Il successore di Lincoln: Andrew Johnson

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Il successore di Lincoln: Andrew Johnson

Messaggio  R.E.Lee il Sab 24 Ott 2009 - 17:07

Cari amici, si è spesso ipotizzato, che l’assassinio di Lincoln sia stato progettato dall’ala radicale del partito repubblicano in quanto si supponeva che Lincoln non avrebbe usato la politica del “pugno duro” contro il sud. Nell’interessante libro di T.J. Stiles “Jasse James-storia del bandito ribelle”, vi è trà l’altro un profilo del successore di Lincoln, Andrew Johnson. L’autore dell’opera ci riassume l’operato del pres. Johnson, nel suo primo anno di mandato presidenziale. Ad onor del vero, mi pare che il pres. Johnson usò tutto il suo potere per dare una mano al sud.
Inizio la trasposizione : (PRIMA PARTE)

“….”Andrew Johnson era il tipo più bizzarro che avesse mai occupato la Casa Bianca” secondo il deputato dell’illinois shelby m. cullom, uno dei repubblicani moderati del campidoglio, che rispecchiava un ampia gamma di opinioni politiche del nord. Johnson era stato eletto nella lista di Lincoln, notava Cullom, ma non aveva mai fiito di essere un repubblicano. Era un democratico Jacksoniano vecchio stile venuto dal Tennessee, che aveva corso a fianco di Lincoln grazie al suo esplicito unionismo: era stato l’unico senatore degli undici stati confederati a denunciare la secessione come tradimento. Ed era proprio questo aspetto della sua personalità a renderlo così bizzarro. “Cercava la lite invece di evitarla” osservò Cullom. “caparbio, prepotente, aveva lottato in uno stato di sudisti aristocratici per farsi strada dalla classe dei cosiddetti “poveri bianchi” fino alla massima carica degli stati uniti, e non cedeva facilmente alle imposizioni delle forze che dominavano il congresso”.
Dopo aver lottato contro il moderato Lincoln, la corrente radicale dei repubblicani al congresso credette di trovare un spirito afine in Johnson, con la sua lingua tagliente, il suo odio per la ribellione e la sua antipatia verso i piantatori. Ma il nuovo presidente tracciò una netta distinzione fra l’opposizione alla secessione e l’ampliamento dei diritti civili ai neri liberati. “Al diavolo i negri” esclamò una volta. “Io combatto contro i loro padroni, quei traditori aristocratici “.

(CONTINUA)


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Messaggio  R.E.Lee il Sab 24 Ott 2009 - 17:23

SECONDA PARTE : (Tratta dal Libro di T.J. Stiles : “Jasse James-il bandito ribelle”.)

Proseguo nell’esposizione:
“ Johnson mise a disagio i repubblicani per la prima volta nel maggio 1865, quando cominciò a emanare una serie di proclami per la ricostruzione dei vecchi stati confederati. Uno a uno, nominò governatori provvisori, ordinò nuove elezioni ed escluse implicitamente i neri dal voto. Ma solo i deputati radicali al Congresso si allarmarono sul serio. “Johnson portava avanti, probabilmente in buona fede, la politica di ricostruzione di Lincoln” secondo Cullom. I suoi compagni moderati erano d’accordo; sarebbero stati a vedere. Comunque il Congresso poteva fare poco perché le sedute erano sospese fino al dicembre 1865. se johnson si fosse limitato ai proclami, i repubblicani moderati probabilmente lo avrebbero appoggiato. Ma il presidente non tardò a spingersi troppo in là. Invece di impiccare i capi ribelli come aveva promesso, concesse amnistie generali, finchè ogni ex confederato fu fuori dalla porata della legge. Ordinò che le terre requisite fossero restituite ai ribelli amnistiati-bloccando l’assegnazione di fattorie agli schiavi liberati-e ritirò le truppe di colore dal sud. Nel contempo gli stati sudisti iniziarono ad approvare i “codici neri”, leggi che in pratica riducevano di nuovo in schiavitù gli afroamericani attraverso una combinazione di norme sui contratti di lavoro, regole contro il vagabondaggio e disposizioni per l’apprendistato. La violenza dei bianchi contro i neri si moltiplicò, con l’approvazione della stampa sudista. “Chi fosse in grado di farlo” scriveva il Memphis daily Appeal, “avrebbe il sacro dovere di annientare la razza”.
(FINE SECONDA PARTE)


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Messaggio  R.E.Lee il Sab 24 Ott 2009 - 17:50

TERZA PARTE : (Tratta dal Libro di T.J. Stiles: “Jasse James-Storia del bandito ribelle”)
Continuo:
“Tutto questo turbava anche quegli yankee che storcevano il naso all’idea di concedere il diritto di voto ai neri. Gli oratori e i giornali radicali riuscirono a farne una questione di unionismo oltre che di razza. Le politiche di johnson, sostenevano, premiavano i ribelli e penalizzavano le persone liberate, l’unica popolazione veramente leale al sud. Perciò, quando il trentanovesimo congresso si riunì, tentò di assumere almeno in parte il controllo della ricostruzione. I repubblicani della maggioranza cominciarono a votare all’unanimità per escludere i nuovi senatori e deputati eletti dai vecchi stati confederati. Poi concentrarono i loro sforzi su due progetti di legge: il rinnovo del Freedman’s Bureau, l’ufficio degli schiavi liberati, , istituito per aiutarli ad istruirsi, a trovare lavoro e terra da coltivare a livello nazionale, e al legge sui diritti civili, che rappresentava una grande innovazione, e prometteva un mutamento rivoluzionario nella legge americana. Per la prima volta, infatti, il congresso avrebbe fornito una definizione nazionale di cittadinanza (che comprendeva anche gli afroamericani), specificato i diritti basilari legati ad essa (tranne il voto) ed esteso a questi diritti la protezione federale. I repubblicani ritenevano che la proposta di legge fosse molto ragionevole, e i moderati e i radicali si unirono per appoggiarla.
Johnson pose il veto ad entrambi i progetti, lasciando i repubblicani prima attoniti e poi indignati. I due progetti di legge, dichiarò il senatore dell’Ohio John Sherman, erano “chiaramente giusti”. La tutela dei diritti degli schiavi liberati “deriva dalla repressione della ribellione” affermò un giornale repubblicano. “Il partito non vale nulla se non fa questo, la nazione è disonorata se esita a farlo”.
Il presidente peggiorò le cose spiegando le sue decisioni in termini che spiccavano per il loro “esplicito razzismo”, come scrive lo storico Eric Foner. Il veto al rinnovo dell’ufficio degli schiavi liberati, il 19 febbraio, aconcertò il congresso, ma dopo il veto al progetto di legge sui diritti civili un mese dopo i deputati serrarono le file e decisero di non tener conto delle decisioni del presidente.Era giunto il momento, scrisse un repubblicano al senatore john sherman, “di sfoderare le spade e dichiarare guerra ad oltranza…….” …ecc…..

(FINE)

Ringrazio personalmente l’utente Manassas, per avere segnalato sul forum quest’interessantissima opera. Quanto da me postato si presta, a mia opinione, a delle riflessioni interessanti. Mi raccomando, cerchiamo di non andare Fuori/Topic !

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Re: Il successore di Lincoln: Andrew Johnson

Messaggio  George Armstrong Custer il Sab 24 Ott 2009 - 19:17

Come sottolineato nei post del ns Lee,Andrew Johnson non godeva dell'autorità e dell'influenza di Lincoln,gli mancava anche il suo carisma,era diventato Presidente per caso,era un ex democratico a capo del partito repubblicano,aveva pochi amici al Congresso e con la sua lealtà e integrità eccessiva non piaceva all'opinone pubblica.Non riuscì ad adattarsi alla diplomazia che doveva avere un Presidente e i suoi rapporti con il Congresso furono molto tesi.Fece del suo meglio,ma in quel periodo ci sarebbe stato bisogno di un Presidente di altra levatura e più esperto nella difficile arte della politica.

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Messaggio  R.E.Lee il Sab 24 Ott 2009 - 19:29

beh..trovare un uomo politico negli usa con l'ascendente di lincoln nel 1865, credo sia stato difficile.
comunque mi pare, da quanto sopra scritto, che diede delle gatte da pelare impreviste ai repubblicani più incalliti, quelli che volevano fare del sud una terra conquistata.


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Re: Il successore di Lincoln: Andrew Johnson

Messaggio  Generale Meade il Lun 26 Ott 2009 - 11:29

Nato nella Carolina del Sud, nel 1808, figlio di un portiere e di una cameriera d'albergo, A. Johnson è per nascita un sudista doc. Ma la sua codizione sociale, è di poco al di sopra di quella dello schiavo.

Trascorre una infanzia infelice tra botte e veri e propri martirii. A 17 anni, non sopportando più la sua infelice vita, scappa via, e si adatta a vivere di lavori umili, simili a quelli degli schiavi, essendo analfabeta.

Si salva incontrando e poi sposando Eliza MacCardle nel 1827, che gli insegna a leggere e a scrivere. Approfittando del momento felice (ora risiede nel Tennessee), si dà alla politica. Fà la gavetta partendo da sindaco, ed arriva al Senato degli USA con il partito democratico.

Al momento della secessione resta fedele al Nord, unico tra i senatori del Sud, in odio alla società aristocratica del vecchio Sud, che lui idealizza come concepita per l'arrogante felicità di una minoranza. Inutile dire che viene subito additato come traditore dai suoi compatrioti, e odiato profondamente.

Per vincere le elezioni del 1864, Lincon non si fà scrupolo di chiedere l'appoggio di quella frangia del partito democratico che aveva sostenuto lealmente il Nord durante la guerra, e per questo motivo A. Johnson è l'uomo ideale per la vice presidenza.

Il problema è che l'infanzia infelice e la dura gavetta combattuta per realizzarsi, hanno lasciato il segno nella personalità di A. Johnson, forgiandogli un carattere duro e per certi versi violento, inadatto al delicato momento susseguitosi e poi protrattosi dopo la morte di Lincoln.

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Messaggio  R.E.Lee il Lun 26 Ott 2009 - 15:34

che johnson fosse un politico di uno spessore non abbastanza elevato sono d'accordo. il carattere che si ritrovava era poco adatto probabilmente al suo ruolo istituzionale. nel dopoguerra cercò di dare una mano al sud
e ne fece le spese. fù messo sotto inchiesta nel 1868 con l'accusa di avere violato una legge, ne uscì assolto ma....non più presidente ! sono del parere che gli fecero le scarpe più per la sua conduzione politica che per le altre mancanze che abbiamo rammentato. tennesseiano d'adozione e quindi sudista, con le sue iniziative, che lo scrittore j.t.stiles ci narra nella parte del libro che ho postato, si inimicò gran parte dei "pezzi grossi" del partito repubblicano. farlo fuori come lincoln sarebbe stato troppo, ci pensate ?.... due presidenti assassinati consecutivamente....sarebbe stato troppo anche per i disincantati!!! fù sufficente trovare un escamotage. il mandato del suo successore, grant, ben si adattò alle esigenze di chi ce lo mise...(ma non andiamo oltre e quindi fuori topic).

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Re: Il successore di Lincoln: Andrew Johnson

Messaggio  Generale Meade il Lun 26 Ott 2009 - 15:57

Pienamente daccordo con Lee.

L'impeachment partì dalla solita ala radicale dei repubblicani, che così vendicavano Stanton, che dopo le dimissioni attendeva invano di essere nominato Giudice della Corte Suprema da A. Johnson.

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Re: Il successore di Lincoln: Andrew Johnson

Messaggio  Generale Meade il Dom 18 Dic 2011 - 12:13

Non c'è stato negli USA un presidente più controverso di Andrew Johnston. Democratico e filosudista, aveva in odio la casta dei piantatori schiavisti del Sud. Messo al fianco di Lincoln dai repubblicani per garantirsi buona parte dei voti che sarebbero andati agli avversari nel 1864, non veniva preso però in nessuna considerazione. Doveva morire anche lui il giorno dell'assassinio di Lincoln, ma la vigliaccheria di Atzerodt lo risparmiò.
Si ritrovò così ad essere il presidente di una nazione che usciva da una guerra lacerante con profondi strascichi di risentimento da parte dei vincitori. Non era certo in grado di gestire il paese dissanguato e in miseria e con il meridione ridotto ad un cumulo di rovine. Neanche a Lincoln probabilmente sarebbe riuscita l'impresa di ricostruire la nazione in modo indolore ed equamente, figurarsi a Johnston, odiato e visto come fumo negli occhi dagli estremisti radicali più intransigenti, quali Stevens e Stanton.
Non era di certo un debole o un innetto, come a torto molti vollero far credere. Era un figlio del popolo verace e senza mezze misure. Dichiarò da subito, con la salma di Lincoln ancora calda, di voler proseguire con la politica moderata del suo predecessore. Questo lo condannò da subito agli occhi dei radicali più estremisti.
La maggioranza del congresso (radicali e moderati repubbliani) chiedevano ed esigevano nell'immediato dei provvedimenti quali il diritto di voto anche ai neri analfabeti, negavano l'amnistia alla ex classe dirigente confederata e volevano imporre governi militari nel Sud per impedire pericolosi rigurgiti di ribellione (vedi KKK). Tale fù la pressione esercitata dai repubblicani, che ridussero all'impotenza perfino la Corte Suprema. Pian piano il parlamento si riprese tutta la sua indipendenza dalle vecchie insubordinazioni contestate a Lincoln. Non solo, fu approvata una legge che impediva al presidente di cambiare, senza il benestare del Congresso, i componenti del Gabinetto -Tenure of Office Act-, obbligando Johnston a trasgredirla quando esonerò il ministro della guerra, Stanton, leader della opposizione.
Accadde pertanto una cosa mai avvenuta prima negli USA: il presidente veniva messo in stato di accusa (impeachment). Il Senato, costituito in Alta Corte, esaminò gli 11 capi d'accusa contestati al presidente. Vennero scagliati contro Johnston insulti traboccanti di odio, cui non mancò di partecipare T. Stevens, moribondo, che si fece portare in portantina nel suo seggio per l'ultima requisitoria contro Johnston e il Sud in generale. Convinto di uscire di scena (il presidente aveva già chiuso le valigie e si apprestava a lasciare la Casa Bianca), all'ultimo venne invece assolto per la differenza del voto di 5 repubblicani che votarono in suo favore.
Pur vincendo ma scottato dall'esperienza, Johnston si rese conto che con un tale risicato margine in parlamento, la sua politica di moderazione doveva per forza di cose venire a patti con le frangie più estremiste repubblicane.

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