L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

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L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Banshee il Ven 17 Feb 2012 - 17:16

Prendo spunto dalle ultime interessanti discussioni circa l'efficacia delle armi rigate per dare un quadro più articolato dello stato del problema.




L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.


Come noto l’introduzione dell’arma rigata su vasta scala negli eserciti della seconda metà dell'ottocento aumentò notevolmente precisione e gittata delle armi individuali della fanteria oltre al peso e valore dell'artiglieria in battaglia. Secondo una tesi largamente diffusa sino a pochi decenni orsono, le nuove tecnologie avrebbero rivoluzionato la guerra e le tattiche sino ad allora in uso, rendendo impraticabile l’uso della baionetta: nessuno più poteva osare di sfidare in campo aperto il nemico, continuando ad avanzare sotto il fuoco concentrico di cannoni e fucili rigati. Tramontava così l’epoca delle grandi cariche di fanteria o cavalleria. Si è pure detto che le nuove armi avrebbero notevolmente avvantaggiato la difesa rispetto all’attacco e che, di conseguenza, prendere l’iniziativa sul campo di battaglia senza avere una preponderanza numerica schiacciante, sarebbe equivalso ad una sorta di suicidio. La guerra civile americana avrebbe dimostrato per la prima volta, la vera potenza distruttiva delle armi da fuoco e la superiorità del volume di fuoco sulla baionetta, del piombo sull’acciaio: un triste presagio di ciò che attendeva gli eserciti nel corso della prima guerra mondiale (1) . Non solo: l’uso della ferrovia per lo spostamento delle truppe, il ricorso sistematico alla trincea e a complessi sistemi di difesa intorno alle città o ai forti, il ruolo dell’artiglieria come mezzo di dissuasione, l’impiego del telegrafo e il ruolo dell’industria come fattore decisivo per la determinazione del ruolo strategico, avrebbero fatto dell’esperienza americana il primo conflitto moderno (2). Questa tesi è divenuta piano a piano una sorta di mantra il cui apice è stato raggiunto con la pubblicazione nel 1982 del saggio, scritto a quattro mani, Attack and Die; sebbene l’idea di fondo del libro, ossia che i sudisti privilegiassero furiosi attacchi ovunque ne avessero la possibilità a causa dell’origine celtica del loro sangue (in contrasto con il prevalere di geni anglo-sassoni negli unionisti, che quindi erano più portati a “razionalizzare” lo scontro, evitando inutili cariche all’arma bianca) sia stata largamente respinta come del tutto priva di fondamento, non di meno la suggestione delle immagini di offensive condotte senza speranza alcuna che si infrangevano contro muri di fucili con gravissime perdite di prezioso sangue umano, ha prodotto nell’immaginario degli storici la convinzione che le tattiche offensive adottate da ambo gli eserciti (ma specialmente da parte di quello sudista, che oltretutto non disponeva di un potenziale umano tale da potersi permettere gravi perdite) fossero prive di qualsiasi speranza sin dall’inizio e si risolvessero in inutili bagni di sangue. L’immagine classica di una battaglia della guerra civile è divenuta assai presto quella di una massa di uomini che, schierati linea dietro linea, avanzavano verso un nemico ben posizionato e trincerato, il quale non aveva da fare altro che attendere che l’avversario, già decimato dall’impiego dell’artiglieria a grande distanza, si trovasse a portata utile per aprire un fuoco micidiale e infliggere perdite irreparabili. E se la gittata utile del fucile rigato era divenuta di 500-600 mt., era poi di fatto impossibile venire a mischia. A sua volta l’attaccante attendeva di essere a tiro e, scarica dopo scarica, tentava di avanzare; accorciando la distanza, sperava così, a sua volta, di aprire varchi tali nelle file del difensore da obbligarlo ad una ritirata. In questo modo i contendenti passavano ore e ore a scambiarsi devastanti scariche di fucileria da grande distanza, perdendo effettivi su effettivi, senza però che nessuno dei due potesse avvantaggiarsi in modo decisivo. L’attaccante, schierato in campo aperto e senza il vantaggio della posizione, giocoforza era destinato ad avere la peggio o, meglio, a subire proporzionalmente più perdite: e se come nel caso dei confederati, il numero di uomini a disposizione era inferiore, appariva chiaro che a lungo andare una tattica del genere fosse destinata al fallimento, secondo un principio puramente matematico. La guerra di attrito, cioè, non avrebbe che potuto favorire gli unionisti, a meno che il loro morale, proprio perché le battaglie non conducevano ad alcun risultato concreto riducendosi sostanzialmente in pareggi, non finisse con il cedere (3) . A corredo della loro tesi, gli autori produssero un gran numero di tabelle che avrebbero dimostrato come, sul piano tattico, l’attaccante uscisse di fatto sconfitto o comunque non riuscisse a realizzare alcun reale vantaggio, a differenze dell’epoca napoleonica, in cui l’iniziativa più sovente garantiva il successo sul campo di battaglia e gli scontri armati in campo aperto, il più delle volte, finivano con il determinare l’esito di una campagna (Austerlitz, Jena, Austerdadt Wagram) o, persino, della guerra (Waterloo).
Più recentemente, tuttavia, si è mostrato come il quadro sia molto più articolato e complesso di quanto si immaginava sino ad un trentina di anni orsono (4) .
A tal proposito, le più recenti correnti storiografiche hanno sostenuto che l'introduzione del fucile rigato non rivoluzionò in modo significativo il quadro tattico e di conseguenza il modus operandi sul campo di battaglia.
E ciò per una serie di ragioni pratiche.
Se infatti sul piano dottrinale non v’è dubbio che il fuoco del fucile rigato poteva già essere efficace ad oltre 400mt.(in pratica) e fino a 800 mt (in teoria) di distanza, laddove l’impiego del moschetto in età napoleonica avveniva mediamente intorno agli 80 mt., di fatto il suo impiego avvenne ad una distanza notevolmente inferiore. Un calcolo effettuato dallo studioso inglese Paddy Griffith, basato su di un’ampia analisi delle fonti disponibili (rapporti degli ufficiali, memorie e ricordi dei soldati) dimostra che nel corso del biennio 1861-62 la distanza media di fuoco si aggirò intorno ai 95mt., nel 1863 all’incirca sui 110 mt. crescendo nel 1864 sino ai 130mt. Più recentemente la distanza tra le linee di fuoco è stata addirittura ulteriormente abbassata. Brian Nosworthy, situa il fuoco ad una portata media tra i 70 e i 110 metri, mentre per Earl J. Hess il dato calcolato risulta ancora minore, circa 90 mt (5).
Si tratta, è ovvio e giova ripeterlo, di dati medi: accadeva cioè che il fuoco potesse anche aprirsi a distanza maggiore o minore, ossia oltre i 250 mt. ma anche a soli 20 mt.(6) . Ma nella sostanza “sebbene la portata teorica del fucile rigato fosse molte volte superiore rispetto a quella del moschetto ad anima liscia, non di meno la gran parte del fuoco avveniva a distanze uguali o solo leggermente superiori rispetto a quelle riscontrabili nelle guerre precedenti” (7) .
Molti fattori spiegano questi dati. Ciò fu dovuto indubbiamente alla necessità di razionalizzare l’uso delle munizioni da parte degli ufficiali: ciascun soldato, in via teorica, disponeva di 3 o 4 scatole di proiettili (con gli unionisti assai avvantaggiati sotto questo profilo), ciascuna con 10 colpi, anche se in alcune occasioni la quantità poteva essere superiore (Cool. Risultava perciò necessario salvaguardare il loro impiego al momento in cui il bersaglio risultasse sufficientemente vicino da garantire un centro sicuro o quantomeno probabile. Se, al contrario, si fosse iniziato il fuoco a grande distanza e a ritmo celere (in teoria un uomo era in grado di sparare un colpo ogni minuto o due) , si sarebbe rischiato di restare senza munizionamento dopo solo un’ora circa dall’inizio del combattimento o nel momento in cui gli avversari avessero serrato sotto, evenienza che accadde sovente: nella seconda battaglia di Manassas, ad esempio, i soldati della brigata Gregg, esaurite le munizioni e in mancanza di altre risorse, furono addirittura costretti ad armarsi di pietre da scagliare contro gli unionisti.
Se la scarsità del munizionamento costituiva un grave problema, il suo diverso tipo doveva essere un vero e proprio incubo per gli addetti alla logistica; in effetti raramente i reggimenti presentavano un armamento individuale omogeneo, i più essendo equipaggiati con diversi modelli: in alcuni casi persino una decina. Accadeva quindi che nel caos dello scontro le munizioni adatte ad un particolare modello fossero confuse con altre o non fossero affatto a disposizione. E’ vero che generalmente il munizionamento adatto ad un modello di fucile era utilizzabile anche in un diverso tipo, purché il calibro fosse il medesimo (ad esempio il proiettile per il fucile rigato Mississippi cal.54 era utilizzabile con il Lorenz cal.54, ma non viceversa) ma questa congegno non sempre funzionava (come nel caso delle munizioni del modello rigato Enfield con quelle per lo Springfield) a meno che non si adottassero alcune precise tecniche per adattare la pallottola al differente esemplare, pena l’inutilizzabilità dell’arma (9) .
Sovente anche la natura dei campi di battaglia americani, con la sua vegetazione, i fitti boschi, le ondulazioni del terreno, i campi di grano, risultava un fattore decisivo nel determinare la reale portata di tiro: perciò assai raramente accadeva che i due contendenti si scontrassero su pianure e distese prive di ostacoli naturali con un campo di tiro perfettamente libero, da manuale. Ciò era particolarmente vero sul teatro virginiano, come dimostreranno le terribili battaglie combattute all’interno di dense boscaglie, alle volte quasi impenetrabili dal fuoco dell’artiglieria e in cui l’ombra prodotta dalla vegetazione abbassava notevolmente la visibilità.
Peraltro anche l’efficacia teorica delle armi rigate, una volta nelle mani del soldato, era di gran lunga inferiore a quella che si potrebbe immaginare: gli eserciti di ambo le parti erano costituiti, come detto, da volontari, la maggior parte dei quali, anche fossero stati abili tiratori nella vita civile (ad esempio, perché usi a praticare la caccia), doveva essere addestrato a combattere in battaglia: allorquando cioè il fumo generato dalle scariche di fucileria, descritto sovente come una densa nube che avvolgeva sia chi sparava sia l’obiettivo, oscurando così la visione, l’eccitazione dello scontro, la paura di essere colpiti e la vista del nemico che avanzava, ricaricava e sparava, la stanchezza dovuta ad ore e ore di marcia, attesa e battaglia, divenivano fattori che influenzavano grandemente la capacità di mirare con calma al bersaglio e la possibilità di colpire il nemico. A causa della scarsità del munizionamento e della mancanza di tempo o personale idoneo, l’addestramento era sommario e sebbene molti ufficiali lamentassero il problema, esso non poté mai essere soddisfacentemente risolto (10).


1. Cfr. J.F.C. Fuller, Grant and Lee: A Study in Personality and Generalship, 1933 repr. Bloomington: Indiana University Press, 1957, pp. 43 ss.; R. Luraghi, Storia della guerra civile americana, Torino: Einaudi, 1966, pp. 270 ss.
2. H. Hatthaway & A. Jones, How the North Won. A Military History of the American Civil War, Urbana: University of Illinois Press, 1983, pp. 46-48, 692; E. Hagerman, The American Civil War and the Origins of the Modern Warfare, Bloomington: Indiana University Press, 1992, passim.
3. G. McWhiney & P.D. Jamieson, Attack and Die: Civil War Military Tactics and the Southern Heritage, Tuscaloosa, AL: University of Alabama Press, 1982, pp.5-24; per l’influenza celtica si veda pp. 170-191.
4. Si veda in generale P. Griffith, Battle Tactics of the Civil War, London: Yale University Press, 1989; B. Nosworthy, The Bloody Crucible of Courage: Fighting Methods and Combat Experience of the Civil War, New York: Carrol & Graf, 2003; E.J. Hess, The Rifle Musket in Civil War Combat. Reality and Myth, Lawrence: University Press of Kansas, 2008.
5. P. Griffith, Battle Tactics of the Civil War, cit, pp. 145-150 per i dati e le fonti. Su 113 riferimenti analizzati, solo 17 menzionano un raggio superiore ai 225 mt., ma nessuno oltre i 450 mt.; un’indagine su 89 notizie tratte dagli Official Records sul teatro dell’Est rileva come il raggio medio di apertura del fuoco si aggirasse sui 110 mt.: cfr. in senso sostanzialmente simile anche M. Grimsley “Surviving Military Revolution: the U.S. Civil War” in M. Knox & W. Murray (a cura di), The Dynamics of Military Revolution, 1300-2005, Cambridge: Cambridge University Press, 2001, p. 176; E.J. Hess, The Rifle Musket in Civil War Combat. Reality and Myth cit. pp. 108-113;B. Nosworthy, The Bloody Crucible of Courage: Fighting Methods and Combat Experience of the Civil War cit., pp.573-577 .
6. B. Nosworthy, The Bloody Crucible of Courage: Fighting Methods and Combat Experience of the Civil War cit., p.592.
7. P. Griffith, Battle Tactics of the Civil War, cit, p. 82.
8. E.J. Hess, The Rifle Musket in Civil War Combat. Reality and Myth cit., pp. 100-103.
9. J. T. Glatthaar, General’s Lee Army. From Victory to Collapse, New York: Free Press, 2008, p. 261.
10. E.J. Hess, The Rifle Musket in Civil War Combat. Reality and Myth cit., pp. 68-71

(1.-CONTINUA)
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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  HARDEE il Sab 18 Feb 2012 - 0:20

Banshee ha scritto

Peraltro anche l’efficacia teorica delle armi rigate, una volta nelle mani del soldato, era di gran lunga inferiore a quella che si potrebbe immaginare: gli eserciti di ambo le parti erano costituiti, come detto, da volontari, la maggior parte dei quali, anche fossero stati abili tiratori nella vita civile (ad esempio, perché usi a praticare la caccia), doveva essere addestrato a combattere in battaglia: allorquando cioè il fumo generato dalle scariche di fucileria, descritto sovente come una densa nube che avvolgeva sia chi sparava sia l’obiettivo, oscurando così la visione, l’eccitazione dello scontro, la paura di essere colpiti e la vista del nemico che avanzava, ricaricava e sparava [...]



Amico Banshee, ti ringrazio d'aver descritto l''effetto del fumo, fisicamente è una dispersione di sostanze solide in un gas (in questo caso l'aria), tale dispersione non si limita ad oscurare la visione, ma produce lacrimazione ed irritazioni alla bocca, al naso e alla pelle e tutto questo influiva molto sull'efficienza del soldato.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Generale Meade il Sab 18 Feb 2012 - 13:04

L'equivoco fondamentale è che un fucile a canna liscia, per poter dire di essere veramente efficace, doveva sparare da una distanza media di 50 mt. Difatti le fanterie delle guerre napoleoniche e quelle precedenti, avevano la possibilità di attaccare con la baionetta dopo una scarica, con ottime possibilità di successo, mentre alle fanterie della CW tale possibilità era preclusa, o scarsamente realizzabile.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Generale Meade il Sab 18 Feb 2012 - 13:47

Per dovere di cronaca, il chirurgo di Napoleone, Larrey, calcolò che solo il 2% scarso di perdite fosse causato dal "ferro" (baionette, spade, coltelli, ecc.), ma nonostante questo, anche soltanto dichiarare la "carica", provocava la decisione dello scontro tra le fanterie. Tutto questo nella CW era più difficile, data la maggiore gittata dei fucili a canna rigata.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  HARDEE il Sab 18 Feb 2012 - 14:12

Generale Meade, buongiorno!

Sarebbe interessante sapere se il medico della Grande Armée: Dominique Jean Larrey, capo dei Servizi sanitari, calcolò anche le ferite da legno. La baionetta è un ‘arma, ma poco pratica, negli scontri fisici il fucile era più usato come mazza.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Generale Meade il Sab 18 Feb 2012 - 15:09

Buongiorno gen. Hardee,

l'uso del fucile come clava durante i corpo a corpo credo che non sia stata una pratica molto comune. Come difesa estrema può essere accaduto sicuramente, ma bisogna mettere in conto che dopo il fucile risultava come minino inaffidabile al suo uso bellico originario. Il rispetto inculcato verso il proprio fucile, anche con le operazioni di manutenzione quotidiana, secondo me, impedivano di considerare l'arma come un semplice oggetto contundente da distruggere facilmente alla prima occasione.

Credo piuttosto che le mischie corpo a corpo non siano state molto comuni, ma che una delle due parti cedesse il campo, prima del contatto fisico, con la fuga.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  HARDEE il Sab 18 Feb 2012 - 15:31

Generale Meade ha scritto:Buongiorno gen. Hardee,

l'uso del fucile come clava durante i corpo a corpo credo che non sia stata una pratica molto comune. Come difesa estrema può essere accaduto sicuramente, ma bisogna mettere in conto che dopo il fucile risultava come minino inaffidabile al suo uso bellico originario. Il rispetto inculcato verso il proprio fucile, anche con le operazioni di manutenzione quotidiana, secondo me, impedivano di considerare l'arma come un semplice oggetto contundente da distruggere facilmente alla prima occasione.

Credo piuttosto che le mischie corpo a corpo non siano state molto comuni, ma che una delle due parti cedesse il campo, prima del contatto fisico, con la fuga.

Meade

Generale Meade, buongiorno!

Ho dei seri dubbi che durante il corpo a corpo i soldati si preoccupassero dell'integrità del fucile.


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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Banshee il Sab 18 Feb 2012 - 20:56

Un accurato allenamento al fuoco su bersagli inerti era particolarmente importante per calcolare con sufficiente margine di precisione a quale distanza si trovasse il nemico; in effetti la traiettoria del proiettile esploso dall’arma rigata, a differenza di quella tracciata dell’arma ad anima liscia, non era tesa, ma tendeva a disegnare una sorta di arco: nella prima parte ad altezza d’uomo, essa poi si impennava e superava la quota di offesa per ridiscendere poco prima di raggiungere la gittata tarata al momento di mirare; ad esempio, se l’obiettivo si trovava ad una distanza di 250 mt, il proiettile poteva uccidere un uomo nei primi 75 mt, passava sopra la testa di nemici che si trovassero tra i 75 e i 200 mt e diveniva di nuovo letale oltre tale spazio, sino ai 300 mt.; perciò, se il calcolo della distanza e la taratura, quando il nemico si trovava oltre i 100 mt, erano errati, il colpo risultava del tutto inefficace (11) . Un buon addestramento era poi necessario per abituare il soldato alla cura dell’arma nel corso degli scontri a fuoco: il complessivo numero di operazioni che ciascun uomo doveva eseguire per caricare il fucile rigato, era costituito, in media, da nove movimenti; l’eventuale dimenticanza o errore in uno di questi complessi movimenti, circostanza che nella foga della battaglia si verificava più sovente di quanto si possa credere, rendevano l’arma inutile, se non pericolosa: dovendosi ancora operare con l’avancarica, accadeva perciò che un soldato si dimenticasse del tutto di effettuare il caricamento o non riempisse la canna o il sistema di percussione nel modo corretto o addirittura caricasse due volte il fucile, rendendolo dunque inservibile per il resto dello scontro (12) .
La tecnologia dell’arma rigata, come visto più sopra, muoveva allora i primi passi: i modelli in uso per quanto costituissero un prodigioso balzo in avanti, presentavano ancora numerosi difetti. In particolare l’uso prolungato del fucile, in alcuni modelli, tendeva a surriscaldare la canna dell’arma o altre parti metalliche con il risultato di farlo detonare tra le mani del soldato. In più, ogni venti colpi circa la canna del fucile doveva essere accuratamente ripulita: gli unionisti avevano perciò creato un proiettile apposito, il Williams, che veniva fornito nella scatola di ordinanza ogni 10 colpi e che in parte aveva risolto il problema. Al contrario, il fante sudista doveva sospendere il fuoco, lavare accuratamente la canna con acqua calda e poi passarvi dentro una sorta di spazzolino per ripulire ogni traccia di polvere da sparo o residuo dei proiettili esplosi, con le inevitabili ripercussioni sull’efficacia e celerità del fuoco (13).
Infine non si deve dimenticare, che il numero di fucili rigati disponibili divenne significativo solo a far data dall’anno 1862 (per l’esercito unionista) o 1864 (per l’esercito confederato). In effetti allo scoppio della guerra, la maggior parte dei soldati di ambo le parti risultava armato con fucili rigati antiquati o con moschetti ad anima liscia del tutto obsoleti. La distribuzione su vasta scala alle truppe di armi rigate più moderne sarebbe cominciata solo verso la metà del 1862 e l’alterazione dei modelli più primitivi a pietra focaia o acciarino avrebbe prodotto qualche risultato nello stesso periodo. Nella battaglia di Shiloh (aprile 1862), ad esempio, il 53% dei soldati disponeva ancora di moschetti ad anima liscia. Nel complesso, in massima parte grazie alle vittorie sui campi di battaglia e all’importazione di modelli dall’estero, solo nella primavera del 1864 gli eserciti confederati furono completamente ed ottimamente equipaggiati, mantenendo tale standard sino alla fine del conflitto: ma l’Armata della Virginia Settentrionale già verso la primavera-estate del 1863. L’esercito federale non fu sostanzialmente meglio armato nei primi mesi di guerra, anche se i settentrionali, grazie allo sforzo industriale e al dominio dei mari seppero provvedere con una certa celerità ad equipaggiare i loro reparti: verso la metà del 1862 la distribuzione di moderni fucili rigati era stata pressocché completata (14).
In conclusione, secondo la più recente tendenza storiografica, mentre senza dubbio alcuno l’introduzione del fucile rigato apportò notevoli vantaggi, sul piano teorico, al difensore, sul piano pratico non mutò radicalmente il volto della guerra rispetto all’epoca precedente.
Anche per l’arma dell’artiglieria, il potere distruttivo del nuove armi deve essere ampiamente riesaminato. Anzitutto, il fuoco indiretto, quello cioè condotto, su bersagli non visibili e a grande distanza, in realtà, fu ben presto abbandonato, specie da parte confederata. Questo perché i difetti del materiale esplosivo, ossia delle granate, era tale che di fatto non si otteneva alcun significativo risultato, se non quello psicologico di scoraggiare il nemico con la presenza del fuoco e a obbligarlo ad arretrare per cercare un rifugio lontano dalla vista o a nascondersi tra la vegetazione.
Inoltre il sistema di puntamento era ancora così primitivo che era molto difficile arrivare ad avere una buona precisione del tiro. Per calcolare la distanza era all’epoca in uso presso i due eserciti il Pendulum Hausse, che consisteva in una piccola barretta di metallo con un bulbo all’estremità, da porre sull’estremità della canna del cannone; guardando attraverso di esso il capo artigliere stabiliva la distanza approssimativa e l’orientamento del pezzo, indicando poi la giusta inclinazione della canna all’armiere deputato. Il tutto richiedeva una certa conoscenza della geometria e della fisica per calcolare l’elevazione. Mentre il metodo poteva avere un minimo di efficacia su bersagli fissi (ad esempio nel tiro contro fortificazioni o città) esso risultava poco accurato su bersagli in movimento, la cui visibilità oltre il chilometro era scarsa e la cui distanza da stabilire in relazione all’elevazione del pezzo ancor più complicata. Per ovviare a tale problema sarebbe stato necessario un lungo addestramento: ma la scarsità di munizioni non permise mai una buona preparazione, specie tra le fila meridionali; come annotato dall’abile generale confederato Alexander, “la gran maggioranza delle batterie scendeva in campo senza aver mai sparato un colpo”. Sta di fatto che la “bibbia” degli artiglieri dell’epoca, ossia il lavoro di John Gibbon “The Artillerist’s Manual”, sconsigliava di aprire il fuoco da distanze superiori al chilometro e mezzo a meno che le truppe avversarie non fossero schierate in masse particolarmente dense (15) .


11.E.J. Hess, The Rifle Musket in Civil War Combat. Reality and Myth cit. p.30.
12. Ibi., pp. 88-91; si calcola che circa il 9% delle armi divenissero inutilizzabili sul campo di battaglia per errori nel caricamento, cfr. P. Griffith, Battle Tactics of the Civil War, cit, p. 86; le varie fasi del caricamento del fucile, con i problemi e incidenti più comuni sono riassunti egregiamente in M. Adkin, The Gettysburg Companion, Mechanicsburg: Stackpole Books, 2008, pp. 106-109.
13. J. T. Glatthaar, General’s Lee Army. From Victory to Collapse, cit., p. 261.
14. Cfr. S. Bianchi, Tra incompetenza, abilità e difficoltà insormontabili: lo Stato Maggiore confederato, disponibile su http://www.storiamilitare.altervista.org/logistica.htm15
Cfr. J. Gibbon, The Artillerist’s Manual, New York: U.S.Government Printing, 1863, p.231.

(2.-CONTINUA)
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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Generale Meade il Sab 18 Feb 2012 - 21:13

HARDEE ha scritto:
Generale Meade ha scritto:Buongiorno gen. Hardee,

l'uso del fucile come clava durante i corpo a corpo credo che non sia stata una pratica molto comune. Come difesa estrema può essere accaduto sicuramente, ma bisogna mettere in conto che dopo il fucile risultava come minino inaffidabile al suo uso bellico originario. Il rispetto inculcato verso il proprio fucile, anche con le operazioni di manutenzione quotidiana, secondo me, impedivano di considerare l'arma come un semplice oggetto contundente da distruggere facilmente alla prima occasione.

Credo piuttosto che le mischie corpo a corpo non siano state molto comuni, ma che una delle due parti cedesse il campo, prima del contatto fisico, con la fuga.

Meade

Generale Meade, buongiorno!

Ho dei seri dubbi che durante il corpo a corpo i soldati si preoccupassero dell'integrità del fucile.


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Buonasera gen Hardee.

Certo che no, la pelle viene prima di tutto Very Happy , ma le cose sono due: o i corpo a corpo sono stati estremamente rari, dato che specialmente i confederati non si potevano permettere di usare i fucili come clave spaccandoli tutti, o forse durante i corpo a corpo il fucile veniva abbinato alla baionetta e usato in modo diverso da un semplice bastone.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  HARDEE il Sab 18 Feb 2012 - 21:48

Generale Meade, buonasera!

L'uso della baionetta innestata è pericoloso, lo so che è un discorso macabro ma estrarla da un corpo richiede una certa forza e gli scontri fisici stancano molto.

Nella Prima Guerra Mondiale la baionetta, a volte, veniva lasciate piantata nelle trincee con le catenine, le foto, le lettere ecc. Nel corpo a corpo, sempre nella Prima Guerra Mondiale, si usava particolarmente la pala (zappa).

Comunque credo si usasse di tutto, all'occorrenza anche i sassi

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  R.E.Lee il Lun 20 Feb 2012 - 17:53

..Alla fin fine aggiungerei, salomonicamente, che probabilmente le armi rigate influirono, ma non così tanto come pensavamo...

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Generale Meade il Lun 20 Feb 2012 - 17:58

R.E.Lee ha scritto:..Alla fin fine aggiungerei, salomonicamente, che probabilmente le armi rigate influirono, ma non così tanto come pensavamo...

Lee

Caro Lee,

in Maremma per un certo periodo le armi rigate furono vietate durante la caccia perchè poco sportive. Ci sarà stato pure un motivo... Wink

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Banshee il Lun 20 Feb 2012 - 18:45

Generale Meade ha scritto:L'equivoco fondamentale è che un fucile a canna liscia, per poter dire di essere veramente efficace, doveva sparare da una distanza media di 50 mt. Difatti le fanterie delle guerre napoleoniche e quelle precedenti, avevano la possibilità di attaccare con la baionetta dopo una scarica, con ottime possibilità di successo, mentre alle fanterie della CW tale possibilità era preclusa, o scarsamente realizzabile.

Meade

Direi che l'efficacia del moschetto ad anima liscia è oggettivamente superiore, circa 90 mt o 100 yds. I test comparativi condotti nel 1860 dimostravano che la percentuale di colpi andati a segno su bersagli inerti (37-43%) non era così poi distante da quella del fucile rigato (46-48% nella media quasi il 10% di più). Insomma erano molto vicini anche se indiscutibilmente alle 200 yds vi era un differenza molto più marcata (18-24% contro 32-34%, quasi il doppio). Come già detto i risultati migliori alle 100yds si avevano con la cartuccia buck & ball sparata dal moschetto ad anima liscia (80-84%). Poiché il tiro medio secondo i dati statistici riportati avveniva tra gli 80 - 130 mt. dunque non vi fu quella rivoluzione nell'uso pratico delle armi rigate. Un miglioramento senza dubbio, ma non ua rivoluzione. Questo credo, in fin dei conti, debba riaprire la questione della difesa/attacco che forse è stata semplicisticamente analizzata sino ad ora.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  R.E.Lee il Lun 20 Feb 2012 - 19:15

Banshee ha scritto:"...Poiché il tiro medio secondo i dati statistici riportati avveniva tra gli 80 - 130 mt. dunque non vi fu quella rivoluzione nell'uso pratico delle armi rigate. Un miglioramento senza dubbio, ma non ua rivoluzione. Questo credo, in fin dei conti, debba riaprire la questione della difesa/attacco che forse è stata semplicisticamente analizzata sino ad ora.

Banshee

Caro Banshee,
se le cifre sono queste direi di si. Quel che mi sfugge è come mai nella CW la maggior parte degli assalti frontali faceva "cilecca", mentre nei conflitti precedenti le cariche avevano una percentuale di riuscita molto più alta.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Banshee il Lun 20 Feb 2012 - 19:32

Caro R.E.Lee,
Domanda interessante. Se prendiamo le guerre napoleoniche, occorre dire che la fanteria attaccante si giovava almeno di tre fattori che scomparvero nel corso della GCA:
1) L'uso della cavalleria per caricare. Il che costringeva la fanteria nemica in difesa a schierarsi in quadrato con minore potenza di fuoco. Questo poteva accadere anche all'attaccante (controcarica), ma meno sovente. La cavalleria pesante e media di solito si teneva in riserva per attacchi.
2) L'appoggio in prima linea dell'artiglieria che accompagnava la fanteria all'attacco che scomparve mano a mano.
3) Lo schieramento su tre linee, che fu surclassato già dalla tattica inglese a Waterloo di disporsi su due file. Il che aumentava il volume di fuoco.

In breve nella GCA la potenza di fuoco dell'attaccante era minore.
Peraltro già nella guerra contro il messico si era in parte evidenziato il problema e Scott infatti evitava spesso di caricare a testa bassa le posizioni messicane. Qualche volta lo fece, ma di solito nella parte finale della guerra.
Sono senza dubbio d'accordo sulla prevalenza della difesa sugli attacchi frontali (ma Chattanooga?) però se l'attacco avveniva sui fianchi era devastante ed era ben coordinato poteva essere risolutivo. In questo caso le cariche avvenivano eccome.

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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  George Armstrong Custer il Lun 20 Feb 2012 - 19:40

Le tesi sostenute dal ns Banshee penso che si basino molto sugli studi compiuti dallo storico militare inglese Paddy Griffith, i quali hanno rivoluzionato - e modificato- quanto era stato scritto in precedenza.
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Re: L'introduzione delle armi rigate tra mito e realtà.

Messaggio  Banshee il Mar 21 Feb 2012 - 8:53

George Armstrong Custer ha scritto:Le tesi sostenute dal ns Banshee penso che si basino molto sugli studi compiuti dallo storico militare inglese Paddy Griffith, i quali hanno rivoluzionato - e modificato- quanto era stato scritto in precedenza.

Confermo quanto scritto dall'amico Custer.

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Messaggio  Jubal Anderson Early il Gio 8 Mar 2012 - 15:13

Banshee ha scritto:Caro R.E.Lee,
Domanda interessante. Se prendiamo le guerre napoleoniche, occorre dire che la fanteria attaccante si giovava almeno di tre fattori che scomparvero nel corso della GCA:
1) L'uso della cavalleria per caricare. Il che costringeva la fanteria nemica in difesa a schierarsi in quadrato con minore potenza di fuoco. Questo poteva accadere anche all'attaccante (controcarica), ma meno sovente. La cavalleria pesante e media di solito si teneva in riserva per attacchi.
2) L'appoggio in prima linea dell'artiglieria che accompagnava la fanteria all'attacco che scomparve mano a mano.
3) Lo schieramento su tre linee, che fu surclassato già dalla tattica inglese a Waterloo di disporsi su due file. Il che aumentava il volume di fuoco.

In breve nella GCA la potenza di fuoco dell'attaccante era minore.
Peraltro già nella guerra contro il messico si era in parte evidenziato il problema e Scott infatti evitava spesso di caricare a testa bassa le posizioni messicane. Qualche volta lo fece, ma di solito nella parte finale della guerra.
Sono senza dubbio d'accordo sulla prevalenza della difesa sugli attacchi frontali (ma Chattanooga?) però se l'attacco avveniva sui fianchi era devastante ed era ben coordinato poteva essere risolutivo. In questo caso le cariche avvenivano eccome.

Banshee

Avvenivano certamente.

Chattanooga fu un esempio di incapacità di fuoco di arresto, provocato dalla natura stessa delle posizione. Linee troppo ravvicinate e pendenza non calcolata sull'alzo dei cannoni hanno reso non solo possibile, ma oltremodo favorevole la probabilità di successo di un attacco frontale da parte unionista.
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Messaggio  0kills il Sab 29 Set 2012 - 14:02

Banshee ha scritto:Caro R.E.Lee,
Domanda interessante. Se prendiamo le guerre napoleoniche, occorre dire che la fanteria attaccante si giovava almeno di tre fattori che scomparvero nel corso della GCA:
1) L'uso della cavalleria per caricare. Il che costringeva la fanteria nemica in difesa a schierarsi in quadrato con minore potenza di fuoco. Questo poteva accadere anche all'attaccante (controcarica), ma meno sovente. La cavalleria pesante e media di solito si teneva in riserva per attacchi.
2) L'appoggio in prima linea dell'artiglieria che accompagnava la fanteria all'attacco che scomparve mano a mano.
3) Lo schieramento su tre linee, che fu surclassato già dalla tattica inglese a Waterloo di disporsi su due file. Il che aumentava il volume di fuoco.

In breve nella GCA la potenza di fuoco dell'attaccante era minore.
Peraltro già nella guerra contro il messico si era in parte evidenziato il problema e Scott infatti evitava spesso di caricare a testa bassa le posizioni messicane. Qualche volta lo fece, ma di solito nella parte finale della guerra.
Sono senza dubbio d'accordo sulla prevalenza della difesa sugli attacchi frontali (ma Chattanooga?) però se l'attacco avveniva sui fianchi era devastante ed era ben coordinato poteva essere risolutivo. In questo caso le cariche avvenivano eccome.

Banshee


posto che mi fido totalmente delle affermazioni di Banshee, mi viene spontanea una domanda:
perchè nel 1860 la potenza di fuoco degli attaccanti era minore che nel 1815? o meglio, perchè scomparvero l'appoggio in prima linea dell'artiglieria e la disposizione su tre file?

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Messaggio  Banshee il Mar 30 Ott 2012 - 18:21

Mi sono espresso male. La disposizione su due linee della fanteria non scomparve durante la GCA anche se essa era già stata adottata dalla fanteria inglese nel corso delle guerre napoleoniche: il che spiega in parte il miracolo di Waterloo. Quanto all'uso dell'artiglieria in prima linea, la potenza di fuoco delle armi aveva certamente dissuaso dal portarle avanti, specie a partire dal 1863.

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Messaggio  Generale Meade il Dom 24 Mar 2013 - 14:48

Banshee ha scritto:Certo si può anche osservare con un pizzico di ironia che la gittata (del tutto teorica) dei fucili rigati sembra essere cresciuta nel tempo rispetto ai 700-800 mt degli anni 70', sino a raggiungere la strabiliante e del tutto fantasiosa misura di oltre un chilometro (prestazione teorica a cui potevano ambire solo alcuni modelli di precisione inglesi, con risultati però pratici del tutto inesistenti).

Per via della mia esperienza di cacciatore di ugulati (pentito) di alcuni anni fa, posso assicurare che un fucile rigato può sparare tranquillamente un proiettile a oltre un chilometro di distanza, e non solo, anche un fucile ad anima liscia, con certi tipi di proiettili, può raggiunge tale distanza. La vera differenza stà però nella precisione di tali armi a media distanza. Un tiratore poco esperto con un fucile a canna liscia è pericoloso se non che a breve distanza, mentre con un fucile a canna rigata, a due o trecento metri di distanza, può facilmente fare centro con poca difficoltà. E stiamo parlando di un tiratore poco esperto.
Durante la CW inoltre, lo svantaggio della strategia di attacco sulla difesa fu ancor più aggravato dall'uso della palla minè, per via della migliore tenuta e costanza di tiro di tale micidiale proiettile.

Per maggiori info:

http://alfredobigi.com/2010/03/06/articoli/canna-liscia-o-rigata-per-la-caccia-al-cinghiale-il-perche-di-una-scelta/27

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Messaggio  Banshee il Dom 24 Mar 2013 - 20:51

Non dubito che i modelli attuali raggiungano tale portata. Ma a parte alcuni modelli inglesi, la portata teorica dell'Enfield si aggirava sui 700-800 mt. Per il resto gli studi citati più sopra, mi pare dicano tutto.

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Messaggio  R.E.Lee il Dom 24 Mar 2013 - 21:09

Se poi è realtà che ai soldati in linea difensiva veniva ordinato di: "sparate quando vedete il bianco degli occhi del nemico!"; oppure: "aprite il fuoco quando vedete la fibbia dei pantaloni dei ns avversari!"; si evince che la gittata delle nuove armi non influì più di tanto nel comportamento di attaccanti e difensori....se quel che ho citato sopra come esempi non son leggende...ovvio...


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Messaggio  Banshee il Dom 24 Mar 2013 - 22:30

R.E.Lee ha scritto:Se poi è realtà che ai soldati in linea difensiva veniva ordinato di: "sparate quando vedete il bianco degli occhi del nemico!"; oppure: "aprite il fuoco quando vedete la fibbia dei pantaloni dei ns avversari!"; si evince che la gittata delle nuove armi non influì più di tanto nel comportamento di attaccanti e difensori....se quel che ho citato sopra come esempi non son leggende...ovvio...


Lee

Sostanzialmente per i vari fattori che sono stati indicati, andava così. Ciò non significa che non siano anche avvenuti episodi diversi, ma nella media il fuoco veniva aperto a distanza piuttosto ridotta.

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Messaggio  Generale Meade il Lun 25 Mar 2013 - 10:47

R.E.Lee ha scritto:Se poi è realtà che ai soldati in linea difensiva veniva ordinato di: "sparate quando vedete il bianco degli occhi del nemico!"; oppure: "aprite il fuoco quando vedete la fibbia dei pantaloni dei ns avversari!"; si evince che la gittata delle nuove armi non influì più di tanto nel comportamento di attaccanti e difensori....se quel che ho citato sopra come esempi non son leggende...ovvio...


Lee

Caro Lee,
gli ordini da te citati derivavano dalla vecchia concezione ereditata dalle guerre precedenti, dove, dopo una scarica sparata a breve/media distanza, pur ricaricando velocemente, al max si poteva sparare un'altra scarica, poi arrivava il corpo a corpo o la fuga inseguiti dalle baionette. Questo perchè ricaricare il fucile era più complicato e il tiro impreciso dei fucili a canna liscia non apriva larghi vuoti nelle fila degli attaccanti. Durante la CW invece, era molto più facile ricaricare con le cartucce minie. Bastava strappare la carta che conteneva la cartuccia e inserire polvere e palla nella canna, usando la carta rimanente come stoppino. Inoltre, per via della rigatura della canna, il tiro era molto più preciso e letale, e se quindi prima con una scarica fermavi 10 fanti su cento, ora ne fermavi 20 o 30, la maggior parte di quali feriti orribilmente, dato il devastante impatto della pallottola minie.
Ti invito a guardare il seguente filmato -purtroppo in inglese ma molto eloquente- che lascia poco spazio a qualsiasi dubbio.



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