La schiavitù e l'America

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Mer 17 Feb 2010 - 19:42

Confermo quanto detto da Beauregard. La foto non è quanto gira sia veritiero sui Black Confederates nel Web. Bisogna approfondire quanto ci sia di veritiero su altri canali. Invito tutti i membri del sito a una ricerca approfondita
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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Mer 17 Feb 2010 - 20:51

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In questa foto si vede chiaramente un confederato di colore, nella quarta fila, quarto partendo da destra. Il soldato non è ne un musicante e ne un portabandiera, ma è perfettamente inquadrato ed armato. Questa foto è stata fatta ad inizio guerra, in seguito il soldato verrà, probabilmente, tolto dai ranghi (per legge), oppure rimarra fra di essi pur non essendo contato negli elenchi. Ho foto di altri due o tre confederati di colore combattenti. Appena mi capitano fra le mani le posto.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Gio 18 Feb 2010 - 18:14

per il suo proclama di emancipazione lincoln fù criticato e fatto oggetto di critiche sarcastiche sia a nord che a sud. si disse che voleva abolire la schiavitù dove non aveva il potere di farlo. si è anche detto che se la sua speranza con tale proclama era di sollevare gli uomini di colore contro i loro padroni , anche in questo caso, ciò non avvenne. all'atto pratico il suo proclama non sortì molti degli effetti sperati. uno tra gli effetti che partorì invece, fù quello di mettere in crisi ugualmente i piantatori: già diversi mesi prima di detto proclama, le banche del sud, non prestavano denaro ne facevano finanziamenti ai piantatori temendo che prima o poi una rivolta degli schiavi li gettasse nel lastrico. questo mesi prima il proclama, mi immagino cosa successe poi...

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Gio 18 Feb 2010 - 19:19

Infatti il Proclama fu soltanto una mossa strategica, un tentativo di porre fine alla guerra il prima per implosione della Confederazione sotto i colpi dell'ipotetica insurrezione generale negra. Fu una bella mossa, bisogna ammetterlo, ma fu frustrata dal fatto che non servì praticamente a nulla essendo che le piantagioni dovettero essere "liberate" singolarmente dalle truppe nordiste. Nel corso degli anni, poi, il Proclama assunse una specie di alone mistico, neanche fosse stato l'Undicesimo Comandamento dimenticato delle Tavole della Legge....

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Gio 18 Feb 2010 - 19:42

Però questo Lincoln. E dire che continuano a criticarlo che non era un ottimo statista.

Saluti, Meade.
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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Gio 18 Feb 2010 - 20:23

Infatti questa non du una mossa da statista, ma solo da stratega...e per giunta fallì. Il "Progetto Liberia" subì il riconoscimento ufficiale proprio sul finire del 1862 e l'inizio del 1863 proprio perchè alla strategia della liberazione dei negri venne associata quella di rispedirli in Africa se possibile. De facto, essendo tutta questa una questione prettamente bellica, i negri liberati non erano differenti alle mine antiuomo lasciate sui campi di battaglia odierni : un qualcosa di estremamente utile ai fini bellici e di estrememanete fastidioso a conflitto terminato.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Generale Meade il Gio 18 Feb 2010 - 20:26

Caro Bell,

penso che siamo fuori topic.

Saluti, Meade.
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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Gio 18 Feb 2010 - 20:30

ma no, fondamentalmente siamo in pieno tema: schiavitù, sua conduzione, sue cause, sua fine e motivi della sua fine.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Ven 19 Feb 2010 - 16:44

Lloyd J. Beall ha scritto:Infatti il Proclama fu soltanto una mossa strategica, un tentativo di porre fine alla guerra il prima per implosione della Confederazione sotto i colpi dell'ipotetica insurrezione generale negra. Fu una bella mossa, bisogna ammetterlo, ma fu frustrata dal fatto che non servì praticamente a nulla essendo che le piantagioni dovettero essere "liberate" singolarmente dalle truppe nordiste. Nel corso degli anni, poi, il Proclama assunse una specie di alone mistico, neanche fosse stato l'Undicesimo Comandamento dimenticato delle Tavole della Legge....


caro comandante,
osservazione più che pertinente. però quello che volevo porre in risalto è il fatto che solo il timore di un eventuale sollevazione degli schiavi, indusse le banche a non concedere crediti ai piantatori. mi è sembrato un fatto grave......e questo succedeva mesi prima dell'emancipazione. il sistema economico del sud, cominciò a scricchiolare ben presto.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Sab 20 Feb 2010 - 13:37

Ed avete pienamente ragione; fu di certo un evento che velocizzò il collasso economico della Confederazione che, comunque, non sarebbe mai potuto esser evitato senza svolte sostanziali quale ad esempio l'ingresso in guerra delle potenze europee.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  R.E.Lee il Mar 23 Feb 2010 - 12:18

Lloyd J. Beall ha scritto:...ma lo sapete che gli schiavi non rimanevano sempre chiusi nella piantagione? ....".


ho tratto questa piccola parte di un intervento fiume del comandante beall a proposito del fatto del mito che gli schiavi erano adoperati solamente come braccianti o comunque solo nelle piantagioni dei grandi e piccoli latifondisti. è un falso storico: molti proprietari di schiavi adopravano i suddetti nei modi più disparati. alcuni proprietari, per esempio, possedevano negozi od officine che venivano mandate avanti praticamente dagli schiavi. essi venivano impiegati come calzolai, fabbri, sarti, barbieri...ecc...gestivano per così dire, le imprese commerciali direttamente loro ed , alla sera, portavano gli incassi al loro padrone. anche questa si trattava di schiavitù è chiaro, però mi sembra il caso di sfatare il falso mito dello schiavo ingobbito sui campi e bravo solo nel raccogliere il cotone.


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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Mar 23 Feb 2010 - 17:08

Ben detto, Generale. E' assurdo che esista ancora questo stereotipo degli schiavi intenti solo a raccogliere cotone...diamine, a ben pensarci non si pensa nemmeno agli schiavi che seminano. Tutto si riduce all'immagine fissa del negro che raccoglie il cotone tutti i giorni tutto il giorno. Punto. Da qui si arriva a credere che non foss eisnegnaot loro altro od a leggere o fare di conto. Vi immaginate cassieri nel engozio che non sanno contare il danaro? O che non sanno confrontare gli ordinativi fatti dal padroen con quelli effetivamente portati? Una cosa è certa: ve ne è di strada da fare per scardinare gli stereotipi sulla schiavitù nordamericana.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  vittorio migliavacca il Mar 23 Feb 2010 - 20:57

Non avevo molta voglia di intervenire nella discussione, ma mi sento in dovere di porre una semplice domanda, alla quale, spero, qualcuno possa o voglia dare un'altrettanta semplice risposta.
La domanda è la seguente: una volta scardinati gli stereotipi citati dal Comandante Beall, che cosa ci rimane della schiavitù nordamericana?

Grazie Granny

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Mar 23 Feb 2010 - 22:58

Ottima domanda; è proprio questo il punto. Scardinati glis tereotipi rimane una società che non ha i caratteri dell'inferno in terra che sono stati immaginati per tanto tempo, ma un insieme di comportamenti del tutto simili a quelli visibili in una città industriale del secolo decimonono inglese o di qualsiasi società operaia con una semplice differenza: la totale assenza dell'economia come noi la intendiamo odiernamente.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 24 Feb 2010 - 15:03

Credo che tutti gli storici siano concordi sul fatto che gran parte dei neri, sia al Nord che al Sud, abbiano tenuto un comportamento passivo nei confronti della guerra, inteso nel senso che non vi è stata una sollevazione di massa nè a favore dell'una o dell'altra fazione.
Tale comportamento comunemente si ritiene che sia stato causato dalla condizione di schiavi o di ex schiavi liberati,condizioni tali di cattività più o meno forte e di soggezione anche psicologica che non hanno consentito ai più dei medesimi, o a chi si è trovato in condizioni analoghe in altri contesti e periodi storici,di assumere un comportamento consapevole in merito alle scelte che si possono fare: quella che viene definita, in altri contesti,coscienza di classe.
Gli altri aspetti evidenziati dai membri del forum e che riguardano vari comportamenti tenuti dai neri che sono disomogenei tra loro, e cioè dire che parte di loro hanno combattuto per il Sud,altri per il Nord, altri hanno difeso le piantagioni dove lavoravano,altri si sono aggregati alle truppe Nordiste ecc., stanno a dimostrare che realtà diverse, di più o meno benevolenza da parte dei rispettivi padroni, e di più o meno consapevolezza delle situazioni contingenti, hanno comportato scelte differenti effettuate dai neri.
A mio avviso, i neri non hanno sentito la guerra civile come "la loro guerra".
Ciò non toglie che la sudditanza nella quale i neri vivevano,proprio perché sanzionata giuridicamente, è da ritenersi inaccettabile oggi come ieri, e non ci devono essere motivazioni economiche ne situazioni benevole che tengano, o che possano in qualche modo giustificarla.


Ultima modifica di George Armstrong Custer il Gio 25 Feb 2010 - 11:58, modificato 1 volta

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Mer 24 Feb 2010 - 16:19

Personalmente non vedo questo comportamento come passivo, da parte dei negri durante la guerra. sia quelli che optarono per l'Unione che la maggioranza che optò invece per la Confederazione agirono consapevolmente ed attivamente alle vicende belliche. Quelli che combatterono per il Nord videro in questa guerra una specie di riscatto, di vendetta, mentre quelli che combatterono e sostennero il Sud sentivano seriamente minacciate le proprie case e le proprie vite. Sarei perfettamente d'accordo con voi, Colonnelo, se stessimo parlando delle Guerre Boere, ove lo scontro tra bianchi angli e bianchi boeri vide la popolazione cafra spettatrice del massacro. I negri, come i nativi americani, divennero attori importanti di questo conflitto e, mi si permetta di dirlo, attori determinanti per tutta la conduzione della guerra ed addirittura per il dopoguerra. si può dire, infatti che nativi e negri sono stati pietre angolari delle vicende statunitensi dalla Guerra Messicana fino alla Guerra Ispanica. In questo contesto, la Guerra Civile fu il momento in cui si raggiunse il climax della vicenda negra e si dispanarono le linee guida per le quali l'Unione non avrebbe avuto remore a chiudere, nei decenni successivi, la questione nativa.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 24 Feb 2010 - 18:46

Devo essermi spiegato male.Per comportamento passivo intendevo dire una mancata sollevazione di massa dei neri a favore del Nord o del Sud,che a mio parere,non vi è stata.

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Messaggio  vittorio migliavacca il Mer 24 Feb 2010 - 20:32

Il professor Luraghi ha definito la schiavitu dei negri nel sud una schiavitù tutto sommato" bonaria".
Altri studiosi la pensano esattamente come Lui.
Ma esiste chi la pensa in altro modo.
Anni fa visitai alcune piantagioni, o ex piantagioni, attive nel periodo ante guerra e abitate naturalmente da schiavi.
Alcune di esse, in particolare una nella Carolina Meridionale, si presentava ai visitatori come un paradiso ordinato e perfetto, dove era davvero difficile immaginare che in quel luogo centinaia di uomini trascorsero la loro esistenza "in catene"
Si poteva respirare l'atmosfera serena e bucolica di Via Col vento, e probabilmente in parte così fu,( ma non per tutti).
Le case degli schiavi, di struttura molto semplice e spartana erano tutte raggruppate in modo ordinato e pulito, in una parte molto ombrosa e verdeggiante ed erano di dimensioni vivibili.
Non era difficile immaginare che un negro in quella situazione, agli ordini di padroni ricchi, comprensivi e " bonari" potesse sentirsi veramente a casa propria, al sicuro, protetto e forse persino contento.
In altre piantagioni l'atmosfera era completamente diversa. Nulla si presentava in modo ordinato; le capanne erano porcili piccoli e malsani, addossati gli uni agli altri in una sorta di vespaio dove pareva mancare persino l'aria.
In altre piantagioni( che non ho visitato) le case degli schiavi non ci sono mai state e i negri alloggiavano in case comuni più simili a granai che ad abitazioni.
Purtroppo queste sono le facce della stessa medaglia e non conta proprio nulla che in molte circostanze i negri vivessero meglio degli immigrati irlandesi o dei salariati europei o dei braccianti italiani, che potessero viaggiare e spostarsi senza grossi problemi, che avessero cibo e vestiti a sufficienza o che sapessero leggere, contare e godere di altre buone concessioni da parte del padrone, il nocciolo vero della questione sta proprio in ciò che ha ribadito Custer più sopra e cioè che la condizione di " non individuo" era sanzionata giuridicamente e questo è un fatto, non un'interpretazione, anzi un fatto terribile.

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Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 24 Feb 2010 - 20:54

Riallacciandomi all'ultimo intervento del ns Vittorio che condivido pienamente,faccio presente che il !3°, il 14°, il15° Emendamento alla Costituzione americana,il cosiddetto "trittico",emanati il primo a ridosso e gli altri dopo la fine della guerra civile,sono da considerarsi eventi epocali in quanto introdussero nella Cost.medesima affermazioni importanti a livello giuridico per quello che avrebbero rappresentato per il futuro e per quello che dicevano per il passato. Si nominava per la prima volta la schiavitù per abolirla,aspetto che implicava finalmente che la nazione americana era diventata antischiavista,cosa che non era stata fino ad allora.

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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Mer 24 Feb 2010 - 21:27

Un fatto terribile per noi, nel 2010, all'epoca di certo no. Il riconoscimento di individui giuridici che avevano, in teoria, gli rilandesi e gli italiani, non impediva ai padroni delle fabbriche di sfruttatli per oltre 12 ore al giorno senza limiti di sesso o di età per farli riposare quelle poche ore in tuguri ignobili. Essi, in confronto di molti schiavi davvero erano trattati come...nulla in quanto, volente o nolente, uno schiavo è un investimento e bisogna mantenerlo nutrito ed in salute per farlo lavorare adeguatamente; a volte bisognava dargli una istruzione che tenesse conto del far di conto e del leggere e scrivere per far loro condurre negozi, condurre altri schiavi, viaggiare per fare commissioni e via dicendo. Il padrone di una fabbrica del nord non aveva di queste remore in quanto, morto un operaio, ne erano sbarcati altri mille di disperati quel giorno stesso per prenderne il posto a costo zero. Piantagioni non modello vi furono, ma si torna comunque al fatto che non solo gli schiavi non si ribellarono in massa ma in molti casi difesero armi in pugno le piantagioni dalle truppe in blu. Supponiamo che i negri fuggiti a Nord fossero espressione delle piantagioni "cattive", parleremmo di una percentuale su duecentomila negri che servirono nelle forze federali (che provenivano di base dal mezzo milione di negri vivente nel Nord). Di contro abbiamo sempre i tre milioni e mezzo di negri meridionali dei quali non meno di seicentomila maschi adulti che servirono la Confederazione a volte armi in pugno ufficiosamente nelle forze regolari, altre in milizie irregolari, nei battaglioni di lavoro e nella logistica delle forze armate meridionali. Proprio per questo non dobbiamo confondere il nostro concetto dello schiavismo con quello che avevano gli schiavisti e gli stessi schiavi. Nella fattispecie, anche al giorno d'oggi vi sono forme molto meno palesi di schiavismo che dietro lo schermo della legalità fanno molto di peggio.

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Messaggio  vittorio migliavacca il Gio 25 Feb 2010 - 0:55

Comandante Beall,
alcune sue osservazioni mi trovano perfettamente d'accordo, ma su altre ho difficoltà ad esserlo.
Purtroppo ci stiamo addentrando in un terreno di carattere speculativo e senza scomodare il pensiero filosofico, che nel corso dei secoli ha dato diverse interpretazioni del concetto di libertà, vorrei riportare la discussione entro i binari della semplicità.
Non sono d'accordo sul fatto che il nostro concetto di schiavitù sia diverso da quello degli schiavisti.
Se pensiamo ai caratteri che determinano un concetto, nel nostro caso il concetto di schiavitù, noi raccoglieremo gli elementi che distinguono tale condizione e cioè mancanza di autonomia, possibilità di maltrattamento, analfabetismo, promiscuità, sofferenza, frusta, acquisto, separazione e altro ancora.
Raccolti tali caratteri ci formiamo appunto un concetto. Prendendo per buono il ragionamento Aristotelico possiamo affermare che un concetto rappresenta ciò che una cosa è, e tale rappresentazione ha un valore universale e assoluto.
Ora se i caratteri che formano il concetto di schiavitù sono quelli che ho citato sopra( e su questo non abbiamo dubbi) ne consegue che essa può solo essere un fatto negativo, ora come nel 1860.
E di questo i primi ad esserne convinti erano gli stessi sudisti. Ciò che ci separa da loro è solo l'atteggiamento con il quale ci poniamo nei confronti della schiavitù e non il concetto che abbiamo di essa. Infliggere un dolore fisico ad un essere umano è di per sè un fatto negativo, anche se davanti al dolore culture diverse si sono poste in modo diverso.
Certamente per i proprietari di schiavi era normale tenere uomini in condizione di schiavitù, ma sul fatto che fosse anche giusto forse non erano tutti d'accordo, sempre perchè, secondo il ragionamento fatto in precedenza, il concetto di " giusto" avrebbe dovuto significare un altro atteggiamento.
Ma a questo punto dovremmo tirare in ballo i concetti di normalità e di giustizia e allora entreremmo in un vicolo senza uscita.
Un'ultima considerazione: la condizione di schiavitù implica un rapporto dall'alto al basso e il nostro giudizio segue tale rapporto, non dovremmo dimenticare che tale relazione può essere vista anche dal basso all'alto e forse il giudizio cambierebbe.

Saluti e una serena notte a tutti Granny

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Messaggio  Ospite il Gio 25 Feb 2010 - 12:03

Mi spiace, migliavacca, ma ancora non riesco ad essere d'accordo con voi in quanto non riesco ad essere d'accordo sulle premesse che ponete di base:"mancanza di autonomia, possibilità di maltrattamento, analfabetismo, promiscuità, sofferenza, frusta, acquisto, separazione e altro ancora". La "Capanna delo Zio" Tom, "Radici" e tutta una letteratura sulla schiavitù ci hanno parlato di queste cose e noi diamo per scontato che fossero un minimo comune multiplo , una base dello Schiavismo. Ma il comportamento stesso degli schiavi ci fa dubitare di questo paradigma di base in quanto, se i caratteri dello schiavismo fossero stati questi, con gli uomini al fronte e con molti schiavi armati nele piantagioni come sorveglianti, avremmo dovuto avere notizie di insurrezioni anche parziali dovute alla disperazione di liberarsi di druste, sofferenze e cose del genere. Non ne abiamo e quindi dobbiamo evincere che qualcosa non torna in queste descrizioni o che comunque vi è una reale differenza tra noi e gli abitanti di quell'epoca e dei nostri rispettivi modi di pensare e conoscenze. Ho volutamente evitato la questione "Giusto" e "Non-Giusto" in quanto non esiste nulla di più relativo. Naturalmente esistevano persone in disaccordo con la schiavitù, ma allo stesso modo oggi esistono persone in totale disaccordo con il nutrirsi di carne per le quali noi che lo facciamo siamo dei mostri assassini. Ragionando per assurdo, se tra un secolo e mezzo sarà d'obligo essere vegetariani, noi tutti che oggi ci nutriamo di carne cesseremmo di essere giudicati per quello che facciamo, pensiamo, costruiamo, curiamo, distruggiamo, giochiamo, suoniamo e via dicendo per essere ridotti al mero ruolo di "mostri mangiatori di carne" additati con una certa ilarità come noi additiamo oggi con una certa ilarità quelli che mille anni fa erano convinti che le donne in quanto donne non avessero anima. Proprio per questo che vi fosse una opposizione allo schiavismo è...endemico, come qualsiasi minoranza di pensiero in qualsiasi società.
Mi piace particolarmente il vostro parlare di rapporto da veder enon dal'alto verso il basso ma dal basso verso l'alto: il punto è che non stiamo facendo altro da quando, qualche discussione più in là, si è iniziato a parlare delo schiavismo. Non ci siamo presi la briga di parlare del punto di vista degli schiavisti quato di quello degli schiavi, degli stereotipi che sono oggi attribuiti ad essi e di come questi, applicati al nostro ragionamento attuale, cozzino con quello che fu il loro comportamento all'epoca. Il giudizio espresos finora si bass aproprio su questa analisi e risulta un giudizio molto più pacato, interrogativo, volendo, di quello di molti cosiddetti studiosi che ragionano da uomini bianchi del ventunesimo secolo e tentano di sovraporre il proprio modo di ragionare a quello degli schiavi negri dell'epoca ritenendo che esos sia il più aderente alla verità. Il punto è che vi è il comportamento di milioni di negri dell'epoca, comportamento indubbiamente "dal basso verso l'alto", che manda a donnine allegre questo tentativo di sovrapposizione.

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Messaggio  Mason&Dixon il Gio 25 Feb 2010 - 19:11

Il punto è che vi è il comportamento di milioni di negri dell'epoca, comportamento indubbiamente "dal basso verso l'alto", che manda a donnine allegre questo tentativo di sovrapposizione.[/quote]


Caro Beall,

Mi introduco in questa discussione così animata e avvincente, postando, con una mia semplice opinione...anche in "punta di piedi", non essendo preparato in questa così complessa materia; la schiavitu'.
Ho letto i vs post, nell'ultimo che ho quotato notavo che rispondesse, forse, ad un mio quesito. Come Vittorio anche fa' notare, per riportare il tutto ad un "modello" di pensiero piu' semplice...il quesito e' se tutto il vs ragionamento, o parte di esso, e' anche legato ad una vera e propria antropologia della schiavitu', quindi in questo caso, tutto un "Modus Operandi" del comportamento dei negri in relazione ai loro padroni meridionali.
Premettendo che, le due culture Nord e Sud erano "differenti" nel loro operato politico-economico-sociale dove il sud introdusse il sistema a schiavi perche' piu' favorevole al territorio climatico dei suoi stati questo ci porta ad una primordialita' del problema degli schiavi...sotto un profilo politico-economico-sociale tutto ha avuto inizio con uno sviluppo "ordinato" fino allo scontro finale (la ACW), ma il problema della schiavitu' e' rimasto imperituro per tutto il suo decorso...in questo tempo c'e' tutto un comportamento di difficile interpretazione, come dite voi Beall, anche e soprattutto per noi uomini del XXI sec a cui si lega, come dicevo prima, l'aspetto antropologico dello stesso.
Tutti quei luoghi comuni del fenomeno schiavismo conosciuto purtroppo soltanto nella versione distorta dei celebrati film e romanzi vari...non portano nessun essere vivente a capire cosa significa essere schiavi. Si e' detto che la schiavitu' era parte integrante dell'economia degli stati meridionali, ma non era il solo aspetto...la teoria della disciplina antropologica puo' spiegare una molteplice diversita' di situazioni a cui, io credo, puo' essere legata la schiavitu'.
Anche io mi domando a quello che potranno dire fra' 100 anni di noi, uomini di oggi, e del ns comportamento, chissa'...
Ma sicuramente bisognerebbe, subito, vedere "dal basso verso l'alto" la percezione di un fenomeno distorto troppo a lungo, qual'e' la schiavitu'.
Magari, per non far sorridere, coloro, i ns futuri discendenti fra 100 anni!
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Kyle Onstott. Romanziere storico o razzista?

Messaggio  Generale Meade il Ven 26 Feb 2010 - 13:36

Nel 1957 esce il romanzo "Mandingo" di Kyle Onstott. Pimo libro di una triologia dedicata alla schiavitù nel meridione del Sud degli USA. Lo scrittore Richard Wright lo giudicò " l'unico libro vero sulla schiavitù dei neri in America ", mentre gran parte dei critici lo dennunciò come un testo sadico e pornografico. Come al solito le due facce della stessa medaglia. Bisogna specificare che per "Mandingo" non si intende un particolare tipo di essere umano dotato di particolari qualità fisiche come alcuni squallidi sequel cinematrografici hanno ridotto al rango di semipornografia, ma si intende una particolare etnia di africani che fù deportata nelle americhe dai negrieri schiavisti. Lo scrittore, originario del Sud degli USA, si ripromise di raccontare tutto quello che "Via col Vento" aveva omesso di raccontare.

Il romanzo è ambientato a metà ottocento in Alabama, e racconta della seduzione di un uomo di colore da parte della moglie di un proprietario di una piantagione, che resta incinta dello schiavo. Scoperti dal marito di lei, ne subirono la vendetta. Lei fù costretta ad abortire e lui fù bollito vivo.

Il film fù motivo di scandalo, e Cassius Clay ne rifiutò la parte accusandolo di contenuti razzisti. In America numerose sale cinematografiche lo boicottarono e la critica lo stroncò per via dei contenuti pornografici, per la violenza e l'intollerabile razzismo.

Chi aveva ragione?

Saluti, Meade


Ultima modifica di Generale Meade il Sab 27 Feb 2010 - 1:28, modificato 3 volte
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Re: La schiavitù e l'America

Messaggio  Ospite il Ven 26 Feb 2010 - 14:29

Ragione? Non bisognava sspettare Mandingo per vedere della letteratura anti-meridionale. Già la Capanna dello Zio Tom, parllava di cose senza esperienza diretta...figuriamoci a cento anni di distanza....

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Re: La schiavitù e l'America

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