La Guerra Civile Americana 1861-1865
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Tattiche e strategia del generale Lee

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Messaggio  George Armstrong Custer Gio 25 Nov 2010 - 11:31

Ho trovato recentemente sul sito Historynet.com un bell'articolo sul gen. Lee scritto da Ethan S. Rafuse nel 2008, il quale rifugge dagli attacchi che gli storici moderni revisionisti hanno mosso contro le strategie di Lee; segno evidente che gli storici ritengono che ci sia ancora molto da dire sul generale, nonostante egli sia stato uno dei condottieri più studiati della ACW.
Rafuse sostiene che, dato il vantaggio schiacciante del Nord in termini di uomini e materiali, Lee ha perseguito quella che lo storico in questione definisce una "strategia di esaurimento". Questa strategia, egli scrive, aveva il compito di distruggere la volontà e le risorse che permettono ad una nazione nemica di condurre la guerra nel tempo. La volontà di lottare di Lee era un obiettivo vitale per la strategia militare della Confederazione. Secondo Rafuse, la perdita di vite umane da parte dell'Unione doveva diventare tanto costosa da essere inaccettabile per la società del Nord. Ciò spiega le invasioni del Maryland e della Peensylvania da parte di Lee.


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Messaggio  R.E.Lee Gio 25 Nov 2010 - 15:14

George Armstrong Custer ha scritto:".... Secondo Rafuse, la perdita di vite umane da parte dell'Unione doveva diventare tanto costosa da essere inaccettabile per la società del Nord. Ciò spiega le invasioni del Maryland e della Peensylvania da parte di Lee.


Anche il documenterio di ken burns "la guerra civile americana" paventa qualche cosa di simile alla teoria del Rafuse: secondo detto documentario l'obbiettivo strategico/politico e pure psicoligico aggiungo io, di Lee era quello di dimostrare al Nord che il costo in vite umane per redimere la confederazione per farla rientrare nell'unione, era talmente alto che non ne sarebbe valso la pena.


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Messaggio  R.E.Lee Mer 1 Dic 2010 - 19:15

Benjamin F. Cheatham ha scritto:Pickett forse non l'aveva con Lee, ma invece sembra che il generale Lee non avesse più una grande considerazione del suo sottoposto, tanto da silurarlo o addossargli tutta la responsabilità della sconfitta di Five Forks del 1° aprile 1865 se non sbaglio.

Claudio

Però direi che dopo Five Forks, Lee ne aveva ben donde di essere infuriato con Pickett.
Infatti il suddetto Pickett, mentre la battaglia infuriava, se ne stava beatamente a pescare trote in compagnia di un altro generale di cui mi sfugge il nome... What a Face (1)

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(1) documentario di Jay Werz: "le battaglie della guerra civile americana"
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Messaggio  Benjamin F. Cheatham Mer 1 Dic 2010 - 19:31

Caro Bobby, ora capisco le motivazioni di Lee!!!!!

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Messaggio  R.E.Lee Mar 21 Dic 2010 - 11:29

George Armstrong Custer ha scritto:Nell'articolo pubblicato sul sito sulle ragioni della sconfitta della Confederazione,lo storico Gary W. Gallagher dice:" La ragione principale per cui i Confederati non hanno ottenuto più successi sul campo di battaglia è che hanno avuto un solo comandante dell'esercito davvero di talento, e che, naturalmente, era Robert E. Lee. Non c'è mai stato un comandante in Occidente che era completamente in grado di comandare un esercito, e io includo Joseph E. Johnston e Albert Sidney Johnston e Braxton Bragg ed altri. La successione quasi ininterrotta di fallimenti in Occidente ha depresso il morale confederato. I successi in Oriente di Lee sono stati in grado di compensare i fallimenti in Occidente per buona parte della guerra, ma alla fine c'erano troppo cattive notizie che venivano dai campi di battaglia. E dette cattive notizie si sono sommate ai progressi delle truppe dell'Unione nel Sud, la distruzione delle infrastrutture confederate, i problemi dell'economia che hanno comportato disagi su tante persone; tutti questi aspetti si sono riuniti per portare la sconfitta confederata".

A mio avviso, Gallagher ha centrato il problema. Le vittorie ottenute da Lee all'Est non sono state sufficienti a far vincere la guerra alla Confederazione.




Caro George,
sono d'accordo con te ! Very Happy La confederazione, dal punto di vista militare, fù tenuta in piedi da Lee e dalla sua ANV. Ad occidente solo pasticci o giù di lì per il sud.

Alla luce di tutto ciò ed in via puramente personale stavolta, sono in totale disaccordo con quegli storici i quali affermano che Lee avrebbe dovuto avere "un visione più ampia" del conflitto ed aiutare le truppe confederate ad occidente come se non avesse abbastanza problemi al "suo uscio di casa".
Di regola questa critica viene mossa a Lee dai cosiddetti storici revisionisti che pur di revisionare ne dicono di tutti i colori...
Non mi meraviglierei se qualcono di questi signori in futuro criticherà Lee per non essere stato bionico...

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Messaggio  Generale Meade Mer 22 Dic 2010 - 14:51

Pur condividendo il parere del ns. Lee, che giustamente fa notare come il gen. Lee avesse già abbastanza problemi al su "uscio di casa" per pensare al resto, mi sorge però spontanea una domanda: che senso ha avuto per il grande condottiero combattere in modo così magistrale, pur essendo pienamente cosciente del disastroso protrarsi del conflitto in occidente? Ossia: essendo sulla stessa barca e sapendo che la poppa al posto della prua imbarcava talmente tanta acqua da mandare a fondo il tutto, che senso aveva lottare per mantenere a galla la prua senza tentare di otturare la falla a poppa?
Esempio sicuramente terra/terra ma spero efficace per far capire il paradosso. Il generale Lee fu coerente con se stesso sino in fondo quando disse che egli non poteva sguainare la spada contro la sua terra, la Virginia. In tal caso si capisce che tutto quel che fece fu in difesa della sua amata Virginia, e solo marginalmente per il resto della confederazione.
Si possono obbiettare mille ragioni al riguardo, ma non si può negare che un generale del calibro di Lee doveva prendersi maggiori resonsabilità nel quadro generale del conflitto, dato il suo innegabile prestigio. Viene quasi spontaneo e naturale affermarlo.

Anche Grant nel fronte dell'ovest stava andando bene, eppure non ebbe remore a prendersi la "grana" (e grossa) del fronte dell'est pur di porre fine al conflitto. Si prese le sue belle responsabilità perchè non c'era nessun altro che poteva farlo. Perchè non poteva fare lo stesso anche il generale Lee? Che senso aveva far bene e oltre il proprio dovere sul fronte est se la confederazione, ed era evidente, stava perdendo la guerra sul fronte ovest? Non era compito suo? In tal caso si sminuisce un vero genio talentoso della guerra. Resta da capire perchè poi, gli fu riconosciuto quel ruolo a fine guerra, quando era già troppo tardi.

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Messaggio  R.E.Lee Mer 22 Dic 2010 - 15:55

Grant e Lee erano 2 soldati e dovevano rispondere al governo ed ai loro rispettivi presidenti. Grant fù comandato da Lincoln a prendere le redini di tutto l'esercito nordista, non credo si offrì volontario. A Lee tale comando non venne semplicemente affidato da Davis e dal suo governo. non credo che lo si possa accusare o colpevolizzare per una cosa che non poteva deliberare lui.

Sul perchè poi gli venne affidato tale comando a marzo 1865 si possono fare solo ipotesi: secondo me davis che fino a quel momento aveva sempre palesato sicurezza nel dirigere le operazioni belliche della confederazione, si trovò o venne messo con le spalle al muro e decise (o gli venne imposto così) di affidare al generale più valido e glorioso che aveva l'incarico di comandare tutti gli eserciti della confederazione sperando in un miracolo o quasi....ma il tempo dei miracoli era finito...persino per uno come Lee....

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Messaggio  Generale Meade Mer 22 Dic 2010 - 16:05

Caro Lee,

non intendevo colpevolizzare di certo il gen. Lee perchè non si era auto proclamato comandante in capo dell'esercito confederato. Sarebbe una assurdità. Nonostante ciò, bisogna riconoscere, perche evidente e la storiografia della GCA lo mette in evidenza, che Lee aveva un forte ascendente sui vertici al comando della confederazione e su Davis in primis.

Il mio dubbio (o tarlo) pertanto è questo: non è che fu il generale Lee a non volerne sapere degli altri fronti perchè era interessato a salvaguardare in primis gli interessi del suo Stato natio e poi il resto? Perdonami la franchezza ma è un dubbio che mi perseguita.

Meade



Ultima modifica di Generale Meade il Mer 22 Dic 2010 - 16:43 - modificato 2 volte.
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Messaggio  R.E.Lee Mer 22 Dic 2010 - 16:09

Caro Meade,
il tuo dubbio è legittimo ma credo sia difficile sapere cosa frullasse in merito sulla testa del generale Lee.
Quel che volevo dire io è che Lee era un soldato che, forte ascendente o no, prendeva ordini dal suo governo e dal presidente. se gli fosse stato comandato di prendere in mano le redini di tutti gli eserciti confederati, non penso potesse esimersi dal farlo prova ne è che, quando tale incarico gli venne di fatto assegnato, lui volente o nolente lo accettò, nonostante che a quel punto la guerra era praticamente persa....

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Messaggio  P.G.T. Beauregard Mer 22 Dic 2010 - 16:31

Lee era comandante di un'armata operativa in Virginia e partanto le sue preoccupazioni erano rivolte a vincere lì, il comandante in capo delle forze confederate era Davis ed era lui che si doveva preoccupare di far funzionare le cose su tutti i fronti e coordinare le forze e le manovre. Dal punto di vista strategico l'idea di Lee era che per il vincere il sud doveva attaccare il prima possibile e ottenere una grande vittoria ad est, probabilmente questo fu dovuto anche al fatto che era un virginiano e che comandava un'armata in Virginia. Sicuramente Lee ammise e dimostrò di non conoscere la situazione al di fuori della Virginia e tirando l'acqua al suo mulino contribuì all'indebolimento del fronte occidentale. Ma qui più che un problema di Lee si tratta di un problema di tutto l'alto comando confederato, cioè di trovare una strategia comune che permettesse ai vari fronti di operare efficentemente e non uno a discapito dell'altro.

Ciao

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Messaggio  R.E.Lee Mer 22 Dic 2010 - 17:22

Dopo i 2 tentativi falliti nel 1862 ad antietam ma soprattutto nell'estate 1863 a gettysburg, si è spesso affermato che l'ultima invasione in special modo, dissanguò l'armata di Lee in maniera tale che era più grado di assumere l'iniziativa strategica per il resto della guerra. in parole povere un altro tentativo di invadere il nord per tentare di assestargli una mazzata "a casa loro", non poteva più esser preso in considerazione.
A me risulterebbe invece che Lee, nonostante tutto, era bel lungi dal desistere e che nel suo pensiero un altra invasione nel 1864 era ipotesi praticabile. in quel caso fù davis che non diede il benestare ed il progetto fù abortito. è presumibile che quando questa cosa fu discussa, nel sud erano ignari dei progetti di lincoln e grant. però solo dal fatto che nei pensieri di Lee ci fosse questa idea, se ne deduce che l'ANV era meno indebolita di quanto comunemente non si pensi.
Ne sapete niente voi di questa vicenda ?

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Messaggio  P.G.T. Beauregard Mer 22 Dic 2010 - 17:27

Lee era intenzionato a passare all'offensiva già prima del 1864, la campagna che portò a Mine Run era intesa da Lee per colpire duramente Meade il quale però manovrò in modo da evitare lo sviluppo del piano.

Ciao

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Messaggio  Generale Meade Mer 22 Dic 2010 - 18:18

Bisogna mettere in conto anche il colpo di mano del tenete generale J. A. Early del giugno/agosto 1864, che mancò l'obbiettivo veramente di poco. Ciò stà a testimoniare che la strategia globale di Lee sul fronte orientale fu più improntata all'offensiva che alla difensiva. Ma era tutta farina del suo sacco o dietro di lui c'era Davis? Se confermato bisogna allora dedurre che dal 1862 in poi, Davis predilesse una strategia offensivista al posto di quella difensivista.

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Messaggio  R.E.Lee Mer 22 Dic 2010 - 18:29

Caro Meade,
difficile entrare nella testa della gente !! Io sono sempre stato del parere che sia Davis che Lee per la Virginia pensassero ad una strategia che, in linea generale, prevedesse le 2 opzioni:difesa, in primis, ma anche attacchi pianificati. bisognava respingere il nemico quando attaccava ma anche tentare di minacciarlo nel suo territorio qualora se ne presentasse l'opportunità. starsene statici o quasi dietro le loro linee, li avrebbe portati piano piano alla sconfitta. prima a poi infatti il nemico avrebbe trovato un punto in cui sfondare e per L'ANV a quel punto, sarebbe stata questione di tempo. meglio quindi, tentare di prendere l'iniziativa strategica, quando le circostanze lo consentivano e tentar di scompigliare i progetti nemici. quando Lee fù costretto da Grant con la forza e l'abiltità, sulla difensiva statica e quasi passiva, per l'ANV fù la fine...

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Messaggio  Benjamin F. Cheatham Mer 22 Dic 2010 - 18:44

P.G.T. Beauregard ha scritto:Lee era comandante di un'armata operativa in Virginia e partanto le sue preoccupazioni erano rivolte a vincere lì, il comandante in capo delle forze confederate era Davis ed era lui che si doveva preoccupare di far funzionare le cose su tutti i fronti e coordinare le forze e le manovre. Dal punto di vista strategico l'idea di Lee era che per il vincere il sud doveva attaccare il prima possibile e ottenere una grande vittoria ad est, probabilmente questo fu dovuto anche al fatto che era un virginiano e che comandava un'armata in Virginia. Sicuramente Lee ammise e dimostrò di non conoscere la situazione al di fuori della Virginia e tirando l'acqua al suo mulino contribuì all'indebolimento del fronte occidentale. Ma qui più che un problema di Lee si tratta di un problema di tutto l'alto comando confederato, cioè di trovare una strategia comune che permettesse ai vari fronti di operare efficentemente e non uno a discapito dell'altro.

Ciao

Condivido il pensiero, se è indubbio che Lee avesse un certo "peso" con il Presidente e poteva (e forse faceva) far sentire la sua voce, non era assolutamente suo, il compito occuparsi di altri fronti. Quando gli fu assegnata l'Armata questa aveva delle consegne ben definite, e Lee doveva attenersi ad esse.

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Messaggio  Scipione l’Africano Mer 22 Dic 2010 - 21:59

Suppongo che il generale Lee avesse in mente un piano strategico difensivo-controffensivo, analogo a quello che condusse ad Antietam prima, Gettysburg poi. Prima spezzare l'attacco nemico ed indebolire la soverchiante forza dell'armata del Potomac, poi passare al contrattacco, cercando d'infliggergli un danno risolutivo, almeno sul piano politico.
Il divario numerico fra le armate contrapposte era troppo grande per consentire un'offensiva strategica in senso stretto, mentre una pura difensiva rischiava di non offrire molte prospettive, come di solito avviene in guerra. Inoltre, essa avrebbe condotto ad una guerra d'usura anziché di manovra, in cui avrebbe contato meno la qualità dei veterani dell'Armata della Virginia e l'abilità di Lee e più la quantità delle truppe dell'armata del Potomac e dei loro inesauribili rincalzi.
L'inizio della fine per l'ANV fu quando venne inchiodata a Richmond e quindi costretta alla difensiva passiva sulle proprie posizioni trincerate.

Se ho sbagliato, mi si corregga pure liberamente.
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Messaggio  P.G.T. Beauregard Mer 22 Dic 2010 - 23:13

Di questo argomento se ne è occupato lo storico Stephen Woodworth nel suo libro "Davis and Lee at war". Lo storico fa notare come la visione strategica di Lee fosse inconpatibile con quella di Davis. Il presidente voleva una difesa ad oltranza, le uniche offensive erano da lanciare quando i rischi erano praticamente inesistenti e l'obbietivo non andava troppo distante dagli effetti che potevano sortire dei raid. Lee era intenzionato a combattere sull'offensiva (a livello strategico), attaccare subito, rischiare il tutto per tutto e ottenere una schiacciante vittoria. Davis per via della stima, della fiducia, dell'ammirazione e dell'atteggiamento di Lee finì per cedere alle richieste di Lee e ad appoggiarle anche se non le condivideva. Va anche detto che Lee capì come trattare con il presidente e per questo vennero realizzate delle campagne che andavano contro i concetti di Davis. Nel corso della guerra come fanno notare sia Connelly che Woodworth, Davis cambiò leggermente opinione sulla strategia, forse influenzato dai risultati e dai consigli che spesso chiedeva a Lee, finendo per proporre alcune offensive e prenderne in considerazione altre.

Ciao

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Messaggio  R.E.Lee Gio 23 Dic 2010 - 9:15

Scipione l’Africano ha scritto:Suppongo che il generale Lee avesse in mente un piano strategico difensivo-controffensivo, analogo a quello che condusse ad Antietam prima, Gettysburg poi. Prima spezzare l'attacco nemico ed indebolire la soverchiante forza dell'armata del Potomac, poi passare al contrattacco, cercando d'infliggergli un danno risolutivo, almeno sul piano politico.
Il divario numerico fra le armate contrapposte era troppo grande per consentire un'offensiva strategica in senso stretto, mentre una pura difensiva rischiava di non offrire molte prospettive, come di solito avviene in guerra. Inoltre, essa avrebbe condotto ad una guerra d'usura anziché di manovra, in cui avrebbe contato meno la qualità dei veterani dell'Armata della Virginia e l'abilità di Lee e più la quantità delle truppe dell'armata del Potomac e dei loro inesauribili rincalzi.
L'inizio della fine per l'ANV fu quando venne inchiodata a Richmond e quindi costretta alla difensiva passiva sulle proprie posizioni trincerate.

Se ho sbagliato, mi si corregga pure liberamente.

Caro Scipione...sbagliato ????
Approvo in toto le tue conclusioni !!! cheers
Ad avvalorarle oltre che le mie "ultraumilissime" impressioni, sono i fatti nudi e crudi, aggiungo.
In effetti le 2 invasioni del Nord compiute da Lee, avvennero dopo le 2 schiaccianti ed entusiasmanti vittorie di second manassass nel 1862 e chancellorsville nel 1863. quindi quello che hai affermato tu non fà una grinza: prima spezzare l'attacco nemico e quantomeno indebolirne il morale se non la forza nuda e cruda, e poi tentare il "colpaccio" in casa sua.
Come anche io ho affermato nel mio post precedente, al momento che Lee venne costretto esclusivamente sulla difensiva da Grant, il suo esercito ebbe poca vita...

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Messaggio  R.E.Lee Gio 23 Dic 2010 - 10:08

P.G.T. Beauregard ha scritto:Di questo argomento se ne è occupato lo storico Stephen Woodworth nel suo libro "Davis and Lee at war". Lo storico fa notare come la visione strategica di Lee fosse inconpatibile con quella di Davis. Il presidente voleva una difesa ad oltranza, le uniche offensive erano da lanciare quando i rischi erano praticamente inesistenti e l'obbietivo non andava troppo distante dagli effetti che potevano sortire dei raid. Lee era intenzionato a combattere sull'offensiva (a livello strategico), attaccare subito, rischiare il tutto per tutto e ottenere una schiacciante vittoria. Davis per via della stima, della fiducia, dell'ammirazione e dell'atteggiamento di Lee finì per cedere alle richieste di Lee e ad appoggiarle anche se non le condivideva. Va anche detto che Lee capì come trattare con il presidente e per questo vennero realizzate delle campagne che andavano contro i concetti di Davis. Nel corso della guerra come fanno notare sia Connelly che Woodworth, Davis cambiò leggermente opinione sulla strategia, forse influenzato dai risultati e dai consigli che spesso chiedeva a Lee, finendo per proporre alcune offensive e prenderne in considerazione altre.

Ciao


In effetti le 2 diverse concezioni strategiche, se quanto afferma lo storico corrisponde al vero, erano abbastanza distanti. però mi pare che alla fin fine la "via di mezzo" che venne applicata, fù tutto sommato equilibrata. che Lee volesse concepire una strategia aggressiva lo si capì subito: appena assunse il comando della futura ANV scatenò subito le sue truppe in attacchi veementi in quella che fù denominata "la battaglia dei 7 giorni".

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Messaggio  R.E.Lee Ven 7 Gen 2011 - 18:07

George Armstrong Custer ha scritto:Secondo lo storico Stephen W. Sears, in ogni occasione in cui ne aveva l'opportunità, Lee ha aggressivamente preso l'iniziativa strategica, come ha fatto quando ha preso il comando per la prima volta nel giugno 1862, durante la campagna della Penisola.
Nella lotta contro McClellan per Richmond, in "the Seven Days' Battles" nell'ultima settimana di giugno, Lee ha adottato l'offensiva sia a livello tattico che strategico. Mentre la sua strategia complessiva è stata eccellente, la sua tattica rifletteva la sua inesperienza: i suoi piani di battaglia erano troppo complicati, il suo staff non era eccelso e i suoi ordini erano troppo esigenti. A Malvern Hill, fu un disastro. Ma Lee non aveva altra alternativa reale se non quella di giocare il ruolo di aggressore in questa lunga settimana di battaglia. Se restava sulla difensiva,Lee avrebbe permesso a McClellan di assediare Richmond, e perdere Richmond sarebbe stato un colpo per la Confederazione, la quale non avrebbe potuto sopravvivere, anche se alcuni generali da tavolino sostennero il contrario. In questo caso, l’offensiva di Lee, pur imperfetta come era, è stata implacabile, e il suo avversario se ne è dovuto rendere conto. Questa è stata anche la prima esperienza di McClellan di comando sul campo.

Per certi versi lo storico ha ragione, però in effetti non è che Lee avesse tante alternative ai tempi della battaglia dei 7 giorni. L'armata che comandava non era ancora matura per attuare alla lettera i piani da lui elaborati è vero. vorrei ricordare però, che da là a poco, l'armata fù in grado di digerire e mettere in atto piani articolati che richiedevano una sincronia quasi perfetta. Già un paio di mesi dopo, a second manassass, Lee elaborò un piano assai complesso che andò a buon fine, nonostante qualche piccolo e logico intoppo.

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Messaggio  George Armstrong Custer Sab 8 Gen 2011 - 14:40

Ceo Robert, sono d'accordo con quanto hai scritto sopra.
A tale proposito, ecco cosa scrive lo storico Stephen W. Sears:
Second Manassas ha dimostrato che Lee aveva imparato molto bene la lezione di comando tattico durante "The Seven Days". Le sue disposizioni per la battaglia sono state ottime, le sue due grandi divisioni sotto Longstreet e Jackson erano come pistole nelle sue due mani, ed egli le ha gestite mirabilmente.

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Tattiche e strategia del generale Lee - Pagina 10 Empty Re: Tattiche e strategia del generale Lee

Messaggio  R.E.Lee Lun 10 Gen 2011 - 18:21

Per quanto riguarda poi la "battaglia dei sette giorni", bisogna considerare il fatto che Lee assunse il comando con il nemico alla periferia di Richmond. La situazione era critica al massimo, Lee elaborò dei piani un pò troppo complicati ma, quando sul campo la situazione si evolse in maniera diversa dai suoi progetti, c'era ben poco da fare: bisognava adeguarsi alla bisogna pur di scacciare il nemico dalle porte della capitale ed attaccare anche frontalmente le posizioni dei nordisti.
L'esercito nemico non fù distrutto come era nelle speranze iniziali di Lee, ma quantomeno Richmond fù liberata dall'assedio seppur a caro prezzo...

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Messaggio  George H. Thomas Mar 11 Gen 2011 - 17:45

R.E.Lee ha scritto:Per quanto riguarda poi la "battaglia dei sette giorni", bisogna considerare il fatto che Lee assunse il comando con il nemico alla periferia di Richmond. La situazione era critica al massimo, Lee elaborò dei piani un pò troppo complicati ma, quando sul campo la situazione si evolse in maniera diversa dai suoi progetti, c'era ben poco da fare: bisognava adeguarsi alla bisogna pur di scacciare il nemico dalle porte della capitale ed attaccare anche frontalmente le posizioni dei nordisti.
L'esercito nemico non fù distrutto come era nelle speranze iniziali di Lee, ma quantomeno Richmond fù liberata dall'assedio seppur a caro prezzo...

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Mi associo completamente a quanto detto finora dai miei illustri colleghi.
Per un'esercito inferiore di numero a volte l'unica cosa che può portare alla vittoria è l'intimidazione, sia a livello tattico che a quello strategico. E in questa particolare occasione, Lee era certo favorito dal fatto che a comandare gli unionisti ci fosse un generale facilmente 'impressionabile' e portato a vedere l'audacia delle truppe confederate come indice di effettiva superiorità numerica. Ovviamente, l'offensiva a oltranza (anche se sempre ottimamente calcolata) era l'unico modo efficace per ipnotizzare l'esitante McClellan e portarlo a un'estrema riluttanza a impegnare le sue riserve (atto che in tutte le battaglie qui considerate ma anche in altre avrebbe di sicuro reso molto più difficili i piani di Lee, se non li avesse fatti naufragare del tutto), e anche di approfittare di situazioni di vantaggio (come a Malvern Hill), sempre per timore che il nemico fosse a lui superiore e una mossa simile avrebbe significato per lui mettere la testa nel cappio.
In effetti, si potrebbe sostenere che l'effettiva superiorità di Lee su avversari come McClellan consistesse in gran parte nella sua capacità di immedesimarsi nelle situazioni altrui e di agire di conseguenza, mentre il suo avversario era metaforicamente 'prigioniero' della sua visione; essendo riluttante ad agire se non fosse tutto preparato secondo un piano prestabilito, non poteva, vedendo l'Armata della Virginia Settentrionale attaccare indomita una battaglia dopo l'altra, che arrivare alla conclusione che era lui a essere in inferiorità, e non poteva immaginare che in fondo quello di Lee fosse in sostanza un bluff. D'altra parte, trovo difficile criticare la riluttanza o l'incapacità di qualunque persona a uscire dalla dimensione dei propri principi e convinzioni per tentare (poichè in questo ci si può tranquillamente sbagliare, sia chiaro) di pensare a altre possibilità.
Purtroppo, a Lee capitò quanto capita spesso ai generali brillanti : dopo un periodo iniziale in cui le proprie tattiche 'fuori dalle norme' permettono vittorie e successi insperati, prima o poi compare un'avversario che ritorce le stesse tecniche contro di lui. Questo accadde a Annibale, a Napoleone e ai generali tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, e purtroppo anche il nostro amato Lee non poteva sfuggire a questa regola.

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Messaggio  R.E.Lee Mar 11 Gen 2011 - 18:00

E' vero: Lee spesso attaccò o prese l'iniziativa senza curarsi dell'inferiorità numerica di cui soffriva. Alcune volte lo fece perchè non vi erano alternative, altre volte perchè riuscì ad eleborare ed a far eseguire alla sua armata dei piani mirabili che lo portarono spesso a godere, grazie ad una elevatissima capacità di manovra del suo esercito ed alla sua abilità personale, la superiorità numerica nel punto o nei punti cruciali delle battaglie. in alcuni casi non sono sicuro neppure del fatto che Lee sapesse quanti uomini contava il nemico (cosa non sempre facile da individuarsi) e neppure di quanti uomini contasse Lui!!! Come tempo fà ci illustrò il ns Forrest, nell'ANV non venivano fatti appelli o contrappelli. sono dell'opinione che spesso Lee ideò i suoi piani a prescindere, senza curarsi, per cosi' dire, dei numeri suoi e del nemico....

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Messaggio  George Armstrong Custer Mar 11 Gen 2011 - 19:29

Paul C . Nagel, biografo di Lee, ha fatto un'interessante osservazione: "In due momenti della sua vita"- scrive Nagel del generale- "ha mostrato coraggio e fantasia". Questi si sono verificati sui campi di battaglia della guerra messicana e della guerra civile. Ma in altri momenti di tempo, Lee sembrava una persona molto tranquilla e poco incline al combattimento. E' in occasione della leadership mostrata e del comando esercitato in battaglia che Lee ha preso coscienza e fiducia in se stesso. Grazie a questa suprema fiducia nella sua generalship, Lee ha sconfitto ogni generale che ha incontrato in guerra, a parte l'ultimo, US Grant, che possedeva la medesima fiducia in se stesso come comandante.

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