Cosa ne pensate del gen. Grant e di riflesso del Gen. Lee?

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Messaggio  Banshee il Mar 17 Mar 2009 - 19:30

R.E.Lee ha scritto:caro cleburne,
teoria davvero interessante, potrebbe anche essere così, ma ci sono dei "però" che mi vengono in mente.
la manovra di grant per prendere le difese di lee sul rovescio fallì di un pelo per l'indecisione del generale unionista (era smith ? non ricordo bene) che per primo arrivò sotto quella parte delle trincee di petersburg difese da esigue forze confederate.
non attaccò prontamente e diede tempo a beauregard di far affluire i rinforzi in quel punto critico ristabilendo la situazione. secondo il luraghi poi, esser rinchiuso nelle trincee di richmond e dintorni, era la cosa che lee di più temeva, avrebbe perso molto della sua mobilità.
quindi si ritorna al dunque : perchè grant attaccò a cold harbour ?
sarebbe interessante sentire anche il parere degli altri....

ciao
gen. lee

La migliore analisi è in Gordon C. Rhea "Cold Harbor" LSU 2002, pp.279-365. Per chi abbia letto la "tetralogia" di Rhea sulla campagna del 1864 in Virginia (e ne condivida l'analisi e le conclusioni, of course!) la figura di Grant ne esce in maniera ampiamente positiva sia sul piano tattico che strategico. Certo è che l'immagine del "macellaio" non corrisponde alla realtà dei fatti. I libri di Rhea pur difettando di obiettività nei confronti di Lee (figura di cui lo studioso americano mi pare abbia capito poco) costituiscono la migliore cronaca del periodo maggio-giugno 1864.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Lun 23 Mar 2009 - 15:34

Credo,da quel poco che ho letto,che lo storico Gordon C.Rhea abbia scoperto,nel corso dei suoi studi,che il numero dei morti,da parte Nordista,nella Campagna di Cold Harbor siano stati ampiamente gonfiati e quindi le critiche mosse al Gen.Grant,per dette perdite, siano esagerate e siano state mosse da parte degli storici di matrice Sudista.Rhea dice che l'immagine di Grant che volutamente manda al macello i suoi uomini non corrisponde al vero.
Rhea sostiene che circa 3.500 uomini siano stati uccisi o feriti in un'ora di battaglia a Cold Harbor,mentre il gen.Lee perse molti più uomini a Chancellorsville ed a Gettysburg.

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Messaggio  George H. Thomas il Lun 23 Mar 2009 - 16:59

George Armstrong Custer ha scritto:Credo,da quel poco che ho letto,che lo storico Gordon C.Rhea abbia scoperto,nel corso dei suoi studi,che il numero dei morti,da parte Nordista,nella Campagna di Cold Harbor siano stati ampiamente gonfiati e quindi le critiche mosse al Gen.Grant,per dette perdite, siano esagerate e siano state mosse da parte degli storici di matrice Sudista.Rhea dice che l'immagine di Grant che volutamente manda al macello i suoi uomini non corrisponde al vero.
Rhea sostiene che circa 3.500 uomini siano stati uccisi o feriti in un'ora di battaglia a Cold Harbor,mentre il gen.Lee perse molti più uomini a Chancellorsville ed a Gettysburg.

Grant non era del certo nuovo alle critiche. Già alla battaglia di Shiloh venne accusato di impreparazione di fronte all'attacco confederato, e questo portò alla sua temporanea rimozione (promoveatur ut amoveatur) dal comando effettivo sul campo. Forse la ragione dell'accanimento mediatico contro Grant sta nella stridente differenza con altri generali "politici" e ben conosciuti al pubblico, mentre lui era per così dire un parvenu che non amava mostrarsi al pubblico; e questo può aver causato risentimento.
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Messaggio  R.E.Lee il Lun 23 Mar 2009 - 20:02

George Armstrong Custer ha scritto:Credo,da quel poco che ho letto,che lo storico Gordon C.Rhea abbia scoperto,nel corso dei suoi studi,che il numero dei morti,da parte Nordista,nella Campagna di Cold Harbor siano stati ampiamente gonfiati e quindi le critiche mosse al Gen.Grant,per dette perdite, siano esagerate e siano state mosse da parte degli storici di matrice Sudista.Rhea dice che l'immagine di Grant che volutamente manda al macello i suoi uomini non corrisponde al vero.
Rhea sostiene che circa 3.500 uomini siano stati uccisi o feriti in un'ora di battaglia a Cold Harbor,mentre il gen.Lee perse molti più uomini a Chancellorsville ed a Gettysburg.

caro custer,
francamente non saprei che dire, ricordo che una volta jackson, non sò se per mp o per vie normali, affermò che la cifra di 7/8000 uomini uccisi in quell'assalto, non era realistica neppure se i sudisti avessero avuto le mitragliatrici! comunque l'assalto a c.harbour fù un errore che lo stesso grant, con grande senso di umiltà, ammise di aver fatto. forse si spazientì, come lee a gettysburg, è tentò di porre fine alla campagna in un colpo solo, forse, il ricordo della battaglia di chattanooga, lo spinse a tentar di ripetere un assalto in condizioni apparentemente sfavorevoli. non dimentichiamoci però che nel 1864 napoleone era morto da tempo, ma le sue tattiche nella guerra civile, ogni tanto rifacevano "capolino"! No

ciao
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Messaggio  George Armstrong Custer il Lun 23 Mar 2009 - 21:34

Caro Lee,in effetti,lo storico Reid Mitchell("La guerra civile americana")dice addirittura che l'Unione perse 7.000 uomini in un quarto d'ora.Altri storici dicono che Grant perse 6.000 uomini in una sola ora in un attacco frontale.Forse le cifre fornite da Gordon C.Rhea sono più realistiche.
Sul fatto che l'assalto a Cold Harbor sia stato un errore credo che lo riconoscano in molti.

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Messaggio  forrest il Mar 24 Mar 2009 - 0:02

Mi pare che lo riconobbe lo stesso Grant.
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Messaggio  R.E.Lee il Mar 24 Mar 2009 - 10:39

cari ufficiali, mi è venuta in mente una differenza fra lee a gettysburg e grant a c.harbour che vorrei sottoporre alla vs attenzione: lee a gettysburg il terzo giorno era reduce da due vittorie parziali e seppur un pò illusorie,il secondo giorno aveva quasi fatto "bingo" ed il morale della sua armata era alto. grant a c.harbour, era da un mese ca. che "rimbalzava" sulle difese di lee, aveva subito nel frattempo perdite terrificanti ed il morale della sua armata era basso, i soldati che dovevano andare all'assalto scrissero il loro nome dietro le divise in modo che si potesse identificare il loro cadavere...il che è tutto dire ! alla luce di questo mi sembra che il comportamento di grant a c.harbour fù molto più scriteriato di quello di lee a gettysburg. cosa ne pensate ?

ciao
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Messaggio  George H. Thomas il Mar 24 Mar 2009 - 11:04

forrest ha scritto:Mi pare che lo riconobbe lo stesso Grant.

Esattamente. Grant disse che "ho sempre rimpianto che l'ultimo attacco a Cold Harbor fu fatto". Se non altro, ammise che aveva fatto un grave errore (al contrario di molti generali che non ammettevano la possibilità di sbagliare), anche se questo non consolò molto i parenti delle migliaia di vittime di quella battaglia.
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Messaggio  R.E.Lee il Mar 24 Mar 2009 - 11:34

George H. Thomas ha scritto:
forrest ha scritto:Mi pare che lo riconobbe lo stesso Grant.

Esattamente. Grant disse che "ho sempre rimpianto che l'ultimo attacco a Cold Harbor fu fatto". Se non altro, ammise che aveva fatto un grave errore (al contrario di molti generali che non ammettevano la possibilità di sbagliare), anche se questo non consolò molto i parenti delle migliaia di vittime di quella battaglia.

anche lee ammise di aver sbagliato a gettysburg...rassegnò perfino le dimissioni !


ciao
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Messaggio  George Armstrong Custer il Mar 24 Mar 2009 - 19:16

Caro Lee,ti cito quanto ha scritto il prof. Luraghi sull'operato di Grant a Cold Harbor:"Fu l'unico grosso errore compiuto da Grant nell'intera Campagna;un errore del resto non più grave di quelli analoghi di Lee a Malvern Hill o a Gettysburg".

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Messaggio  Banshee il Mar 24 Mar 2009 - 19:37

In realtà, i giudizi che noi tutti diamo sono in gran parte condizionati da una prospettiva storica falsata: che è quella di vedere e leggere gli avvenimenti con il senno di poi, comodamente seduti a tavolino, molti lustri dopo i fatti che analizziamo. Così, ad esempio, come già detto da R.E. Lee, la decisione di attaccare il centro unionista il terzo giorno a Gettysburg non era affatto una follia e così non dovette apparire a Lee dopo due giorni di furiosi combattimenti in cui più volte gli unionisti furono sul punto di cedere. Poteva (e potrebbe) anche essere considerata un'azione che quand'anche vittoriosa non avrebbe comportato grandi vantaggi strategici, ma sul piano tattico non era a priori scontato l'esito negativo. Molti fattori, in realtà, concorsero ad un'esecuzione difettosa di un piano che non era di per sè destinato a sicuro fallimento; in primis e in particolare la scadente prestazione dell'artiglieria confederata, dovuta a vari fattori. A questo si aggunse un certo difetto di coordinamento tra le truppe avanzanti, con interi reparti rimasti a guardare( imputabile in parte a Longstreet) e l'incapacità di Ewell e Hill a dare sostegno all'attacco - come già in occasione del secondo giorno di battaglia - oltre alla spettacolare incompetenza di Pickett a guidare gli uomini.

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Messaggio  R.E.Lee il Mar 24 Mar 2009 - 19:41

Banshee ha scritto:In realtà, i giudizi che noi tutti diamo sono in gran parte condizionati da una prospettiva storica falsata: che è quella di vedere e leggere gli avvenimenti con il senno di poi, comodamente seduti a tavolino, molti lustri dopo i fatti che analizziamo. Così, ad esempio, come già detto da R.E. Lee, la decisione di attaccare il centro unionista il terzo giorno a Gettysburg non era affatto una follia e così non dovette apparire a Lee dopo due giorni di furiosi combattimenti in cui più volte gli unionisti furono sul punto di cedere. Poteva (e potrebbe) anche essere considerata un'azione che quand'anche vittoriosa non avrebbe comportato grandi vantaggi strategici, ma sul piano tattico non era a priori scontato l'esito negativo. Molti fattori, in realtà, concorsero ad un'esecuzione difettosa di un piano che non era di per sè destinato a sicuro fallimento; in primis e in particolare la scadente prestazione dell'artiglieria confederata, dovuta a vari fattori. A questo si aggunse un certo difetto di coordinamento tra le truppe avanzanti, con interi reparti rimasti a guardare( imputabile in parte a Longstreet) e l'incapacità di Ewell e Hill a dare sostegno all'attacco - come già in occasione del secondo giorno di battaglia - oltre alla spettacolare incompetenza di Pickett a guidare gli uomini.

Banshee

vedo che più o meno la vediamo allo stesso modo. la tua risposta è più articolata (e competente) della mia, ma l'opinione è la solita, lee ci doveva comunque provare.

ciao
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Messaggio  Banshee il Mar 24 Mar 2009 - 19:45

Ammetto di essere un "freemaniano" di ferro. Twisted Evil

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Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 25 Mar 2009 - 14:33

Mi sembra evidente che un comandante militare che occupa posizioni di vertice,a meno che non sia in possesso delle proprie facoltà mentali,debba essere convinto che le azioni che ponga in essere, abbiano una probabilità di successo o che possano in qualche modo avere una loro utilità.
Ciò non significa che detti comandanti non debbano rispondere,soprattutto in caso di fallimento,al giudizio dei contemporanei e al giudizio della storia.
Nel caso di specie,il gen.Lee,come ha sottolineato Luraghi,voleva lo scontro campale con il nemico,la grande battaglia decisiva,il confronto diretto senza mediazioni o astuzie tattiche e poi,"vinca il migliore".
Sembra che al 3° giorno di Gettysburg,ad un Longstreet preoccupato per i rischi in cui si andava incontro con un attacco frontale,Lee abbia detto:"ce la faremo vedrai,anche questa volta dimostreremo di essere i migliori".

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Messaggio  Banshee il Mer 25 Mar 2009 - 15:17

Per l'appunto, la questione è se, sotto un profilo storico, la decisione assunta da un comandante avesse, a priori una qualche possibilità di successo, a nulla rilevando un successivo fallimento. Anche un piano studiato a tavolino che appaia solido e privo di punti deboli può essere scompaginato da numerosi fattori imprevisti, tra i quali si deve tenere massimamente in conto il valore dell'avversario. La domanda da porsi è dunque: la decisione di attaccare il centro unionista era destinata sin dall'inizio a fallire o v'era una seppur minima possibilità che si traducesse in una vittoria? A mio modo di vedere (e di alcuni storici) esisteva tale ultima concreta possibilità. E l'idea di Lee di ricercare una vittoria decisiva sul campo, tenuto conto della disparità di numeri tra le due sezioni (specie nel potenziale umano a disposizione), come avrebbe rivelato il trascorrere del tempo, non solo non era affatto illogica, ma appare ancor oggi la risposta più adeguata sul piano strategico.

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Messaggio  George H. Thomas il Mer 25 Mar 2009 - 15:56

Banshee ha scritto:Per l'appunto, la questione è se, sotto un profilo storico, la decisione assunta da un comandante avesse, a priori una qualche possibilità di successo, a nulla rilevando un successivo fallimento. Anche un piano studiato a tavolino che appaia solido e privo di punti deboli può essere scompaginato da numerosi fattori imprevisti, tra i quali si deve tenere massimamente in conto il valore dell'avversario. La domanda da porsi è dunque: la decisione di attaccare il centro unionista era destinata sin dall'inizio a fallire o v'era una seppur minima possibilità che si traducesse in una vittoria? A mio modo di vedere (e di alcuni storici) esisteva tale ultima concreta possibilità. E l'idea di Lee di ricercare una vittoria decisiva sul campo, tenuto conto della disparità di numeri tra le due sezioni (specie nel potenziale umano a disposizione), come avrebbe rivelato il trascorrere del tempo, non solo non era affatto illogica, ma appare ancor oggi la risposta più adeguata sul piano strategico.

Banshee

Un comandante dovrebbe essere giudicato anche dalle informazioni in suo possesso. Noi sappiamo giudicare comodamente perchè sappiamo come erano disposti i contendenti fino al livello reggimentale, mentre Lee o Meade avevano una conoscenza molto frammentaria delle posizioni del nemico e della sua consistenza.
Ma soprattutto, ogni comandante dovrebbe essere disposto a fare quelli che io chiamo "giochi d'azzardo" : basandosi su informazioni alquanto frammentarie e niente affatto sicure, un comandante è costretto a giocare d'azzardo e a puntare su un numero come se giocasse alla roulette, sperando di avere ragione. Se ce l'ha, la gloria è sua; se non ce l'ha, a lui va la colpa. Cito un'esempio a me molto caro : nella battaglia di Midway (1942), l'ammiraglio americano Spruance decise di attaccare alla massima distanza il nemico basandosi su ricognizioni inaffidabili e sperando di cogliere il nemico in un momento sfavorevole, e magari assestargli dei danni irreparabili. Se avesse voluto agire prudentemente (e anche comprensibilmente, vista la situazione di terribile inferiorità numerica in cui si trovava), attendendo nuove informazioni e trattenendo i suoi aerei imbarcati, i giapponesi lo avrebbero fatto allegramente a pezzi. Il suo avversario, ammiraglio Nagumo, invece decise di agire prudentemente : scelta ripeto molto comprensibile, rivelatasi sbagliata a posteriori ma condividibile al momento. Ma fu lui a vedere quattro preziose portaerei affondare bruciando.
In situazioni come queste, le variabili empiriche tendono a passare in secondo piano. Se si volesse sempre dare ascolto ai numeri, la Confederazione avrebbe fatto meglio a non fare niente fin dall'elezione di Lincoln. Invece, tenne in scacco l'Unione per cinque anni e per poco non vinse la sua indipendenza. A volte è la capacità di cogliere l'attimo e l'istinto favorevole, e il possedere il coraggio necessario per farlo e uscire dagli schemi tattici, che decidono le battaglie. Ma il successo non è garantito. A Spruance andò bene, e viene (o dovrebbe essere) ricordato come il vincitore di Midway. A Lee andò male, e Gettysburg viene ricordata come una sua disfatta.
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Messaggio  Banshee il Mer 25 Mar 2009 - 16:33

Esattamente. Anche a Midway molti fattori concorsero a determinare la vittoria americana, alcuni davvero imprevedibili (come il ritardo nel lancio di un aereomobile nipponico esplorante per il guasto di una catapulta di lancio o il fatto che l'ombrello aereo di protezione si trovasse disperso per vari problemi o ancora la presenza di bombe e siluri sui ponti delle navi giapponesi al momento dell'attacco aereo americano) ma di per sè il piano giapponese pur con qualche difetto non era affatto sbagliato.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 25 Mar 2009 - 20:54

Va dato atto allo storico Gordon C.Rhea di non essere d'accordo con la teoria che contrappone Grant e Lee come "Butcher contro Master",propagandata dai sostenitori della "Lost Cause".Con i suoi libri sulla Campagna della Wilderness e sul resto della campagna della Virginia del 1864,Rhea ha dimostrato che Grant non era quel mostro sanguinario disposto a far uccidere più soldati possibile,come è stato dipinto dai sostenitori della sopra citata Lost Cause.Lo storico sostiene che anche Lee ha fatto degli errori durante la campagna in questione anche se il piano di Lee nella foresta della Wilderness ha funzionato bene.Il fatto principale però rimane quello che Grant, a differenza dei suoi predecessori,non si è ritirato ma è andato avanti.

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Messaggio  George H. Thomas il Mer 25 Mar 2009 - 21:35

Banshee ha scritto:Esattamente. Anche a Midway molti fattori concorsero a determinare la vittoria americana, alcuni davvero imprevedibili (come il ritardo nel lancio di un aereomobile nipponico esplorante per il guasto di una catapulta di lancio o il fatto che l'ombrello aereo di protezione si trovasse disperso per vari problemi o ancora la presenza di bombe e siluri sui ponti delle navi giapponesi al momento dell'attacco aereo americano) ma di per sè il piano giapponese pur con qualche difetto non era affatto sbagliato.

Banshee

E' vero, anche se non sarebbero serviti a niente senza l'azzardo di Spruance. Sul piano giapponese avrei diverse cose da dire ma non voglio finire fuori topic.
Con tutta la sua abilità, il suo intuito, il suo carisma, quello di cui Grant aveva maggiormente bisogno contro Lee era semplicemente tenere gli occhi bene aperti (e in linea generale li tenne, perchè complessivamente manovrò molto meglio dei suoi predecessori in quel teatro) e continuare a andare avanti. Alla lunga l'avrebbe spuntata, e la spuntò.
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Messaggio  Banshee il Gio 26 Mar 2009 - 16:18

Sono sostanzialmente d'accordo. Grant non solo riuscì a manovrare con una certa abilità, ma riuscì a trasmettere gran parte della sua feroce determinazione all'Armata del Potomac: Meade sotto tale profilo, si era rivelato sin troppo prudente dopo Gettysburg. Non va dimenticato che a Wilderness Grant subì più perdite di Hooker un anno prima, ma ciò non di meno non arretrò di un passo: anzi procedette verso Richmond senza indugio. Quanto al piano giapponese a Midway, credo di conoscere le tue perplessità: e indubbiamente qualche errore esso lo conteneva. Però andremmo fuori topic.

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Messaggio  R.E.Lee il Lun 30 Mar 2009 - 20:06

cari ufficiali,
volevo riallacciarmi a quanto scritto da banshee ed anche da custer nel topic "gettysburg". entrambi affermano che ha gettysburg lee cercava una vittoria mediatica che annichillisse moralmente il nord, visto che distruggere l'armata del potomac era cosa difficilissima...
banshee va oltre facendo un osservazione per me interessante: "lee monitorava di continuo la stampa nordista."
a questo punto si può desumere che il gen. lee fosse molto più "moderno" di quanto molti affermano...

ciao
gen. lee (quello finto !) Laughing Question
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Messaggio  Banshee il Mar 31 Mar 2009 - 9:13

Non v'è dubbio. Nonostante i goffi tentativi di ridimensionare la figura di Lee sia come generale che come uomo da parte di una recente corrente storiografica, la sua figura si staglia tuttora luminosa. Douglas Southall Freeman, nella sua magnifica biografia - lettura consigliata a tutti, un must - dedica molto spazio al tema del costante interessamento di Lee nei confronti dell'opinione pubblica nordista. Ma v'è di più. Il fattore del morale di un esercito, tema troppo spesso negletto da molti comandanti (e opinionisti o storici che discettano su di loro) , anche come riflesso dell'opinione pubblica (o cd. morale "interno" di un paese) era questione su cui Lee rifletteva di continuo. Io credo che proprio a questo mirasse Lee: e solo una strategia offensivista era in grado di incidere profondamente sul morale interno di un paese, sulla "pancia" di esso. Gary W. Gallagher nel suo splendido studio "Confederate War" ha messo in luce l'incidenza delle vittorie di Lee sul morale confederato: resta da analizzare nella sua interezza il tema opposto, ossia l'incidenza sull'unione dell'operato di Lee; non solo in termini di cd. opinione pubblica "alta" (governo, stampa) ma sulla popolazione. Ciò spiega il tentativo (in gran parte fallito per mancanza di potenziale umano) di strappare di continuo l'iniziativa a Grant nel corso della campagna della primavera-estate 1864, anche solo su di un piano limitatamente tattico (Wilderness o North Anna) e più ambiziosamente strategico (offensiva di Early nella valle dello Shenandoah).

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Messaggio  George H. Thomas il Mar 31 Mar 2009 - 9:15

Banshee ha scritto:Non v'è dubbio. Nonostante i goffi tentativi di ridimensionare la figura di Lee sia come generale che come uomo da parte di una recente corrente storiografica, la sua figura si staglia tuttora luminosa. Douglas Southall Freeman, nella sua magnifica biografia - lettura consigliata a tutti, un must - dedica molto spazio al tema del costante interessamento di Lee nei confronti dell'opinione pubblica nordista. Ma v'è di più. Il fattore del morale di un esercito, tema troppo spesso negletto da molti comandanti (e opinionisti o storici che discettano su di loro) , anche come riflesso dell'opinione pubblica (o cd. morale "interno" di un paese) era questione su cui Lee rifletteva di continuo. Io credo che proprio a questo mirasse Lee: e solo una strategia offensivista era in grado di incidere profondamente sul morale interno di un paese, sulla "pancia" di esso. Gary W. Gallagher nel suo splendido studio "Confederate War" ha messo in luce l'incidenza delle vittorie di Lee sul morale confederato: resta da analizzare nella sua interezza il tema opposto, ossia l'incidenza sull'unione dell'operato di Lee; non solo in termini di cd. opinione pubblica "alta" (governo, stampa) ma sulla popolazione. Ciò spiega il tentativo (in gran parte fallito per mancanza di potenziale umano) di strappare di continuo l'iniziativa a Grant nel corso della campagna della primavera-estate 1864, anche solo su di un piano limitatamente tattico (Wilderness o North Anna) e più ambiziosamente strategico (offensiva di Early nella valle dello Shenandoah).

Banshee

Estremamente interessante. Questo sarebbe un punto che bisognerebbe evidenziare e invece, chissà perchè, non ne ho mai sentito parlare. Di certo questo spiegherebbe molte cose e ,molte scelte fatte dal generale Lee.
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Messaggio  R.E.Lee il Mar 31 Mar 2009 - 9:46

cari ufficiali,
anche io ritengo l'argomento proposto da banshee sulla figura del gen. lee molto interessante,meriterebbe un topic apposito...anzi visto che ci sono, vado ad aprilo.

ciao
gen. lee (quello finto) Laughing
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Messaggio  George Armstrong Custer il Ven 26 Nov 2010 - 11:50

Su Historynet.com, ho trovato il seguente articolo scritto da Gary W.Gallagher
- storico noto per i suoi giudizi molto equilibrati sulla ACW- che fa il punto sulla reputazione che in America possiede il gen. Grant in confronto a quella del gen.Lee; il titolo dell'articolo è tutto un programma!

Why Does Love Get the Grant?: December 2009/January 2010
By Gary W. Gallagher


Ulysses S. Grant ha occupato delle posizioni radicalmente diverse nel pantheon americano. La sua statura imponente, tra la fine della Guerra Civile ed i primi anni del 20 ° secolo, non può comunque essere contestata.

Secondo solo a Lincoln come salvatore della nazione e perfino elogiato da molti ex Confederati per il suo comportamento ad Appomattox, Grant divenne il primo generale a quattro stelle nella storia degli Stati Uniti prima di vincere due mandati come presidente USA. Grant fece uno sforzo coraggioso per completare il suo libro di memorie mentre lottava contro il cancro terminale 20 anni dopo la guerra, e questo ha ulteriormente rafforzato la sua reputazione.

Più di un milione di spettatori hanno assistito al suo corteo funebre che si estendeva per chilometri e chilometri per le strade di New York City l'8 agosto 1885. La sua tomba su Morningside Heights ha anche richiamato un milione di persone, tra cui il presidente William McKinley. Allora veniva considerata la più grande tomba nel Nord America, ed è rimasto il primo sito turistico di New York City fino alla Grande Depressione. La capitale USA ha inagurato il suo memoriale dedicato a Grant il 27 aprile 1922, il centenario della sua nascita ed essendo un'opera monumentale, posta forse nel luogo più bello della città, ci sono voluti 20 anni per completarla.
Tuttavia, le critiche violente su Grant come "military butcher", ubriacone e come un presidente circondato dalla corruzione hanno offuscato la sua reputazione.
Molti ex Confederati hanno contribuito a diminuire la reputazione di Grant attraverso l'uso del numero delle vittime Unioniste durante la guerra civile. Essi hanno affermato che Grant aveva sconfitto Robert E. Lee solo a causa del vantaggio schiacciante in fatto di uomini e materiali posseduti dall'Unione. E' stato definito come un ufficiale brutalmente efficace che ha messo i soldati dell'Unione in un tritacarne fino a quando i Confederati hanno capitolato. Il gen. Jubal Early, noto polemista della corrente della Lost Cause, ha rinfocolato, dopo la fine della guerra, il tono degli attacchi sul generale, sostenendo che Grant "possedeva solo un coraggio brutale e aveva il controllo di un numero illimitato di uomini e di mezzi". Early disse che confrontare il Generale Lee con Grant è come "confrontare una grande piramide che si erge maestosa nella valle del Nilo, con un pigmeo arroccato sul monte Atlas".
Winston Churchill, assecondando quanto detto da Early, scrisse su Grant nella suo libro "A History of English Speaking Peoples" parlando di "unflinching butchery". Altre prove suggeriscono in che misura la reputazione di Grant sia calata in tutto il 20 ° secolo. William S. McFeely vincitore del Premio Pulitzer per il libro "Grant: A Biography", pubblicato nel 1981, un testo che sarà influente per due decenni, ha ritratto Grant come un uomo che non aveva nulla di speciale sul piano artistico ed intellettuale e che "divenne generale e presidente, perché non riusciva a trovare niente di meglio da fare ".
I cineasti contemporanei sono apparentemente d'accordo con la conclusione di McFeely, secondo cui Grant non aveva "nulla di particolare". Lee è apparso molto visibile nei films Gettysburg (1993) e Gods and Generals (2003), ma Grant non ha avuto qualcosa di paragonabile a Lee quanto a livello cinematografico. Le pubblicità su riviste rivelano che negli ultimi 40 anni i lettori potevano scegliere tra quasi 10 articoli dedicati a Lee per ognuno dedicato a Grant.

I turisti, selezionando i gadgets esposti riguardanti la guerra civile, mostrano poco interesse per Grant. La sua tomba cadde in abbandono dai primi anni del 1990, deturpata da graffiti, esposta al vandalismo e diventò un luogo di ritrovo per tossicodipendenti. I discendenti del generale hanno minacciato di togliere la sua salma e quella della signora Grant per riseppellirle altrove, cosa che ha contribuito a spingere il National Park Service a fare le riparazioni del caso. La tomba, in parte ristrutturata, è stato ripresentata per il suo centenario nel 1997, ma resta da vedere se il numero dei visitatori potrà avvicinarsi ai livelli del passato.
In merito alle valutazioni di molti sull'operato di Grant e Lee, sembra che le capacità di uno diminuiscano in qualche modo le capacità dell'altro. Entrambi sono stati dei generali il cui talento li enumera come i più grandi soldati USA . Entrambi hanno presieduto delle campagne che hanno portato perdite enormi, molto più in percentuale della forza del suo esercito, nel caso di Lee. Infatti, la definizione di Grant come "il Macellaio" risulta una caratterizzazione che non regge ad un esame delle perdite. Nelle cinque principali operazioni che Grant ha curato prima di affrontare Lee nel 1864 (Belmont, Forti Henry e Donelson, Shiloh, Vicksburg e Chattanooga) le perdite Nordiste ammontano a circa 35.000 morti, tra feriti e dispersi. Le perdite della Campagna pre-Overland di Lee in confronto, si avvicinano a 90.000. Nelle campagne di Overland e Petersburg, quando gli eserciti confederati erano in inferiorità numerica di circa 1 a 2 rispetto all'Unione, Grant ha subito 126.500 perdite mentre quelle subite da Lee ammontano a 71.000.
Con questi numeri come termine di paragone, Lee deve essere considerato il più sanguinoso generale in senso assoluto nei primi anni della guerra e in senso relativo nel corso delle campagne 1864-1865. Faccio questa osservazione non come una critica su Lee (un mio prossimo articolo affronterà come alcuni storici hanno utilizzato numeri e perdite per costruire delle interpretazioni profondamente scorrette sulla generalship di Lee), ma piuttosto per contrastare l'idea che Grant si sia distinto, tra i comandanti della guerra civile, come un macellaio insensibile.

La reputazione di Grant è salita in modo significativo nella letteratura storica nel corso degli ultimi dodici anni, in gran parte merito degli studi favorevoli di Brooks D. Simpson, Jean Edward Smith, Josiah Bunting III, Joan Waugh e altri, studi che rivelano la scarsa profondità della letteratura che è stata violentemente anti-Grant. E tuttavia una recente biografia su Grant- anche se tale biografia è praticamente inutile in termini di qualità della ricerca e della giustezza delle teorie sostenute- afferma che la maggior parte degli americani conosce solo due aspetti di Grant: "la sua fama di bevitore" e "il fatto che il suo ritratto è ... sul biglietto da cinquanta dollari ". Tutto questo potrà cambiare se successivi studi supereranno le concezioni popolari che si hanno su Grant. Solo allora ci sarà la possibilità per l'eroe di Vicksburg e Appomattox di riprendere il suo posto tra le figure più celebri della storia degli Stati Uniti.



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