Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

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jefferson davis: il presidente degli stati confederati

Messaggio  R.E.Lee il Ven 13 Mar 2009 - 17:16

caro beall, in effetti ha parlare di strategia vera e propria all'inizio della guerra, ho un pò esagerato. diciamo che l'orientamento generale di davis era quello di non far penetrare il nemico nel territorio della confederazione.
ribadirei poi, che non fù abbastanza elastico da modificare repentinamente i suoi orientamenti dando retta al parere dei suoi generali più accreditati ma attenzione, da invadere il nord ...a sconfiggerlo...la strada era lunga !
però non avrebbe avuto nulla da perdere, politicamente s'intende, perchè nelle battaglie la gente muore, ma a livello generale tutt'alpiù si sarebbe ritornati allo "status quo".

ciao
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  P.G.T. Beauregard il Sab 14 Mar 2009 - 10:55

Nel 1861 nessuno capiva cosa sarebbe potuto succedere, nessuno o pochi si erano resi conto che pacificamente non si sarebbe risolto nulla. Tutti volevano la diplomazia al sud, tutti pensavano che se fosse fallita sarebbbe bastata qualche battaglia e nel giro di qualche mese sarebbe finito tutto. Sia nord che sud arruolarono volontari per pochi mesi e dopo Manassas si accorsero che avevano degli eserciti inadeguati. Non erano ben addestrati per combattere una guerra e per molti in quel periodo stava per finire il periodo di servizio. Davis sbagliò forse nel rimanere troppo sulla difensiva e sperare in un riconoscimento pacifico. Gli errori più gravi li commise più tardi quando si impuntò con antipatie assurde contro Beauregard, Johnston e altri e simpatie controproducenti come Bragg e Pemberton.

Ciao,
Beauregard

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Sab 14 Mar 2009 - 11:03

Avete centrato il punto:tutti, sia a nord che a sud, pensavano (non diversamente da molte cancellerie allo scoppio della seconda guerra mondiale) che qualsiasi cosa sarebbe successa, sarebbe stata in poche settimane. I più pessimisti arrivavano a pensare a scontri di mesi affiancati a trattative che avrebbero risolto tutto, ma la guerra totale nessuno la immaginava. proprio per questo, sia gli eserciti confederati che il Grande Esercito della Repubblica non hanno mai avuto uno standard di efficenza paragonabile alla Wehrmacht della seconda guerra mondiale od alla Armata Rossa della Guerra Fredda, eserciti di cui viene riconosciuta una sorta di "perfezione" effetto di anni di preparativi. Qui invece parliamo, al massimo, di settimane di preparativi con il paradosso che, nei primi momenti di guerra, vi erano forze fresche e motivate con una organizzazione scarna a fronte degli ultimi mesi di guerra in cui, soprattutto da parte confederata,vi era una organizzazione stabile delle foze armate ma mancava il materiale umano e l'equipaggiamento dei primi tempi.


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Messaggio  R.E.Lee il Sab 14 Mar 2009 - 15:12

cari ufficiali,
alla fine chi ci aveva visto "più lungo", fù il gen. winfield scott, con il suo tanto vituperato piano "anaconda".
egli intuì probabilmente prima di tutti, che la guerra non sarebbe stata questione di qualche mese....(vs eventuali graditte ossevarzioni in merito sarebbe meglio che le facciate nel topic apposito, per non scantonare..!).

ciao
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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Gio 25 Giu 2009 - 22:09

Credo che sia oramai chiaro che nessuna delle due fazioni credeva che la guerra sarebbe durata tanto o fino alla distruzione completa dell'altro.

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Messaggio  R.E.Lee il Ven 23 Ott 2009 - 11:55

George H. Thomas ha scritto:Sono d'accordo sul fatto che difficilmente si è stati obiettivi su Lincoln nella storiografia, spaziando da interpretazioni "agiografiche", come detto da Beall, a condanne totali senza appello.
E sono d'accordo sul fatto che Lincoln era uno statista e che per ottenere il suo scopo ha fatto uso e ha permesso metodi moralmente riprovevoli. Ma che poteva fare altrimenti? Lui riteneva che fosse suo compito preservare l'Unione (sul fatto che fosse poi scritto nero su bianco sulla Costituzione lo lascio ai costituzionalisti), ma non poteva farlo con discorsi e proclami. E' un'amarissima contraddizione che per fare anche quello che riteniamo giusto dobbiamo utilizzare metodi che non sono nè giusti nè giustificabili moralmente, ma questa fa parte del mondo in cui viviamo. E questo a prescindere dalla giustezza o meno del suo scopo, perchè lì si scade nel campo delle opinioni.
Ho notato che spesso viene citato il nome del generale Sherman come esempio di generale che per ottemperare alla sua missione si liberò pulitamente delle norme della guerra "civile" e "onorevole" (ma cosa può esserci di civile e onorevole in una guerra?) e non esitò a affamare migliaia di civili indifesi. Io propongo un'altro nome che si collega a un'altro statista citato da Beall : Sir Arthur Harris, detto anche "Bomber" Harris o "Butcher" Harris, comandante del Bomber Command della RAF. Essenzialmente la sua predilezione per il bombardamento a tappeto e la sua noncuranza per le conseguenze sui bersagli civili non era altro che terrorismo, anche se il suo risultato è stato pressochè l'opposto di quello ottenuto da Sherman, per ragioni che non posso discutere qui.
In sostanza, ciò che è stato fatto durante questa e altre guerre non è in nessun caso moralmente giustificabile. Ma un certo Niccolò Machiavelli ebbe un certo successo dicendo "il fine giustifica i mezzi". E in un carnaio come una guerra, dove parlare di morale e di onore mi sembra un'offesa alla sensibilità, questo è un motto tragicamente adeguato.

Thomas

volendo vedere le cose da un angolazione opposta, bisogna desumere che il pres. davis, non incoraggiando, se non in casi sporadici, violenze e soprusi contro donne e bambini dell'unione, sia stato un fesso....


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Messaggio  R.E.Lee il Mar 24 Nov 2009 - 17:59

forrest ha scritto:Da mesi il Ministro della Guerra Breckenridge,unitamente a tutti i + celebrati Generali confederati,tramava per giungere ad una resa che prevedesse condizioni di pace non troppo punitive.A spingerli,certo,non erano motivazioni ignobili(almeno per quanto riguarda Breckenridge,per Johnston non metterei la mano sul fuoco).Ritenevano la Causa confederata ormai perduta,e cercavano di salvare il salvabile,evitando ulteriori spargimenti di sangue.Ma la domanda che dobbiamo porci é:avevano il diritto di farlo?No,non lo avevano,non spettava a loro decidere.Si trattò di un colpo di Stato incruento.Tra i grandi condottieri Confederati,l'unico a restare fedele fino all'ultimo fu Wade Hampton.

tecnicamente la faccenda mi pare un pò controversa. da un lato non avevano il diritto di farlo, perchè jef. davis non aveva abicato e quindi il presidente della CSA era sempre lui e solo lui aveva il diritto di autorizzare trattative di resa ...ecc....d'altro canto bisogna riconoscere il fatto che j.davis era presidente di un paese e di una causa che era arrirvata alla fine dei suoi giorni e lui mi pare, era ben lungi dal rendersene conto, oppure se ne rese conto è continuò per così dire, ad "aggrapparsi sugli specchi" di un paese che non esisesteva più. quando venne catturato, sembra stesse tentando di fuggire in messico per riorganizzare la confederazione di là. il suo pensiero mi sembra fosse un pò anacronistico.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Capitano Sally il Mar 24 Nov 2009 - 19:50

Concordo con Beuregard riguardo le sciocche e insistite antipatie di Davis verso alcuni ottimi generali, preferendo altri che io ritengo inetti.

Ma volevo chiedere: fu solo Davis che venne messo in prigione alla fine del conflitto oppure altri esponenti del sud furono imprigionati. E se fu solo lui, perchè questa mossa?
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Messaggio  R.E.Lee il Mer 25 Nov 2009 - 11:44

cara sally,
per quanto ne sò io, solo il pres. davis fù imprigionato frà gli esponenti politici della confederazione. rimase in cella due anni e fù rilasciato senza essere nemmeno processato. il comportamento e la logica di chi architettò tutto questo, mi pare incomprensibile e di certo ben poco democratico. ma si sà, nelle guerra chi vince dispone spesso del vinto a suo piacimento ed al bando la democrazia ed i diritti personali. dei non politici, solo il capitano wirz, per quanto mi risulta, direttore del famigerato carcere di andersonville, subì una sorte drammatica: fù impiccato.

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Messaggio  R.E.Lee il Mer 25 Nov 2009 - 12:26

cari amici,
ricollegandomi a quanto ho scritto nel post precedente, ritengo che il pres. davis, nel dopoguerra, fù preso per capro espiatorio sia dal nord che dal sud chi per un motivo, chi per l'altro, ovvio. io mi volevo soffermare sulle accuse che gli vennero mosse dalla "sua" popolazione per la conduzione della guerra e della confederazione in generale durante la sua breve esistenza. il trattamento ed il giudizio che gli riservarono i suoi "ex-cittadini" e molti storici in generale, fù negativo in ogni senso ma, secondo me, ingiusto. al pres. davis toccò l'ingrato compito di costruire una nazione ed un esercito sotto le bombe del nemico. commise degli errori, è vero, ma come era possibile non commetterli?
doveva costruire una nazione e dirigere un conflitto, per farlo avrebbe avuto bisogno di poteri maggiori a quelli che in effetti gli furono conferiti anzi, ogni volta che prendeva qualche decisione c'era sempre quel politico o quel governatore che insoddisfatto, minacciava una secessione o qualcosaltro. in guerra si sà, più poteri ha il capo dello stato e più le cose riescono realizzabili. davis dovette continuamente "barcamenarsi" frà equilibri politici che definire complicati è persino riduttivo. riuscì nonostante questo, a costruire un apparato industriale degno delle esigenze belliche, a mettere in campo un esercito degno di fronteggiare il rivale e fù considerato ed accusato di essere un accentratore per questo? aderì alla causa dandogli disinteressatamente tutto sè stesso, non si curò più di tanto di tutte le accuse che gli vennero rivolte e che cosa ricevette in cambio nel dopoguerra ? carcere dai suoi nemici e sberleffi dai suoi ex concittadini. è stato accusato di aver posto generali incapaci al comando di vari settori solo perchè gli erano simpatici, io direi che scelse persone di cui più si fidava, a torto o a ragione e, visto tutto il "maneggiamento" che avveniva nel sottobosco del governo confederato non mi sembra che per questo, sia stato colpevole più di tanto. i diritti dei singoli stati per cui la confederazione era sorta, ostacolarono di fatto la sua conduzione durante il conflitto e liberarsi di questo paradosso, a davis non fù possibile, pena il disgragamento politico della confederazione stessa. ed allora di che cosa lo accusiamo ? di avere scelto bragg, che si non dimostrò all'altezza della situazione, solo perchè di lui si fidava ? di avere osteggiato joe johnston a cui dette dei comandi probabilmente perchè qualche politico se non avesse fatto questo, minacciava ritorsioni gravi in sede proprio politica ? almeno bragg, pur con tutti i suoi limiti, qualche problema all'unione invadendo il kentucky glielo creò !! di aver tentato di condurre il conflitto in prima persona ? forse non riuscì bene in questo proprio perchè osteggiato dall'interno....di contro non ricordo nessuno che lo abbia ringraziato per avere posto il generale lee al comando dell'ANV, contro il parere e le perplessità di gran parte dei politici confederati. potrei citare altri casi e situazioni ma rischierei di divere scrivere un libro quindi mi fermo qui. la mia conclusione personale è che l'operato di davis dovrebbe essere maggiormente rivalutato e che venisse resa giustizia e dignità ad un uomo capace ed integerrimo. la sua persona piena di dignità di senso del dovere ben rappresentò il sud. non lo si può mettere "alla berlina" solo per il fatto che una volta la sconfitta diventata reale, si ostinò ad inseguire un sogno in effetti irrealizzabile: ricostruire la confederazione fuggendo in messico. "non conosco nessuno che avrebbe potuto fare un lavoro migliore del presidente davis !". questa affermazione è del generale lee, non di uno qualsiasi.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 25 Nov 2009 - 15:15

Sono sostanzialmente d'accordo con il ns Lee.Davis dovette affrontare in troppo poco tempo problemi immani che potrebbero essere condensati in due soli:far nascere una nuova nazione e condurre una guerra civile.Compiti che sarebbero riusciti a ben pochi altri politici.Il suo zelo, l'energia, e la fede dimostrata per la Confederazione sono state essenziali per combattere una guerra di quelle dimensioni.
Le uniche pecche che ho riscontrato sono essenzialmente due:non essere riuscito a coordinare efficacemente i vari teatri di guerra,compito che poteva delegare al gen.Lee,e la sua incapacità-data forse la sua rigidità di carattere-ad andare d'accordo con le altre persone,dote importante per un politico.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Mer 25 Nov 2009 - 17:06

Capitano Sally ha scritto:Concordo con Beuregard riguardo le sciocche e insistite antipatie di Davis verso alcuni ottimi generali, preferendo altri che io ritengo inetti.

Ma volevo chiedere: fu solo Davis che venne messo in prigione alla fine del conflitto oppure altri esponenti del sud furono imprigionati. E se fu solo lui, perchè questa mossa?


L'incarcerazione di Davis può essere presa come unico esempio noto, negli Stati Uniti, di detenzione illegale in quanto non venne mai celebrato un processo, nemmeno in contumacia contro Davis. Fu imprigionato esattamente come sarebbe stato imprigionato un qualsiasi plebeo nel medioevo da un signorotto locale. In effetti l'accusa sarebbe dovuta essere quella di aver guidato una ribellione e di essere stato per anni a capo di uno stato del quale l'Unione negava l'esistenza.


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Mer 25 Nov 2009 - 21:21

Lo sapevate che durante la detenzione,il Papa Pio IX mandò un rosario a Davis,in segno di solidarietà con lui?

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Benjamin F. Cheatham il Mer 25 Nov 2009 - 22:01

Non avevo mai approfondito il periodo carcerario di Davis, questa è una curiosità che non conoscevo, una chicca caro Custer!

Salutoni Claudio
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Messaggio  R.E.Lee il Gio 26 Nov 2009 - 10:57

Benjamin F. Cheatham ha scritto:Non avevo mai approfondito il periodo carcerario di Davis, questa è una curiosità che non conoscevo, una chicca caro Custer!

Salutoni Claudio
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trà l'altro il suo periodo detentivo deve essere stato duro. secondo il documentario di k.burns, il presidente si lamentò che:"...un trattamento simile è degno di uno schiavo, non di un essere umano..!".......ma quel documentario era di stampo filonordista....


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Gio 26 Nov 2009 - 13:35

George Armstrong Custer ha scritto:Lo sapevate che durante la detenzione,il Papa Pio IX mandò un rosario a Davis,in segno di solidarietà con lui?

Gli inviò anche una corona di spine come simbolo del martirio ingiusto.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 26 Nov 2009 - 17:19

Sembra che la corona di spine l'avesse intrecciata il Papa in persona.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Gio 26 Nov 2009 - 18:18

E' un episodio interessante; curioso che non sia mai stato pubblicizzato.

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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  George Armstrong Custer il Gio 26 Nov 2009 - 19:22

In effetti,l'episodio che riguarda Davis l'ho trovato nei siti internet che trattano vari periodi storici,es.il Risorgimento it., in modo alternativo.

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Messaggio  R.E.Lee il Sab 19 Dic 2009 - 11:52

Old warhorse ha scritto:Il nocciolo del problema era, a mio modo di vedere, la distribuzione del capitale e dell'industria nel sud.

La gran maggioranza del primo era investita in schiavi e quindi morta sotto il profilo strategico, investire in un bene inconvertibile come la carne umana magari faceva marciare il sistema economico parassitario degli stati meridionali - oltretutto di efficienza discutibile, in relazione al capitale investito- ma era del tutto inutile quando si trattava di usare il potere economico per creare forza militare e le infrastrutture indispensabili ad impiegarla come le ferrovie, appunto, se non dal punto di vista della fornitura di manodopera.
Il fatto poi che, allo scoppio del conflitto, vi fosse in tutto il Sud solo una fabbrica di materiale rotabile e ferroviario veramente importante -la Tredegar Iron Works di Richmond- oltre a qualche officina minore nell'Ovest, una fabbrica che oltretutto diversificava le sue attivita' produttive (ne' sarebbe stato possibile altrimenti) in ogni altro ramo della produzione meccanica e siderurgica per scopi militari, non aiutava certo.
Con questi due gravissimi handicap iniziali, a me sembra gia' un mezzo miracolo che il Sud riusci' a fare quello che fece e che costituisce il monumento migliore alla capacita' organizzativa di coloro che ressero gli uffici dedicati, al di la' di tutte le inefficienze che fuori di ogni dubbio si manifestarono.


infatti....grande merito di ciò fù del presidente davis che riuscì, nonostante tutti i problemi ed i bastoni che gli infilarono frà le ruote, a creare una macchina organizzativa dal quasi-niente. molti storici lo hanno messo in croce per avere scelto alcune persone sbagliate a capo di questo o quel settore; e come non poteva commettere qualche sbaglio ?? bisognerebbe però, per "par condicio", ricordare come tante sue scelte risultarono azzeccate....


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Messaggio  R.E.Lee il Dom 20 Dic 2009 - 18:35

George Armstrong Custer ha scritto:Sui magazzini stracolmi di cotone esistenti nella Confederazione,ci fu una polemica, dopo la guerra,da parte della gente del Sud,fatta sicuramente con il senno di poi.Si disse che se il presidente Davis avesse ritirato tutto il cotone e lo avesse portato in Inghilterra prima che cominciasse il blocco,le cose,sotto il profilo economico, potevano andare in modo diverso.Questa fu una delle tante ricriminazioni rivolte contro Davis.Vi è anche un riscontro nel libro "Via col vento".


dopo la guerra, l'opinione pubblica del sud, fece di j. davis uno, se non il maggiore capro espiatorio. contro di lui vennero mosse le più svariate critiche, anche quelle più assurde. quanto riportato sopra dal ns custer ne è esempio palese: qui si pretendeva che il pres. davis avesse la bacchetta magica o quasi.....mi pare.


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Ospite il Mar 22 Dic 2009 - 17:08

Certo è che le vittorie hanno molti padri mentre le sconfitte sono povere orfanelle...per cui non c'è da stupirsi se molti di coloro che dopo saltarono sul carro del vincitore decisero di buttare su Davis la croce dell'intera sconfitta.

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Messaggio  R.E.Lee il Lun 4 Gen 2010 - 11:50

Generale Meade ha scritto:Caro Lee,

spero che gli amici del Forum mi perdonino la franchezza. Il Presidente Davis al momento della cattura non fu trovato con due pistole in mano con la voglia di tenere fino all'ultimo come ci si sarebbe aspettato da un simbolo vivente della confederazione che aspettava stimoli concreti per credere ancora nel suo sogno cullato per quasi 5 anni. La resa di Davis sa tanto di "armatevi e partite". I nordisti non persero occasione per screditare l'ex presidente.

Per credere fermamente in qualcosa che ti si frantuma tra le mani dopo immani sacrifici, l'esempio di chi ti guida è fondamentale. Questo è mancato in maniera essenziale dopo la capitolazione di Lee a Appomatox. Perchè il popolo sudista avrebbe dovuto lottare sino all'ultimo quando i suoi principali rappresentanti, a parte le belle parole, erano tutti propensi chi più o chi meno velatamente a gettare la spugna per paura di incorrere in possibili rappresaglie nordiste?

caro meade, la franchezza è sempre bene accetta ! almeno per come la penso io.
non credo che la resa di davis sia stato un "armatevi e partite". per quel che ne sò io, ma chiedo conforto agli altri utenti, davis stava cercando semplicemente di sfuggire alla cattura per creare un governo in esilio. utopia ? forse ! però non credo che dando le direttive di proseguire la guerra in guerriglia il presidente fosse uscito di senno, aveva semplicemente precorso un pò i tempi. esempi successivi ed anche attuali, stanno a dimostrare che gli Usa patiscono, e non potrebbe essere diversamente, questo particolare tipo di strategia. il povero davis nel dopoguerra fù la persona più infamata a nord ed a sud. a nord non si perse mai occasione di infamarlo o deriderlo come la novella che venne catturato vestito da donna. a sud divenne il capro espiatorio della sconfitta. l'opinione pubblica non volle incolpare i militari , e tutte le responsabilità vennero attibuite al presidente. trovo tutto questo molto ingiusto.


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Re: Jefferson Davis: il presidente degli Stati Confederati

Messaggio  Generale Meade il Lun 4 Gen 2010 - 14:45

Caro Lee,

gli USA patiscono la guerriglia purtroppo come tutti gli altri stati. Nella guerra di indipendenza fecero assaggiare l'amaro calice agli inglesi che, come ho più volte accennato in altri post, si vendicarono sulla popolazione civile con rappresaglie orrende.

Saluti, Meade.
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Messaggio  R.E.Lee il Gio 7 Gen 2010 - 17:06

George Armstrong Custer ha scritto:Caro Forrest,io invece,per avere una visione più equilibrata dei fatti storici,cerco di approfondire anche i personaggi che non stimo.

caro custer,
questa tuo breve post mi ha incuriosito: sarei curioso di conoscere la tua opinione sul pres. davis ed il suo operato. se ti và...


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