L'emorragia di uomini e risorse perse durante queste inutili offensive, andarono tutte a scapito del fronte Ovest, che ne pagò le conseguenze.

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Messaggio  R.E.Lee il Mer 13 Ott 2010 - 12:32

Caro Meade,
riconosco per ora che la parola "colpaccio" era un pò riduttiva....era solo un modo di dire...tutto quà


Ciao
Lee
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Messaggio  R.E.Lee il Mer 13 Ott 2010 - 16:18

Generale Meade ha scritto:Caro Lee,

dire che il gen. Lee comandava "solo" l'Armata della Virginia, permettimi di dirlo, mi sembra molto riduttivo. Lee aveva un enorme ascendente, influenzava molto le decisioni prese al vertice del governo confederato, con in testa il suo presidente Davis, che di lui aveva grande stima. Quando Davis esonerò Johnson ad Atlanta, Lee non ci pensò due velte a rimetterlo al comando di una Armata, quando lo ritenne opportuno, pur sapendo della contrarietà del suo presidente.

Lee era molto ascoltato e stimato negli alti vertici confederati. Lee non tentò solo qualche "colpaccio", ma attuò delle vere e proprie invasioni, cosa che il Sud, in condizioni di estrema inferiorità col Nord, secondo il mio modesto parere, non si poteva permettere. L'emorragia di uomini e risorse perse durante queste inutili offensive, andarono tutte a scapito del fronte Ovest, che ne pagò le conseguenze.

Meade

Credo che la stima e la considerazione che Lee aveva presso i vertici politici confederati fosse ben meritata. Però era il presidente Davis che seppur acoltandolo, teneva in mano le redini della strategia globale della confederazioni. La strategia di Lee e davis in virginia mi è sempre sembrata la più idonea. difendersi dal nemico con delle battaglie d'incontro, ma non passivamente anzi, controbattere quando se ne presentasse l'occasione...Lee credo sapesse che le controffensive erano dispendiose in termini di uomini e mezzi. ma era del parere che starsene perennemente rincquattato in Virginia a tentar di evitare gli "sganassoni" del nemico, alla lunga non avrebbe fruttato. quando potè tentò sempre ed a ragion veduta per me, di scompaginare le retrovie nemiche con delle controffensive...


Lee
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